LICIA TROISI.
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CICLO DI PANDORA 2.
IL RISVEGLIO DI SAMAEL.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il libro.
Mashbir, il primo dei sei Angeli della Morte liberati da Pandora,  stato rinchiuso nell'antico
scrigno egizio in cui da secoli era confinato. Ma altri cinque demoni si aggirano per le strade di Roma,
sotto sembianze umane. La loro identit  avvolta nel mistero, tranne quella di Samael, il pi oscuro e
potente, che si  impossessato di un ragazzo su cui nessuno avrebbe mai scommesso, ma che
dimostrer cuore e coraggio. Pandora pu contare solo su di lui, l'alleato che da un istante all'altro
potrebbe trasformarsi in un demone, per trovare le creature maligne e restituirle alla loro dimensione. E
mentre le ricerche sembrano a un punto morto, alcuni bambini cominciano misteriosamente a sparire. I
loro occhi sono rossi come braci e una musica ammaliante guida i loro passi verso il nascondiglio di
Mashhit, il demone che si nutre delle loro anime innocenti.
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L'autrice.
Licia Trisi  l'autrice fantasy italiana pi venduta nel mondo, grazie allo straordinario successo
delle saghe del "Mondo Emerso", della "Ragazza Drago" e dei "Regni di Nashira". Laureata con una
tesi sulle galassie nane, collabora con l'Universit di Roma Tor Vergata come astrofisica. I suoi libri
sono venduti in 18 paesi.
Il risveglio di Samael  il secondo episodio della saga "Pandora".
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PROLOGO.
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Luca apr gli occhi. Riconobbe le macchie di muffa sul soffitto. Avrebbe saputo disegnarle a
memoria, ormai, una piccola galassia in continuo mutamento. Di fianco, vide la fila di lettini addossati
alla parete, le lenzuola ruvide rimboccate sotto il materasso. Anche l'ultimo compagno di stanza se
n'era andato. Aveva trovato una famiglia, e adesso lui era rimasto l'unico a occupare la camerata. Un
tempo sarebbe stato felice di avere quello spazio per s, ma ora sentiva solo una gran tristezza. Era tutto
come quando si era addormentato, la sera prima, sognando quel che non aveva mai avuto: una madre e
un padre affettuosi, i regali di compleanno, una vita normale. Eppure c'era qualcosa di diverso
nell'aria; una musica, intensa e avvolgente, che sembrava invitarlo a seguirla.
Luca scost le coperte e appoggi i piedi nudi sul pavimento. Un brivido gelido lo fece fremere.
Si alz e attravers la stanza. La finestra che dava sulla strada era spalancata. L'aria ancora fredda di
quell'inizio aprile gonfiava appena la tenda impolverata, quella con i disegni degli elefantini che aveva
fissato notte dopo notte dal primo momento in cui era stato accolto nella casa famiglia.
Si affacci e guard di sotto. Era un salto di almeno tre metri. L'asfalto bagnato di pioggia
luccic nella notte. Luca non ci pens un attimo. Scavalc il davanzale e si butt.
Atterr poggiando mani e piedi, e attut il colpo flettendo le ginocchia. Si rialz come se nulla
fosse e avanz deciso nella citt deserta.
I piedi si bagnavano a contatto con l'asfalto, ma lui neppure se ne accorgeva. Erano le tre di
notte e tutto era pietrificato nella quiete delle cose morte. Le finestre chiuse, le strade vuote, le serrande
abbassate. Si sarebbe detta una citt spopolata. Luca sapeva esattamente dove andare, seguiva un
richiamo cui non poteva n voleva sottrarsi.
Una macchina sfrecci sulla carreggiata. Rallent appena, mentre il guidatore voltava la testa
verso Luca. Che ci faceva un ragazzino di sei anni a dir tanto, scalzo e in pigiama, in giro a quell'ora?
L'uomo ponder il da farsi. Era stanco per il turno di notte, e non vedeva l'ora di andarsene a
casa e buttarsi sul letto. Ma chi aveva il cuore di lasciare un bambino solo in mezzo alla strada?
Fece un'inversione a U, quindi accost.
Ehi disse, abbassando il finestrino.
Luca non si volt nemmeno.
Ehi! ripet l'uomo pi forte. Tir il freno a mano, spense il motore e scese dall'auto. Dovette
fare una breve corsetta per raggiungere il ragazzino.
Sto dicendo a te! Dove stai andando?
Ma Luca tirava dritto per la sua strada, impassibile. L'uomo lo prese per una spalla.
Ti sei perso? Vuoi che ti riporti a casa?
Le parole gli morirono in bocca non appena Luca si volt e piant gli occhi nei suoi. L'uomo
moll la presa, indietreggi fino a inciampare e cadde sedere a terra. Il ragazzino lo guard per qualche
secondo, senza espressione. Poi, con la stessa tranquillit con cui era saltato dalla finestra, si rimise in
marcia.
L'uomo si pass una mano sulla faccia, sbalordito. Il cuore gli batteva a mille. Si tir su
lentamente, come se si stesse muovendo in un sogno, e altrettanto lentamente apr la portiera della
macchina. Le mani gli tremavano sul volante. Quando guard nello specchietto retrovisore, la strada
era deserta. Del bambino, nessuna traccia.
Questa  l'ultima volta che faccio il turno di notte si ripromise mettendo in moto. Il sonno
doveva avergli giocato un brutto scherzo: meglio correre a casa, infilarsi sotto le coperte e dimenticare
quell'allucinazione. Part sgommando e scomparve all'orizzonte.
Luca continuava a camminare. In meno di mezz'ora si ritrov fuori dai confini della citt, su un
prato appena tinto di verde dalla primavera incipiente.
Non sentiva stanchezza n freddo, solo l'impulso a proseguire. La musica cresceva nelle sue
orecchie, sempre pi ammaliante, sempre pi dolce. Senza sapere perch, si mise a correre velocissimo,
pi forte di quando suo padre l'aveva inseguito con la cintura gi per le scale e poi per il quartiere,
prima che arrivassero gli assistenti sociali.
Case sparse, strade a scorrimento veloce, capannoni industriali alternati a vaste aree di
campagna. Intorno a lui si disegnava un paesaggio sconosciuto. Ma sapeva qual era la via, le note gliela
indicavano. Sbagliarsi era impossibile.
Giunto al limitare del bosco, non si ferm. Non ne aveva mai visto uno, nella sua vita ristretta al
palazzone di periferia dove vivevano i suoi genitori. L'unico viaggio che aveva fatto era stato quello
che l'aveva condotto alla casa famiglia, otto mesi prima. Eppure si inoltr sicuro tra gli alberi. Del
resto, l non poteva esserci nulla che gli facesse pi paura di quanto aveva visto a casa sua.
Scese sentieri in terra battuta, incespic pi volte lungo il pendio, ma senza mai perdere
l'equilibrio. Era la musica a guidare i suoi passi. Finch non arriv.
L'ingresso della grotta era angusto, coperto da un cespuglio. Luca sapeva che era quella la
meta. Si infil agilmente sotto la vegetazione, si acquatt strisciando, e fu dentro. Si ritrov in una
cavit buia come un pozzo profondo. La situazione avrebbe dovuto spaventarlo, eppure percepiva
un'aria familiare, qualcosa che lo fece sentire bene dopo il lungo vuoto d'emozioni di quella
camminata. Decine di luci rosse si accesero nel buio. Piccole mani iniziarono ad accarezzarlo, risatine
infantili gli diedero il benvenuto. Luca si sent a casa come mai gli era capitato nella sua vita.
Poi una figura pi alta gli si avvicin. Due pupille gialle, feline, si spalancarono e lo fissarono.
Erano occhi di un adulto, ma un adulto diverso da quelli che aveva conosciuto fino a quel momento.
Non gli trasmettevano un senso di minaccia, ma di protezione. Luca sorrise. Nonostante l'oscurit,
sent che anche quegli occhi gli sorridevano. Quindi si portarono alla sua altezza, mentre una voce
calda e suadente gli sussurr: Ti stavo aspettando.
CAPITOLO 1
UNA LAVATA DI CAPO
Eugenio tir un grosso sospiro, quindi buss alla porta. Conosceva a malapena il rettore, e non
era mai stato convocato nel suo studio. Aveva passato tutta la notte a domandarsi cosa volesse da lui.
"Vedrai che si tratter di una banale questione amministrativa, o forse vuole chiederti di
partecipare a qualche attivit divulgativa" aveva cercato di tranquillizzarlo Mara, la sua compagna.
"Oppure..." aveva aggiunto esitando "... si  aperta la possibilit di un avanzamento di carriera."
Eugenio aveva ridacchiato sarcastico.
"S, e magari la candidatura al Nobel."
Qualche anno prima, in occasione di una riforma del sistema universitario, molti suoi colleghi
avevano beneficiato di un'inaspettata promozione. Per un attimo anche lui ci aveva sperato, ma la bassa
considerazione di cui godeva tra quelle mura, nonch la segretezza delle ricerche che assorbivano
buona parte del suo tempo, avevano fatto s che restasse al palo. Da quel momento, non aveva neppure
pi osato immaginare che la situazione potesse evolvere.
La voce del rettore gli giunse ovattata.
Avanti.
Eugenio apr la porta e fece timidamente capolino. Davanti ai suoi occhi si spalanc una stanza
immensa. Da sola, la scrivania a cui era seduto il rettore sembrava grande quanto il suo studio,
all'edificio Sogene, dove aveva sede la facolt di Fisica. In un flash Eugenio rivide il suo angusto
laboratorio segreto, nel sottoscala dell'universit, e lo confront con quell'enorme sala di
rappresentanza. Altro che il suo triste scantinato: quello, in confronto, era l'Iperuranio, il posto in cui
gli studiosi con una reputazione meno compromessa della sua si dedicavano alla scienza vera, o almeno
quella ritenuta ufficiale.
Il rettore alz la testa. Era un uomo alto e magro, sulla sessantina, con un volto severo che
tuttavia non incuteva timore, ma trasmetteva competenza e autorevolezza.
Dottor Serravalle... si accomodi, prego.
Eugenio si fece avanti, cercando nel percorso fino alla scrivania di decifrare il tono del rettore.
Era arrabbiato? Conciliante? Indignato?
Su un lato dello studio si apriva un'ampia vetrata, che offriva una vista invidiabile su tutto il
complesso di Tor Vergata. Si scorgevano la facolt di Lettere, quella di Ingegneria, in lontananza il
Policlinico e parte della facolt di Medicina. Sembrava davvero di stare in cima al mondo. La parete
opposta era occupata da una libreria alta fino al soffitto, stipata di tomi disposti in ordine perfetto, e
quella dietro la scrivania era drappeggiata da due grosse bandiere, italiana ed europea.
Eugenio si fece coraggio e si sedette. La poltrona in pelle cigol, e lui inizi ad agitarsi. Si
spost in avanti, di lato, si appoggi a un bracciolo, si appollai su un fianco. Il rettore, immobile sul
suo scranno, gli lanci un'occhiata nervosa, e finalmente Eugenio si ferm, rassegnato a restare nella
posizione pi scomoda possibile.
Un silenzio indecifrabile scese nella stanza, rotto solo dal graffiare ritmico della stilografica del
rettore su alcuni documenti. Apponeva firme, in rapida successione, con un gesto automatico. Quando
ebbe finito mise i fogli da parte, incroci le dita e fiss lo sguardo nei fondi di bottiglia che Eugenio
aveva al posto delle lenti. Lui cominci a strizzare gli occhi a pi non posso.
Dunque esord il rettore. Ammetto che fino a qualche giorno fa non avevo la pi pallida idea
di chi lei fosse.
Non un buon inizio, pens Eugenio, mentre una goccia di sudore gli scendeva lungo il collo. Si
limit ad annuire con sussiego, incapace di capire quale reazione il rettore si aspettasse da lui.
E invece, qualche giorno fa, mi hanno parlato di lei e delle sue... ricerche.
Eugenio impallid.
S mormor. Come lei sa mi muovo in due campi diversi, la bioarcheologia e la fisica. Ma
in ambo gli ambiti...
Si zitt di colpo, arrossendo per il bisticcio di parole. "Ambo gli ambiti." Quando si agitava gli
uscivano sempre le parole sbagliate.
Mi piacerebbe davvero discutere con lei del suo ultimo articolo che, vedo lo interruppe il
rettore, sfogliando alcuni documenti raccolti in un faldone, risale a tre anni fa, se ci si riferisce alla
fisica teorica e lo guard severo. Cinque, se passiamo alla bioarcheologia. Eugenio sent la gola
seccarsi. Ma non siamo qui per questo.
Eugenio temette di avere compreso il motivo della convocazione, e le mani cominciarono a
tremargli. Le strinse l'una nell'altra per nascondere l'imbarazzo.
No. Siamo qui per parlare di... questo. Il rettore gett sul tavolo un plico di fotografie.
Eugenio vide il mondo farsi bianco e nero, come le immagini che aveva davanti. Lo ritraevano mentre
si intrufolava nel suo laboratorio sotterraneo, e poi mostravano Sam che entrava furtivo. Infine, c'era
una bella foto in grandangolo di tutto il laboratorio. In primo piano, una pila di libri sul paranormale,
pescati tra la peggior robaccia reperibile in libreria.
Posso spiegare... disse Eugenio con un filo di voce.
Lo sguardo del rettore lo trapass come un dardo. Gradirei sentirla, questa spiegazione.
Il problema era che Eugenio non poteva spiegare. A differenza di Mara, era riuscito a
sopravvivere dentro l'universit unendosi a gruppi di ricerca con i quali pubblicava, sporadicamente,
articoli in cui non era che un nome tra tanti, e conducendo le sue ricerche sul paranormale in
clandestinit. Il rettore l'aveva colto impreparato, e ora non aveva idea di come giustificarsi.
Chi... le ha dato quelle foto? balbett.
Il rettore batt la mano sul tavolo.
Le pare questo il problema? Lei sta sfruttando le risorse dell'universit per scopi personali!
Non  cos, posso assicurarglielo... Non ho speso un centesimo dei fondi universitari per il
laboratorio,  solo frutto dei miei sforzi e...
Da chi ha ricevuto l'autorizzazione a costruirsi un laboratorio privato, al quale avete accesso
soltanto lei e un minorenne? Un laboratorio nel quale si dedica a ricerche di cui n io n il preside della
sua facolt siamo al corrente?
Io... in verit... sono cose... improvvis Eugenio, ormai completamente nel pallone.
Mi prende in giro? tuon il rettore. Conosco le cose di cui parla. Se non erro, il predecessore
dell'attuale preside di Fisica ne aveva gi discusso con lei. O non se lo ricorda?
Eccome se lo ricordava. Era stata una delle esperienze pi umilianti della sua vita. Lui, giovane
dottorando, che subiva una lavata di capo per le sue ricerche "balzane e del tutto antiscientifiche" che
gettavano il ridicolo sull'universit. Era stato allora che aveva deciso di continuare i suoi studi in
privato.
Universi paralleli connessi da fantomatiche porte spirituali che permetterebbero l'accesso a
demoni e creature mitologiche, deliranti spiegazioni a fenomeni per i quali non esiste alcuna prova, e
via di assurdit in assurdit, in una scala in cui non c' limite al peggio.
Wormhole...
Che cosa?
Non si chiamano porte spirituali... quello  un termine pseudoscientifico che non usiamo
mai... wormhole  il termine corretto disse Eugenio a mezza voce. Il rettore, sempre pi adirato,
divent paonazzo.
Non mi interessano i nomi che date alle vostre buffonate da ciarlatani! Quel che mi interessa 
che la smetta immediatamente. Voglio tutta la sua roba fuori da quel laboratorio, ed esigo da lei almeno
una pubblicazione all'anno di cui sia il primo autore. Mi creda, non ci penserei due volte a non
rinnovarle il contratto.
Eugenio incass la testa nelle spalle. E ora, cosa ne sarebbe stato della sua vita? Il laboratorio
era tutto ci in cui credeva, lo scopo per cui si alzava ogni mattina, nella speranza di poter un giorno
smentire chi riteneva i fenomeni paranormali roba da creduloni.
Senta... cominci, con la voce che tremava. Capisco che, di primo acchito, i miei studi
possano sembrare poco ortodossi. Anch'io la pensavo cos, all'inizio. Ma le giuro che le mie ricerche
sono ispirate al pi rigoroso metodo scientifico. Sono uno scienziato, e sono devoto ai fatti.
E quali sarebbero questi fatti? lo incalz il rettore.
Eugenio fece per rispondere, ma le parole gli morirono in gola. Non poteva certo parlare di Sam
e Pam. Ne sarebbe andato della loro missione.
Ne ho abbastanza tagli corto il rettore. Domani dar ordine di liberare il suo laboratorio, se
non lo far prima lei entro stasera. Mi sono spiegato?
Eugenio stava per annuire, ma qualcosa lo spinse a tentare il tutto per tutto.
Quel posto...  la mia vita disse d'un fiato.
Il rettore sospir, appoggiandosi allo schienale dello scranno.
Senta, Serravalle. Io so che lei  una brava persona.  persino un ottimo scienziato, a quel che
ho sentito. In passato ha dato contributi di assoluto rilievo alla ricerca, e, prima di convocarla, ho
parlato con i suoi colleghi, che mi hanno detto un gran bene di lei. Ma mi hanno anche riferito che lei 
sempre distratto, e che d molto meno di quel che potrebbe. Io mi chiedo, perch? Perch un uomo
brillante come lei deve perdere tempo in vaneggiamenti senza costrutto? Lei potrebbe essere un
ricercatore stimato, e invece vivacchia ai margini della comunit scientifica, sprecando il suo talento
dietro teorie discutibili.
Eugenio chiam a raccolta il poco coraggio che aveva, cercando, per una volta in vita sua, di
lottare per difendere ci in cui credeva.
Perch quelle teorie discutibili hanno un fondamento, e riguardano tutti noi.
Mi faccia un esempio, mi produca un caso in cui i "fenomeni" che studia siano rubricabili
sotto qualcosa di diverso da "allucinazione collettiva".
Eugenio pens a pochi mesi prima, quando Sam e Pam avevano fatto irruzione nella sua vita e
Roma era stata invasa dagli esseri posseduti da Mashbir, l'angelo che prende le anime degli animali.
Quella non era stata affatto un'allucinazione collettiva: il rischio era stato reale e concreto, eppure,
dopo che l'Angelo della Morte era stato rinchiuso nello scrigno da cui era uscito, gli abitanti non
ricordavano pi nulla. Certo, questa sarebbe stata una prova inconfutabile, se avesse potuto produrla di
fronte al rettore. Ma non poteva. Scosse la testa, quindi sollev uno sguardo da cane bastonato.
Forse ha ragione, forse inseguo solo fantasmi. Far come vuole. Entro domani il laboratorio
sar vuoto.
Mentre si alzava, la poltrona emise un ultimo, pietoso cigolio. Il rettore gli allung una mano
con cordialit.
Mi creda, Serravalle.  la cosa migliore per tutti. Sono convinto che troveremo il modo di
collaborare proficuamente in futuro.
Eugenio ricambi debolmente la stretta, quindi si avvi verso l'uscita.
Era uno splendido pomeriggio d'inizio primavera. Sebbene facesse ancora fresco, c'era una
nota dolce nell'aria, un vago profumo di glicine e terra. Mai come in quel momento, a tutto quel sole e
a quello splendore Eugenio avrebbe preferito il buio e l'odore stantio del laboratorio. Solo nel suo covo
sotterraneo si sentiva davvero se stesso.
Si avvi pensieroso verso l'edificio Sogene. Doveva spicciarsi, perch sbaraccare tutto non
sarebbe stata un'operazione rapida, e l'idea che altri toccassero la sua roba gli era intollerabile. Si
chiese dove avrebbe portato le pile di tomi accumulati negli anni, le preziose apparecchiature costruite
a costo di tante rinunce, ma soprattutto come avrebbe continuato le sue ricerche, proprio ora che erano
pi importanti che mai. Certo, Pam e Sam con i loro poteri erano in grado di imprigionare gli Angeli
della Morte ancora dispersi per Roma. Ma, una volta rinchiusi nell'antico scrigno che li aveva liberati,
sarebbe spettato a lui trovare un modo per rispedirli definitivamente alla dimensione cui appartenevano.
E, in ogni caso, non poteva negare ai due ragazzi l'appoggio che era stato indispensabile per la cattura
di Mashbir.
Si chin ad allacciarsi una scarpa, e not quanto il cuoio fosse consunto e rovinato dal tempo.
Una delle tante trascuratezze che qualsiasi altra donna gli avrebbe rimproverato, ma non Mara.
Almeno, si consol, nel caos che era la sua vita aveva avuto la fortuna di incontrare lei. Lei, che aveva
sempre capito tutto, che condivideva il suo amore per la conoscenza e che comprendeva quanto, a
volte, fosse pi importante immergersi nello studio che preoccuparsi dell'abbigliamento o della perfetta
pulizia della casa. Come poteva comunicarle la decisione del rettore? Quali parole avrebbe usato per
darle una simile delusione? Intorno a lui, un gran vociare di studenti animava i vialetti della facolt di
Economia. Sarebbe bastato cos poco. Se avesse potuto pubblicare le scoperte che aveva fatto da
quando conosceva Sam e Pam, tutto sarebbe cambiato... Ma avrebbe dovuto esporli al pubblico come
cavie, nonch compromettere la missione di recupero degli angeli. Strinse i lacci con vigore e si rialz.
Doveva esserci una soluzione.
Una soluzione c' sempre, professore.
Eugenio si volt di scatto. Alla sua destra era comparso un giovane uomo vestito con un
elegante completo blu e un trench antracite. Indossava occhiali da sole a goccia, che uniti al sorriso
spavaldo e alla chioma ondulata gli davano un'aria sfacciatamente sicura. L'aspetto era quello di un
broker rampante, l'atteggiamento quello di chi vuole venderti qualcosa.
Non sono professore disse Eugenio, sulla difensiva.
Dovrebbe, invece.
Eugenio rivolse allo sconosciuto uno sguardo interrogativo. L'uomo estrasse da una tasca un
biglietto da visita, che gli allung con un gesto elegante. Eugenio lo prese e lesse: MAX CARONE.
Seguiva un numero di cellulare e, in basso a destra, la scritta MEDIUM S.P.A.
Cosa posso fare per lei? chiese, sempre pi dubbioso.
Concedermi un minuto del suo tempo.
Mi scusi,  una brutta giornata, vado davvero di fretta...
Lo so. Deve sgomberare il suo laboratorio, non  cos?
E lei come lo sa? esclam Eugenio.
Mi dia un minuto e glielo spiego.
Si sedettero al tavolino di un bar, ai margini di un giardino pubblico. Arriv il cameriere ed
Eugenio cap che lo sconosciuto voleva dimostrargli che lo stava trattando come una persona
importante quando gli porse la carta dei vini. Eppure si limit a ordinare un semplice succo di frutta
con un bicchiere d'acqua, come faceva sempre. Ormai era ora di pranzo e intorno a loro il viavai degli
studenti si era fatto pi frenetico: c'era chi andava a casa, chi in mensa, chi ordinava un panino al bar di
fianco. Eugenio ricord quando era uno di loro, un giovane promettente, scettico su quanto riguardava
il paranormale e appassionato alla teoria delle stringhe.
Max entr subito nel merito.
 stato Coletti a trasmettere le foto del suo laboratorio al rettore disse, dopo aver bevuto un
sorso del suo caff.
Coletti? Era un collega con cui Eugenio aveva avuto qualche screzio, parecchi anni prima. Da
molto tempo, per, non aveva alcun contatto con lui. Che ragione avrebbe avuto per farlo? chiese,
sinceramente incredulo.
Quella che muove il mondo: l'invidia.
Eugenio si accigli. Non escludeva che Coletti nutrisse invidia nei suoi confronti, ma non lo
credeva capace di un simile colpo basso.
Va bene, prendiamo per vero quello che mi sta dicendo. Ma lei come fa a saperlo?
Glielo spiego subito. Io rappresento una societ molto vicina ai suoi studi, la Medium S.p.A.
Siamo finanziati da un grande filantropo, che preferisce rimanere nell'anonimato. Sappia solo che  un
ammiratore del suo lavoro, e ama sovvenzionare la ricerca.
Che tipo di ricerca? chiese Eugenio, sempre pi diffidente.
Quella... di frontiera, se cos vogliamo chiamarla. Vede, nella sua vita il mio principale ha
avuto diversi incontri con il paranormale. Questo l'ha spinto a interessarsene sempre pi, e a cercare
una spiegazione scientifica a fatti apparentemente inspiegabili. Abbiamo sovvenzionato altri
ricercatori: McNewan, Ortega, Farinacci...
Ortega? Ci siamo scritti un paio di volte, una mente davvero illuminata! si stup Eugenio.
L'uomo gli sorrise condiscendente.
L'ha detto. Questi studiosi, professor Serravalle, erano esattamente come lei. Ma a un certo
punto della carriera si sono imbattuti in un ostacolo: un esaurimento dei fondi, la scomparsa di un
collaboratore inestimabile, l'ottusit dei colleghi... e lo guard complice, abbassandosi gli occhiali.
Per la prima volta Eugenio ebbe modo di vedere i suoi penetranti occhi azzurri. Poteva fidarsi di lui?
Gli sembrava tutto troppo perfetto, troppo facile, troppo tempestivo.
Qual  la vostra offerta? chiese infine.
Una nuova sede per il suo laboratorio. E finanziamenti per le sue ricerche.
Eugenio rimase basito. Nemmeno nei suoi sogni pi ambiziosi avrebbe potuto sperare in una
simile fortuna.
E... in cambio? Cosa vorreste?
Le ho detto che il mio principale  un filantropo, e ama la conoscenza per la conoscenza. La
sua unica richiesta  di essere sempre aggiornato sull'avanzamento dei lavori: le baster mandarci
periodicamente un report sulle sue nuove teorie e scoperte, persino su eventi paranormali che dovessero
attirare la sua attenzione e fece una lunga pausa.
Eugenio ponder la proposta. Non occorreva essere grandi scienziati per sentire puzza di
bruciato. Ma era molto tentato; finalmente qualcuno non lo considerava un pazzo, finalmente avrebbe
smesso di perdere tempo con le pubblicazioni inutili. Avrebbe potuto lavorare con serenit, libero dalla
preoccupazione che i fondi finissero o che qualcuno potesse scoprirlo.
Ovviamente riprese Max dovr mantenere il massimo riserbo sul nostro accordo. Sa, il mio
principale lavora in un ambito in cui queste cose non vengono viste affatto di buon occhio. Ma
immagino lei capisca.
Eugenio lo guard dubbioso.
E a chi dovrei dirlo, se non so neppure il nome del mio benefattore?
Conosce il mio, e quello della mia societ, e, mi creda, chi  dell'ambiente potrebbe risalire al
mio datore di lavoro. Non dovr parlarne con nessuno, neppure con i suoi cari.
Eugenio si alz dalla sedia.
Allora mi dispiace, ma non se ne fa niente. Grazie comunque per la fiducia.
Max lo afferr per una manica.
Ne  sicuro? Appena si allontaner da qui la aspetter la fine di tutto: lo sgombero del
laboratorio, la rinuncia ai suoi studi. Dove andr? Cosa far?
I miei collaboratori sono indispensabili per qualunque cosa io decida di fare. Lo sono sempre
stati, e sempre lo saranno. Per nessuna ragione posso tenerli fuori da questa storia.
Come vuole disse l'uomo lasciando la presa. Ognuno ha le sue priorit, e a quanto vedo una
delle sue non  certo l'amore per la scienza. Mi scusi per il tempo che le ho fatto perdere.
Evidentemente ci siamo sbagliati sul suo conto.
Eugenio rimase immobile per un istante, poi salut l'uomo e prese il vialetto che l'avrebbe
condotto all'auto.
Ricordi solo che pu chiamarmi quando vuole gli disse Max da lontano. Il mio numero ce
l'ha.
Eugenio si volt, ma l'uomo si era gi alzato dalla sedia. Vide il suo trench svolazzare tra gli
studenti, sempre pi distante. Poi abbass lo sguardo sul biglietto da visita che teneva ancora in mano.
Cerc il cestino pi vicino, mosse due passi, ma si ferm. Infil il biglietto in tasca e fece dietrofront.
Lo aspettava una serata difficile.
CAPITOLO 2
GIORNATA ORDINARIA DI UNA VITA STRAORDINARIA
Allora, signora, li prende quelli?
La donna si riscosse come da un sogno. Guard il mazzetto di spinaci che teneva tra le mani e
annu, quindi porse una manciata di monete all'uomo della bancarella. Aveva lo sguardo vacuo, gli
occhi cerchiati, il volto di chi non riesce a inserirsi nel flusso delle cose e se ne tiene al margine.
"Come me" pens Pam, affondando le mani nelle tasche della giacca.
Sua madre pag, quindi riprese a camminare attraverso il caos del mercato rionale. Pam attese
che si allontanasse, per mettere qualche passo di distanza tra s e lei, poi la segu.
La gente fluiva disordinata in mezzo alle bancarelle. Un gruppo di ragazze che parlavano
allegramente le venne incontro, e una di loro urt Pam con una spalla. Si guard intorno confusa,
trapassandola con lo sguardo, e procedette di nuovo per la propria strada. Probabilmente un tempo
l'avrebbe squadrata da capo a piedi, commentando a mezza voce il suo look da darkettona e la sua
giacca nera con i volant. Ora non pi, per fortuna o purtroppo. La gente non poteva vederla, se non
come una presenza incorporea ai margini della coscienza. Tutti tranne Sam e sua madre, grazie al
legame di sangue che le univa. Ma questo non cambiava molto le cose: perch, pur potendola vedere,
non la riconosceva. Ed essere scambiata dalla propria madre per un'estranea era quasi peggio che non
essere vista affatto.
Ma ora non aveva importanza. Ora il mondo iniziava e finiva nella schiena curva di sua madre,
che procedeva come un automa davanti a lei.
Aveva preso a camminarle appresso da qualche mese, durante la lunga pausa seguita alla cattura
di Mashbir, il primo dei sei Angeli della Morte che Pam aveva liberato la notte di Halloween dell'anno
prima. Tutto era cominciato quella sera, a una festa, in cui per gioco aveva aperto un antico scrigno.
Poi, nella corsa disperata verso casa, l'incidente con il motorino di Sam, la scoperta di essere
l'Apriporta destinata a sconfiggere gli Angeli della Morte, la rivelazione di essere una non morta.
All'inizio si era ripromessa di restare lontana da sua madre fino a quando la missione non fosse
conclusa, gli Angeli della Morte confinati nella dimensione da cui erano venuti e la frattura
spazio-temporale, come la chiamava Eugenio, risanata. Allora tutto sarebbe tornato alla normalit e sua
madre sarebbe stata in grado di riconoscerla. Poi, per, la nostalgia aveva iniziato a pesarle sempre di
pi. Cos, una sera aveva infranto i buoni propositi ed era andata sotto casa. La prima volta non era
entrata. Voleva tenere sua madre fuori da quella storia: troppo pericoloso dirle la verit. Si era seduta
fuori e l'aveva spiata dalle finestre. Aveva guardato la sua silhouette stagliarsi contro le tende mentre
era impegnata nelle faccende di tutti i giorni; con dolore, l'aveva vista pulire la sua stanza, come se lei
non se ne fosse mai andata. L'aveva vista anche rifare il suo letto, e aveva capito che doveva aver
dormito tra le sue lenzuola, per sentirla ancora vicina. Poi aveva abbassato le tapparelle, e lo spettacolo
era finito.
Solo allora si era resa conto che doveva fare qualcosa. Per qualche giorno aveva ponderato tutte
le possibilit: scriverle un biglietto, andare da lei con un frammento del sepolcro di Mozia che le aveva
procurato Eugenio, e che permetteva anche ai comuni esseri umani di interagire con lei. Ma ogni
ipotesi le sembrava troppo rischiosa, o semplicemente sbagliata.
Se le avesse lasciato un messaggio le avrebbe dato la falsa speranza di poterla ritrovare, e
avrebbe finito per farla impazzire. E andare da lei col frammento di Mozia voleva dire coinvolgerla in
quella storia: lei, che aveva sempre riso persino dell'oroscopo, avrebbe dovuto fare i conti con
l'esistenza di demoni e creature soprannaturali. No, l'avrebbe messa in pericolo per niente.
Cos era andata da Sam, e lui aveva capito all'istante che aveva un favore da chiedergli. Solo
per una volta, per non rischiare di essere intercettati dai nemici. Solo il tempo di parlarle e tornare.
Sam si era presentato a casa Torrisi poco prima di Natale. L'aria era fredda, e sulla porta era
appesa una piccola ghirlanda impolverata. Sam aveva sentito le ciabatte della signora Torrisi che si
trascinavano fino all'ingresso, poi il cigolio del coprispioncino che ruotava, e una voce fioca. "Chi ?"
"Vengo per conto di Pam."
Lei aveva girato subito la chiave e spalancato la porta. Sam se l'era immaginata diversa, pi
giovane. Era abituato alla sua, di mamma, che l'aveva avuto a sedici anni ed era ancora una ragazza.
Mariangela Torrisi invece era una signora, doveva avere almeno quarant'anni, e portati male. Lo
guard tra lo speranzoso e l'irato. Voleva fortissimamente credergli, ma di delusioni doveva averne
avute parecchie, perch non sembrava tipo da facili entusiasmi.
Prima di aprire bocca, Sam aveva fatto quel che gli aveva chiesto Pam: aveva allungato la mano
guantata e messo tra le dita di Mariangela qualcosa. La donna aveva abbassato lo sguardo, ed era
rimasta senza parole. Sul suo palmo aperto c'era un origami: era un fiore di loto.
"Lo apra" aveva sussurato Sam.
La donna aveva eseguito, quasi in trance. Sapeva come fare per non strapparlo, segno che era
anche in grado di realizzarlo. Lo aveva spiegato con una cura infinita. Sul retro, ingiallito dal tempo,
con una calligrafia minuta e precisa, era scritta una breve lettera. In fondo, una firma: M.
Solo Pam poteva avere quella lettera.
Sam non le aveva dato il tempo di dire nulla.
"Sta bene, ma adesso non pu vederla."
"Dov'? Perch non  con te? E tu chi sei? Come fai ad avere questo?" Mariangela l'aveva
subissato di domande.
" una storia davvero complicata. Potrei provare a raccontargliela, ma non so se mi crederebbe,
e..." Aveva sospirato. Non pensava che sarebbe stato cos difficile. "Pam mi ha chiesto di darle anche
questo." E depose sul palmo della donna un altro origami, a forma di rondine.
Lei lo aveva spiegato e aveva riconosciuto subito la calligrafia di Pam. "Sto bene, mamma"
aveva iniziato a leggere. Le parole sgorgavano dal foglio assieme alle lacrime. "Mi manchi tantissimo.
Ti sono vicina, anche se in questo momento siamo lontane. Vorrei incontrarti, ma non posso. Devi
avere fiducia in me. Ne abbiamo viste tante, insieme, e ne siamo sempre uscite. Supereremo anche
questa. Ogni settimana, ti far trovare un fiore di loto. Lo so che ti ricordi cosa significa per noi, del
resto mi hai insegnato tu a farlo. Quello che ti ho lasciato  la lettera che mi hai scritto il primo Natale
senza pap. Sai che non me ne potrei mai separare. Me lo ridarai quando ci rivedremo. Fino ad allora,
troverai i nostri fiori di loto davanti alla porta, e saprai che sto bene. Un giorno, quando tutto sar
tornato a posto, davanti alla porta troverai me."
Sam aveva taciuto. La donna si era portata alla bocca il foglietto di carta spiegazzato. Gli occhi
le si erano riempiti di lacrime.
"Ti prego, dimmi dov' mia figlia" aveva mormorato.
Sam si era immaginato che l'avrebbe preso a pugni, o avrebbe direttamente chiamato la polizia.
In fondo sarebbe stato meglio: la rabbia  pi facile da sopportare del dolore. "Purtroppo non posso" le
aveva detto. "Le posso solo dire che deve tenere duro, che io e Pam faremo del nostro meglio per
rimettere le cose a posto. Nel frattempo sappia soltanto questo: Pam sta bene e, in un modo difficile da
spiegare, le  sempre vicina."
Non le aveva permesso di dire altro. Si era girato e se n'era andato, lasciandola sulla soglia con
la sua tristezza. In fondo alla prima rampa di scale aveva visto Pam, appoggiata al muro, la testa china e
gli occhi lucidi.
"Andiamo" aveva detto soltanto, ed era scesa in fretta lungo le scale.
Da allora Pam era tornata ogni giorno. Una volta a settimana, come aveva promesso, le lasciava
l'origami. Aveva visto sua madre rassegnarsi a una quieta attesa, la stessa che animava lei. Ogni
settimana la signora Torrisi prendeva il fiore di loto, lo teneva tra le dita e lo portava nella stanza di
Pam, allineandolo agli altri, sulla scrivania. Aveva una prova, labile e incerta, ma pur sempre una
prova, che sua figlia stava bene. Da qualche parte, perduta e lontana da lei, ma c'era.
Certo, poterle stare davvero vicino sarebbe stata un'altra cosa. Ma per il momento doveva solo
catturare gli Angeli della Morte. Lei e Sam ne avevano preso solo uno, Mashbir, il demone che aveva
trasformato orde di insetti, topi e uccelli in branchi di zombie. Ne mancavano ancora cinque. Kapziel,
che prendeva le anime dei giovani; Mashhit, che si impossessava dei bambini; Hemah, che dominava
l'uomo e il bestiame; Gavri'el, che possedeva le anime dei re, e infine il pi potente, Samael,
identificato con Satana, la personificazione della morte: ed era proprio Sam, il suo alleato, che da un
momento all'altro avrebbe potuto trasformarsi nel suo peggior nemico.
Pam segu sua madre fino a casa, la guard aprire il cancello e si ferm prima del vialetto
d'ingresso, mentre la grata metallica si chiudeva davanti a lei. Strinse le dita sulle sbarre.
Vedrai che torner presto, mamma sussurr, le lacrime che le si affacciavano agli occhi.
Infil le mani in tasca e si allontan, camminando a testa bassa fra la gente.
C'era un bel sole quel sabato mattina, e un'aria frizzante. La primavera stava iniziando, e Pam
non ne era affatto contenta. Era una stagione stucchevole, molle e banale. Fosse stato per lei, avrebbe
vissuto solo d'inverno, e un inverno vero, non quella pallida copia d'autunno che dovevano farsi
piacere a Roma.
S'infil in un autobus, si sedette e incoll la faccia al finestrino. Per un attimo vide il proprio
viso riflesso; la frangetta scura compatta, il volto pallido, la piccola lacrima nera sotto il margine
dell'occhio sinistro, il segno del suo potere e della sua condanna.
La citt sfilava accanto a lei, e Pam si lasci lambire da una lieve malinconia. Le cuffie del
cellulare le sparavano nelle orecchie una canzone dei Korn. Spost lo sguardo sui passeggeri
dell'autobus. Ogni tanto si soffermava a guardare gli altri dall'esterno, non vista. Ormai era al di fuori
del consesso umano, e poteva osservare la gente senza timore di dar fastidio o di essere squadrata a sua
volta. E allora fantasticava sulle persone che incontrava, sul perch dei loro sorrisi, o delle loro facce
tirate. Ogni viso, una storia che a volte aveva la sensazione di poter indovinare; altri, invece, erano
enigmi, distanti come se anche loro appartenessero a un'altra dimensione. Tutti per le sembravano
impegnati in titaniche battaglie. Forse non come la sua, ma in fondo, si disse, ognuno ha i propri
demoni, che siano Angeli della Morte, un figlio che non ti parla pi, un compagno di vita che ti ha
lasciato. Chiss se qualcuno tra i passeggeri dell'autobus era un Angelo della Morte. Magari viaggiava
proprio accanto a lei, al di sopra di ogni sospetto? La vecchietta con le buste della spesa, dall'aspetto
cos mite, poteva essere l'incarnazione di Kapziel? Decrepita com'era, le sembrava il corpo giusto per
ospitare lo spirito dell'Angelo della Morte che prendeva le anime dei giovani. E Gavriel, il demone che
possedeva le anime dei re, dove si nascondeva?
Erano in mezzo a loro, Pam lo sentiva. Gli angeli erano stati liberati a Roma, e a Roma
dovevano aver scelto un corpo in cui incarnarsi. Vivere nel nostro universo nella forma originaria era
molto dispendioso per loro dal punto di vista energetico, le aveva spiegato Eugenio, quindi dovevano
aver trovato un organismo ospite non lontano dal luogo in cui erano stati liberati. O, almeno, questa era
la supposizione dalla quale erano partiti. Ma, fino a quel momento, non avevano ottenuto grandi
risultati nel tentativo di individuarli.
Da quando lei e Sam avevano sconfitto Mashbir in battaglia, non erano avanzati di un passo.
Per tutti quei mesi si erano impegnati a cercare tracce della presenza dei demoni, invano.
Avevano deciso di concentrarsi su fatti di cronaca insoliti, che presentassero qualcosa di
sospetto o che potessero essere ricondotti ai poteri dei demoni. Era stato cos che erano riusciti a
catturare Mashbir. Solo che la cronaca di Roma era piena di piccoli furti, risse, episodi di
microcriminalit. Niente degno di nota, niente che lasciasse intuire un disegno segreto. Gli Angeli della
Morte erano forse spariti? Avevano deciso di abbandonare la vita da demoni e mescolarsi per sempre ai
normali essere umani?
Giunta alla sua fermata, Pam scese, s'incammin nel quartiere di San Lorenzo e sal le scale del
piccolo appartamento che Mara aveva messo loro a disposizione.
Alla buon'ora! le disse Sam non appena ebbe varcato la soglia.
Era stravaccato sul divano, con un joypad in mano, mentre sul televisore scorrevano le
immagini di Assassin's Creed II, se la memoria non ingannava Pam.
Ero uscita in ricognizione rispose evasiva. Non amava raccontare che andava da sua madre
ben pi spesso che una volta a settimana. Sam per doveva aver intuito qualcosa, perch la guard a
lungo.
Non me la racconti giusta disse, mentre Ezio Auditore, sullo schermo, si esibiva in una
capriola sfidando ogni legge della fisica. E comunque qui  un mortorio, e ho una fame da lupi.
Avresti potuto prepararti da mangiare.
Avevo da fare.
Vedo... un impegno irrinunciabile!
Sam stopp il gioco e si gir di scatto verso di lei. Pam scorse un lampo di collera attraversargli
gli occhi, ma, come sempre, bast uno sguardo perch l'ira sbollisse. In quei giorni Sam era spesso
intrattabile.
 dura disse lui mettendo gi il joypad e massaggiandosi gli occhi. Io qui rischio di
impazzire.
Pam si avvi in cucina e inizi a preparare un piatto di spaghetti.
Sai che non abbiamo scelta replic.
Questa citt conta tre milioni di abitanti, cinque se aggiungiamo quelli che ogni giorno
scendono dai paesi per lavoro, e poi ci sono pure i turisti... Come pensi che mi possano trovare in
mezzo a tutta questa gente, quelle stramaledette ninja?
Pam stapp il barattolo di pomodoro con uno scatto nervoso, e si tagli. Mise il dito sotto
l'acqua corrente, senza un lamento. Ormai si era abituata a non provare dolore e, anche se sulle prime
le era sembrato un vantaggio, era la cosa che le faceva pi paura.
Ti ostini a sottovalutare quella ninja disse. Non  una guerriera come quelle dei tuoi
videogiochi, Sam. Sei un Angelo della Morte, anche se cerchi di dimenticarlo. Vuole catturarti, e ha gli
strumenti per farlo.  pi prudente che te ne resti nascosto.
E tu sottovaluti me. Se la incontrassi saprei come difendermi, non credi?
Fino a quando non passeremo all'azione, sar io a seguire le indagini fuori da questa casa.
Hai idea di cosa significhi starsene sempre barricato qua dentro, a parte le rarissime uscite nel
quartiere che Mara mi concede per non farmi impazzire? Sono un recluso, ecco cosa sono. E perfino i
detenuti hanno diritto all'ora d'aria! Mi merito un po' di libert: in fondo, ho catturato un Angelo della
Morte.
Veramente l'ho catturato io.
Ma se io non l'avessi indebolito, tu non saresti mai riuscita a chiuderlo nella scatola.
E se io non l'avessi chiuso nella scatola, tu saresti ancora l fuori a combattere contro di lui.
Insomma, vuoi piantarla? url Sam, e Pam trasal.
Il ragazzo si accorse di aver esagerato, e prese un grosso respiro, cercando di calmarsi.
Scusami... Volevo dire che non sono uno sprovveduto, ecco. Che so badare a me stesso.
Pam pos sul tavolo il pacco di spaghetti che teneva in mano e si gir verso di lui.
Sam disse spazientita.
Non mi... non mi... sammizzare con quel tono ribatt lui puntandole un dito contro. Pam
fece una smorfia che voleva essere un mezzo sorriso.
Io ti capisco gli disse. So che  pesante starsene sempre chiusi qua dentro. Ma non abbiamo
altra scelta. Tu sei indispensabile per catturare gli Angeli. Se anche riuscissi a vedertela con quella
ninja, cosa accadrebbe se ti vedesse qualcuno? E se incontrassi un tuo compagno di scuola o un
conoscente, come spiegheresti il fatto di essere sparito da mesi? Mi dispiace per te, ma tu non sei
invisibile.
La fai troppo facile. Tu puoi andare dove ti pare, puoi persino vedere tua madre!
Come spesso gli capitava, Sam si accorse di aver detto una stupidaggine nel momento stesso in
cui aveva pronunciato la prima sillaba. Ma non fu in grado di fermarsi in tempo.
Pam indur lo sguardo.
Non posso credere che, in tutti questi mesi, tu non abbia ancora capito in che razza di inferno
vivo io.
Io non sto certo in paradiso.
Pam gett la pasta nell'acqua che bolliva.
Se non fosse stato per quello che  successo, io e te non ci saremmo mai neppure parlati. S, lo
so che siamo come il giorno e la notte, e che siamo l'accoppiata peggio assortita della storia. Ma non
possiamo sempre scegliere i nostri compagni di viaggio.
Sam si sent punto sul vivo.
Ti ho chiesto scusa disse.
Questa  la realt che ci troviamo a vivere, e siamo soli. Mara ed Eugenio possono starci
accanto, persino aiutarci, ma sta a noi catturare gli angeli. Dobbiamo cercare di sopportarci, almeno
fino a quando questa storia non sar finita.
Sam si gett su una sedia, sbuffando.
Perch non ti sei preparato il pranzo, per distrarti? chiese Pam. Perch non ti sei messo a
leggere, o a fare indagini su Internet e sui quotidiani che ti ho portato?
Ho finito di leggere tutti i maledetti libri che ho scovato in questa casa, mi mancava il
Manuale della perfetta casalinga ed ero a posto. Ti avevo anche chiesto di prendermene di nuovi...
Lo faccio domani promise Pam. Ma tu giurami che avrai pazienza. Mara non ce la fa pi.
Sam prese a tormentarsi il bordo dei guanti. Li portava sempre per precauzione, da quando
aveva acquisito il potere di uccidere con il solo tocco delle mani.
A Pam non sfugg quel gesto di nervosismo.
Che hai combinato? gli chiese.
Sam si alz.
Senti, ma il sugo? Lo preparo io?
Che hai combinato? insist Pam.
Sam abbass lo sguardo.
Niente... una piccola discussione con Mara.
Pam si mise le mani tra i capelli. Ti avevo detto di stare calmo! Devi cercare di contenere gli
accessi d'ira. O vuoi che Samael prenda il sopravvento?
Adesso non farmi la ramanzina pure tu.
Mara ed Eugenio sono esasperati! Li tratti male, sei sempre nervoso... lo sai che mi ha detto
Mara ieri?
Sam la guard con un'espressione interrogativa.
Mi ha detto che forse  ora di metterti il sigillo.
Di recente, Mara lo ripeteva spesso, e Pam ne capiva il motivo. La reclusione forzata
innervosiva Sam, che riversava la rabbia su Mara ed Eugenio. Con lei riusciva a controllarsi. Forse era
la sua essenza di Apriporta che esercitava potere su di lui. Con loro, invece, sembrava il tipico
adolescente strafottente e viziato. Trovava sempre da ridire su tutto, si irritava per le minime
sciocchezze, spesso aveva scatti d'ira incomprensibili. Questo non poteva che essere un segno che il
demone stava acquisendo potere, e che presto avrebbe potuto prendere il controllo del suo corpo e della
sua mente. Il sigillo lo avrebbe evitato, ma al contempo avrebbe indebolito i poteri di Sam. Era un'arma
a doppio taglio, da usare solo in casi estremi.
Io sto bene disse Sam.  solo che sono costretto in questo appartamento del cavolo.
Glielo devi dimostrare, Sam. Il comportamento che hai con loro dice il contrario.
Sam si sedette di nuovo.
Ti prego, dimmi solo che ci penserete, d'accordo? Dimmi che la prossima volta che ci
incontriamo tutti insieme parleremo di farmi uscire un po' di pi...
Pam sapeva che era inutile, che lasciare Sam nelle retrovie era la soluzione giusta, e nessuno
l'avrebbe mai messa in discussione. Ma ugualmente rispose: Vedremo.
Scol la pasta e la salt in padella con i cubetti di guanciale e il pomodoro, infine spolver il
tutto con abbondante pecorino grattugiato. Un'amatriciana da manuale, che un tempo le avrebbe fatto
cinguettare lo stomaco di gioia, ma che adesso le risultava del tutto indifferente. Erano pi di cinque
mesi che non toccava cibo.
Mise il piatto sul tavolo, si sedette e guard Sam che mangiava voracemente.
Se tu non ti trovassi in questa situazione penosa, col cavolo che ti preparerei i manicaretti! gli
disse, colpendogli un braccio con il tovagliolo. Vedi di non farci l'abitudine.
Forse ti assumer come cuoca, alla fine di questa storia la punzecchi Sam, con la bocca
piena.
Rimasero in silenzio, ognuno prigioniero della propria gabbia, eppure stranamente uniti.
Pam usc nel pomeriggio, lasciando Sam alle proprie lamentele. Mentre attraversava la strada
trafficata ripens alle parole di Mara, la sera prima.
"Non credo sia solo frustrazione. Noi non ce ne accorgiamo, ma Samael cresce in lui di giorno
in giorno. Dobbiamo stare attenti, Pam, potrebbe perdere il controllo. Per questo credo sia necessario
imporgli il sigillo."
Lei aveva detto che non le sembrava il caso, che era tutto sotto controllo, ma adesso non ne era
pi cos convinta. Improvvisamente le torn alla mente il biglietto da visita che Lia, la ninja bionda, le
aveva dato. "Non durer ancora per molto" le aveva detto, e poi l'aveva invitata a chiamarla: "Io verr.
Ma non aspettare troppo. Nel momento in cui Samael si manifester, il tuo amico non esister pi". Lia
era una nemica, eppure Pam non aveva buttato il bigliettino, e quelle parole le giravano spesso in testa.
Come si sarebbe accorta che il momento era arrivato? Forse aveva ragione Mara? Si erano gi spinti
troppo oltre?
Scosse il capo, persa nei suoi pensieri. Sarebbe andata all'universit da Eugenio. In quel
periodo, oltre a condurre le sue ricerche sugli Angeli della Morte, aveva iniziato a farsi dare lezioni da
lui. Era sempre stata interessata alla scienza, e alla fisica in particolare. Quando la sua era ancora una
normale vita da adolescente, aveva pensato che un giorno avrebbe potuto studiarla all'universit.
Adesso che quei progetti sembravano lontani anni luce  era il caso di dirlo  aveva pensato che
apprendere un po' del sapere di Eugenio poteva tornarle utile. Certo, lei aveva i poteri con i quali
combattere gli Angeli della Morte, ma conoscere la scienza alla base delle porte dimensionali da cui
erano entrati era fondamentale.
Cos, il pomeriggio, quando lui non era impegnato in altre faccende, Pam lo ascoltava per ore.
Eugenio le aveva detto che era una studentessa brillante, e la cosa l'aveva spinta a impegnarsi ancora di
pi.
Arriv in leggero ritardo. Fece per bussare, ma la porta si apr inaspettatamente, e Pam si
ritrov davanti Eugenio con un computer tra le braccia.
Doc, tutto bene? chiese, vedendolo pi sconvolto del solito.
No, per niente. Vieni dentro che ti spiego.
CAPITOLO 3
MARA ED EUGENIO
Pam ascolt in silenzio, seduta sul bordo della scrivania. Eugenio le raccont tutto,
dall'incontro con il rettore alla decisione di smantellare il laboratorio. Da un paio di mesi, lui e Mara
non avevano pi bisogno di tenere in mano il frammento di pietra del sepolcro di Mozia per vedere
Pam. L'idea era venuta a Eugenio: aveva ridotto il cimelio in due pezzetti pi piccoli, e li aveva fatti
montare da un orafo su degli anelli. In questo modo, il frammento era sempre a contatto con la pelle
sua e di Mara.
Nessuno pi di uno scienziato dovrebbe manifestare curiosit e apertura mentale. E invece mi
ritrovo a lavorare con gente che non mette mai in discussione le proprie convinzioni! disse,
gesticolando con foga.
Pam non l'aveva mai visto cos infervorato. Mentre Eugenio continuava la sua invettiva, si rese
conto che, in quella storia, erano tutti come dei paria. Lei era invisibile, Sam un recluso che non poteva
avere contatti fisici con gli umani, Mara era senza lavoro ed Eugenio aveva perso il laboratorio.
Mi spiace, Doc mormor. Aveva preso anche lei a chiamarlo con il soprannome che gli aveva
affibbiato Sam, notando la somiglianza con lo scienziato del film Ritorno al futuro. In quei cinque mesi
si era molto affezionata a lui. Ti do una mano a liberare il laboratorio? propose, incapace di trovare
parole di conforto. Aveva sempre avuto un problema con il dolore altrui. Avendo sofferto in prima
persona quando suo padre era morto, e ritenendo false e illusorie le consolazioni con cui le persone
cercavano di aiutarla, sapeva bene quanto fosse dura far sentire meglio qualcuno in difficolt. C'
sempre una barriera che ci divide da chi soffre, pens, per quanto il dolore sia un'esperienza che ci
accomuna. Questa consapevolezza la bloccava, rendendola rigida e inadeguata ad affrontare la
situazione. Eugenio tuttavia la guard con un sorriso tenero.
Mi sarebbe di grande conforto disse, e Pam fu contenta di potersi dimostrare utile.
Cos, quel pomeriggio, non ci furono lezioni, ma solo macchinari da smontare e scatoloni da
portare via. Pam fece gran parte del lavoro: non sentiva la stanchezza, e poteva andare avanti a
oltranza, mentre Eugenio aveva preso a sudare pressoch subito, rallentando molto il ritmo.
Ammassarono tutto all'interno di uno scassatissimo furgoncino bianco. Pam soffoc una risata.
Doveva aver partecipato al trasloco di No sull'Arca.
Hai gi idea di dove ricostruirai il laboratorio? chiese, sollevando uno scatolone pieno di cavi
elettrici. Eugenio si appoggi alla scrivania, ormai vuota.
Per ora a casa mia, poi... e tacque.
Intorno a loro, il laboratorio era quasi sgombro. Le lampadine illuminavano impietose il
linoleum vecchio e pieno di bolle, i piloni e le pareti sbrecciate di cemento a vista. Quella stanza
sembrava un corpo senz'anima, e il suo squallore mostrava le tristi condizioni in cui Eugenio era stato
costretto a vivere in quegli anni.
Ecco come vengono viste le mie ricerche dalla comunit scientifica sospir, staccando un
frammento di intonaco che sporgeva dalla parete. Una vergogna da seppellire in uno scantinato.
Sono sicura che un giorno i tuoi meriti verranno riconosciuti disse Pam guardandolo dritto
negli occhi. Ogni volta Eugenio si stupiva della forza di quello sguardo. Lo metteva quasi in
soggezione, perch lo costringeva a fare i conti con la propria debolezza. Quanto aveva combattuto, in
fondo, per difendere il suo lavoro? Non aveva piuttosto fatto altro che nascondersi, e accettare di
condurre i suoi studi in clandestinit?
Non fosse stato per te, Mashbir avrebbe fatto una carneficina. Tu hai salvato questa citt,
Doc.
Eugenio sorrise con timidezza. In quell'istante un'idea gli scald il petto, un'idea che aveva gi
iniziato a prendere forma dopo l'incontro con il rettore. Da allora, l'aveva accompagnato sempre, ma
l'aveva relegata in un angolo della mente.
Nessuno lo sa, per mormor, guardando Pam di sottecchi.
Magari invece, quando tutto sar finito, lo sapr il mondo intero. Abbiamo prove pi che
sufficienti per dimostrarlo, no? replic Pam.
Eugenio deglut a fatica. A un tratto la gola gli era diventata pi secca di un deserto.
Certo, cos tante che potrei seppellirci la comunit scientifica internazionale.
Be', allora pensa a questa come una... ritirata strategica disse Pam mettendogli una mano
sulla spalla. Tornerai, e lo farai da vincitore.
Eugenio la guard con scarsa convinzione.
Dopo, potrebbe essere troppo tardi disse in un soffio, allontanandosi. Sentiva il bisogno di
interrompere il contatto fisico. Adesso mi stanno togliendo il laboratorio, e devo cercare un altro
posto, anche se non ho la pi vaga idea di dove andare. Ma sta' sicura che questo  solo l'inizio: ora
sono un sorvegliato speciale, e qualsiasi cosa faccia verr analizzata e indagata. E dovr anche perdere
altro tempo dietro ricerche che non mi interessano, solo per continuare a percepire il misero contributo
dell'universit. Funziona cos, nella ricerca: devi pubblicare articoli, e su riviste prestigiose. Questo 
l'unico modo che quella gente conosce per valutare la bont del lavoro. Eugenio aveva parlato cos in
fretta che era a corto di fiato. Si umett le labbra. Io avrei bisogno di un articolo adesso scand.
Gli occhi di Pam si riempirono finalmente di comprensione, e, subito dopo, di un vago timore.
Vuoi dire a tutti la verit? chiese.
No la rassicur Eugenio, no, non questo. La missione viene prima di qualsiasi cosa. Ma se
pubblicassi un articolo con qualche prova, forse smuoverei le acque, forse riuscirei a convincere il
rettore a restituirmi questo spazio. Pam rimase in silenzio, confusa. Lo dico anche per la missione.
Senza laboratorio, le cose si complicano parecchio aggiunse, e si vergogn all'istante. Stava
adducendo scuse, e lo stava facendo per salvare se stesso, questa era la verit.
Stai cercando di aiutarli, invece. Come farai senza il laboratorio? gli sussurr una voce
interiore.
La verit  che voglio il rispetto dei miei colleghi. Sono stanco di essere considerato un
ciarlatano, disse un'altra voce.
Non c' niente di male in questo, disse ancora la prima, tanto pi che ti porter ad essere utile
alla causa.
Doc, mi stai forse chiedendo qualcosa? indag Pam. Ti servo io?
Il cuore di Eugenio fece un balzo.
In effetti, se potessi parlare di te...
Che sta succedendo qui?
Eugenio trasal, e sia lui sia Pam si girarono di scatto. All'ingresso c'era Mara, una busta di
plastica in una mano e l'altra stretta intorno alla cinghia della borsa. Guardava attonita il laboratorio
smantellato, ma sembrava anche arrabbiata, Pam glielo leggeva nella sottile ruga che le si era formata
tra le sopracciglia. La conosceva ormai a sufficienza per sapere che quello era segno di tempesta in
arrivo.
Adesso mi dici che  successo e che razza di discorsi stavate facendo.
Mara,  stata una pessima giornata.
A cos' che ti servirebbe Pam, sentiamo?
A nulla. A sgomberare il laboratorio, come vedi improvvis Eugenio. Trov rifugio in un
resoconto asettico del colloquio con il rettore, e Mara lo ascolt imperturbabile.
 per questo che stavi chiedendo a Pam di raccontare la sua storia in un articolo scientifico?
Eugenio si mise sulla difensiva.
Non le stavo chiedendo di pubblicare...
Non sono sorda. Ho sentito perfettamente.
Vi lascio soli si affrett a dire Pam, saltando gi dalla scrivania e sparendo oltre la porta.
Eugenio prov a protestare ancora, ma il tono di Mara non ammetteva repliche. In genere era
una donna mite, gentile nei modi e a volte perfino accomodante, ma c'erano cose capaci di mandarla in
bestia, e, in quel caso, dimostrava un'inflessibilit che metteva spavento.
Stai montando un caso sul niente disse Eugenio.
Sul niente? Hai detto di voler pubblicare la storia di Pam!
Eugenio fece un gesto d'insofferenza. Mosse qualche passo intorno alla scrivania, e il cigolio
rimbombante delle suole sul pavimento gli mise addosso una tristezza senza pari. Si gir di scatto verso
Mara e le indic il laboratorio vuoto.
Vedi anche tu quello che vedo io? Vedi anche tu il lavoro di una vita andare in pezzi? Senza
contare le ripercussioni che questo avr su tutta la missione.
Non tirare in ballo la missione, non c'entra rispose Mara facendoglisi da presso, per nulla
intimorita. Ti sei dimenticato di quando hanno cacciato me? Di quando ho dovuto mettere mano ai
soldi che erano di mia sorella per continuare le ricerche negli scantinati? Ci sono passata prima di te,
quindi non fare la vittima.
Proprio perch ci sei passata prima di me dovresti mostrarmi un po' di comprensione, invece
di attaccarmi.
Non ti attacco per quel che  successo con il rettore, o per il fatto che sei costretto a lasciare
questo posto. So che  una tragedia, e sarei ben lieta di aiutarti. Avresti potuto chiamarmi, e sarei
accorsa a darti una mano. La sua voce si era ammorbidita, e questo indusse Eugenio a credere che ci
fosse margine per una trattativa.
Ecco, e allora saprai anche tu che la soluzione  una sola.
Mara si irrigid. Non possiamo parlare di Sam e Pam pubblicamente, lo sai.
No che non lo so! sbott Eugenio. Dopo anni trascorsi a progettare modelli su modelli, a
teorizzare all'infinito senza una prova, ecco che ne abbiamo una concreta. Perch dobbiamo perdere
quest'opportunit?
Sara disse semplicemente Mara. Eugenio si blocc.
Era diverso.
Era la stessa cosa.
Tua sorella era una bambina, e anche tu. E poi, quali prove avevate? Sam invece potrebbe
mostrare i propri poteri a chiunque, in condizioni controllate, ripetibili, e...
Se anche fosse vero, pensi che baster esibirlo e tutti ci crederanno? O piuttosto non faranno
test su test, prove d'ogni genere, analisi? Finiremmo sotto i riflettori, la missione sarebbe
irrimediabilmente compromessa, e Sam verrebbe sottoposto a uno stress inimmaginabile, con le
drammatiche conseguenze che conosciamo. E poi hai pensato al fatto che, se tutti sapessero, Sam
finirebbe in galera?
Stai esagerando, io non credo che...
Omicidio disse Mara tagliente. Ha ucciso la madre,  un fatto incontrovertibile.
Eugenio si port le mani ai capelli, mentre strizzava gli occhi a pi non posso.
Allora che proponi? Di restare a osservare impotenti il mio lavoro distrutto?
Mara si appoggi alla scrivania e fece un lungo sospiro.
C' una cosa che avevo iniziato a capire gi prima che Sam bussasse alla mia porta. Per tanto
tempo ho creduto di dedicarmi allo studio delle Apriporte e dello sciamanesimo per amore di
conoscenza. Non volevo confessare a me stessa che la ragione era un'altra. Ma quando ho conosciuto
Pam, quando abbiamo iniziato a collaborare con loro, ad aiutarli, ho smesso di mentire a me stessa.
Non lo faccio per il sapere, n per prendermi la mia rivincita su chi mi ha derisa negli anni. Lo faccio
per Sara. Io ho visto la sofferenza che le hanno inflitto, e non voglio che accada di nuovo. Non lo
stiamo pi facendo per noi, Euge, lo stiamo facendo per Sam e Pam, per la gente l fuori che morir a
causa degli Angeli della Morte, per gli innocenti che sono stati posseduti, per questa citt che gi una
volta  stata sull'orlo della distruzione.
Eugenio rimase interdetto di fronte alla passione che trasudava da quelle parole. Era stata
probabilmente quella la ragione per cui si era innamorato di lei. Non era solo il fatto di condividere gli
stessi obiettivi, e gli stessi problemi. Non era solo mancanza di scelta, come una volta, in un momento
di crisi, aveva colpevolmente pensato, o la tristezza di un destino comune di perdenti. Era che Mara
credeva in quel che faceva, con tutta se stessa, e nascondeva sotto l'aspetto dimesso una forza che a lui
probabilmente mancava. Ma adesso si accorgeva d'improvviso che quella dedizione gli era d'ostacolo.
Le parole del rettore gli risuonavano ancora nelle orecchie, insieme a quelle dell'uomo che l'aveva
fermato fuori dall'universit.
Non posso pi andare avanti in questo modo disse in un soffio. Gli occhi di Mara si fecero
grandi di stupore e delusione.
Non puoi arrenderti cos, dopo tanti anni.
Eugenio riprese a camminare per la stanza.
Io sono uno scienziato. Io devo capire, devo trovare la ragione delle cose.
Nessuno ti sta impedendo di farlo.
Me lo impedisce il rettore, togliendomi il laboratorio!
Ascolta, troveremo un modo. Non sento i miei da una vita, ma magari posso chiamarli.
Avevamo una casa al mare, a Ostia...  un po' lontano, ma meglio di niente, no? Ricostruirai il tuo
laboratorio pi bello di prima, e continuerai a dedicarti a quello che ami.
Gli accarezz la schiena, comprensiva. La sua voce si era fatta accomodante, ma a Eugenio non
bastava.
Non voglio pi nascondermi disse. Perch non lo capisci? Io ho bisogno di soddisfazioni, di
vedere che il mio lavoro sta andando da qualche parte...
E ti serve un congresso, per farlo? Un articolo? Non ti basta aver salvato Roma, aver
imprigionato Mashbir?
 come se non fosse mai accaduto, se nessuno lo sa.
Mara si allontan da lui e lo guard incredula.
Non ti riconosco pi, Eugenio. Il tuo  puro e semplice orgoglio.
Mi ferisci se dici cos.
Mi ferisci tu che sputi su tutto il nostro lavoro, riducendolo a una sciocca ripicca verso il
mondo accademico. Per me non  pi cos, e forse non lo  mai stato.
Eugenio sospir. Poi, con le spalle afflosciate, and verso l'ultimo di tre scatoloni. Lo sollev e
usc, sfilando in silenzio accanto a Mara. Lei tenne i pugni chiusi, distante e fredda.
Tutto bene? chiese Pam appena lo vide arrivare. Eugenio si limit ad annuire e accenn con il
capo agli scatoloni rimasti in laboratorio.
Dammi una mano. Ne ho bisogno.
Pam non era mai stata a casa di Eugenio. Si trattava di un monolocale non troppo distante
dall'universit, una soffitta che un tempo doveva essere servita da deposito ed era poi stata riconvertita
in appartamento. C'era un angolo cottura, infilato nel corridoio, una camera con un letto singolo e un
armadio di compensato, un televisore appoggiato a terra, un grosso telefono di bachelite in stile vintage
appeso alla parete, e un tavolo. Il resto dello spazio era occupato da libri ammassati in ogni dove,
poster di congressi, articoli e fogli fitti di appunti. Eugenio era il suo lavoro.
Disposero la roba alla bell'e meglio e, quando ebbero finito, c'era a malapena spazio per
muoversi.
Magari potremmo portare qualcosa da Mara sugger Pam.
No, mi piace avere le mie cose vicine. Se potessi, eliminerei tutti i mobili e lascerei solo i libri.
E non  detto che, in un colpo di follia, non lo faccia rispose lui, rivolgendole un sorriso malinconico.
Pam ripens alla conversazione del pomeriggio e al litigio che aveva orecchiato. Sebbene fosse
d'accordo con Mara, capiva perfettamente il desiderio di rivalsa di Eugenio, e le dispiaceva di essere al
tempo stesso l'ostacolo e la chiave di volta sulla strada della sua realizzazione. In fin dei conti, da
quando quella storia era iniziata, lei e Sam non avevano fatto altro che pensare a se stessi; certo, era per
salvare il mondo che cercavano gli Angeli della Morte, ma anche per riconquistare quella normalit che
lei tanto aveva disprezzato, quando ancora la gente poteva vederla. Non si erano mai preoccupati di
Mara ed Eugenio, di quanto avessero messo in gioco per aiutarli.
Mi spiace, Doc. Magari c' modo di pubblicare un articolo su questa storia senza creare troppi
problemi prov a dire. Ma il sorriso triste non abbandon il viso di Eugenio.
Non c' disse lapidario. Mara ha ragione: questo lavoro non si fa per s, ma per il bene degli
altri. Le mise una mano su un braccio. E comunque, tu non devi preoccuparti. Sono sopravvissuto fin
qui, trover il modo di farlo ancora. Non sembra, ma sono testardo.
Si salutarono, e il rumore che fece la porta, mentre Pam se la chiudeva alle spalle, parve a
Eugenio definitivo, tombale. Ora era solo con il suo passato, a confrontarsi con un futuro incerto. La
rabbia per il litigio con Mara lo infiammava ancora, e non bastavano le parole di Pam a calmarlo.
Perch, del resto, erano solo questo: parole.
Mangi una frittata insapore davanti alla TV, mentre il telegiornale annunciava gli ultimi tagli
del Governo alla spesa pubblica. Eugenio osservava scorrere le immagini senza prestarvi attenzione,
assorto nei propri pensieri. Non era la prima volta che veniva umiliato, ma mai aveva avuto la
soluzione a tutti i suoi problemi cos a portata di mano. Eppure era ancora pi frustrante, perch un
vetro infrangibile lo separava dalla meta. Questa volta avrebbe saputo come prendersi la sua rivincita,
ma non poteva.
And a letto presto, prov a leggere un articolo su una rivista scientifica, per non riusciva a
concentrarsi. Spense la luce solo per ritrovarsi con gli occhi spalancati nel buio, incapace di dormire.
Nel cuore della notte, dopo essersi girato e rigirato infinite volte, si risolse ad abbandonare il
letto. Infil le ciabatte, accese la luce, quindi frug nelle tasche dei pantaloni buttati sullo schienale di
una sedia. Il contatto delle dita con il biglietto da visita parve dargli una piccola scossa. Poi and in
corridoio, sollev la cornetta e, con le mani che tremavano, digit il numero.
CAPITOLO 4
SAM E PAM
Pam lasci Eugenio con un profondo senso di inquietudine. Il laboratorio era un supporto
fondamentale per la missione, e il destino non avrebbe potuto scegliere un momento peggiore per
privarli della loro principale base operativa. Proprio ora che le indagini non stavano portando da
nessuna parte, era convinta che uno degli Angeli della Morte si sarebbe manifestato nel modo pi
inaspettato possibile. Come nei film horror, in cui il silenzio prelude sempre al colpo di scena da
infarto.
Non doveva lasciarsi abbattere anche lei, o sarebbe stata la fine. Si fece coraggio e si diresse
con determinazione a un'edicola dall'altra parte delle strada. Nessuna notizia sospetta doveva sfuggirle.
Un trafiletto di cronaca cattur la sua attenzione. QUINTA MORTE PER OVERDOSE IN UNA
SETTIMANA A ROMA:  ALLARME recitava il titolo. Pam strabuzz gli occhi. Era proprio quello
che cercava. L'articolo parlava di un giovane svenuto in una discoteca dell'Eur e morto pochi minuti
prima che arrivasse l'ambulanza. L'autopsia aveva rivelato che la causa del decesso era stata una dose
tagliata male, proveniente con ogni probabilit da una partita che aveva gi fatto altre vittime tra i
frequentatori del locale. Era possibile che fosse coinvolto Kapziel, l'Angelo della Morte che si
impossessava delle anime dei giovani?
Gi alla notizia della terza vittima, Pam aveva iniziato a fare mille congetture con Sam: ogni
indizio poteva indicare loro la strada da seguire, ma anche portarli su una falsa pista. In passato si erano
convinti di aver trovato traccia di Hemah in un'epidemia che aveva colpito un'azienda agricola alle
porte di Roma, per poi estendersi ad altre fattorie nelle vicinanze, ma alla fine si era rivelato un buco
nell'acqua.
Sam tuttavia, nonostante il tentativo a vuoto, aveva da subito insistito sulla pista della droga.
Pensa,  una tattica furbissima: ammazzi i ragazzi nel modo pi banale possibile, cos nessuno si
accorge di niente aveva detto facendo frusciare tra le dita il giornale che Pam aveva portato a casa.
Sulle prime Pam era stata scettica. Esattamente lo stesso atteggiamento di Mashbir, che  stato
fin da subito discretissimo. Solo torme di uccelli zombie e invasioni di ratti in decomposizione aveva
obiettato.
Chi ci dice che tutti i demoni debbano manifestarsi in modo plateale come Mashbir? aveva
ribattuto Sam. Alla fine, dopo un'accesa discussione, Pam si era convinta ad approfondire. E quel
trafiletto era la conferma che aspettava.
La stazione di polizia era un anonimo edificio di cemento costruito di fianco a una scuola
elementare, le cui finestre piene di adesivi colorati lo facevano sembrare ancora pi lugubre. Pam era
riuscita a scoprire che era l che si stavano conducendo le indagini. Non era mai entrata in un
commissariato. Una volta aveva partecipato a una manifestazione, ma se n'era andata prima di mettersi
nei guai. Ricordava ancora il rombo degli elicotteri sopra la testa, il fumo dappertutto, la confusione.
Era fuggita da sola per via del Corso, si era persa nei vicoli del centro e aveva evitato di essere fermata.
Era tornata a casa sotto la pioggia e, appena varcata la soglia, sua madre l'aveva abbracciata stretta,
preoccupata che le fosse successo qualcosa. Dal G8 di Genova e tutto quel che ne era seguito, nessuno
scendeva pi in piazza a cuor leggero.
Varc la soglia ed entr in un corridoio su cui si affacciava una serie di porte dipinte di grigio.
In sala d'attesa erano sedute due donne che parlavano animatamente del furto di cui erano state vittime,
infarcendo le loro arringhe di lamentele sui figli e sui mariti, con la mancanza di inibizioni tipica degli
sconosciuti che non si incontreranno pi. Non la degnarono di un'occhiata, come da copione, al pari
degli agenti che camminavano in corridoio a passo di marcia. Pam ebbe cos il tempo di guardarsi
attorno indisturbata e cercare il nome che le serviva, per poi dirigersi verso l'ufficio del gruppo che
stava lavorando al caso della partita di droga.
Nell'ufficio c'erano due scrivanie ingombre di incartamenti. Su due lavagne bianche appese alle
pareti, appuntate con piccole calamite, c'erano circolari e fotocopie. Immancabile, il calendario della
polizia di Stato, una copia per ogni anno a partire dal 2010, tutte in fila. L'unica concessione alla vita
privata era una foto posata su un mobile in disparte, che ritraeva un bambino al mare.
A una delle due scrivanie era seduto un giovane poliziotto in borghese intento a lavorare al
computer. Pam rimase immobile un istante: su quale tavolo si trovavano gli incartamenti che le
interessavano?
Scelse la via pi semplice, la fila di casellari accanto alla scrivania libera, e apr un cassetto,
pianissimo, in modo da non allarmare il poliziotto con il clangore del metallo che scorreva sul metallo.
Frug con metodo, com'era abituata a fare. Ormai era maestra nell'arte di intrufolarsi dove non
avrebbe dovuto, e dopo l'incontro con Sam le sembrava di essere diventata clandestina della sua stessa
vita.
Estrasse cartelline, studi profili criminali. All'inizio trov solo materiale che non le
interessava: foto di immigrati accusati di accattonaggio e vendita abusiva, mescolate alla pletora di
ladri che entravano e uscivano dal carcere, intervallate da qualche caso di rapina. Rimise tutto a posto,
delusa.
Il poliziotto, che sembrava completamente assorbito dal lavoro al computer, si gir
distrattamente. Pam si paralizz, terrorizzata, come se lui potesse davvero vederla. Il ragazzo si alz e
osserv perplesso il cassetto aperto. Rimase cos qualche istante, guardandosi intorno spaesato, quasi
avesse percepito una presenza nella stanza. Infine scroll le spalle, richiuse il cassetto e si rimise a
sedere. Pam tir un sospiro di sollievo. A volte dimenticava di essere invisibile agli occhi degli altri, e
sentirsi trapassare dagli sguardi le dava ancora un lieve disagio.
Si dedic di nuovo alla ricerca: forse, pens, essendo un caso recente, doveva cercare in mezzo
alle carte sparse sulla scrivania. Mentre scartabellava tra fogli ammucchiati senza criterio, a coprire
interamente la superficie del tavolo, cap finalmente perch sua madre si arrabbiasse tanto quando lei
non metteva a posto. Trovare qualcosa l in mezzo era impossibile. Era tutto gettato alla rinfusa,
malamente infilato in raccoglitori di cartone semisfasciati. Hai voglia a dire, come faceva sempre con
sua madre, che anche se non si vedeva c'era un ordine, il suo ordine.
Alla fine emise un gridolino di trionfo. Il fascicolo era nascosto sotto una rivista, in cima a una
pila di scartoffie. Lo apr e trov immediatamente la foto della prima vittima. Un rumore proveniente
dall'ingresso la fece trasalire. Un uomo, pi anziano di quello seduto alla scrivania, si stava
avvicinando, con in mano un bicchiere di plastica fumante.
Stamattina non mi riesce di svegliarmi...  il terzo caff che prendo disse alzando appena il
bicchiere. Il ragazzo dall'altra scrivania grugn in segno di assenso.
Mi sa che devo prenderne uno pure io, perch mi  successa una cosa strana... quel cassetto
l e indic quello in cui Pam aveva frugato prima mi sembrava chiuso, ma a un certo punto mi sono
girato e l'ho trovato aperto... boh... ci saranno mica i fantasmi? esclam con un sorriso tirato.
L'altro gli diede un'amichevole pacca sulla spalla. Ci manca solo che dobbiamo arrestare pure
quelli, con tutto il lavoro che abbiamo ultimamente! Va', va'.
Pam scatt in piedi all'istante, e l'uomo si accomod sulla sedia. Lei rimase comunque di
fianco alla scrivania e continu a leggere il fascicolo.
L'uomo si stiracchi, guard distratto il computer, quindi si mise a cercare qualcosa sul tavolo,
mentre l'altro si alzava per andare a prendersi il suo caff.
Marcoli', hai visto per caso il fascicolo sui tizi della coca tagliata male? lo apostrof quello
pi anziano.
Stava sulla scrivania...
Ci avrai mica messo mano? Perch non ci sta pi.
Ma sei pazzo? Non mi azzarderei mai a toccare quel casino.
E allora  stata un'altra volta la donna delle pulizie, mannaggia a lei... e si mise a frugare.
Pam estrasse rapidamente il cellulare, pos il fascicolo aperto sopra un casellario e inizi a
scattare foto a tutti i fogli. I due poliziotti, accanto a lei, continuavano a dibattere.
A, ma gliel'avr ripetuto un milione di volte di non toccare la mia roba! Piuttosto lasciaci la
polvere, le ho detto, ma non mi incasinare tutto!
Pam chiuse di fretta la cartellina, la lanci sulla scrivania e sgusci fuori dalla porta. Attravers
i corridoi a testa bassa, sfiorando appena una prostituta giovanissima, poco pi grande di lei, che si
volt un istante nella sua direzione.
Che c'? le chiese il poliziotto che la teneva per un braccio. Lei scosse la testa e si lasci
trascinare via. Pam infil l'uscita e si ferm solo quando ebbe messo almeno un centinaio di metri tra
s e la stazione di polizia.
Non poteva vederla nessuno, eppure aveva avuto paura. Il suo respiro non era affannoso, il suo
cuore era immobile nel petto, eppure si sentiva spaventata ed eccitata al tempo stesso. Aveva fatto una
cosa illegale, certo, ma a fin di bene. Si sentiva come l'unica volta che aveva marinato la scuola ed era
andata alla Discoteca Laziale, a stordirsi di musica e prendere un po' di CD.
Guard il cielo, e misur la distanza tra quel giorno di libert e la sua situazione attuale. Il
sorriso le mor sulle labbra. Si guard i piedi, una mano stretta in tasca, intorno al cellulare e alle prove
scottanti che conteneva. Poi, mesta, si diresse verso casa.
Pam si mise a studiare le foto mentre Sam, come al solito, perdeva tempo con i videogiochi.
Scaric le foto su un laptop che le aveva dato Eugenio. Non erano ad alta definizione, e anche la
stampa originale sembrava una fotocopia, perch alcune parole erano difficili da decifrare, ma riusc
comunque a trarne le informazioni che le interessavano. Man mano che procedeva nella lettura, per,
Sam la vide incupirsi.
Niente buone notizie, eh?
Pam si limit ad alzarsi trascinando la sedia sul pavimento, e lasci la stanza senza dire una
parola.
Within Temptation. Epica. E poi Evanescence, Korn, e infine Nightwish, a tutto volume. Pam
se ne stava rannicchiata in posizione fetale sul letto, le tapparelle abbassate, gli auricolari infilati a
fondo nelle orecchie e il cellulare stretto tra le dita.
La musica era sempre stata per lei valvola di sfogo e forza consolatrice. La avvolgeva in un
bozzolo senza spazio e senza tempo, nel quale poteva immaginarsi diversa da quel che era. Al buio,
trasportata dalle note, era in grado di dimenticare qualsiasi cosa. Anche questa volta, funzion. Non era
la prima disfatta che subiva, e forse proprio per questo bruciava di pi.
Non sent la porta socchiudersi, ma vide una lama di luce infrangere il guscio nero che si era
creata intorno. La figura magra di Sam si stagli contro la fessura aperta, e poi scomparve, inghiottita
dall'oscurit.
Lasciami sola mormor lei, ma lui non dovette sentirla, perch Pam si accorse che si era
seduto sul letto. Poi il peso del suo corpo si distribu dietro di lei, lungo il materasso. Fosse stato un
altro giorno, lo avrebbe buttato di sotto. Ma non adesso. Adesso lasci che il suo fianco aderisse alla
sua schiena, mentre la voce di Anette Olzon cantava Storytime. Aveva bisogno di un contatto umano, e
per Sam doveva essere lo stesso. Rimasero cos finch la canzone non termin, poi Sam le sfil dalle
orecchie uno degli auricolari, proprio nel bel mezzo di Ghost River. Pam se lo riprese con uno strattone.
Scusa, ma stavo ascoltando.
E io invece ti devo parlare, forza disse lui mettendosi seduto. Pam sbuff, ma si alz e tir su
le tapparelle. Fine dell'atmosfera, e della pausa dalla sua vita: si tornava all'invisibilit, agli Angeli
della Morte, e a Sam, di fronte a lei, che uccideva con il tocco delle dita.
La pista dei tossicodipendenti non va da nessuna parte? le chiese.
Pam si gett sul letto. Sam not che si era cambiata; indossava leggings neri e una maglietta dei
Manowar. Sembrava magrissima, pallida com'era, e bisognosa di protezione. Avrebbe voluto
abbracciarla, se non avesse saputo che caterpillar si nascondesse sotto quell'apparenza.
Sono riusciti a risalire a chi ha tagliato male la coca. Hanno gi arrestato lo spacciatore, che ha
confessato, e stanno per prendere anche chi l'ha messa in commercio, uno con una fedina penale che
non finisce pi.  una triste storia di tossici, tutto qua concluse. Non  stato registrato nessun fatto
insolito.
Sam rimase immobile a contemplarsi le mani, meditabondo. Poi, all'improvviso, si tir su dal
letto di slancio.
Non te lo meriteresti, ma io sono un buono e tir fuori dalla tasca dei pantaloni alcuni fogli.
La guard con un sorriso, che Pam ricambi con uno sguardo alla "se dici un'altra cosa del genere ti
trasformo in un frapp di demone" e poi allung le mani. Sam tir indietro i fogli.
M'hai preso i libri che ti avevo chiesto?
Domani.
Dici sempre cos.
Scusa, ma non  che capita tutti i giorni di infilarsi in un commissariato e rubare fascicoli su
indagini in corso, sai?
Sam fece il prezioso per qualche secondo, poi le allung i fogli.
Vabbe', tieni.
Pam glieli strapp di mano. Era la stampata di alcune notizie di cronaca, poco meno che
trafiletti pubblicati su siti di notizie on line difficilmente attendibili. Riportavano quattro casi di
bambini scomparsi, uno da una casa famiglia, neppure due giorni prima, mentre gli altri, pi vecchi,
parlavano di una giovane rom che lamentava la scomparsa del figlio da un campo nomadi  e l'articolo
si premurava di prenderla in giro tirando in ballo la solita bufala dei rom che rapiscono i bambini  e di
due gemellini neonati, abbandonati dalla madre e scomparsi misteriosamente dall'ospedale.
I bambini scompaiono di continuo disse Pam gettando i fogli sul letto.
Neonati abbandonati dalla madre in un ospedale? E poi guarda le date: sono successi tutti dopo
la notte di Halloween. E tutti tra i Castelli e la periferia sudest di Roma. Forse potrebbe trattarsi di
Mashhit, l'angelo che si nutre delle anime dei bambini...
Pam riprese in mano i fogli e lesse con pi attenzione.
Sam,  come il caso dei tossici: criminalit comune.
Lo sguardo di Sam s'indur.
Dici cos solo perch la ricerca l'ho fatta io.
Le tue sono polemiche inutili sibil Pam.
Sam scatt in piedi.
Sia tu che gli altri due siete incontentabili! Qualsiasi cosa faccia, non va bene. Sto chiuso qua
dentro tutto il giorno come un maledetto recluso, senza neppure poter parlare con qualcuno. Cerco di
passare il tempo come posso e non va bene, cerco di essere utile e non va bene...
Sono sfiduciata, d'accordo? Sono stanca di girare a vuoto, stanca che nessuno mi veda, stanca
di tutto! Pam aveva urlato.
Stanca di me? la sfid lui.
Di tutto tagli corto lei.
Va' a quel paese le grid in faccia Sam. Mi sono stancato anch'io di te! Mi avete rotto le
scatole, piantatela di considerarmi un peso morto!
Qualcuno batt un pugno sul muro, dietro il letto. In effetti avevano iniziato a urlare entrambi,
ed era l'ora del riposo pomeridiano.
Io urlo quanto mi pare, va bene? sbrait Sam verso il muro.
Sei proprio senza cervello.
Pam afferr la giacca sulla sedia e usc sbattendo la porta. Sam le grid un ultimo improperio,
ma lei non volle starlo a sentire. S'infil gli anfibi di volata e usc dall'appartamento. Sam sentiva in
corpo una rabbia incontenibile, che gli tendeva i nervi come archi sul punto di spezzarsi. Qualcosa gli
pizzic il collo, e d'improvviso le ali gli esplosero sulla schiena. Due immense ali lucide e corvine si
spalancarono nella stanza, travolgendo tutto ci che le circondava: i mobili, i libri, il contenitore con le
matite sulla scrivania. Solo allora Sam si rese conto di quello che era successo, e al posto della rabbia
mont la paura. Le ali piano si dissolsero, e lui si ritrov solo, ansimante, al centro della stanza. Si
port le mani alla testa e si gett sul letto, disperato. Stava andando tutto in rovina. Nulla era pi sotto
il suo controllo.
CAPITOLO 5
L'OMBRA DI MASHHIT
Pam si lanci a lunghi passi per le strade del quartiere, cercando di far sbollire la rabbia. Si
ficc di nuovo gli auricolari nelle orecchie, e la musica prese a rimbalzarle da un lato all'altro della
scatola cranica. Era offesa, arrabbiata, furente. E si sentiva sola. Perch Sam non era stato in grado di
capire il suo sconforto, perch proprio lui, l'unico in grado di vederla, toccarla, e persino guarirla con il
semplice contatto delle mani, era incapace di consolarla.
Mentre la musica prendeva a pugni il nodo che le stringeva lo stomaco e i piedi divoravano
l'asfalto del marciapiede, la rabbia si trasform lentamente in dispiacere. Forse aveva esagerato. In
fondo Sam aveva solo cercato di aiutarla, e il fatto che l'ultimo tentativo fosse andato a vuoto non era
certo colpa sua. E ora che aveva trovato un'altra pista da seguire, lei l'aveva umiliato, aveva sminuito i
suoi sforzi. Si sedette su una panchina e si port le mani alle tempie.
"A volte la testa dura sei tu, Pam" si disse.
Doveva tornare indietro? Andare a chiedergli scusa? Certo, ammettere di aver sbagliato non era
esattamente il suo forte. Meglio temporeggiare, si disse, nell'attesa che la sua versione buona e
ragionevole non prendesse troppo il sopravvento su quella irascibile e orgogliosa. Era pur sempre una
questione di equilibri. Si sfil le cuffiette ed estrasse il cellulare dalla tasca. Aveva letto gli articoli di
Sam con attenzione, e ricordava il nome dell'ultimo bambino scomparso: Luca Agostini, sei anni,
affidato da otto mesi a una casa famiglia di Frascati. Trov subito la notizia sull'home page di un
quotidiano locale. I primi sospetti erano caduti sulla madre, una giovane donna tedesca il cui
matrimonio con il padre del bambino, un italiano per cui aveva lasciato il paese d'origine e si era
trasferita a Roma, era naufragato poco dopo la nascita di Luca. Si temeva che fosse stata lei ad aver
preso il piccolo per condurlo con s all'estero. Anche della donna, non a caso, da qualche giorno si
erano perse le tracce.
Pam riflett. Sembrava una storia ordinaria di disagio familiare, e l'ipotesi che la madre si fosse
ripresa il figlio le pareva plausibile. Per quel racconto aveva catturato l'attenzione di Sam perch
riportava ad altri tre casi simili. Pam fece una rapida ricerca e li trov. Quello della scomparsa dei due
gemellini, nati da madre ignota e lasciati in un ospedale di periferia, di cui la prima indiziata era
un'infermiera con precedenti penali. Il sospetto era che li avesse venduti a qualche coppia sterile, in
cambio di una lauta ricompensa. La notizia riguardante il bambino rom, invece, aveva meritato solo un
sintetico trafiletto, lo stesso che le aveva mostrato Sam. Per molta brava gente della citt, compreso il
direttore del giornale, quelli erano anime perse, immeritevoli d'attenzione, se non quando finivano sulle
pagine di cronaca da protagonisti per aver commesso qualche crimine. Allora d'improvviso tutti si
ricordavano dei campi nomadi e partivano le fiaccolate di protesta, se non direttamente le spedizioni di
picchiatori. Il bambino aveva quattro anni ed era senza padre. La mamma, che aveva vent'anni ma che
nella foto ne dimostrava almeno dieci di pi, era disperata.
Okay, Sam, forse avevi ragione disse, alzandosi risoluta. Se questo non  un buco nell'acqua
come le altre volte, giuro che ti chiedo scusa. Si diresse al trenino urbano che portava all'ospedale e,
mentre lo aspettava alla pensilina, si rese conto di aver parlato ad alta voce. Soffoc una risata. Poter
comunicare cos poco con le persone aveva rafforzato un vizio che gi possedeva: quello di parlare da
sola.
L'ospedale, il Policlinico Casilino, distava una decina di chilometri da San Lorenzo, e Pam lo
raggiunse in una mezz'ora.
Scese alla fermata e attese immobile qualche istante prima di attraversare la strada. Odiava gli
ospedali, dal profondo. Quattro anni prima, seduta su una panca di freddo metallo, mentre portavano
via la bara di suo padre dall'obitorio, aveva giurato che non ci avrebbe mai pi rimesso piede. Entrare
le costava uno sforzo immane, anche se avrebbe dovuto dirigersi a un reparto in cui la vita non si
spegneva, ma si faceva nascere. Si fece forza e and diretta al reparto maternit. Si ferm davanti al
nido, e oltre il vetro scorse una ventina di bambini adagiati in piccole culle, ciascuno avvolto in una
minicoperta. Qualcuno urlava disperato, qualcun altro dormiva, uno era stato appena preso in braccio
da un'infermiera. Pam rimaneva sempre stupita dalla rudezza con cui le ostetriche sollevavano i
neonati, quando la confrontava con la delicatezza tremebonda dei pap. Ricordava quando una cugina
di sua madre aveva partorito, e loro erano andate a trovarla con la classica scatola di cioccolatini. Il
pap teneva la sua piccola tra le braccia come se fosse stata una bolla di vetro.
Rimase ipnotizzata da quel coro di vagiti, che le apparivano tutti uguali, dai visini arrossati e
gonfi di pianto.
Si diresse svelta nei locali del personale e si accorse subito che vi aleggiava un'atmosfera tesa.
Le infermiere e i medici parlavano poco, limitandosi ad argomenti strettamente professionali. Pam gi
pensava che non avrebbe cavato un ragno dal buco e si preparava mentalmente a un nuovo viaggio tra i
casellari della stazione di polizia, quando, nella stanza delle infermiere, finalmente capt stralci di una
conversazione interessante.
Povera Maria. Non posso credere che stia passando quest'inferno diceva una donna magra
come un giunco, senza smettere di ticchettare sui tasti di un vecchio computer.
L'altra infermiera, una ragazza paffuta con i capelli raccolti in una crocchia, l'immagine stessa
dell'ostetrica cos come Pam se l'era sempre immaginata, dispose l'ultimo termometro su un carrello e
si accasci su una sedia.
Ah, per i soldi si fa tutto! disse esausta, sfilandosi uno zoccolo con la punta dell'altro. Non
reggeva pi la fatica di questo lavoro. Me l'aveva detto che voleva cambiare vita. Troppi turni di notte,
dev'essere uscita di cervello. Poi lo sai... no? Del suo passato.
S, lo so. La sua vita non  stata facile comment l'altra con il tono di chi regge sulle proprie
spalle tutti i mali del mondo. Ma era un'infermiera impeccabile. In trent'anni mai una macchia, ha
sempre lavorato al massimo delle sue possibilit. Tu sei qui da poco, ma chiedi a chiunque, qui dentro,
e nessuno ti dir una parola contro Maria.
L'altra incass la testa nelle spalle, pentita della propria maldicenza. Ci sar anche un'indagine
disciplinare interna? chiese.
Domani. Ma non troveranno niente.  un mistero, ecco cos'. Nessuno ha visto niente,
nessuno ricorda niente. Maria, Samantha e Rossella dicono di essersi addormentate tra mezzanotte e le
due. Tutte e tre insieme?  molto strano. E gli esami tossicologici hanno dato esito negativo. Tu dimmi
come lo spieghi.
Pam sent l'eccitazione salire. Lasci le due donne ai loro discorsi e prese la via dell'uscita,
rapida come se l'avesse colpita un fulmine, diretta al treno che portava a Frascati.
Pam conosceva bene i Castelli. Da piccola ci andava spesso con i suoi, durante l'et dell'oro,
quando suo padre era in salute e tutto sembrava perfetto ed eterno. Ricordava in particolare Villa
Torlonia e la sua pista di pattinaggio, che probabilmente portava ancora i segni delle sue ginocchia, per
le infinite volte che se le era sbucciate. Quel posto era un'oasi di frescura durante le lunghe estati
romane. Allora la sua vita era tutta uno scorrere infinito e leggero, in cui le giornate corrispondevano a
colori e non date, a parte quelle che servivano per ricordare le feste e i compleanni. Non avrebbe mai
pensato che, un giorno, la sua esistenza sarebbe stata scandita da date tristi, come quella della morte di
suo padre. Chi l'avrebbe mai immaginato, quando andavano a passeggiare a Frascati la domenica
mattina, e prendevano le paste al bar sulla piazza.
La casa famiglia era un edificio di tre piani circondato da un cortile con due altalene e uno
scivolo. Alle finestre erano appesi disegni, decorazioni e lavoretti fatti a mano dagli ospiti, che
rallegravano quel posto austero, rendendolo a misura di bambino.
Pam fece mente locale. I gemellini erano stati abbandonati dalla mamma in fasce, il piccolo rom
viveva in un campo nomadi e non aveva un padre, Luca era vittima di una situazione familiare difficile.
Tutti quei bambini erano accomunati da una vita di sofferenza. Doveva tenerlo presente, se quella
traccia l'avesse portata da qualche parte.
Si morse le labbra nervosamente, entr nel cortile e suon il campanello.
La porta si apr, e fece capolino il viso affabile di una donna.
Pam si ficc una mano in tasca ed estrasse con prontezza un piccolo frammento del sepolcro
fenicio di Mozia. Bast deporlo un istante nella mano della donna, e quella la mise a fuoco.
S, cara? le chiese con voce gentile.
Salve disse Pam con un sorriso che sper rassicurante. Sono una studentessa del Cicerone,
sto facendo una ricerca sui diritti dell'infanzia.  per una tesina. Mi ha sempre interessato molto
quest'argomento e, se non la disturbo, mi piacerebbe farle qualche domanda sulla casa famiglia.
Oh, che richiesta insolita. Mi  gi capitato di essere intervistata per un servizio sui minori,
anni fa, ma non ho mai partecipato a una ricerca scolastica. La donna scrut Pam, soppesando la sua
proposta, ma non perse la sua aria amichevole. Era una signora sui cinquant'anni, appesantita ma
ancora gradevole d'aspetto. Indossava un vestito stretto in vita e un foulard rosso vivo. I capelli castano
chiaro si avvolgevano in ampie volute intorno al viso paffuto, segnato dalle rughe ma illuminato da
un'espressione frizzante e tenace, di chi  abituato a lottare per ci che vuole. Pam intravide in lei una
tristezza quieta che gliela rese immediatamente simpatica.
Va bene, perch no? accett infine. Accomodati.
Grazie molte disse Pam porgendole la mano e presentandosi. Non si preoccupi, ho bisogno
pi che altro di dati aggiunse infine.
Io sono Stefania disse la donna. Sediamoci di l, risponder a tutte le tue domande.
Lo studio di Stefania era piccolo e modesto, con una finestra a una sola anta, una sedia e una
scrivania di compensato. Su una parete c'erano degli scaffali pieni di libri di pedagogia e psicologia,
assieme ad altri che riguardavano le leggi sui minori e la loro tutela. Quel che per colp di pi Pam fu
l'abbondanza di foto; ce n'erano ovunque, incorniciate sulla scrivania e appese alle pareti. Ritraevano
sempre lo stesso bambino, a et diverse: neonato, mentre muoveva i primi passi, infine a circa tre anni,
che sorrideva tendendo la mano verso la macchina fotografica. Erano foto insolitamente vecchie. A
giudicare dall'abbigliamento e dai colori delle immagini, quel bambino adesso doveva avere almeno
una ventina d'anni, se non di pi.
Chiedimi pure esord Stefania.
Pam inizi con domande generiche. Per fortuna, aveva condotto davvero ricerche simili per la
scuola, e chiese dati sulla struttura, su quante persone ci vivevano, sui volontari, sui criteri di
ammissione. Stefania fu esauriente e professionale. La prima impressione che Pam aveva avuto fu
confermata: si trattava di una donna energica, ma cortese e disponibile. La tristezza che aveva colto
emergeva a tratti, come trattenuta. Probabilmente nessuno si accorgeva di quell'ombra che ogni tanto le
offuscava gli occhi, soprattutto quando parlava dei "suoi bambini", come li chiamava. Ma per chi come
Pam aveva sofferto, era una sfumatura che non sfuggiva.
Ho iniziato come assistente sociale, e ora dirigo questa casa famiglia. Per me i bambini sono
una missione disse, e Pam non stentava a crederlo. C'era qualcosa in lei che le ricordava Mara, anche
se, all'apparenza, erano donne molto diverse. Stefania era truccata, seppur leggermente, e tanti piccoli
dettagli in lei, a partire dal modo in cui aveva abbinato borsa, scarpe e orecchini, parlavano di una
donna che amava curarsi.
I ragazzi sono sorvegliati in qualche modo? chiese Pam, a bruciapelo.
Stefania sorrise intenerita. Certo cara, ma non  mica un carcere.
No, non intendevo questo si affrett a precisare Pam. Per, non lo so... magari qualcuno ha
cercato di tornare dai suoi genitori, o per altre ragioni si  dato alla fuga...
Stefania sospir.
Quello di Luca  un caso isolato.
Bingo. Ora occorreva farla parlare ancora.
Secondo lei  scappato? azzard.
C' un'indagine in corso disse Stefania, laconica. Pam si sent a corto di cartucce, ma poi la
donna riprese:  arrivato da noi otto mesi fa. Viene da una situazione davvero complicata. Sua madre
 tedesca, suo padre italiano. Lei ha tagliato i ponti con i parenti in patria per sposare quest'uomo. Le
cose sono andate bene per un po', finch lui non ha iniziato a picchiarla. Dopo la gravidanza lei ha
sviluppato una forma seria di depressione post partum, e insomma... la situazione  precipitata
rapidamente. Una notte i vicini hanno chiamato i servizi sociali quando hanno sentito delle urla
provenire dalla strada e hanno visto Luca scappare, inseguito dal padre con la cinghia in mano. Lei ora
sta meglio, ma  ancora in cura, e non  guarita del tutto, per cui purtroppo non  stata considerata
idonea all'affidamento del bambino, che quindi  stato mandato da noi.
Pam sent la testa girarle. Si lamentava sempre della propria vita, ma a confronto con quella di
Luca era stata una passeggiata. A sei anni doveva averne gi viste parecchie.
Lei che ne pensa dell'ipotesi della polizia?
Stefania scroll le spalle. Mi sembra quella pi probabile. Quando le hanno tolto il bambino,
lei ha avuto una specie di reazione, come se il rischio di perdere ci che le era pi caro le avesse dato la
forza di issarsi fuori dalla malattia. Del resto, non c'erano segni di effrazione n alle porte n alle
finestre, come avrai letto sul giornale. Luca era solo nel dormitorio, e tutto fa pensare che sia uscito
approfittando di un pisolino di uno dei volontari. E sia andato a cercare sua madre, con la quale magari
aveva gi appuntamento.
Nella testa di Pam si accendeva una luce dopo l'altra. Sam ci aveva azzeccato, lo sentiva. L
fuori c'era qualcuno che rapiva bambini.
Grazie mille, mi  stata di grandissimo aiuto disse stringendo ancora la mano a Stefania.
Ma figurati,  stato un piacere! Sai, ero affezionata a Luca. Era cos piccolo, cos spaventato...
a un certo punto avevo persino pensato di adottarlo. I suoi problemi sembravano aumentare, mi dava
l'impressione di avere un disperato bisogno d'affetto. Purtroppo per occorre rispondere a una serie di
criteri stringenti per poterlo fare, e io al momento non li soddisfo.
Mi spiace disse Pam. Sentiva a pelle che quella donna sarebbe stata una brava madre.
Stefania sorrise con tristezza. Non sempre si pu avere dalla vita ci che desideriamo, anche se
ci impegniamo al massimo per conseguirlo. Comunque, io ho i miei bambini, e cerco di farmelo
bastare. Mi danno tantissimo.
Grazie ancora disse Pam.
Di nulla. Se hai bisogno di altre informazioni, sono qui.
 stata gentilissima aggiunse Pam prima di andarsene. Contrariamente a quanto pensava la
donna, aveva il sospetto che, purtroppo, Luca non fosse affatto con sua madre.
Si avvi verso la stazione e si ferm davanti al grande belvedere che da Piazza Marconi si
affaccia su Roma. Era uno dei panorami che pi le ricordavano la sua infanzia.
Si appoggi alla ringhiera e guard davanti a s. Il sole ormai era tramontato, e da lass poteva
vedere la citt srotolarsi ai suoi piedi. Le prime luci erano gi accese, mentre un rosa soffuso copriva la
distesa di edifici e parchi come un dolce sudario. Se c'era una cosa che le piaceva di Roma, erano i
tramonti. Dicevano che erano cos rossi e belli per via dell'inquinamento, ma a lei non importava.
C'era sempre qualcosa di magico nel sole che calava oltre i palazzi della citt.
"Devo darmi una mossa o perder l'ultimo treno per Roma" si riscosse a un tratto. Prese il
cellulare per avvisare che stava tornando, e magari bofonchiare un paio di scuse a Sam, quando si
accorse di avere dieci chiamate perse. La paura la invase. Telefon immediatamente a casa e le rispose
Mara. Pam cap che era agitata gi solo dal tono con cui aveva detto "pronto".
Che  successo? chiese soltanto.
Sam. Qui non c', e non lo troviamo da nessuna parte.
CAPITOLO 6
UNA PICCOLA TOMBA
Ero passata per portargli la spesa e vedere come stava. Quando mi sono accorta che non c'era,
ho provato a chiamarlo al cellulare, ma era spento, e tu non rispondevi mai! Dov'eri finita?
Mentre sommergeva Pam di parole, Mara si muoveva nervosamente per il salotto, come se una
bestia invisibile le stesse mordendo le caviglie. Continuava a spostare oggetti per rimetterli allo stesso
posto, e i due lievi solchi che le segnavano gli angoli della bocca apparivano pi profondi, quasi
avessero raccolto tutta la tensione degli ultimi giorni.
Ero uscita per fare delle ricerche rispose Pam, con un tono evasivo che a Mara non sfugg.
Era particolarmente nervoso, oggi? la incalz, guardandola con sospetto. Cos' successo,
Pam?
Lei cerc di trattenersi, ma gli argini crollarono all'istante.
 che... oggi sono stata insopportabile disse d'un fiato. Ero esausta, sfiduciata, e ho
riversato tutta la mia frustrazione su di lui. Insomma, abbiamo finito per litigare.
Ormai  fuori controllo dichiar Mara. Il suo carattere sta cambiando, e temo che Samael
stia prendendo il sopravvento sulla sua parte umana.
Pam si lasci cadere sopra il divano su cui Sam passava la maggior parte del tempo, tanto che
su un cuscino si era formata una lieve conca con la forma del suo corpo. Rimanere chiusi tutto il
giorno qui dentro farebbe ammattire chiunque mormor. Ma questa volta la colpa  mia. Sam aveva
trovato una pista per cercare gli Angeli della Morte, e io l'ho liquidato come se avesse sparato una
scemenza. Invece ho scoperto che aveva ragione. Credo che Mashhit sia entrato in azione.
Che cosa? esclam Mara, sgranando gli occhi.
Pam le rifer l'esito delle ultime ricerche. Dobbiamo trovare Sam al pi presto concluse.
Dobbiamo essere tutti uniti per riuscire a individuare Mashhit, e poi temo che se lo lasciamo da solo
in giro per Roma, Sam possa cadere nelle mani della ninja. Hai sentito Eugenio?
Mara esit. No rispose infine con una nota di amarezza nella voce. Se Sam  scappato,
credo che Eugenio sia l'ultima persona da cui andrebbe. E poi, se l'avesse visto, mi avrebbe chiamata.
Non in un momento come quello, pens Pam. Mentre componeva il numero di Eugenio, si rese
conto che qualcosa si era incrinato nel profondo. Era solo un'altra crepa tra le tante che ormai avevano
sgretolato ogni sua certezza, ma sent che anche l'ultimo pilastro stava per cedere, quello dell'unione
tra Mara ed Eugenio. Se si era arresa agli attriti con Sam, e al fatto che non riuscissero a dedicarsi alla
missione senza battibeccare di continuo, non poteva accettare che anche Eugenio e Mara fossero in
rotta. Il gruppo si stava sfaldando, e a festeggiare la loro disfatta ci sarebbero stati una ninja decisa a
catturare Sam e quattro Angeli della Morte.
Ciao, sono Pam disse non appena Eugenio rispose. Sam  scomparso. Hai sue notizie?  l
con te?
Eugenio soffoc un accesso di tosse.
N... no balbett. Pensavo che fosse a casa di Mara.
Pam incurv le spalle, sconfortata.
Abbiamo bisogno di te, Doc. Dove sei?
Dall'altra parte del telefono ci fu un momento di silenzio.
... A vedere un posto in cui trasferire il laboratorio rispose Eugenio in fretta, quasi
mangiandosi le parole. Ho trovato un capannone sfitto...
Forse sarebbe meglio se tu facessi un salto all'universit. Magari Sam  andato al tuo vecchio
laboratorio.
Volo disse Eugenio, quindi attacc.
Eugenio non  all'universit? si inform subito Mara.
No. Era andato a cercare un posto nuovo per il laboratorio.
Lo sguardo di Mara si indur. Non mi aveva detto niente... comment.
Chiarirete la cosa pi tardi disse Pam con un tono saggio di cui fu la prima a stupirsi. Non era
sempre lei, quella che dava in escandescenze? La cosa pi importante ora  trovare Sam. Sa
difendersi,  vero, ma non ho idea di quali armi abbia a disposizione Lia, e di cosa potrebbe succedere
se si incontrassero.
Prese a misurare la stanza a grandi passi. Dove poteva trovarsi? L'universit era il primo posto
che le era venuto in mente, ma nel frattempo doveva pensare a un'alternativa. I videogame? No, non
poteva credere che Sam fosse stato cos irresponsabile da andare a stordirsi in una sala giochi. Il cibo?
Certo, era golosissimo e non aveva mai voglia di prepararsi da mangiare, ma non se lo vedeva proprio
al banco di una rosticceria. Forse era semplicemente andato a farsi una passeggiata o... i libri!
Pam salt gi dal divano. La biblioteca del quartiere! disse a Mara.
E che ci sarebbe andato a fare?
Era da un po' che mi chiedeva di prendergli alcuni libri, ma io me ne sono sempre dimenticata.
Potresti provare l, e se non  in biblioteca, puoi fare un salto alla libreria in via Appia.  la sua
preferita.
Ottima idea disse Mara mettendosi la giacca. E tu dove andrai?
Io nel frattempo controller a casa sua rispose Pam. So dove abita, e con tutto quello che 
successo... magari aveva solo bisogno di tornare alla sua vecchia vita. O illudersi per un attimo di
poterlo fare. Ci teniamo aggiornate via cellulare.
Mara annu e infil la porta.
Pam invece rimase ferma in mezzo alla stanza. Si port una mano al petto e strinse le dita
sull'ankh, l'amuleto che possedeva da quando era bambina, il monile che il destino le aveva affidato
per combattere la sua battaglia. Era stato una chiave, al museo Pigorini, quando aveva dovuto liberare
la falce di Gea dalla teca che la proteggeva. Si era trasformato in un'arma quando aveva dovuto
difendersi da Mashbir, ma soprattutto aveva il potere di smaterializzarla per farla ricomparire altrove,
come in un magico teletrasporto. Era una delle poche fortune su cui poteva contare, la sua ancora di
salvezza in quel turbine di eventi. Sapeva tuttavia di doverla usare con parsimonia: ogni volta che
attivava i poteri dell'ankh, infatti, nell'aria rimaneva una traccia della sua presenza, e i nemici erano in
grado di localizzarla pi facilmente. Inoltre, lo sforzo energetico necessario esauriva molto in fretta i
suoi poteri, e le lasciava addosso una spossatezza infinita, ormai l'unica sensazione fisica che il suo
corpo era in grado di provare. Il pi delle volte preferiva quindi spostarsi senza ricorrere all'ankh, a
parte i casi in cui non aveva scelta.
Pam si concentr con tutta se stessa e sent il metallo farsi caldo sotto le dita, fino quasi a
scottare. L'aria cominci a turbinare piano intorno a lei, poi sempre pi forte, vorticando su se stessa in
un vertiginoso mulinello, che infine la risucchi con un brillio.
Pam apr gli occhi e si ritrov di fronte a un enorme palazzo di cemento che incombeva su di
lei, stagliandosi su un cielo quasi notturno. La sera scendeva rapida a Tor Bella Monaca, e i lampioni
gettavano ombre giallastre sulla strada.
Non era mai stata in quella zona della periferia romana. Non distava molto da casa sua, ma non
era certo la meta ideale per una passeggiata domenicale. Era uno dei primi quartieri dormitorio della
citt, un sogno urbanistico costruito negli anni Ottanta che era diventato rapidamente un incubo di
degrado e isolamento. Negli ultimi anni le cose erano migliorate, ma non ancora abbastanza. A
quell'ora non c'era nessuno in giro, e le serrande dei negozi erano gi abbassate. Fogli di giornale
svolazzavano ai lati del marciapiede, tra le sterpi che nessuno si era dato la pena di strappare. Pam si
mosse per gli ampi viali, costeggiati dal paesaggio monotono delle case popolari, grattacieli imponenti
percorsi da finestre quadrate fitte come celle di un alveare. A dominare era il grigio del cemento senza
intonaco. Sui muri, l'unica nota di colore era una dichiarazione d'amore sgrammaticata in vernice
azzurra, con un cuore trafitto.
In uno dei rari momenti di tregua in cui lei e Sam si erano soffermati a parlare della loro vita
passata, lui le aveva raccontato del suo quartiere e della via in cui abitava, a suo dire la versione
romana della peggiore strada di Caracas. Pam la individu in pochi minuti, e sulle labbra le fior un
debole sorriso. Quella strada non le sembrava terribile come nelle descrizioni di Sam, ma nella bocca di
quel lamentoso tutto tendeva ad assumere contorni apocalittici. Viveva in un piccolo appartamento
all'interno di un palazzone come tanti, al quinto piano senza ascensore. Pam fece le scale due gradini
alla volta, e non appena raggiunse il pianerottolo not che l'ingresso era ancora sbarrato dai sigilli della
polizia. Si accorse che la porta era accostata. Qualcuno doveva essere entrato, si vedevano i segni di
effrazione.
Sam? mormor incerta, sporgendosi sull'uscio. Sei l dentro?
Qualcuno toss. Una luce di speranza si accese nel cuore di Pam. Appoggi la mano sulla porta
e la spinse adagio, passando sotto il nastro della polizia. S'infil dentro con la stessa religiosa cautela di
quando era entrata per la prima volta a casa sua dopo l'incidente. Anche quell'appartamento era una
reliquia di un tempo andato.
Se ci sei... volevo dirti che ti chiedo scusa. Sono stata una stupida. La voce le tremava
appena. Ti prego, torniamo a casa.
Nessuna risposta.
Pam si fece coraggio e prosegu. Si ritrov in una stanza velata da uno spesso strato di polvere.
Seduto su un tappeto di cui ormai si faticava a distinguere il colore, c'era un uomo. Era chino su un
barattolo di fagioli, che rimestava distrattamente con un cucchiaio, producendo un insistente rumore
metallico. Una lunga chioma di capelli radi gli ricadeva sulle spalle, e il suo sguardo fissava un punto
davanti a s, trapassando Pam. Probabilmente, si disse lei, non sarebbe stato meno vacuo se avesse
potuto vederla. Era lo sguardo che aveva visto spesso tra i senzatetto della stazione Termini, gli occhi
di chi ha smarrito ogni orizzonte. Tutto l dentro parlava di abbandono. Nel lavello sotto la finestra,
pile di piatti sporchi mandavano un odore nauseabondo. Buttato sul pavimento c'era un cumulo di
vestiti lerci, e una vecchia coperta era appallottolata sul divano. Pam non tard a capire che quell'uomo
doveva avere occupato la casa di Sam.
Rimase immobile a osservare la scena, a guardare quello sconosciuto rubare la vita del suo
amico, profanando il luogo in cui sua madre l'aveva cresciuto e a cui lui sarebbe tornato, un giorno. La
tentazione di prendere quel tizio per la collottola e farlo sloggiare era fortissima. Se lo avesse fatto, lui
si sarebbe spaventato a morte e non avrebbe mai pi rimesso piede l dentro. Ma Pam si rese conto che
doveva essere disperato, e che l'unica alternativa che lo aspettava era dormire su una panchina. Quella
casa apparteneva a Sam, era vero, ma adesso il ragazzo che aveva vissuto tra quelle mura non esisteva,
e l'appartamento, in fondo, serviva pi a quell'uomo che a lui. Era sicura che Sam non sarebbe stato
cos entusiasta all'idea di condividere le sue cose, ma ricordava la sua amicizia con Malanotte, che era
un senzatetto come quel tizio.
Il problema, per, rimaneva. Dove si era cacciato Sam?
Chiam Mara, per scoprire che non era andato n in biblioteca, n in libreria. E nemmeno al
vecchio laboratorio di Eugenio.
Pam usc dall'appartamento e si rimise in marcia, senza meta. Vag per il quartiere e infine si
sedette sul marciapiede, lungo la via principale, l'unica animata dalla presenza di qualche negozio.
Ormai era passata l'ora di chiusura, e solo una merceria aveva ancora le luci accese. Pam si detestava
con tutta se stessa. Perch era stata cos ingiusta con Sam? Perch non riusciva a partorire mezza idea
su dove fosse? Giur che, se l'avesse ritrovato, si sarebbe sforzata di capirlo, invece di punzecchiarlo di
continuo. Cerc di immedesimarsi in lui. Se fosse stata al suo posto sarebbe andata da sua madre, come
spesso faceva. Eppure Sam non era nella casa in cui sua madre aveva vissuto. Fu mentre ripeteva quelle
parole tra s e s che trov la risposta. L'intuito, ancora una volta, le era venuto in soccorso.
La notte era scesa sul piccolo cimitero di Frascati, e Sam neppure se n'era accorto. Aveva perso
la cognizione del tempo. Sentiva solo l'aria gelida insinuarsi sotto la giacca. Lass erano a 300 metri
sul livello del mare e l, davanti a quella piccola tomba, sentiva ancora pi freddo.
Ud un rumore di passi sull'acciottolato e port istintivamente la mano alla tasca dei pantaloni.
In un attimo si ritrov in pugno la falce di Gea, la sua arma. Davanti a lui, per, non c'era un nemico.
Con indosso gli stessi leggings e la maglietta che portava quando si era sdraiato accanto a lei, nel
pomeriggio, c'era Pam, pi pallida che mai.
Ci hai fatto morire di paura disse andandogli incontro. Sam si accorse che stava vacillando, e
cap che doveva essere arrivata al cimitero con il potere dell'ankh. Accorse a sostenerla, e bast il suo
tocco a farla sentire meglio. Pam sorrise debolmente mentre si abbandonava al suo abbraccio.
Avevi ragione gli disse. Scusa.
Lui arross.
Non fa niente, ci sono abituato.
No, dico sul serio. Sono stata ingiusta con te continu lei spalancando gli enormi occhi verdi
che ogni volta lo ipnotizzavano.
Okay, abbiamo sbagliato tutti e due. Ma avevo bisogno di venire qui, e di stare un po' da solo
con lei disse Sam. Rimasero in silenzio, avvolti da una quiete irreale.
L'immagine sulla lapide ritraeva una giovane donna con i capelli biondi e una frangetta
compatta che le scendeva fino alle ciglia, simile a quella di Pam. La foto era piccola, eppure si coglieva
qualche ruga di preoccupazione intorno agli occhi. Per sorrideva. Cristina Fascetti, la mamma di Sam.
Era la prima volta che Pam la vedeva.
 molto carina... comment, in imbarazzo. E giovane aggiunse, facendo i conti con le date
di nascita e di morte.
Oggi avrebbe compiuto trentatr anni disse Sam.
La tomba era un fornetto, come lo chiamavano da quelle parti: un loculo tra decine di altri,
infilato in grosse costruzioni di cemento. A Pam avevano sempre ricordato dei condomini. Nelle grandi
citt, pensava, non si pu stare da soli neppure nella morte.
Mio padre  morto quattro anni fa disse d'istinto. Ha sofferto molto, ma almeno il decorso
della malattia  stato breve.
Mi spiace disse lui. Pam scroll le spalle.
Gi, me lo dicevano tutti, in quei giorni. Gli amici, che mi guardavano come un'appestata, i
parenti, i vicini... anche la gente che non avevo mai visto. Tutti mi trattavano come fossi la piccola
fiammiferaia. Ma una volta che uscivano da casa mia, continuavano la loro vita, mentre io non riuscivo
ad andare avanti, in nessun modo. Non credo di riuscirci neppure adesso.
A me dispiace sul serio ribad Sam.
Lo so rispose lei, e ci credeva davvero. Io e te apparteniamo allo stesso mondo, per questo
puoi capirmi. Fece una piccola pausa. E dispiace anche a me, Sam. Mi dispiace per oggi, per il modo
in cui mi sono comportata, e mi dispiace ancora di pi per aver permesso che ti chiudessero tutto il
giorno in casa, per averti tenuto in prigione anch'io.
Pensavi fosse la cosa giusta da fare.
Non lo era.
Be', ora l'hai capito. E questo mi basta. Anche lui tacque qualche istante. Non ti volevo far
preoccupare, non volevo neppure che usassi i tuoi poteri per venirmi a cercare e ti stancassi cos tanto.
Ero solo stufo di starmene rinchiuso. Non credere che abbia passato il pomeriggio qui, perch non 
cos. Prima ho indagato un po', sono andato da quella ragazza, al campo nomadi... Pam, mi sa che ho
ragione. Abbiamo trovato Mashhit.
Lo so, sono arrivata alla stessa conclusione.
Non me ne sono andato per punirti o farti un dispetto... non potrei mai farti del male, neppure
se lo volessi aggiunse lui, e arross nell'istante stesso in cui pronunci quelle parole, accorgendosi
dell'enormit che si era lasciato sfuggire. Pam sorrise timidamente. Volevo solo dimostrarti che sono
utile, e schiarirmi un po' le idee, perch stavo ammattendo l dentro. Quando sei uscita, mi sono
comparse le ali sulla schiena. Lei trasal appena. Ma sono tornato subito normale, e adesso mi sento
meglio. Mi ha fatto bene uscire, e sono stato molto attento.  solo che... mamma  tutto quel che ho.
Mio padre non l'ho mai conosciuto, il codardo se n' andato quando lei  rimasta incinta di me. Io e lei
eravamo una squadra, capisci? E nessuno le ha portato nemmeno un fiore. L'avevano abbandonata
tutti, quando mi aspettava: amici, parenti... tutti. Per lei sono stato solo fonte di guai. Non dovrei
stupirmi di essere stato anche la causa della sua morte.
Vedrai che le cose si sistemeranno disse Pam accorata, e gli strinse il braccio con cui la stava
sorreggendo.
La sua pelle era fredda, come sempre, eppure c'era calore nella sua stretta. Gli comunic tutta la
speranza con cui aveva pronunciato quelle parole. Lui annu deciso, e Pam sorrise. Si sciolse dalla
stretta e si chin a raccogliere due margherite che crescevano al lato del vialetto. Erano ancora chiuse,
ma di certo l'indomani, col sole, si sarebbero aperte. Le mise accanto al mazzo di iris azzurri che aveva
portato Sam, quindi si appoggi di nuovo a lui. Rimasero immobili davanti alla tomba per qualche
istante.
Credo sia ora di andare a casa disse infine lei, e Sam non pot che annuire. Si avviarono
verso l'esterno, distanti, eppure mai cos vicini.
Mentre uscivano sul viale alberato, qualcosa colp la loro attenzione. Era una figura vestita di
bianco, che camminava poco distante, rasente gli sterpi della strada. Fu Sam a farsi avanti e a metterla a
fuoco.
Era una bambina in camicia da notte, che procedeva scalza nel buio.
CAPITOLO 7
BAMBINI NEL BOSCO
Che diavolo ci fa una ragazzina in giro da sola a quest'ora? disse Sam. Pam sent un oscuro
presentimento nel petto.
Attraversarono insieme la strada e si incamminarono verso di lei. Procedeva spedita davanti a
loro, i piedi nudi che calpestavano incuranti l'erba. Doveva avere sui nove anni e indossava una lunga
camicia da notte dallo stile antiquato, che sembrava essera stata sfilata a una bambola dell'Ottocento.
Una lunga chioma liscia e bionda le scendeva lungo la schiena.
Pam prov a richiamare la sua attenzione, ma lei parve non sentirla. Ne fu rincuorata. Se fosse
stata una bambina rapita da Mashhit  sempre che la traccia che avevano trovato fosse quella giusta 
immaginava che sarebbe stata in grado di vederla.
Sam... forse  meglio che vada a controllare tu disse.
Lui raggiunse la bambina e la prese per le spalle, fermandola.
Ehi! Tutto okay?
La bambina si divincol con forza e riprese a camminare. Sam sent il pericolo che si annidava
sotto le sembianze dell'innocenza. L'afferr per un polso e la costrinse a girarsi.
Ehi, ragazzina! Ma le parole gli morirono in bocca. Davanti a lui c'era una bambina di meno
di dieci anni, molto graziosa, sebbene piuttosto magra, pallida e sporca. Quel che lo raggel fu la sua
espressione di totale indifferenza, che strideva con i suoi occhi, rossi come due lapilli e accesi di una
luce sinistra. Sam moll istintivamente la presa e indietreggi.
Che cavolo... fece Pam avvicinandosi, ma anche lei rimase di sasso. La ragazzina la guard
in faccia, quindi ringhi. Apr la bocca e ritrasse le labbra, mostrando i denti come fanno i cani quando
vogliono intimorire l'avversario, ed emise un suono che non aveva nulla di umano, un soffio che
somigliava al verso minaccioso di un gatto. Si gir e riprese la marcia.
Dobbiamo fermarla disse Pam riavendosi dallo stupore. Allung un braccio verso la bambina,
ma stavolta non fu neppure necessario toccarla. Quella si gir di scatto e le salt al collo. Avvenne tutto
con una rapidit sconcertante. La piccola era agile e veloce, e aggressiva come una belva.
Pam cadde a terra, spinta dall'urto con la bambina che, intanto, le soffiava addosso
comprimendole la cassa toracica. Gli occhi brillavano nel buio, e dalla bocca spuntavano canini
innaturalmente lunghi. Tir indietro la testa e, con un grido raccapricciante, le affond i denti nel
braccio. Pam prov a urlare, ma nei polmoni non aveva fiato a sufficienza.
Sam, preso alla sprovvista da quel che stava accadendo, sulle prime era rimasto inebetito: era
impossibile che un essere umano, per quanto piccolo e leggero, potesse muoversi con quell'agilit. Ma
pi ancora l'aveva sconvolto il contrasto tra l'aspetto di quella creatura e il suo comportamento
violento. Pam era a terra, si dimenava, e nell'aria Sam sentiva odore di sangue. Grid e si gett sulla
ragazzina, tentando di prenderla per le spalle, per i fianchi, di staccarla da Pam con ogni mezzo, ma
quella aveva una forza sovrumana. Cerc di concentrare tutte le sue energie: sent le ali esplodergli
sulle spalle e avvert pi forte, l'odore metallico e dolciastro del sangue. Una furia antica e nota gli
crebbe nel petto.
Con uno strattone, riusc infine a scaraventare via la ragazzina da Pam. Ruzzolarono entrambi a
terra, e Sam la stringeva ancora per i fianchi, eppure quella riusc a girarsi e a mordergli una spalla.
Sam moll la presa e avvert un colpo sull'addome, poi pi nulla. Si sollev sui gomiti e strisci verso
Pam, stesa a terra su un fianco.
Stai bene? le chiese affannato. Pam aveva un morso, profondo e slabbrato, tra la spalla e il
collo, un altro sul braccio, e cinque profondi graffi sui fianchi. La ragazzina si era artigliata alla sua
carne.
Sto bene, sto bene rispose lei, ma aveva difficolt persino a stare seduta.
No che non stai bene. Tremi tutta, non  normale!
Perch una ragazzina indemoniata davanti al cimitero di Frascati lo ? ribatt lei. Prendila!
Per quante ferite io possa avere, lo sai che non provo dolore, e non posso morire!
Mettiti al sicuro. Faccio in un attimo disse Sam, quindi si gett all'inseguimento della
bambina.
Si mise a correre, ma si accorse dopo qualche passo che non aveva la pi pallida idea di dove
fosse andata. Come cavolo aveva fatto a scomparire cos in fretta? Si ferm, confuso. Intorno a lui,
illuminati appena dalla luce della luna, campi coltivati e vigneti, interrotti solo dalla strada che da
Frascati conduceva al cimitero.
Abbass la testa, cerc di ricordare. Aveva sentito la ragazzina divincolarsi tra le sue braccia,
poi morderlo. Quindi, gli aveva probabilmente dato un calcio al petto ed era schizzata via rapida come
un levriero. Si guard il braccio. Era un morso meno profondo di quelli che aveva inferto a Pam, ma
colava sangue. Ne riconobbe l'odore; era diverso da quello di qualsiasi altro essere vivente, aveva una
nota inconfondibile, e familiare. Non ci aveva mai fatto caso. Percepiva un vero e proprio oceano di
odori, molti pi di quanti ne avesse mai sentiti prima. D'improvviso, era come avere un senso in pi.
Riannus l'aria, e gli parve di farlo per la prima volta in vita sua. Distinse il profumo fresco
dell'erba da poco spuntata, quello della rugiada che iniziava a posarsi, l'asfalto e la puzza dei tubi di
scappamento delle macchine. Ma come facevano i cani a orientarsi in tutto quel marasma olfattivo?, si
chiese. E come mai a un tratto era pi sensibile agli odori di un cane da tartufo? I suoi poteri stavano
evolvendo ulteriormente?
Si annus una manica, e individu l'odore dolce, appena un po' acido, della bambina, un
miscuglio di shampoo e talco. Annus di nuovo l'aria, e distinse una debole traccia di quell'odore. Lo
segu, le gambe che correvano a pi non posso. Mentre si lanciava verso la preda, cresceva in lui una
sorta di eccitazione. La caccia risvegliava qualcosa di profondo e ancestrale: era Samael, che premeva
ai margini della coscienza per farlo del tutto suo. Dovette concentrarsi sull'aspetto della ragazzina per
far sbollire la rabbia. Non era che una bambina innocente, come avrebbe fatto a combatterla? Questa
volta il nemico era ben diverso dai cani ringhianti di Malanotte, e ricorrere alla falce di Gea era fuori
discussione. Sent le ali afflosciarsi sulla schiena, quasi perdere consistenza. Doveva raggiungere un
delicatissimo equilibrio: usare abbastanza potere per strappare la ragazzina all'incantesimo che la
teneva prigioniera, e al tempo stesso non esagerare per evitare di farle del male.
Finalmente la scorse, un punto bianco lontano davanti a s. Correva a quattro zampe, come una
lepre. Era troppo veloce, non ce l'avrebbe mai fatta a raggiungerla. D'istinto, inizi a sbattere le ali. Era
la prima volta che provava. Bastarono due colpi, e Sam sent i piedi sollevarsi da terra. Una forza lo
trascin verso l'alto, i muscoli del petto e delle ali si tesero, controllando la spinta e cercando di
mantenere l'assetto. L'aria inizi a sferzargli il volto, mentre il corpo si disponeva in orizzontale
rispetto al suolo. Vide il terreno scorrere sotto il suo sguardo, sempre pi rapido. Non appena si
rendeva conto di perdere quota, bastava sbattere ancora una volta le ali, e poi riportarle in posizione.
Sam sent la tentazione del vuoto, pens di innalzarsi in cielo, su, sempre pi su, sfruttare le correnti
ascensionali e volare via, un sogno che aveva fatto spesso. Poi scorse la bambina, che correva sotto di
lui. Ripieg le ali lungo il corpo e scese in picchiata. Le spalanc solo all'ultimo istante, e afferr la
fuggitiva. Rotol a terra per una decina di metri, ma le ali avevano attutito l'impatto, e Sam sper che
la piccola non si fosse ferita. Per parte sua, gli faceva male pressoch tutto.
La bambina reag all'istante e riprese ad agitarsi come una forsennata: schioccava morsi
nell'aria, e le sue unghie, minuscole ma dannatamente appuntite, graffiavano Sam ovunque. Lui le
strinse la presa intorno alla vita. Era molto minuta, e non riusciva a capacitarsi di come una creatura
tanto fragile potesse essere cos forte. La ragazzina gli affond le unghie nel braccio, e lui moll la
presa con un urlo. L'aveva colpito sulla vecchia ferita.
Stava gi per riprendere il largo, quando Sam riusc ad afferrarla per una caviglia. La bambina
allora si aggrapp all'erba per trascinarsi, ed era cos piccola che gli sgusciava dalle mani. Sam si
sentiva impotente di fronte a quella furia: se era posseduta  o Mashhit solo sapeva cosa  l'avrebbe di
certo ferita, forse anche uccisa, e non voleva un bambino sulla coscienza, per nulla al mondo.
Distratto da quelle riflessioni, si becc un calcio dritto sul naso. Si port le mani al volto,
mentre il sapore del suo stesso sangue gli riempiva la bocca. Fu allora che la rabbia mont,
inarrestabile. Url, e qualcosa rispose al suo urlo. Sent passi felpati e rapidi sull'erba, poi un latrato. In
un istante, un cane si avvent sulla bambina e la inchiod a terra. Poi alz su Sam due occhi rossi e
inquieti, in attesa. Sam rimase pietrificato. In un lampo rivide Fiona e Cappuccino, i due cani di
Malanotte, trasformati in orridi zombie dal potere di Mashbir, e di colpo anche il suo olfatto
improvvisamente acutissimo acquist un senso.
Il cane continuava a guardarlo, in estatica adorazione. Sam cap che aspettava solo un suo
comando: gli sarebbe bastato muovere un dito, e quello avrebbe sbranato la bambina. Doveva essere
successo qualcosa, quando aveva sconfitto Mashbir, qualcosa di terribile. Avanz piano a quattro
zampe verso l'animale.
Buono... buono... disse, una mano tesa verso il muso, che per restava immobile. Si tir su e
gli poggi il palmo sulla testa. L'animale era docile, ma abbastanza saldo da mantenere immobile a
terra la ragazzina. Sebbene fosse bloccata, continuava a divincolarsi disperatamente. Fu allora che Sam
percep un suono flebile, sottilissimo: una musica che non sembrava provenire da nessuna direzione,
bens avvolgere lo spazio, impregnarlo completamente. Aveva l'impressione di conoscere quella
melodia. Gli risvegliava nel petto una nostalgica malinconia.
Scosse la testa e guard la ragazzina. Come faceva a portarla via in quelle condizioni? Doveva
trovare il modo di metterla ko. Il cane, intanto, continuava a tenerla inchiodata a terra, inamovibile. A
Sam era venuta in mente un'idea, una sola: non c'era alternativa. Non gli piaceva, ma era l'unica
strada. Estrasse di nuovo il cilindro metallico nel quale si trasformava la falce di Gea quando non
doveva usarla.
Non voglio farti del male, okay? Se ne fossi capace, ti farei la presa vulcaniana, ma non so
nemmeno se esista. Per cui ti do una botta in testa, va bene? Tu per, ti scongiuro, ti supplico, svieni e
basta, d'accordo? Non morire.
Calibr la forza, le mani che tremavano. La bambina continuava ad agitarsi, sempre pi
scomposta. Sam raccolse il coraggio e vibr il colpo. Poi, terrorizzato all'idea di avere esagerato, le
mise immediatamente il polso sotto il naso. Respirava. Tir un sospiro di sollievo e rimase immobile
per qualche istante, il viso rivolto al cielo. Sent il cane ansimare, a pochi passi da lui. La
consapevolezza di quanto era accaduto gli rovin addosso con il peso di una tonnellata. Aveva
acquisito i poteri di Mashbir. Poteva dominare gli animali, aveva l'olfatto di un segugio. Era una
terribile, sconcertante enormit. Pens a quando avrebbe dovuto spiegarlo a Mara, e rabbrivid. Si
avvicin al cane e lo accarezz sulla testa.
Bravo... sussurr, e vide che gli occhi dell'animale tornavano normali, quelli di un cane
qualunque. Lo guardava incuriosito, ma anche soddisfatto. Le carezze gli stavano piacendo. Vai, e
non tornare pi gli disse. Il cane lo scrut disorientato, poi scapp via con un latrato.
Sam si terse il sudore dalla fronte e si riavvicin alla bambina. Non sapeva quanto sarebbe
durato l'effetto della botta in testa: doveva legarla, e non trov nulla di meglio per farlo che le maniche
della sua giacca. Gliele allacci pi stretta possibile intorno alle mani, quindi la sollev tra le braccia,
spalanc le ali e torn in volo verso Pam.
Pam lo vide arrivare dal cielo, nero come un corvo. Non riusciva a credere che fosse lui.
Quando le atterr davanti, le ali spalancate nel buio della notte, le parve bello e terribile come un dio.
Sam...? lo chiam con timore.
Non hai idea della fatica che ho fatto disse lui con la voce di sempre. Pam sorrise sollevata.
Malgrado l'aspetto demoniaco, Samael non aveva preso il sopravvento. Per ho dovuto darle una
botta in testa aggiunse, porgendole il fagottino bianco.
Pam si rabbui all'istante e prese la bambina tra le braccia. Il suo viso addormentato era quieto
e sereno come un lago di montagna.
Le hai fatto male? gli chiese allarmata.
Rimboccare le coperte a una tigre sarebbe stato pi facile che fermare questo diavoletto
rispose Sam. E comunque no, non le ho fatto male. Solo una piccola botta.
Pam not che sembrava in ansia per qualcosa.
Che c'? gli chiese.
Sam non riusc a resistere e vuot il sacco, raccontandole del cane e della faccenda del fiuto.
Pam era stremata, ma ugualmente in grado di comprendere la portata di quella rivelazione.
Mi stai dicendo che hai... acquisito i poteri di Mashbir?
Non lo so, io... Davanti al suo sguardo, Sam capitol. S.
Pam scosse la testa, sconvolta. Non so se sia una nuova potentissima arma o la nostra
definitiva condanna. Se ho ben capito... ogni volta che sconfiggi un Angelo della Morte assorbi i suoi
poteri.
Credo di s mormor Sam.
Questo significa che ci ritroveremo una muta di cani zombie sotto casa? Topi mannari che
squittiscono alla luna?
Non lo so.
Pam si sentiva sempre pi confusa, e depose la bambina a terra, sedendosi accanto a lei. Quella
novit segnava una svolta, e lei era gi abbastanza scossa da quanto era appena accaduto.
Teletrasportarsi tutte quelle volte, poi, l'aveva prostrata, e anche le ferite che le aveva inflitto la
bambina, sebbene non le facessero male, sembravano averla prosciugata di quella misteriosa energia
che alimentava i suoi poteri dal giorno dell'incidente.
S, lo scopriremo. Ma ora dobbiamo trovare un posto sicuro per questa creatura. E, detto in
tutta franchezza, anche per me.
Sam annu e le and vicino.
Solo... non dirlo a Mara e al Doc. Pam lo guard interrogativa. Mara  fissata con quella
storia del sigillo...
 una cosa importante, Sam. Devono sapere.
E lo sapranno. Ma non subito, ti prego. Non ora.
Pam avrebbe voluto discutere ancora, ma non ne aveva la forza. Sam si accorse del suo stato.
Meglio che vi porti subito a casa, s disse, e la iss sulla schiena, in mezzo alle ali. Poi prese
in braccio la bambina addormentata. Pam rimase interdetta.
Che vorresti fare? gli chiese.
Dai rispose Sam con un sorriso. Ti porto a fare un giro in citt.
CAPITOLO 8
UNA BIMBA SPERDUTA
Pam aveva volato una sola volta in vita sua, quando mamma e pap l'avevano portata a
Eurodisney per festeggiare i suoi dieci anni. Poi il mondo era precipitato, e viaggiare era diventato
quasi un tab, un tradimento nei confronti dell'infelicit cui lei e mamma erano devote dal giorno in cui
pap si era ammalato. Mentre volava sulla schiena di Sam, sent una catena spezzarsi dentro di s.
Librarsi lass, sopra la tristezza e i problemi, fu come tornare a respirare dopo tanto tempo. Una
sensazione di libert assoluta, di vuoto allo stomaco, inebri ogni cellula del suo corpo. Il vento freddo
le frustava la faccia e le scompigliava i capelli, scoprendole la fronte. Il fruscio dell'aria sui corpi era il
solo rumore che rompeva il silenzio. Roma scorreva lenta sotto di loro in un multiforme brulichio di
luci: il giallo e l'arancione delle strade, solcate di tanto in tanto dai fari delle auto, e poi il bianco freddo
dei neon, e l'azzurro della pista dell'aeroporto di Ciampino. Tutto aveva un aspetto magico e onirico.
Sorvolarono la periferia e il nastro del Raccordo Anulare, quasi deserto a quell'ora della notte, e
infine il fitto reticolo dei primi quartieri alle porte della citt. Pam era sfinita, eppure non aveva nessuna
fretta di tornare a casa. Avrebbe voluto che quel momento durasse per sempre.
Mara corse ad aprire non appena sent la serratura scattare. Accanto a lei c'era Eugenio che,
dopo aver cercato Sam all'universit, si era precipitato ad aiutarla. Rimasero entrambi ammutoliti di
fronte alla scena inaspettata che si present ai loro occhi.
Ma...  una bambina mormor Mara, avvicinandosi timorosa al fagottino che Sam reggeva
tra le braccia. Dalla a me aggiunse, e la appoggi delicatamente sul divano.
Attenta... morde la mise in guardia lui.
 uno scherzo?
Pam e Sam si scambiarono un'occhiata eloquente.
 stata lei a farci questi disse Sam, mostrando le lacerazioni sulla pelle. Prima che ci
sbranasse, ho dovuto addormentarla con una piccola botta in testa confess. Ma non sappiamo come
star al risveglio. Tutto ci fa pensare che sia vittima di un Angelo della Morte.
Una botta in testa? trasal Mara. Ma siete impazziti? Dobbiamo curarla! Chiamo
immediatamente un medico.
Sei sicura? Non mi pare una buona idea obiett Pam. Se il medico si accorge che 
posseduta, che gli raccontiamo?
Non possiamo lasciarla senza cure mediche,  pur sempre una bambina disse Mara,
spazientita. E poi ho qualche anno pi di te, e non sono certo una sprovveduta.
Pam si zitt di fronte a quel tono perentorio. C'era un punto debole, nella sua volont, che
conosceva solo sua madre, e che sapeva sempre toccare, riuscendo ad ammansirla. Anche Mara, con il
tempo, sembrava averlo trovato.
Non pensavo certo di portarla in ospedale continu. Ho un'amica che opera in... privato, la
dottoressa Filangeri. Sono gi ricorsa a lei per curare Sam dopo il combattimento con Mashbir. E mi 
stata di grande aiuto anche quando mia sorella  stata male. So di poter contare su di lei.
Mentre Mara prendeva il telefono, Eugenio si avvicin a Pam. Era scivolata a terra lungo lo
stipite della porta, e sentiva gli occhi pesanti. Non era un bel segno. Lei non dormiva mai. Non pi,
dopo l'incidente e la trasformazione in una non morta.
Non ti ho mai vista in questo stato mormor Eugenio.
Non preoccuparti, Doc disse Sam con un sorriso. Me ne occupo io.
E di te, chi si occupa? chiese Eugenio indicandogli il braccio. Sam se n'era quasi
dimenticato. Scost il tessuto lacerato della giacca, e not che la ferita si era gi rimarginata: non aveva
pi il brutto aspetto di quando la bambina gliel'aveva inferta.
Faccio da me lo rassicur. Era uno dei lati positivi della sua trasformazione in Angelo della
Morte: solo un altro angelo poteva infliggergli ferite che non guarissero da sole.
Sam sollev Pam tra le braccia e la port nell'altra stanza. Sembrava sul punto di
addormentarsi. Stai con me le sussurr. Lei si limit ad annuire, ma aveva gi gli occhi chiusi.
Sam l'appoggi sul suo letto, poi si sfil i guanti. Consider le ferite, quindi si chin su Pam.
Devo toglierti la maglietta sussurr, rosso come un gambero. Lei annu debolmente, e Sam
procedette. Sentiva il cuore martellargli nel petto. Non gli era mai capitato di spogliare una ragazza, se
non nei sogni. Con l'unica con cui gli era riuscito di fare centro, non era andato oltre una mano infilata
sotto la maglietta. Cerc di concentrarsi solo su quel che doveva fare: era l per guarire Pam. Lei stava
male, e l'idea di pensare a queste cose non doveva nemmeno sfiorarlo.
La pelle sotto la stoffa era candida, morbida e tesa sull'addome. Pam portava un reggiseno nero,
che Sam cerc di guardare il meno possibile. Si ripromise di tenere le mani a svariati centimetri di
distanza, e si concentr sulle ferite.
Stesa sul letto, con indosso solo i leggings, Pam sembrava pi magra e piccola che mai.
D'improvviso non era pi la ragazza tosta e saccente con cui aveva a che fare tutti i giorni. Era una
ragazza bisognosa di affetto, e persino di protezione. Sam sapeva che era un'immagine illusoria, ma per
un istante si crogiol in quel pensiero. In fin dei conti, lei era l'unica che potesse toccare, e persino
salvare.
Sul busto le ferite si limitavano a dieci profondi graffi sui fianchi, che facevano sembrare la sua
vita ancora pi stretta. Sul collo, all'attaccatura con la spalla sinistra, c'era invece un morso profondo e
slabbrato, molto simile a quello che aveva sul braccio destro. Sam cominci da quest'ultimo. Avvicin
le dita piano, quindi sfior la pelle contusa. Sent una lieve scossa, come quella che provava sempre
quando toccava qualcuno per ucciderlo, ma sapeva che il suo, ora, era un tocco di vita. Sebbene la
pelle, sotto i polpastrelli, fosse lacerata, gli parve meraviglioso poter tastare qualcuno carne contro
carne, senza lo schermo dei guanti. Piccoli brividi di piacere gli attraversavano le mani ogni volta che
sfiorava la pelle di Pam. Le ferite miracolosamente si rimarginavano sotto il suo tocco. Quando ebbe
finito con spalla e braccio, pass ai fianchi. Mise le dita sui graffi. Il sangue pompava nelle orecchie.
"Dannazione a te, Pam..."
Quindi segu il profilo dei graffi. Era come passare una gomma da cancellare magica; appena i
suoi polpastrelli avanzavano, la pelle risultava intatta.
Pam apr gli occhi poco prima che Sam staccasse le dita. Una sensazione di benessere le
attraversava il corpo. Non si era mai sentita cos, da quando Sam l'aveva investita e lei era sospesa tra
la vita e la morte. Godette di quella sensazione per qualche secondo, poi abbass lo sguardo. Fu allora
che scorse la curva scura del reggiseno e la pelle chiara delle spalle. Spost lo sguardo di lato e vide il
volto paonazzo di Sam.
Tutto... okay? mormor lui, a disagio.
Pam lo invest di improperi. Gli disse che non avrebbe dovuto permettersi di toglierle la
maglietta, e che si era approfittato di una povera ragazza inerme; e mentre glielo urlava contro sapeva
che invece avrebbe dovuto dire soltanto: "Grazie, Sam, grazie per avermi guarita ancora una volta", ma
non ce la faceva. Era pi forte di lei, era come se non riuscisse a interagire con lui se non cos, e si odi
per questo.
Si rinfil la maglietta in fretta e usc dalla stanza, lasciando Sam solo e frastornato.
In salotto, china sulla bambina, c'era una donna bionda con i capelli legati in una morbida
treccia.
Sam entr poco dopo, con un'espressione sconvolta.
Come sta la piccola? le chiese.
Sta bene rispose la dottoressa Filangeri. Il trauma cranico  di modestissima entit.
Conviene tenerla comunque sotto osservazione almeno per ventiquattr'ore, per essere del tutto certi che
non sia successo nulla di grave, ma  solo una precauzione. Si  svegliata per un attimo, poco fa, e ha
chiesto dov'era la sua mamma. Ora si  riaddormentata. Doveva essere sfinita.
Sam si sent profondamente sollevato. Si chin con il viso alla sua altezza e ringrazi il cielo
che la botta in testa non le avesse causato danni. Era tornata una bambina normale, e anche molto
graziosa, coi lineamenti sottili e il volto di chi sta abbandonando l'infanzia e si avvia alla pubert. "N
carne n pesce" avrebbe detto sua madre, una definizione che lui non aveva mai capito, ma che adesso,
di fronte a quel viso addormentato, acquisiva all'improvviso un senso.
Potrebbe essere necessario farla dormire... a lungo disse Eugenio, guardando la dottoressa.
Mara me l'aveva anticipato per telefono. Ho preparato questo rispose lei prendendo dalla
valigetta un contenitore di vetro con un'etichetta scritta a mano. Sono gocce calmanti per uso
pediatrico. Le ha preparate un mio amico farmacista. Potete dargliene tranquillamente cinque, e
dormir per qualche ora.
Si alz, ripose gli strumenti nella borsa e li salut.
Una volta uscita, Pam, Sam, Mara ed Eugenio rimasero soli. Scese un silenzio imbarazzato.
Sam... inizi Mara. Ci hai fatto morire di paura. Perch te ne sei andato?
Siamo tutti stanchi la interruppe Eugenio. Sono state ore difficili. Direi di riposarci. Domani
verrete al laboratorio da me e cercheremo di capire, d'accordo?
Laboratorio? Hai trovato un posto dove trasferirti? si stup Pam.
S... non  distante da Tor Vergata disse Eugenio, arrossendo lievemente.
E con la bambina come facciamo? chiese Sam.
Hai sentito la dottoressa. Almeno stanotte deve stare qui disse Mara. Ora vi lasciamo
riposare. Sono sicura che  in buone mani aggiunse rivolta a Sam in tono di rimprovero. Si salutarono,
ripromettendosi di sentirsi l'indomani. Mara ed Eugenio uscirono, e la casa torn silenziosa.
Mentre Pam se ne andava in camera da letto, Sam si prepar a dormire sul pavimento, per
quella notte, dato che il divano era occupato dalla bambina. Tir fuori un paio di coperte da un armadio
del salotto e le stese per terra, approntando un materasso di fortuna.
"Maledetta darkettona... ma chi si crede di essere?" rimuginava, disteso al buio. "L'ho curata, e
guarda che bel ringraziamento! Ma chi lo vuole uno stecchino come lei?!"
Eppure, nonostante tutto, non riusciva a togliersi dalla testa la sensazione dolce della sua pelle
sotto le dita, e la bellezza del suo corpo. Fu con quell'immagine che, pian piano, si addorment.
La luce entrava a fiotti dalla finestra. Qualcuno doveva avere dimenticato di tirare gi le
tapparelle, si disse Sam stropicciandosi gli occhi con uno sbadiglio. Quasi grid per lo spavento
quando, sopra di s, vide torreggiare il volto della bambina. Lo guardava con gli occhi sgranati, i
capelli biondi che le incorniciavano il viso. Sam la scrut preoccupato. Niente zanne. Niente occhi
spiritati. Niente urla selvagge. Okay, la piccola stava bene.
Buongiorno le disse, esitante. Non riusciva a non collegare l'immagine che aveva di fronte
con quella della creatura indemoniata della sera prima.
Dove sono? chiese lei con una vocetta vispa. Non sembrava spaventata, ma piuttosto curiosa.
Ehm...  una storia lunga. Hai voglia di fare colazione?
La bambina si port una mano alla pancia.
S! Ce li hai i crunchy crunchy al cioccolato?
Eh? fece Sam. Vieni in cucina e vediamo che c'. Qualunque cosa fosse quella che la
piccola aveva chiesto per colazione, disse tra s e s, era un sollievo che non si trattasse di carne
umana.
Mentre trafficava con bricchi e tazze, rifletteva sul fatto che non aveva mai preparato la
colazione, l dentro. Era sempre Pam a occuparsene. Chiss se le era sbollita la rabbia. Lui, per parte
sua, era ancora offeso, ma, sotto sotto, un po' si sentiva in colpa. Non poteva negare che la vista di Pam
in reggiseno gli avesse fatto effetto.
Dispose del pane tostato sul tavolo, e la bambina inizi a mangiare avidamente. Sam inzupp
dei biscotti al cioccolato nel latte fumante, e in quel mentre Pam riemerse dalla camera da letto.
Indossava una maglietta nera oversize con un gigantesco smile stampato al centro, che lasciava le
gambe scoperte fin poco sopra il ginocchio. Sam distolse subito lo sguardo, per evitare altre sfuriate.
Mmm, che profumino disse invece Pam deliziata, prendendo posto sulla sedia con la
leggiadria di una ballerina.
La sua gentilezza lo colse totalmente impreparato. Miss Borbottio si era trasformata nella fatina
della prima colazione? Balbett qualcosa, senza riuscire a produrre una frase di senso compiuto. Pam
rimase immobile a guardare la bambina che mangiava tranquilla, facendo rotolare sulla tovaglia il
tappo della bottiglia di latte. Chiss da dove veniva, e se era abituata a fare colazione in famiglia o
anche lei aveva una storia triste alle spalle. Quando pens che fosse pronta, Pam le depose in mano il
frammento del sepolcro.
Ciao le disse con un sorriso. La bambina la guard stupita.
E tu da dove esci?
Pam assunse l'espressione pi naturale che le riusciva. Ero in bagno improvvis, poi cambi
rapidamente discorso. Bene, piccola, noi dobbiamo fare due chiacchiere. Io sono Pam, e questo 
Sam. E tu come ti chiami?
La ragazzina guard l'uno e l'altra, scettica.
Deborah. Con l'acca disse con un forte accento romano.
Dove abiti, Deborah?
La piccola si strinse nelle spalle.
Un po' qua, un po' l... 'sto periodo sto da mia zia, al Tufello. Faceva una strana impressione
vedere quella ragazzina cos carina parlare con quell'accento forte. Solo Sam non ne sembrava
particolarmente colpito.
E i tuoi genitori?
Deborah scroll di nuovo le spalle. A spizzichi e bocconi le tirarono fuori che suo padre entrava
e usciva di galera, che sua madre era in una comunit di recupero, e che lei veniva rimbalzata tra
parenti vari, con i quali viveva per brevi periodi. Un'altra bimba sperduta, si disse Pam.
Ti ricordi cos' successo ieri sera? le chiese.
No... mormor la bambina. Pam e Sam si scambiarono un'occhiata.
Ti abbiamo trovata che camminavi per strada. Ti abbiamo raccolta, quindi ti abbiamo portata
qui da noi. Non te lo ricordi? Deborah scossa la testa. E cosa ricordi?
Boh... casa di mia zia, io che dormo... cose cos.
Sam si batt le mani sulle cosce.
Okay! Allora preparati che usciamo, ti riporto da lei. Deborah cambi espressione.
Non mi piace stare l... disse, incupita. Non  che mi vuole tanto bene...  noiosa, si
lamenta sempre...
E dove ti posso portare, allora? le chiese Sam.
Non posso stare qua?
Pam si sent sciogliere dalla tenerezza. Sam invece ebbe la raggelante visione di una lunga
sequela di nottate passate sul pavimento. Al solo pensiero gli faceva male la schiena.
Si chiama rapimento, se resti qui.
Ma a chi vuoi che gliene freghi di me! Non mi cerca nessuno se sparisco, stai sicuro.
Pam sent una stilettata di tristezza a quelle parole.
Qui non puoi rimanere, Deborah. Dicci tu un altro posto dove pensi di poter stare bene.
Deborah dovette pensarci un bel po'. C'ho un fratellastro che mi sta simpatico... non mi pu
tenere perch non ha lavoro, ma almeno un paio di giorni... poi ci torno da mia zia, giuro e fece loro
un sorriso spiazzante, cui non seppero resistere.
Vada per il fratellastro. Ti ci porto io disse Sam.
Si prepararono a uscire, ma Pam ebbe un istante di esitazione quando li salut sulla porta.
Che c'? le chiese Sam.
Credi sia giusto mandarla via?
Qui non pu restare, e lo sai. L'abbiamo comunque salvata, ieri sera. Sam la guard con aria
interrogativa. Pam mosse una mano, per dire che non doveva starla a sentire. I suoi erano solo stupidi
dubbi.
Si salutarono, quindi Deborah scomparve oltre la porta. E Pam non pot fare a meno di sentirsi
in colpa.
CAPITOLO 9
UNA NUOVA TANA
Il fratellastro di Deborah era un diciottenne con la testa rasata. Indossava una canottiera bianca
e aveva una catenina d'oro che luccicava sul petto, pompato da abbondanti esercizi in palestra. Portava
gli occhiali da sole dentro casa e aveva entrambe le braccia completamente tatuate. Squadr la
sorellastra, quindi Sam, ciancicando una gomma da masticare il cui odore di menta faceva lacrimare gli
occhi.
Embe', sorelli'? Che ci fai qua?
Ehm... tua sorella ieri  scappata da casa di sua zia, e l'abbiamo trovata che camminava lungo
la strada. Stanotte ha dormito da noi, e... insomma, eccoci qui disse Sam. I muscoli di quel tizio lo
mettevano decisamente in soggezione.
Il ragazzo sollev un sopracciglio, quindi guard Deborah con aria di rimprovero.
Tu con zia devi stare, lo sai! Vuoi fartelo entrare o no in quella zucca?
Sul pianerottolo si scaten una discussione, che d'improvviso catapult Sam indietro di cinque
mesi. Nel suo condominio la gente litigava di continuo, fuori e dentro gli appartamenti, e anche
quand'era tranquilla spesso comunicava a suon di grida da un lato all'altro dello stabile, o attraverso la
tromba delle scale. Del resto, anche lui e sua madre pi di una volta avevano dato spettacolo. Sospir,
combattuto tra la tenerezza che quel ricordo gli suscitava e la tristezza del sapere che quell'esistenza,
almeno per ora, era desolatamente perduta.
Il ragazzo e Deborah parvero finalmente arrivare a un accordo.
Solo per oggi concesse lui, minacciandola con un dito.
S, per mi ci porti in bisca?
Solo se fai la brava.
Perfetto, allora siamo a posto! Grazie mille si defil Sam, allungando una mano e subendo la
stretta d'acciaio del ragazzo. Ciao, Deb disse sorridendo alla ragazzina.
Deb... ripet lei piano. Mi piace! e s'infil dentro casa. Il tizio chiuse la porta, e Sam tir
un lungo sospiro di sollievo. Anche questa era fatta. Adesso, via al laboratorio.
Non appena ebbe chiuso la porta, il ragazzo si avvi verso il bagno.
Io comunque adesso c'ho un appuntamento col Secco. Vuoi venire pure tu? grid alla sorella
mentre prendeva il rasoio per farsi la barba.
Fece appena in tempo a finire la frase che un forte dolore alla nuca gli annebbi la vista. Il suo
corpo cadde a terra, a peso morto. Dietro di lui, immobile, Deborah teneva una coppa dal pesante
basamento di marmo stretta tra le mani. I suoi occhi brillavano di riflessi rossi.
Il nuovo laboratorio di Eugenio si trovava sempre a Tor Vergata. Sam controll l'indirizzo: era
una zona desolata, decisamente non residenziale. Si scorgeva solo un grosso capannone in fondo alla
strada, proprio a ridosso del Raccordo Anulare. Non poteva che essere quello.
Lo raggiunse e si trov di fronte a una porta di metallo mezzo arrugginita. Di lato, per, c'era
un citofono nuovissimo, che sembrava appena installato. Sam premette il pulsante.
S? rispose la voce di Eugenio.
Sono Sam, Doc.
Uno scatto, e la porta si schiuse leggermente. Sam la spinse e fu dentro.
Il nuovo laboratorio era un vero e proprio hangar, tanto vicino al Raccordo che si sentivano le
macchine sfrecciare in un ronzio incessante, malgrado i pannelli antirumore. Misurava almeno una
trentina di metri di lunghezza per quindici di larghezza. Era sorretto da un'intelaiatura metallica,
composta da un gran numero di pilastri e archi che delineavano il profilo curvo del soffitto, alto una
decina di metri e percorso da un intrico di tubi metallici a vista. Le numerose finestre rendevano lo
spazio luminosissimo e i raggi del sole, entrando copiosi attraverso le ampie vetrate, disegnavano
geometrie di luce. Sebbene dall'esterno quel posto sembrasse un rudere, l'interno era incredibilmente
moderno. Il pavimento in linoleum risplendeva, le pareti erano state imbiancate di recente, tutto
profumava di fresco. Le attrezzature di Eugenio si perdevano in quello spazio immenso. Erano state
sistemate verso il fondo del capannone, disposte in bell'ordine, e ce n'era anche qualcuna di nuova. Di
sicuro lo era la massiccia scrivania in legno bianco e vetro che troneggiava in mezzo alla stanza, con
sopra un laptop, un server e un grande monitor ultrapiatto. Oltre le attrezzature, si intravedevano dei
pannelli mobili, che delimitavano una piccola zona dell'hangar.
Eugenio e Pam erano seduti alla scrivania, uno di fronte all'altra, come sempre immersi nello
studio.
Sam! lo accolse Eugenio, raggiante. Gli and incontro e lo abbracci con slancio, un gesto
insolitamente affettuoso per un uomo schivo come lui. Non  fantastico? disse. C' tanto di quello
spazio che mi sono perfino ricavato un appartamentino, vedi? e lo condusse dietro le pareti mobili,
dove aveva sistemato una brandina, un tavolo con quattro sedie, un cucinino e un divano a fiori,
assolutamente incongruo rispetto al resto della mobilia. Il bagno doveva trovarsi dietro la piccola porta
all'angolo. Casa e lavoro,  sempre stato il mio sogno sorrise. Che te ne pare?
Sam guard Pam, in cerca di aiuto. Sembrava interdetta quanto lui, anche se, a differenza sua,
aveva avuto il tempo per metabolizzare lo shock.
Wow, Doc... ... davvero incredibile! disse incerto. Ma... quanto ti costa?
Eugenio scroll le spalle.
Ho disdetto l'affitto, quindi rientro perfettamente nelle spese.
Sam continuava a guardarsi attorno, perplesso. Rispetto al vecchio laboratorio, qui si viaggiava
su un livello altissimo. Non poteva credere che costasse poco: il Doc doveva per forza avere qualche
risorsa di cui loro non erano a conoscenza.
Un cigolio della porta attir la loro attenzione. Si girarono tutti e tre insieme.
Mara! esclam Eugenio, e le and incontro, iniziando a lodare le meraviglie del nuovo
laboratorio. Parlava a raffica, senza darle modo di fargli mezza domanda, e strizzava gli occhi di
continuo, un tic che aveva sempre quando era agitato. Mara, per parte sua, si guardava intorno
ammutolita. Pam colse nel suo sguardo una nota di disappunto che rischiava di sfociare in collera da un
momento all'altro.
Con che soldi l'hai preso? chiese, e la sua voce aveva un tono accusatorio che Eugenio colse
all'istante.
Non potresti semplicemente dirmi che sei contenta per me? Che questo  finalmente un posto
all'altezza delle nostre ricerche? Ho pensato anche a un angolo per te, l dietro, vedi...
Euge, dove hai preso i soldi? insistette lei.
Ma cos' quest'ossessione? Cosa vorresti insinuare? Sono soldi che mi ha lasciato mia nonna
quando  morta, buoni postali che non avevo mai ritirato, pensando che un giorno mi sarebbero serviti
per qualcosa di importante. Bene, quel giorno  arrivato.
A Sam non sfugg che era una versione diversa rispetto a quella che aveva dato loro.
Due giorni fa eri disperato, e adesso puoi permetterti un hangar? replic lei incredula.
Perch non li hai tirati fuori prima, questi soldi?
Te l'ho detto. Finch avevo il laboratorio all'universit, potevo permettermi di risparmiare.
Ora non avevo pi scelta e ho attinto a quel piccolo fondo. L'affitto  pi basso di quanto tu possa
immaginare, e con quello che mi  rimasto ho comprato le attrezzature.
Euge... disse Mara, con tono pi accomodante. Pensi davvero che mi beva questa storia?
Non posso pi nemmeno contare sulla tua sincerit, ora?
Adesso basta, per scoppi Eugenio. Mi avete fatto tutti la stessa domanda, come se fossi un
ladro! Si pu sapere che avete? Credete che lo stia facendo solo per me stesso?  anche per la missione
che mi sto sacrificando, e a titolo completamente gratuito, visto che non sto neppure pubblicando
questa storia.
Ancora con la faccenda della pubblicazione? sbott Mara.
Non mettermi in bocca parole che non ho detto riprese Eugenio, indicandola
minacciosamente. Pam non l'aveva mai visto cos fuori di s. Mi sono stancato di essere trattato in
questo modo,  chiaro? Io sto dando tutto alla causa, e questa  la gratitudine che mi dimostrate? Fece
un gesto d'insofferenza, come se stesse scacciando via un nugolo di mosche, e volt loro la schiena.
Pam, Mara e Sam rimasero immobili. Non erano abituati a un Eugenio cos furibondo.
Pam si fece avanti e gli mise una mano su una spalla.
Non ti stiamo accusando di niente disse.  solo che ... strabiliante, ecco. E sai che noi non
siamo molto abituati alle buone notizie, non io e Sam, per lo meno. Ma mi sembra che anche a te e
Mara la fortuna non abbia arriso poi tanto, di recente.
Eugenio cambi espressione e si gir verso di loro con aria affranta.
Vorrei che ogni tanto foste contenti per me... Fino a due giorni fa ero davvero nei guai, e ora
invece posso continuare serenamente le mie ricerche.
Doc, te l'ho detto, facciamo tutti il tifo per te disse Sam, e anche lui gli batt una mano sulla
spalla. Eugenio e Mara si scambiarono uno sguardo, ma lei mantenne un atteggiamento distaccato.
 indubbiamente un buon posto comment. Comunque, ora dobbiamo discutere di questioni
pi urgenti. Sam e Mashhit. E and a recuperare una sedia vicino alla scrivania.
Pam e Sam si sedettero sul divano, mentre Eugenio prese posto sulla sua imponente poltrona da
ufficio in pelle chiara, uno dei pezzi che pi spiccavano nell'attrezzatura nuova, e che Mara aveva
guardato con particolare sospetto. Non era da lui, circondarsi di status symbol. E poi l sopra, aveva
l'aria tronfia di un re sul suo trono.
Per cominciare, Sam dovette sorbirsi un lungo pistolotto sull'essere una squadra, lavorare
assieme, tenersi informati ed eseguire gli ordini. Rimase a sentire, sforzandosi di non fare commenti
acidi. Gli risult pi facile del solito, perch la passeggiata del giorno prima  e, s, anche il
combattimento notturno  gli avevano permesso di scaricare la tensione. Mosse un'obiezione solo alla
fine, quando Mara sembrava sul punto di concludere.
Ho capito, e hai ragione su tutto. Ma  successo qualcosa di brutto? Non mi pare. Anzi,  stato
un bene che sia uscito: abbiamo trovato la bambina posseduta da Mashhit.
Mara stava per ribattere, quando Pam si intromise nella discussione:  stato di sicuro un gesto
avventato, che non dovr mai pi ripetersi disse, e scocc uno sguardo di biasimo a Sam, che si fece
piccolo sul divano. Ma  anche vero che io l'avevo esasperato. Abbiamo corso il rischio che venisse
intercettato dalla guerriera ninja, certo, ma non possiamo neppure tenerlo segregato come un recluso, a
maggior ragione ora che il momento dell'azione  arrivato.
Mara si fece pensierosa.  una decisione difficile. Se Samael prendesse il sopravvento,
rischieremmo di consegnare lo scrigno direttamente nelle mani dei demoni e non avremmo pi alcuna
speranza.
Sam  cos nervoso proprio perch sta sempre chiuso in casa. Non dico di farlo uscire quando
gli pare, ma qualche volta potrebbe venire con me. Raramente, magari.
Magari anche spesso si intromise Sam, guadagnandosi un pizzicotto da parte di Pam, che gli
strapp un mugolio di dolore.
Temo che il momento in cui Samael si manifester non sia lontano comment Mara, con tono
grave.
Star molto attenta a capire quando accadr disse Pam con decisione. Ma il sigillo, se ha la
capacit di contenere il suo lato demoniaco, al tempo stesso ha l'effetto di ridurre i suoi poteri. E io ho
visto di cosa  capace Mashbir. Non posso farcela da sola, e neppure lui, se non  al cento per cento
delle sue forze. Ieri sera persino la bambina gli ha dato del filo da torcere.
Adesso non esageriamo intervenne Sam spingendo il petto in fuori.
Tutti soffocarono una risata.
Non c' niente da ridere bofonchi lui. Sono peggio di un cane alla catena!
Eugenio non riusc a trattenersi e cominci a sghignazzare. Anche gli altri ne furono contagiati,
e per un istante la tensione si sciolse. Pam sent che in quel momento erano di nuovo un gruppo, pronti
per le sfide che li attendevano. Guard Sam di sottecchi, e in cuor suo lo ringrazi per essere lo stupido
pasticcione che era.
Mara fu la prima a tornare seria.
D'accordo. Aspetteremo a imporre il sigillo. Del resto,  vero, Pam: tu sei la persona a lui pi
vicina, dobbiamo fidarci del tuo giudizio. Pam abbass lo sguardo, lusingata. Ma veniamo al punto
pi importante: Mashhit continu Mara. Sicch si  manifestato il demone che rapisce i bambini.
Precisamente. Quella ragazzina era come... posseduta disse Sam. Come gli animali
dominati da Mashbir. Aveva gli occhi rossi, dava dei morsi atroci e aveva anche le unghiette ben
affilate. Del resto, l'avete vista Pam ieri sera.
Pam ricord l'imbarazzante episodio del letto, e Sam dovette fare lo stesso, perch il suo viso
acquist una tonalit viola prugna.
Quindi  bastato darle una botta in testa per farla tornare in s? chiese Eugenio, insolitamente
taciturno dopo il diverbio con Mara.
Detto in termini pi scientifici... farle perdere conoscenza ha interrotto la comunicazione con
Mashhit disse Mara. E qui arriviamo subito all'altra questione: come fa Mashhit a possedere i
bambini? Nel caso di Mashbir, uccideva e trasformava gli animali in zombie; ma Deborah era normale,
quando si  risvegliata.
Normale quanto pu esserlo una ragazzina di dieci anni che parla come uno scaricatore di
porto osserv Sam, e Mara lo scrut con uno sguardo interrogativo.
Ha un accento un po' forte chiar Pam per  una bambina di dieci anni come tutte le altre.
Magari pi sfortunata, un po' pi cresciuta delle sue coetanee, ma normale.
Dev'esserci quindi un sistema che induce la possessione... e che pu essere interrotto
osserv Mara.
Un legame di tipo energetico, una deformazione del campo ipotizz Pam. Probabilmente era
lo stesso principio di cui si serviva Mashbir. Ma non potevamo interrompere la possessione di milioni
di insetti, uccelli e topi.
Io ho sentito una musica disse Sam all'improvviso.
In che senso? gli chiese Mara.
Mentre stavo combattendo con la ragazzina, a un tratto una melodia si  diffusa nell'aria. Era
un suono strano, non sembrava provenire da nessun luogo. Era tutt'intorno a me, ed era... non so, non
avevo mai sentito una musica del genere. Eppure mi era familiare.
Tu l'hai sentita? chiese Mara a Pam. Lei scosse la testa. In effetti non aveva percepito nulla.
C' un'ampia letteratura sullo stato di trance indotto dalla musica. Nei riti sciamanici venivano
usati suoni ritmici di tamburo spieg Mara.
E al tempo stesso le onde sonore possono indurre strani effetti percettivi a livello
neurologico... aggiunse Eugenio.
Quindi l'arma di Mashhit  la musica disse Sam.
 probabile chios Mara.
Stare qui a parlarne non ci aiuter a trovare Mashhit continu Sam. Abbiamo a che fare con
dei bambini: magari agli altri ha gi fatto del male, o gliene far in futuro... dobbiamo muoverci.
Tutti tacquero, spaventati dalle prospettive che si aprivano loro davanti.
Qualche idea? chiese a un tratto Mara.
I bambini scomparsi provengono da situazioni difficili disse Pam. Luca, il ragazzino sparito
a Frascati, viveva in una casa famiglia; poi c'era la bambina del campo nomadi, che non aveva neppure
un padre, i due gemellini abbandonati in fasce dalla mamma, e ora Deborah, che ha il padre in prigione
e la madre in una comunit di recupero. Io non credo sia un caso. E neppure il fatto che sia Luca sia
Deborah gravitassero nella zona dei Castelli Romani. Cosa ci faceva Deborah l, vicino al cimitero di
Frascati? Sembrava andare in una direzione precisa.
Pensi che Mashhit fosse laggi? chiese Sam. Pam annu brevemente.
Quindi, i punti cardine sono due ricapitol Eugenio, contando sulle dita: la zona, i Castelli
Romani, e le situazioni difficili da cui provengono i bambini.
Forse agisce pi indisturbato, rapendo bambini ai margini osserv Sam.
Forse. O forse li vuole salvare... disse piano Pam.
Guarda che  un Angelo della Morte, non un Angelo Custode scherz Sam, ma Pam gli
lanci un'occhiata assassina.
In ogni caso, occorre studiare questi episodi, e cercare ulteriori punti in comune disse
Eugenio. E setacciare anche la rete, alla ricerca di qualche altro episodio che pu esserci sfuggito.
Magari questa cosa va avanti da tempo e non lo sappiamo. Se volete, potete farlo qui; i computer non
mancano, e la connessione  buona. Ho la fibra concluse con un pizzico di orgoglio.
Pure... comment Mara. Pam percep che stava per scatenarsi di nuovo buriana, per cui si
alz.
Sam si occuper delle ricerche online, cos rimarr fuori dai guai disse. Io invece vado a
lavorare sul campo.
E dove andrai? chiese Sam.
Dall'assistente sociale della casa famiglia in cui abitava Luca. Mi  sembrata una donna
gentile e in gamba, ed  impegnata in prima persona nell'assistenza dei bambini. Sono sicura che potr
aiutarci.
CAPITOLO 10
ESCALATION
Sul treno diretto a Frascati, Pam si convinceva sempre pi che chiedere lumi a Stefania fosse
una buona idea. Lei si occupava da una vita di bambini in affido. E poi, doveva ammetterlo, le era
simpatica a pelle. Era stato un po' come con Mara; aveva capito immediatamente che stavano dalla
stessa parte della barricata.
Il sole pomeridiano inondava la facciata della casa famiglia, dandole un'aria meno tetra
dell'ultima volta che Pam l'aveva visitata, nella cupa penombra della sera. Quello invece era un bel
pomeriggio primaverile, e l'aria profumava pi del solito. Mentre percorreva la salita, Pam aveva
scorto su alcuni alberi i primi fiori, e per un attimo persino lei aveva dovuto ricredersi sul suo odio per
la primavera.
Un ragazzo entr nel cortile che circondava la casa famiglia e infil la chiave nella toppa. Pam
colse l'occasione al volo e scivol al suo fianco, invisibile come sempre. In fondo, pens, era il caso di
approfittare dei pochi privilegi che le regalava la sua condizione, e dare un'occhiata da sola, prima di
parlare con Stefania.
Prese a girovagare per le stanze, senza una meta precisa. La accolse un lieve odore di minestra e
torta appena sfornata, il profumo delle cose buone che si preparano ai bambini. L'interno era
organizzato come una vera e propria casa, e aveva un aspetto accogliente. C'era una graziosa cucina
comune, dove un educatore stava distribuendo la merenda a un gruppo di bambini seduti a un tavolo,
coperto da una tovaglia di plastica a quadretti. Tutti attendevano con impazienza la propria fetta di pane
con la cioccolata, e alcuni se l'erano gi spalmata sulla faccia, come dei guerrieri indiani. Di fianco alla
cucina c'era uno spazioso salotto, e poi una sorta di aula studio, dove un paio di ragazzi pi grandi
erano chini sui libri. Si respirava un'atmosfera rilassata, perfino quasi divertita, nonostante tutti i
giovani ospiti venissero da situazioni di sofferenza. Pam li sentiva in qualche modo a lei affini. Certo,
la sua esperienza di vita non poteva essere paragonata a quella di un ragazzo fuggito da un paese in
guerra, e magari approdato in Italia su un barcone, rischiando la morte in mare. Si chiese se uno dei due
che stavano studiando, dai tratti chiaramente africani, nascondesse una storia simile dietro l'espressione
seria e concentrata, come di chi  in cerca di un riscatto. Anche lei, per, era stata strappata alla sua
famiglia, e viveva in un mondo che a un tratto le sembrava alieno. Si domand quanto poco sarebbe
bastato perch lei o Sam finissero l dentro. Se sua madre, dopo la morte di pap, non fosse stata
abbastanza forte... e se lei stessa, invece di reagire con rabbia e determinazione, si fosse fatta trascinare
su una cattiva strada... Scosse la testa. Silenziosa, sal al piano di sopra, fino ai dormitori.
Entr in una stanza in cui erano disposti dieci letti, lungo due file addossate ai muri. La parete
alle spalle di ciascun letto era stata personalizzata come un piccolo museo: fotografie di famiglie
lontane, se non addirittura perdute, poster di cantanti o attori amati, testi di canzoni scarabocchiati su
fogli a quadretti appesi con il nastro adesivo. Pam avanz nella stanza. Si sentiva come la prima volta
che aveva messo piede a casa sua dopo la liberazione degli Angeli della Morte. L'impressione di
trovarsi in un posto che non le apparteneva, di violare qualcosa di sacro, era forte.
Fu sollevata solo quando raggiunse il letto di Luca. Cap che doveva essere il suo dalla foto
appesa sopra la testata del letto. Era stropicciata e consumata ai bordi, anche se non poteva risalire a pi
di sei anni prima. L'immagine mostrava un neonato avvolto in una copertina bianca e azzurra, stretto al
petto di una ragazza dal viso esangue, i capelli biondi e i tratti mitteleuropei. Probabilmente era Krista,
la madre. Nella foto in origine doveva esserci stato anche un soggetto maschile; se ne intravedeva un
braccio, appoggiato attorno alle spalle di Krista in un gesto protettivo. L'uomo per era stato strappato
via a viva forza, come per cancellarlo da un ricordo di felicit. Sul comodino, accanto al letto, una
vecchia copia di Matilde di Roald Dahl, un bicchiere vuoto e un portafoto capovolto. Pam lo prese per
osservare meglio il soggetto che ritraeva. Era una foto degli ospiti della casa famiglia. C'erano visi di
tutto il mondo, ragazzi e ragazze sorridenti, fatta eccezione per il bimbo pi piccolo. Stava in braccio a
Stefania, ed era imbronciato. Poteva avere sui sei anni, era biondissimo e magro come un chiodo. Luca,
sicuramente.
Pam sospir, rimise la foto al suo posto, rovesciata, come aveva voluto il suo proprietario. In
fondo al dormitorio c'era una finestra. Si affacci. Il salto era di tre metri buoni. Era da l che Luca
doveva essere evaso, la notte della sua scomparsa. Pam rabbrivid al pensiero del volto triste che aveva
appena visto in foto sfigurato dalla possessione di Mashhit. Non era difficile immaginare il suo viso
privo d'espressione, i suoi occhi rossi, mentre si avviava verso... verso dove? Dove portava le sue
prede Mashhit?
Usc dalla stanza, scese le scale e vag ancora al pianterreno. La porta dello studio di Stefania
era aperta. Vi si affacci e vide la donna seduta alla scrivania. Si fece avanti furtiva, le si mise davanti e
le strinse la mano, il frammento di sepolcro stretto nel palmo. Bast quel gesto ad attivare il contatto
con lei.
Stefania trasal, presa alla sprovvista.
Oh, sei tu! Non ti avevo sentita arrivare!
Mi scusi, sono entrata con un ragazzo della casa famiglia disse Pam con un sorriso.
E come mai sei tornata? chiese Stefania un po' sbrigativa, con l'aria di chi ha molte faccende
da sbrigare.
Ieri ho buttato gi l'intervista che  stata cos gentile da rilasciarmi, ma mi sono accorta che
mancavano ancora alcuni dati... Va bene, sar sincera; la prof ha detto che dovevo scrivere almeno una
decina di pagine, e io sono arrivata a sei... Cerc di assumere un'aria smarrita e sfoder uno sguardo
da cerbiatta, che sperava facesse colpo sulla donna. Ebbe successo, perch Stefania si concesse un
mezzo sorriso.
Ti aiuter volentieri disse. Magari, per, la prossima volta prendiamo un appuntamento!
Ha ragione, ha davvero ragione, mi scusi. Se vuole dirmi quando posso ripassare... le rispose
Pam. Fece per arretrare verso la porta, ma Stefania la ferm con un sospiro bonario.
Se non  una cosa troppo lunga, possiamo continuare anche ora. E le indic la sedia dall'altra
parte della scrivania, invitandola ad accomodarsi.
Grazie! disse Pam. Le prometto che non le ruber molto tempo. Si sedette e, prima di
cominciare, prese un lungo respiro. Stavo pensando di aggiungere una sezione sui bambini scomparsi.
So che la loro privacy va salvaguardata, ma le garantisco che resteranno anonimi. Mi piacerebbe anche
trattare qualche caso specifico, raccontare delle storie vere. Le vengono in mente altri casi recenti qui a
Roma, per esempio?
Stefania si rabbui.
Perch ti interessa cos tanto Luca? Pam rimase interdetta. Non era l che voleva andare a
parare, in realt.
Be', non stavo necessariamente parlando di lui, in verit, ma di un caso simile, di altri bambini
che sembrano scomparsi...
Comunque continu Stefania, sulla difensiva non ci sono novit sul suo caso. Di Luca non
c' traccia, e neppure di sua madre. Sono andati insieme in Germania, ormai ne sono sicura.
E come mai pensa che sia andata cos?
Mi sembra la soluzione pi ovvia. Quando spariscono due persone imparentate, in situazioni
del genere, non pu essere una coincidenza. Sono sicura che da un momento all'altro Krista mi scriver
per dirmi che Luca sta bene. Si fidava molto di me, e io sar all'altezza della sua fiducia. Non la
vender alla polizia.
Pam rimase in silenzio. Ma, allargando il campo, come le dicevo, non le vengono in mente
altre storie simili?
Stefania fece mente locale. No... mi dispiace.
Quel colloquio si stava dimostrando meno proficuo del previsto. Pam era sul punto di andarsene
a interrogare uno dei ragazzi, quando Stefania stacc un foglio da un blocco per gli appunti e inizi a
scrivere. Era un indirizzo email.
Tieni disse. Questo  il nostro contatto al tribunale dei minori. Puoi provare a sentirlo. Fa'
pure il mio nome.
Pam prese il pezzo di carta. Grazie mille per la sua collaborazione e la sua gentilezza.
Figurati sorrise Stefania. Mi fa piacere che tu ti stia interessando a questi argomenti. Hai
mai pensato di farne un lavoro, come il mio?
A Pam venne quasi da sorridere. In un'altra vita, magari, se mai fosse tornata in possesso della
sua esistenza, non l'avrebbe escluso. Ma ora le era impossibile fare il bench minimo progetto sul
futuro. Bofonchi qualcosa sul fatto che ci avrebbe pensato, e se ne and.
Il treno per Roma non era ancora arrivato, e Pam si sedette ad aspettarlo su una panchina.
Piegato accanto a lei, vide un quotidiano locale. Poteva essere una buona occasione per ingannare
l'attesa. Lo prese e inizi a sfogliarlo. C'era un articolo sulla riapertura degli scavi di Tusculum,
l'antica citt di origine romana che si trovava sul Tuscolo, e che nel 1191 era stata rasa al suolo da
Roma, come rappresaglia per l'appoggio che Tusculum aveva dato a Federico Barbarossa. Sembrava
che il teatro fosse assai ben conservato. C'erano poi le notizie meteo, e una doppia pagina sulle attivit
culturali della settimana. E infine, come sempre, pagine e pagine di cronaca. Dal lago di Albano, un
bacino vulcanico che si trovava su quei rilievi, era emerso un corpo. Pam sbarr gli occhi, sgomenta.
Non era un evento rarissimo: il lago era profondo, ed era gi capitato in passato che dal fondo
riemergessero cadaveri. Ma questo caso era diverso. Perch la notizia era corredata da una foto. E
mostrava un volto che Pam aveva gi visto, giovane, sorridente e pieno di vita. Il volto di Krista.
Sam si stiracchi sulla sedia e si accorse che il sole si preparava al tramonto. Raggi tra l'arancio
e il rosa penetravano attraverso le finestre del capannone, riempiendo la stanza di una luce magica. Pam
diceva sempre che le piacevano i tramonti di Roma. Lui non ci aveva mai fatto granch caso; dal suo
quartiere, era uno spettacolo che poteva al limite venire spiato nelle risicate porzioni di cielo tra un
palazzone e l'altro. Niente di particolarmente emozionante. Per, ora che guardava la stanza, capiva
perch Pam amasse cos tanto quel momento della giornata.
Si era gettato a capofitto nelle ricerche, ma non riusciva a togliersi dalla testa Pam. Le immagini
di quanto era successo la sera prima continuavano a ossessionarlo, malgrado i suoi sforzi. Aveva gi
troppi casini a cui pensare, per aggiungerne di nuovi. Pam era un'alleata, nient'altro, e tale doveva
rimanere. Non poteva permettersi di complicare le cose. Primo, perch con le ragazze era uno sfigato,
secondo, perch le questioni sentimentali avrebbero compromesso la missione e, terzo, perch le belle
addormentate dark, come lei gli era parsa quando l'aveva trovata distesa sull'asfalto dopo l'incidente,
non erano certo interessate ai borgatari dotati di inquietanti poteri soprannaturali.
Trovato qualcosa? chiese Eugenio.
Non molto, in verit rispose Sam, riscuotendosi da quei pensieri.  che questa storia
riguarda ragazzini senza il controllo degli adulti, per cui  pi difficile reperire notizie. Se scompare un
piccolo rifugiato, uno che ha passato la vita a nascondersi, chi se ne accorge?
Eugenio bofonchi in segno d'assenso. Lui, se possibile, era ancora pi immerso di Sam nelle
sue faccende.
Vabbe', Doc, io me ne vado a casa disse Sam guardando fuori. Si alz, prese la giacca e fece
per avviarsi. D'istinto, infil le mani in tasca. Rimase pietrificato. Si mise a frugare nei jeans, pi a
fondo nelle tasche, ma niente. Aveva perso il cellulare.
"Tra Mara e Pam mi metteranno in croce" sospir, alzando gli occhi al cielo. E adesso? E
adesso o prendeva un telefono nuovo, e si sorbiva la ramanzina, oppure andava a cercare quello che
aveva perso. Ripercorse mentalmente il tragitto compiuto. L'unico posto che aveva visitato era la casa
del fratellastro di Deborah. O gli era caduto per strada, o l. Meglio farci un salto, anche per vedere
come buttava. Si era un po' affezionato alla piccola Sora Lella di Tor Bella Monaca.
Doc, di' a Pam che rientro un po' tardi disse allontanandosi. Eugenio si limit ad annuire. Fu
quando sent sbattere la porta che si distrasse e riflett un istante.
Non le puoi scrivere sul celluare? chiese, ma Sam era gi uscito.
Sam si godette il tramonto dal finestrino dell'autobus. Non poteva guardare quel cielo azzurro,
quelle nuvole rosa e arancio, senza pensare di nuovo a Pam.
"Idiota,  una dark, si veste di nero, che c'entra il rosa? Il rosa  la sua antitesi" si disse, ma non
c'era niente da fare.
Riconosceva i maledetti sintomi. La fissazione, il tentativo inutile di pensare ad altro, e quella
dannata dolcezza che gli stritolava lo stomaco. Pam gli piaceva. Ecco, se l'era detto.
" che l'hai vista mezza nuda.  ovvio. Cerca di non dimenticare che razza di incudine sui
nervi  quella matta." Ma anche quando la ricordava arrabbiata, persino urlante, gli faceva tenerezza. Si
port le mani ai capelli e strinse le dita sui riccioli per ricondursi alla ragione.
"Cos ti infili solo nei casini, Sam. Pensa a tua madre, pensa alla missione..."
Rischi di perdere la sua fermata. Scese al volo, evitando per un pelo di rimanere schiacciato
dalle porte dell'autobus, e raggiunse il palazzone in cui si trovava l'appartamento del fratellastro di
Deborah.
Sal le scale e suon il campanello, ma gli rispose solo il silenzio. Riprov. Ancora niente.
Mentre aspettava, perdendosi nella contemplazione di una macchia di muffa vicino alla porta, not che
era socchiusa. Sent il gelo salirgli lungo la schiena. Doveva entrare? O il fratellastro di Deborah si
stava semplicemente facendo gli affari propri ed era meglio girare i tacchi? L'ipotesi di sorprendere
l'energumeno tatuato intento a concludere un affare con una cosca di malavitosi per un istante offusc
il coraggio e il senso del dovere. Che alla fine, come sempre, prevalsero. Sam spinse la porta ed entr.
Deb? sussurr.
La parola gli mor in gola. A terra, poco distante dal cucinino, c'era il corpo del ragazzo, un
grumo di sangue secco sulla nuca. L'immagine si sovrappose a quella di sua madre, morta per mano
sua, appena cinque mesi prima. Gli gir la testa, sent la nausea montare, ma riusc a recuperare il
controllo. Si precipit sul tizio e lo mise supino. Poi gli avvicin il polso al naso per sentire se
respirava. Realizz che di recente erano un po' troppe le volte che gli stava capitando di dover
constatare la morte di qualcuno. Il ragazzo, per, era vivo. Sam corse al lavandino, riemp una bottiglia
d'acqua e gliela vers in faccia. Prov due volte, poi prese a dargli degli schiaffetti. Per tutta risposta,
quello sbarr gli occhi e gli afferr la gola con una mano, stringendola in una presa d'acciaio. Aveva i
riflessi belli pronti, per essere uno che aveva appena rischiato la pelle.
Sam alz le mani.
 tutto okay! mugol con la voce strozzata.
Il tizio parve perdere di colpo le forze. Moll la presa, scivol a terra, e Sam lo riacchiapp
prima che sbattesse la testa.
Sta' su, dai gli disse. Il ragazzo roteava gli occhi, lo sguardo spiritato. Non stava bene, non
stava per niente bene.
La musica... la maledetta musica... disse, parlando come un automa.
Ti chiamo un'ambulanza. Sam digit il numero sul cordless di casa, comunic le coordinate
necessarie, quindi riattacc e compose subito un altro numero. La voce che gli rispose, all'altro capo
del telefono, lo fece fremere un istante.
Si  ripreso Deborah le annunci. Ha dato una botta in testa al fratello e se l' ripresa. Sono
sicuro che  stato lui, il fratellastro ha parlato di una strana musica.
C' di peggio disse Pam funerea. Ha iniziato a uccidere.
CAPITOLO 11
MORTE
L'appuntamento era a casa di Mara. "Presto, veloce, prima che Mashhit uccida di nuovo" aveva
detto Pam concitata, e aveva riattaccato. Il sole era ormai calato, e i mezzi sarebbero presto entrati in
modalit notturna. C'era un solo modo per raggiungere San Lorenzo in meno di mezz'ora.
Sam non "prendeva in prestito" un motorino dalla notte di Halloween dell'anno prima, quando
aveva investito Pam. La vittima del prestito era stata come sempre Giorgio. Due buoni amici
condividono tutto: o almeno, questa era la scusa che Sam gli propinava ogni volta che voleva farsi un
giro. In questo caso, era meglio evitare accuratamente casa sua. Gli aveva gi distrutto uno scooter,
nell'incidente, e non era certo il caso di infierire. E poi non poteva rischiare di farsi vedere da qualcuno
che conosceva. Non dopo mesi di assenza da scuola, non dopo la sua inspiegabile scomparsa, un
mistero su cui qualcuno, forse, si era interrogato. O magari solo Giorgio, pens Sam con nostalgia,
rivivendo per un istante le appassionanti partite ad Halo, i film horror e le discussioni sui libri che
aveva condiviso con il suo unico amico.
Questo, per, implicava prendere in prestito il motorino di uno sconosciuto. E la cosa rendeva il
concetto stesso di prestito piuttosto relativo.
"Glielo lascio sotto casa e avverto la polizia. Gli metto anche la miscela" si disse.
"Bravo idiota, cos ti arrestano" gli disse un'altra voce.
"Mica dico chi sono."
"Non ci vuole certo un genio per rintracciarti, se chiami da casa."
Sam rimase immobile, indeciso davanti al motorino, uno scooter argentato appoggiato a un palo
della luce, senza catena.
"Se non lo leghi, per, un po' te la vai a cercare" pens cinicamente, tentando di giustificarsi.
Ma le mani gli sudavano e il cuore gli batteva a mille. Solo il pensiero di com'era ridotta Deborah sotto
la possessione di Mashhit gli diede la forza. Mise a frutto l'esperienza maturata in anni di vita di
borgata, armeggi sapientemente con i fili, e il motorino si accese tossicchiando. Sam salt in sella e
part. La sgommata fu seguita da una voce maschile che gridava una serie di improperi piuttosto
coloriti. Sam incass la testa fra le spalle e diede gas. Ecco perch non c'era la catena. Il tizio aveva
solo appoggiato il mezzo due minuti, il tempo di sbrigare una faccenda e tornare.
"Te lo rid, te lo giuro che te lo rid col pieno" si ripet Sam mentre sfrecciava verso
l'appartamento di Mara a San Lorenzo.
Erano cinque mesi che non inforcava un motorino. E, non appena il senso di colpa per il furto se
ne fu andato, si accorse che gli era mancato, eccome se gli era mancato. I lampioni erano gi accesi,
mentre il cielo virava dal viola al blu scuro. Le vie erano nastri di velluto nero. Sent l'aria sulla faccia,
la sensazione di essere imprendibile mentre zigzagava tra le macchine in coda, infilandosi in ogni
pertugio, sempre a filo dello specchietto retrovisore di qualcuno. Si sentiva libero, come quando aveva
volato, la sera prima, e come spesso gli era capitato, nella sua vita precedente. Poteva per un attimo
illudersi di essere un ragazzo qualsiasi, con i problemi dei suoi coetanei: i voti a scuola, la mamma
rompiscatole, le ragazze che non se lo filavano di striscio. Poteva inserire persino Pam in quel quadro,
se dimenticava tutto quello che li aveva uniti e li aveva portati a conoscersi. Mentre si piegava in curva,
anche lei gli appariva una ragazza qualsiasi, con cui aveva pochissime chance. Percorse la Casilina,
bruciando i suoi innumerevoli semafori, passando dall'estrema periferia a quello che, un tempo, gli era
sembrato gi il centro: Centocelle, Tor Pignattara. Trov belle le luci, persino quelle del traffico. Era la
vita normale, quella, e non ne aveva mai apprezzato tanto il sapore come ora. Rischi persino di
sbagliare strada e di perdere la traversa che conduceva al piccolo appartamento. Con una curva da
orecchie rasoterra, riusc a infilarla all'ultimo secondo e a fermarsi sotto casa. Stava per scendere,
quando si ricord. Doveva restituire il motorino, ed era meglio lasciarlo lontano da l. Lo parcheggi
sulla via principale, a un centinaio di metri dall'appartamento di Mara. Una volta a casa avrebbe
provveduto a telefonare alla polizia.
"E pure a spiegare a Pam che ho perso il cellulare..."
Sent un brivido scendergli lungo la schiena. Nella fretta s'era dimenticato di cercarlo a casa del
fratellastro di Deborah. In ogni caso, per quel po' che era riuscito a vedere nell'appartamento prima di
correre ad aiutare il ragazzo, il suo cellulare non era l. Probabilmente l'aveva perso da qualche altra
parte, in strada, magari.
Sal le scale, inquieto. L'euforia per la corsa in motorino stava svaporando, per lasciare il passo
all'angoscia. Non erano riusciti a salvare Deborah, e adesso c'era anche un morto. E se l'obiettivo di
Mashhit fosse stato attirare i bambini per poi ucciderli? Non avevano idea di cosa facesse loro. L'unica
certezza era che nessuno aveva pi fatto ritorno.
Sam entr di corsa nell'appartamento. Era buio e silenzioso. Pam? Ci sei? chiese, sentendo
d'istinto che qualcosa non andava. Tese l'orecchio. Nell'aria risuonava una musica lenta e ipnotica, che
si avvolgeva su se stessa in sinuose spirali. Non sembrava provenire da nessun luogo specifico, eppure
riempiva lo spazio, come se ogni oggetto presente nella stanza partecipasse della sua essenza. Sam
rabbrivid. Era la stessa musica che aveva sentito durante lo scontro con Deborah.
Mise la mano sul cilindro di metallo, pronto a trasformarlo nella falce di Gea.
Avanz guardingo. Tutto aveva un'aria spettrale. La penombra in cui era immerso
l'appartamento, i profili dei mobili che si stagliavano nel buio e il silenzio ovattato che Sam intuiva
dietro la musica, come se l'avvolgesse e la completasse. A terra, ai piedi del divano, scorse una figura.
Sembrava un fantoccio gettato sul pavimento, il capo abbandonato sul petto. Era Pam. A Sam manc il
respiro. Si inginocchi accanto a lei. Era priva di conoscenza e aveva mani e piedi legati.
Fu allora che dal buio emersero dei puntini luminosi, quattro luci rosse che si muovevano verso
di lui. Poi, un baluginio metallico. Due bambini, all'apparenza non pi grandi di cinque anni, gli
puntarono addosso gli occhi fiammeggianti. I loro volti erano inespressivi, e tra le mani stringevano
due shuriken, i coltelli da lancio che Sam aveva imparato a conoscere tra le pagine di Naruto. Erano
lame a otto punte simili a stelle, grandi almeno quanto il suo palmo. Sembravano capaci di mozzare un
arto solo sfiorandolo.
Sam sentiva il corpo pesante, e non fu in grado di reagire, mentre i due bambini si
avvicinavano. Era come inchiodato dalla musica che si diffondeva nella stanza, sempre pi morbida e
calda, e che ormai gli riempiva la testa, impedendogli perfino di pensare. Uno dei bambini gli si fece da
presso. Aveva una disordinata zazzera castana, il viso sporco e due gambette storte che gli spuntavano
da sotto i pantaloncini. Alz lentamente le mani armate. Sam sapeva cosa sarebbe accaduto, ma non
poteva fare nulla. Era bloccato al suolo, ridotto a mero spettatore. La musica era come pece sul corpo, e
rendeva i suoi movimenti lenti e pesanti.
L'altro ragazzino si par davanti a Pam. Aveva i capelli crespi e i tratti somatici di un africano.
Anche lui sembrava mosso da una volont aliena, e alz le mani armate. Fu allora che Sam avvert una
ribellione, una rabbia antica sgorgare dal petto per irradiarsi a tutto il corpo. Fu come se nelle vene gli
scorresse fuoco liquido e sciogliesse le sue membra dall'incantesimo. La musica fu spazzata via dal
rombo del suo sangue che pompava, e tutte le percezioni tornarono in un colpo: le ginocchia dolenti
premute sulle mattonelle, l'odore del pranzo che ancora aleggiava nella stanza, le dita strette al cilindro
della falce. Sent le ali esplodergli sulla schiena, i canini allungarsi e la furia dilagare.
Scatt in piedi e colp gli shuriken col cilindro, senza trasformarlo in falce. Entrambi i piccoli
aggressori si ritrovarono disarmati. Poi, con uno sforzo supremo, si costrinse alla lucidit.
Gli occhi dei due ragazzini si accesero di nuova furia. Spalancarono la bocca e soffiarono,
mostrando i denti taglienti. Saltarono al collo di Sam con l'agilit di due lepri. Caddero tutti e tre a
terra, e Sam sent i canini affondare nella carne. Url per il dolore, si rotol pi volte sul pavimento, e
alla fine riusc a staccarsene uno di dosso.
"Sono bambini, fa' attenzione" gli disse una voce interiore. Sam maledisse quella situazione:
ma perch non avevano a che fare con gli animali zombie, come l'ultima volta? Sarebbe stato tutto pi
facile.
Il bambino rotolato via gli si attacc a una gamba, lo morse ancora e inizi ad arrampicarglisi su
per i pantaloni. Sam scalci, ma la dannata voce interiore non voleva saperne di tacere: "Sono solo
bambini, bambini!". Non poteva dimenticarlo. Ogni volta che guardava quello che gli stava attaccato al
petto come un gattino inferocito, si rendeva conto di quanto piccolo fosse. Dovevano andarsene, non
avevano scelta, e per farlo aveva bisogno dei poteri di Pam. Ma lei continuava a dormire ai piedi del
divano.
Con un calcio ben assestato, Sam stacc da s il bambino attaccato alla gamba e abbatt il
cilindro sulla fronte di quello che gli stava appeso al collo. Riusc cos a prenderlo per la collottola e a
toglierselo di dosso. Scatt in piedi, ansimante. I due bambini si erano gi ripresi e avevano recuperato
le loro armi.
Entrambi lanciarono uno shuriken, e stavolta Sam fu costretto a evocare la falce per difendersi.
Ma il colpo che diede per spazzare via le due armi lo fece trovare scoperto sul fianco. Il bambino dai
tratti africani ne approfitt per affondargli uno shuriken nella carne. Sam url e retrocesse ancora,
spazzando l'aria con la falce. In questo modo riusciva a tenere a distanza i bambini, ma quelli
continuavano a emettere soffi felini, pronti a balzargli al collo non appena avessero individuato un
varco nella sua difesa. Sam sapeva di non poter andare avanti a lungo. Guard Pam, disperato.
Continuava a non dare segni di ripresa. Era la musica a ridurla in quello stato? E perch aveva effetto
solo su di lei?
"Perch lei non  un Angelo della Morte come te, idiota!" si disse.
L'idea gli venne all'improvviso. Per metterla in pratica, per, ci voleva un diversivo. Non era
una soluzione che lo entusiasmasse, ma si doveva fare di necessit virt. Chiuse gli occhi e si
concentr. Non sapeva esattamente come ottenere ci che voleva, ma in fondo non era cos per tutti i
suoi poteri? Ogni volta le cose gli riuscivano quasi per caso, spinte da un istinto profondo che neppure
lui era in grado di comprendere a fondo.
D'improvviso, i vetri del salotto esplosero, e uno stormo di corvi irruppe nella stanza, volando
intorno ai due bambini. I piccoli tentavano di avanzare, ma i corvi glielo impedivano. Sbattevano loro
le ali sulla faccia, li beccavano in testa. Una vera e propria flotta aerea stava attaccando dall'alto, al
servizio di Sam. Ma i bambini si mostrarono ancora pi agguerriti e si difesero con rabbia, mulinando
le lame letali e abbattendo gli uccelli. Sam cap che non sarebbe durata a lungo. Trasform di nuovo la
falce nel cilindro di metallo, quindi si strapp un guanto con la bocca e si gett su Pam. Approfittando
dell'incursione dei corvi, pose le mani sulle sue guance e cerc di infonderle l'energia che sapeva
guarirla. Sent una piccola scossa. Esult intimamente, mentre gli occhi di lei si schiudevano. Fu allora
che un dolore lancinante gli attravers la schiena, proprio accanto alla ferita che il bambino gli aveva
inferto. Ag di riflesso, senza pensarci. Si volt di scatto, la mano aperta. Le dita toccarono la pelle
morbida e liscia del piccolo. Fu come se il tempo si fosse fermato. Sam si accorse di quel che era
successo in una frazione di secondo. Incroci lo sguardo del bambino. Era il ragazzino dai tratti
africani. I suoi occhi non erano pi rossi, ma neri come pozzi, in quel viso piccolo e paffuto.
Come in un incubo, Sam lo vide crollare a terra e avvert il corpo irrigidirsi sotto la sua presa.
Sent tutto l'orrore di quel che era accaduto e url la propria disperazione, mentre le ali svanivano. La
luce rossa si spense anche negli occhi dei corvi, che se ne tornarono da dove erano venuti, volando gli
uni addosso agli altri, spaventati. Tutto precipit nel silenzio delle cose definitive.
L'altro bambino non aspett un istante. Colse la debolezza di Sam e gli salt al collo.
Pam si riebbe su quell'immagine. Un bambino steso a terra, con gli occhi chiusi, e un altro,
posseduto, che colpiva Sam senza piet. Ricord in un istante: i due che l'aspettavano a casa,
attaccandola non appena lei aveva messo piede oltre l'uscio, e la sua incapacit di reagire, per via della
loro giovane et e per la sorpresa. Sent le mani strette dietro la schiena, i piedi legati. Ag in un istante.
Afferr l'ankh tra i denti, lo strapp dalla catenina e lo fece cadere a terra. Poi si volt e lo prese con le
mani. Le bast concentrarsi, e l'ankh divenne una spada. Tagli la corda che le legava i polsi, fece la
stessa cosa con quella attorno alle caviglie e scatt in piedi. Si sentiva intontita e confusa, e percepiva
di nuovo quella musica conturbante, ma cerc di non prestarvi attenzione, di reagire. Quindi, si gett su
Sam e il bambino stesi a terra. C'era sangue ovunque, ne percepiva l'odore dolciastro e penetrante.
Gir la spada e con l'elsa vibr un colpo ben calibrato sulla testa del bambino. Quello and gi secco,
abbandonandosi sul petto di Sam.
Pam scivol a terra, le gambe molli. Improvvisamente, tutto fu silenzio nella casa.
Si trascin verso Sam, gli tolse di dosso il bambino, adagiandolo di lato, supino, sul pavimento.
Era come quando Cappuccino e Fiona avevano quasi divorato Sam; il suo corpo era un intrico di ferite,
squarci, graffi. C'era odore di sangue e morte, e il suo volto, su quello scempio, appariva pi pallido
che mai. Non respirava.
Pam si costrinse alla calma. Si sarebbe ripreso. Lui era immortale, si era sempre ripreso. Non
era stato colpito da un Angelo della Morte, l'unico in grado di ucciderlo. Erano solo due bambini, e non
potevano, non potevano averlo ammazzato.
I secondi sembravano interminabili. Pam teneva gli occhi fissi al petto di Sam.
"Respira... respira, ti prego, dannazione..."
Lo sent muoversi impercettibilmente. Temette fosse solo la sua fantasia, ma in effetti il volto
stava riprendendo colore, e le ferite, pi lentamente del solito, si stavano richiudendo. Sam ritorn tra i
vivi col volto deformato da una smorfia di dolore. Pam lo accarezz, scostandogli le ciocche sudate
dalla fronte.
Non riusc a trattenersi, e lo strinse a s. La sua pelle sapeva ancora di sangue. Ma era tornato,
era vivo. Lo sent singhiozzare.
Le ferite guariranno, stringi i denti gli disse. Ma lui scosse la testa, portandosi una mano alla
fronte. Pam si accorse che non indossava il guanto.
Non capisci... gemette. Non capisci... Sam piangeva a dirotto. L'ho toccato... ho toccato
il bambino...
Pam finalmente realizz. Si gir, con gli occhi sbarrati. Il piccolo era steso a terra, immobile, e
non dava segni di vita.
L'ho ucciso... mormor Sam. E la sua voce risuon nella stanza come un rintocco di morte.
CAPITOLO 12
LE MANI DI SAM
Pam rimase un istante ferma a fissare Sam accasciato sul pavimento, la mano senza guanto sugli
occhi, il corpo scosso dai singhiozzi. Trov la forza di voltarsi e di guardare il bambino. Sembrava solo
addormentato, ma lei sapeva che non era cos. Cerc di calmarsi, di ignorare l'angoscia che le rendeva
difficile persino allungare una mano e fare quello che andava fatto. Infine appoggi due dita sull'esile
collo del piccolo. Era ancora vivo.
Sam! esclam.
Lui non rispose. Era come se fosse sprofondato in un baratro, nel quale sperava che nessuno
potesse raggiungerlo. Quel che aveva fatto non lasciava alcuna possibilit di ritorno. Era un omicidio.
Quando aveva toccato sua madre non era ancora consapevole dei propri poteri, ma ora era diverso. Ora
era un assassino.
Sam! lo chiam Pam con pi forza. Lui si volt appena, e la vide sorridere. Stava per
chiederle cosa ci fosse di divertente in un momento cos tragico, ma si accorse di cosa la rendeva
raggiante. Il bambino aveva riaperto gli occhi e muoveva la testa, mugugnando qualcosa. Sam sent
un'esplosione nel petto. Si sollev di scatto e cadde sulle ginocchia, spezzato dal dolore, ma cerc di
raggiungere il bambino a quattro zampe. Quello, in tutta risposta, si tir indietro sui gomiti e inizi a
piangere.
Sam afferr il guanto da terra e se lo rinfil, temendo di toccare il piccolo.
Shhh, shhh... prov a tranquillizzarlo, senza altro risultato che aumentare l'intensit dei suoi
singhiozzi. Che si placarono, a poco a poco, quando i suoi occhi si posarono sulla ragazza
inginocchiata al fianco dello sconosciuto. Pam.
Tu... puoi vedermi? mormor lei, esterrefatta.
Il bambino non disse nulla, ma dal suo sguardo risultava chiaro che la risposta era affermativa. I
suoi occhi, luccicanti di lacrime, sembravano ancora pi grandi. Gli tremava il mento, era spaventato a
morte. Pam gli poggi una mano sulla spalla.
Va tutto bene, piccolo. Adesso aspettiamo che il mio amico si riprenda e ce ne andiamo,
okay?
Il bambino annu, ma continuava ad avere un'espressione terrorizzata. E fece qualcosa che
lasci Pam senza parole. Gatton verso di lei e le si accoccol in grembo. Pam non aveva molta
dimestichezza con i bambini. Aveva qualche cuginetto pi piccolo, ma non cos tanto da potersi
esercitare a fare la mamma, ed era figlia unica. I bambini, per lei, erano una specie aliena con la quale
non sapeva esattamente come rapportarsi. Sent le mani del bimbo che le stringevano i fianchi, e allora
prese ad accarezzargli la testa. I suoi capelli erano crespissimi e al tempo stesso morbidi. Era bello
passarci sopra le mani, facevano l'effetto di certi peluche della sua infanzia. Poteva sentire il cuoricino
battere forte contro la sua pancia, e poi calmarsi, piano piano. Godette di quel contatto, della meraviglia
di poter finalmente comunicare con qualcuno che non fosse Sam, Mara e il Doc. Poterlo toccare e
dargli conforto le parve il pi grande dei doni che potesse ricevere. Le venne naturale mettersi a
canticchiare Stella stellina, una vecchia ninna nanna che mamma le cantava sempre da piccola, l'unica
che conoscesse. Sent il respiro del bambino farsi sempre pi pesante, fino a quando non si accorse che
dormiva.
Mara si precipit nell'appartamento, e Pam le raccont brevemente cos'era successo. Il
bambino africano dormiva placido nel suo letto, mentre l'altro era raggomitolato sul divano, legato
come un salame.
Sam era ancora seduto a terra, e sembrava riprendersi molto lentamente. Le ferite non si
rimarginavano con la consueta rapidit, e Pam se ne chiese il motivo.
Dobbiamo andare dal Doc e chiarire subito la faccenda disse.
Il volto di Mara si adombr. Eugenio  strano, ultimamente comment, e Pam not che non
l'aveva chiamato con il solito nomignolo.  completamente immerso nelle sue ricerche, collabora
poco con noi, e ogni tanto sparisce.
La questione dell'universit  stata un duro colpo per lui osserv Pam.
 questo il punto. Ormai all'universit ci va pochissimo. E in questo periodo sembra distante.
Mi pare comprensibile; star cercando un nuovo equilibrio, e... in ogni caso, abbiamo bisogno
di lui. Non possiamo lasciare che questo momento di crisi ci divida.
Mara si disse d'accordo, malgrado le sue perplessit, e decisero di salire in macchina tutti
insieme. Pam dovette aiutare Sam a trascinarsi fino alla portiera: i graffi e i tagli superficiali erano
scomparsi, ma la ferita al fianco e quella alla schiena lo facevano ancora impazzire dal dolore.
Il piccolo africano  Safi, aveva detto di chiamarsi, in un momento di lucidit  aveva
piagnucolato quando l'avevano trasferito dal letto al sedile dell'auto, ma poi si era assopito di nuovo.
Sembrava esausto. L'altro bambino non aveva nemmeno ripreso conoscenza durante il trasporto, ma lo
avevano lasciato legato per precauzione.
Secondo me  stata la paura disse Sam dal sedile posteriore, mentre procedevano verso Tor
Vergata. Tu non hai idea dello spavento che mi sono preso. Pam invece ne aveva un'idea
chiarissima, perch anche lei si era sentita raggelare quando Sam le aveva detto di aver ucciso un
bambino. Le ali sono scomparse, ho perso ogni potere. Se mi fossi difeso per davvero, se fossi stato in
me, lui non avrebbe mai potuto ridurmi cos.
Ora lo scopriremo disse Pam, mentre Mara parcheggiava di fronte all'hangar con la sua
proverbiale grazia, ammaccando la carrozzeria contro un palo.
Eugenio and ad aprire con la faccia assonnata di chi ha fatto le ore piccole. Indossava un
pigiama a righe che Pam era certa di aver visto in qualche foto di repertorio dell'Istituto Luce, e
orrende ciabattone di peluche a forma di Homer Simpson. I pochi capelli sulla testa erano sparati in
tutte le direzioni. Non portava gli occhiali, e per la prima volta Pam not che non aveva realmente gli
occhi piccoli; erano le lenti a farglieli sembrare minuscoli. Li strizz un paio di volte, cercando di
tornare sul pianeta Terra.
Lieta di vederti in forma, Eugenio disse Mara, vagamente scocciata.
E questi due chi sono? trasal lui, vedendo i bambini.
Se ci fai entrare, magari te lo spieghiamo rispose Mara.
Eugenio si fece da parte e inforc gli occhiali. Sbianc quando mise a fuoco le ferite di Sam.
Abbiamo avuto una nottata un po' complicata disse lui con un debole sorriso.
Si accamparono alla bell'e meglio nel laboratorio. Sam vinse il letto, per via della sua
condizione. Prov a fare un po' il cavaliere.
Sei una donna, spetta a te disse guardando Pam.
Gi sono abbastanza umiliata all'idea di essermi fatta salvare da te; almeno piantala con questo
sessismo travestito da cavalleria. E poi sto bene, mi hanno solo addormentata con quella strana
musica.
Sam alz gli occhi al cielo. Sei davvero impossibile.
Lei gli mise una mano sul petto, spinse appena, e lo costrinse sul divano.
Riposati, che  meglio. Poi si chin verso di lui e gli sfior la guancia con un bacio. E
impara a capire quando scherzo, dai.
Sam avvamp.
Scusate, non vorrei interrompere intervenne Eugenio ma sarebbe il caso che io analizzassi le
condizioni di Sam.
Cos', hai preso una specializzazione in medicina senza che lo sapessimo?  questo che fai
quando non sei all'universit? lo secc Mara. Eugenio la ignor.
In effetti non  normale che le tue ferite si rimarginino cos lentamente, Sam. Dovr solo
metterti un paio di elettrodi. Baster che ti sdrai sul letto.
Sam accett di buon grado. Affidarsi alle mani di Eugenio e riposare era la sola cosa che
desiderasse in quel momento.
Approntarono due giacigli per i bambini. Safi era cos stanco che non si era pi svegliato dopo
il tragitto in macchina, mentre l'altro era ancora incosciente.
Credo che qui siano pi al sicuro. Mashhit sa dove si trova l'appartamento a San Lorenzo, ma
non il mio laboratorio disse Eugenio.
Mashhit pu essere venuto a conoscenza dell'indirizzo solo tramite Deborah osserv Pam.
Forse anche questi due bambini sono spie;  meglio stare attenti.
Devi stare attenta soprattutto a Sam comment Mara. Poteva andare molto peggio, poteva
uccidere queste povere creature.
Lo dovevi vedere, dopo aver toccato il bambino; era distrutto, completamente distrutto. Gli
sono scomparse le ali, e quando sono intervenuta si stava facendo ammazzare dall'altro bimbo. Mara, 
la dimostrazione che  ancora in s, al cento per cento.
Mara le tocc un braccio, e Pam si accorse di essersi infervorata fin troppo. Non riusciva per a
togliersi dalla mente l'immagine di Sam in lacrime a terra.
Dico solo di stare attenta. Non credere che non voglia bene a Sam:  un bravo ragazzo, per
certi versi  un tipo eccezionale.  proprio perch vi voglio bene che vi invito sempre alla prudenza.
Le fece una lieve carezza sul volto, quindi usc. Pam chiuse la porta e prese posto su una sedia,
davanti alla scrivania del Doc. Avrebbe passato la notte a reperire informazioni sui due bambini che
avevano salvato, per restringere il campo di ricerca. Avevano ipotizzato che Mashhit agisse nell'area
dei Castelli Romani, ma l'appartamento di San Lorenzo era ben lontano da quel posto. E, comunque, i
Castelli contavano quattordici comuni e quasi trecentomila abitanti. Era come cercare un ago in un
pagliaio.
Mentre accendeva il computer, sent un grazie sussurrato. Era Sam, steso sul letto, pieno di
elettrodi. Sotto di lui, un lenzuolo sporco di sangue. Non aveva la maglietta, e la ferita al fianco era
esposta. Pam rabbrivid, ma si costrinse a guardarlo in faccia e a sorridere.
Grazie a te per avermi salvata.
Poi si volt verso il computer e inizi il lavoro.
In effetti sembra che lo stato psicologico possa influire sul flusso energetico
transdimensionale comment Eugenio.
Pam e Sam avevano la faccia a punto interrogativo.
Sta dicendo che i tuoi poteri sono meno forti quando sei agitato, preoccupato o in ansia chiar
Mara, le braccia conserte.
Precisamente conferm Eugenio.
Quindi  per questo che non guarivo disse Sam. Era mattina, e si era risvegliato come nuovo.
Le ferite erano scomparse senza lasciare cicatrici.
I tuoi livelli energetici sono andati crescendo per tutta la notte, e ora si trovano poco al di
sopra di quelli misurati l'ultima volta. Samael si sta rafforzando, ma ha avuto una battuta d'arresto ieri
notte, quando hai temuto di aver ucciso il ragazzino.  un fenomeno estremamente interessante
continu Eugenio.
Be', fantastico disse Pam. La prossima volta che fai il cretino con Mara o il Doc ti faccio
deprimere e... voil! Samael ricacciato indietro, senza sigilli n magie.
Non mi sembrava avessi bisogno di scuse per farmi deprimere... mi tratti sempre come uno
straccio mugugn Sam.
Mi avete frainteso. Quel che intendevo dire  un po' diverso: la mia teoria  che la paura che
Sam ha provato quando ha creduto di aver ucciso il bambino  stata in grado di rafforzare le sue difese
contro la possessione di Samael.  come se fosse tornato maggiormente in s.
Ma io non ho pensato di annullare i miei poteri, non ho cercato di controllarli come ho fatto
altre volte disse lui, confuso.
Infatti credo sia stato un meccanismo inconscio, ma questo non lo rende meno potente, anzi.
Sei tu che ti sei imposto sul demone.
Sam rimase basito, mentre un silenzio pensoso scendeva nella stanza. Pam gli rivolse un sorriso
che gli parve la cosa pi bella del mondo. Si era "imposto sul demone", cos aveva detto il Doc. Era la
prima volta che sentiva di poter controllare la cosa enorme che gli era capitata.
Devi lavorarci, Sam continu Eugenio.
Pu avere ripercussioni importanti anche sul sigillo, se mai dovessi importelo disse Mara,
riportando tutti con i piedi per terra. Ora per dobbiamo trovare il modo di rintracciare Mashhit. Sta
diventando troppo pericoloso.
L'atmosfera torn decisamente seria.
C' un'altra questione importante intervenne Pam. Safi riesce a vedermi, anche se  libero
dalla possessione. Credevo che Deborah mi avesse vista, e aggredita, perch era sotto il controllo di
Mashhit, e questo la rendesse sensibile alla mia presenza. Ma non  cos.
Eugenio scroll le spalle.
Difficile dirlo con i dati che ho a disposizione. Ho trovato alti livelli di energia
transdimensionale in lui. Alti per una persona normale, intendo.
Non sar ancora posseduto... scatt Sam. Eugenio scosse la testa.
No, i livelli sono comunque bassissimi, molto, ma molto pi bassi dei tuoi, per esempio.  pi
come una traccia, una specie di impronta lasciata in lui dalla possessione. Oppure, semplicemente, i
bambini hanno una vicinanza maggiore al mondo dal quale provengono gli spiriti.
Forse lui sa qualcosa disse Sam. Deborah, col senno di poi, non doveva essere del tutto
libera dalla possessione, quando l'abbiamo portata dal fratello, altrimenti non si spiega come abbia
fatto Mashhit a trovare casa nostra. Ma lui...
Prima per c' ancora un problema da risolvere disse Pam, e si gir verso l'altro bambino.
Era sempre legato, e se ne stava steso sul divano a fiori. Si era svegliato, e aveva ancora gli occhi rossi.
Non appena li vide, prese a ringhiare. Il Doc l'aveva gi analizzato, e aveva notato in lui livelli di
energia transdimensionale altissimi.
Sam sud freddo. Sapeva cosa implicavano quelle parole.
Io... non sono sicuro di poterlo fare.
Sam. Safi  vivo, sta bene. Ed  grazie al tuo tocco disse Pam.
Pu essere stato un caso. E se non si ripetesse? Se questa volta lo uccidessi, come ho gi fatto
con gli animali di Mashbir?
Le tue mani non sanno solo dare la morte. Sanno guarire. L'hanno fatto con me, e anche con
Safi. Deborah non  stata liberata dalla possessione... proprio perch l'hai toccata solo con i guanti.
Sam,  una scoperta enorme. Tu puoi liberare i bambini da Mashhit.
Sam scosse la testa con veemenza.
E perch, invece, il mio tocco uccideva gli animali di Mashbir?
Il meccanismo usato da Mashbir per controllare gli animali era diverso: ricordi? Lui li
uccideva, e poi li riduceva in zombie. Quindi il tuo tocco li faceva semplicemente tornare morti.
Il volto di Sam si illumin di comprensione. Ma il terrore di far di nuovo del male a un bambino
era ancora soverchiante.
Credo che sia la nostra unica possibilit insist Pam. E anche la sua aggiunse, guardando il
bambino che si contorceva come un serpente in una tagliola. Aveva preso a sbavare e urlare, mordendo
l'aria con sinistri scatti di mandibola.
La teoria di Pam, in realt, ha solide basi scientifiche intervenne Eugenio. Si tratta di un
bilancio energetico: non  diverso da quello che succede quando curi Pam.
E se morisse?
Morir se rimarr in queste condizioni disse Mara.
Sam li guard tutti a uno a uno. Era in netta minoranza. Ma loro non avevano visto il nulla negli
occhi di Safi, non l'avevano guardato crollare a terra. Loro non potevano sapere cosa significasse avere
un potere come il suo, e un demone dentro che non vedeva l'ora di farne uso.
No.
Cos', ti devo staccare una mano e farlo io? disse Pam. Tanto poi ti si riattacca.
Sam si protesse il polso, quasi temendo che lo volesse fare davvero.
Pam e Sam si guardarono un istante, e negli occhi di lei lui trov finalmente il coraggio.
Va bene, va bene concesse. Avanz verso il bambino. Si chin alla sua altezza e lo guard in
quei tremendi occhi rossi.
Padrone... sibil il piccolo. Signore della Morte...
Sam sent un brivido gelido lungo la schiena, mentre qualcosa di oscuro, in lui, sembrava
rispondere a quel richiamo. Si sfil un guanto e allung le dita. Indugi un istante, a un nulla dalla
guancia del piccolo. Poi chiuse gli occhi, e lo tocc. I ringhi si placarono, i denti smisero di mordere
l'aria. Quando riapr gli occhi, il piccolo aveva la testa abbandonata tra le mani di Pam. Sam attese il
responso con il fiato sospeso.
Vivissimo decret lei con un sorriso che le esplose sul viso come un fuoco d'artificio. Sam
tir un sospiro di sollievo che lo fece quasi svenire, mentre Mara ed Eugenio emisero un grido di gioia.
Il bambino spalanc due enormi occhi azzurri. Batt le palpebre, disorientato, poi mormor
qualcosa in una lingua straniera.
Ehi, tu, bentornato! esclam Mara trattenendo a stento la commozione.
Non solo non l'hai ucciso, Sam disse Pam. L'hai salvato.
E nel gruppo, che negli ultimi tempi aveva dovuto affrontare mille delusioni e rischiava di
sgretolarsi, torn una scintilla di coraggio e di ottimismo. Finalmente una buona notizia. Forse,
nonostante le ricerche non avessero ancora condotto al cuore del male che si annidava nella citt,
potevano ancora farcela.
Safi era seduto sul divano, mentre l'altro bambino, di cui non erano riusciti a capire il nome,
giocava a terra con una matita e alcuni fogli che gli aveva dato il Doc. Comunicare con lui era
impossibile, parlava una lingua slava che nessuno era stato in grado di decifrare. Safi, invece, si
esprimeva in un ottimo italiano, se si escludeva qualche errore di pronuncia.
Li osservava con gli occhi sgranati, ancora spaventato. Pam era accanto a lui e gli teneva una
mano. Tra loro era nato un feeling immediato, e il piccolo sembrava fidarsi di lei. Sam si chin con il
viso alla sua altezza.
Ti ricordi di ieri notte?
Il bambino li guard confuso, poi incroci lo sguardo di Pam, come a chiederle conferma di
qualcosa. Lei sorrise. E allora Safi annu con un ampio movimento della testa.
Cosa, in particolare?
La musica.
Solo quello?
Safi parve rabbuiarsi.
Non lo so...  difficile...
Sam gli si fece pi vicino, cercando di mostrarsi meno inquisitivo.
Senti, facciamo cos: non importa se non ti ricordi.  stata una brutta esperienza. Ma se ti
viene in mente qualcosa, io sono qui.
Fece per andarsene, quando il bambino parl.
La fata disse. Sam si volt verso di lui, in attesa. Nel bosco c' una fata che vuole bene ai
bambini, che li aiuta quando loro sono in pericolo. La fata suona, e i cattivi si addormentano.
Sam e Pam si scambiarono uno sguardo.
Ti ricordi dove vive la fata?
Nel bosco rispose Safi. Nella grotta in mezzo al bosco.
CAPITOLO 13
UN TRILLO NELLA NOTTE
Una fata. In mezzo al bosco sillab Sam, temendo di perdere la comunicazione con il
bambino. E ricordi dove si trova questo bosco?
Safi si mise a giocare con una provetta di plastica vuota che gli aveva dato Eugenio e non
rispose pi. Sembrava che la memoria gli venisse meno, e, pi tempo passava dal momento in cui era
stato risvegliato, pi i particolari di ci che aveva vissuto sbiadivano.
Be' comment Sam, arrendendosi al mutismo del bambino, almeno adesso sappiamo che
Mashhit  una donna.
Il Doc misur i livelli di energia transdimensionale di Safi e li trov in netta diminuzione.
Presto non riuscir neppure pi a vederti disse a Pam. Lei osserv i suoi enormi occhi neri,
pieni di cose che non riusciva a capire. Da dove veniva, che cosa aveva visto, qual era la sua storia? Le
ricerche online non avevano prodotto risultati. La gente come Safi non lasciava traccia. Si muoveva ai
margini, e poteva scomparire nel silenzio e nell'indifferenza.
Hai una casa, Safi? gli chiese.
Avevamo una casa rispose lui. Stavamo al campo.
Con ogni probabilit si riferiva a uno dei campi nomadi della citt. Nonostante il nome, di
nomadi nel senso stretto del termine ce n'erano pochi; era a tutti gli effetti un ghetto in cui finiva chi
non aveva altro posto dove andare.
E poi?
E poi ci hanno cacciati. Hanno buttato gi la casa con la ruspa.
Periodicamente, gli abitanti dei quartieri vicini manifestavano contro i campi e i suoi abitanti, e
a volte si finiva con la polizia che sgomberava le baracche. Doveva essere successa la stessa cosa a
Safi.
Dove state, adesso?
Lui tir su col naso.
Mi sono perso mentre facevamo il picnic sul fiume.
Pam cerc di mantenere la calma, perch un'ira sorda le stava montando dentro.
Sapresti indicarmi la strada per tornare dai tuoi genitori?
Safi le rivolse uno sguardo sperduto. Pam cap che gli stava chiedendo l'impossibile. Se anche
avesse avuto una casa, un bambino cos piccolo non poteva essere in grado di accompagnarcela. E poi
restava il problema dell'altro bimbo, che neppure parlava italiano.
Dobbiamo andare alla polizia fece Sam, dietro di lei.
Sei matto? esclam Pam. Polizia vuol dire che Safi non torner mai pi da suo padre e sua
madre. Arriveranno i servizi sociali, finiranno chiss dove... no, non li possiamo portare alla polizia.
Sta' calma, mi sembrava la cosa pi ovvia protest lui. E aveva ragione. Ma Pam guardava
Safi e immaginava quegli stessi occhi che osservavano le ruspe buttare gi la sua casa, lo vedeva
perdersi nei meandri della citt, fino a cadere nelle mani di Mashhit. All'improvviso, le parve perfino
che il demone fosse meno pericoloso della gente che aveva cacciato Safi.
Scosse la testa. Stava pensando una sciocchezza. Si tir su.
Potremmo portarli da Stefania disse.
Sam la guard dubbioso.
Ti fidi cos tanto di quella donna? L'hai vista solo due volte.
 un'assistente sociale, e mi sembra una persona a posto. Ha tanti contatti, e la casa famiglia
dove lavora  davvero carina.
Pam, da quella casa famiglia Mashhit ha gi preso un bambino.
Allora le dir di portarli a casa sua e di controllarli a vista. Far la guardia con lei gli disse.
Davanti alla faccia perplessa di Sam, sbott. Ma cosa dovrei fare, secondo te, buttarli in mezzo a una
strada? Anche l sono in balia di Mashhit, e di chiunque voglia far loro del male. Al mondo non ci sono
solo demoni millenari a minacciarli!
Mara ebbe un'altra idea.
La dottoressa Filangeri. Potrebbe tenerli lei...
Pam si gir verso Mara.
Credi che lo farebbe?
La chiamo disse, e scomparve dietro la parete mobile.
Era chiaro che i bambini non potevano stare nel laboratorio; Safi sembrava sempre pi inquieto,
l'altro era stato ripreso gi un paio di volte da Eugenio perch si era messo a giocare con le sue
apparecchiature.
Quando Pam chiese a Safi se avesse fame, il bambino non diede segno di averla vista n sentita,
come facevano tutti. Lei avvert una fitta di dolore.
La sua energia sta scendendo a livelli normali le spieg Eugenio. E la sua capacit di
percepirti sta tornando quella degli altri esseri umani.
Mara ricomparve poco dopo.
Pu tenerli per un paio di giorni, ma non di pi, e ci ha chiesto di andare spesso a dar loro
un'occhiata.
Certo che  un tipo straordinario... osserv Pam.
Deve avere un bel debito nei tuoi confronti disse invece Sam, pi pratico.
Lavorava nell'ospedale dove fu ricoverata mia sorella. Ci siamo conosciute l. Anche se...
non  riuscita a salvarla disse Mara, e le sue parole fecero scendere nella stanza un silenzio denso.
Ha detto che possiamo portarli l stasera, dopo l'orario di chiusura della clinica aggiunse.
Ci andr io si offr Eugenio.  meglio che voi restiate qui. Mashhit vi ha gi rintracciati una
volta, potrebbe rifarlo.
Pam nutriva dei dubbi su Eugenio; non l'aveva mai visto muoversi al di fuori del contesto
lavorativo, peraltro molto chiuso, e gli pareva uno con scarsissime abilit sociali. Nei primi tempi, si
era persino meravigliata che avesse potuto trovarsi una fidanzata, per quanto simile a lui come Mara.
Be', Pam, in effetti abbiamo bisogno di una tregua... dobbiamo raccogliere le idee disse
Sam.
Pam capitol. Uscire dal laboratorio del Doc senza che ce ne fosse la necessit era rischioso.
Sam fece un mezzo sorriso.
Adesso capisci come mi sono sentito io in tutti questi mesi, eh!
Sta' zitto, che non possiamo escludere che Lia o qualcun altro ti abbia rintracciato. Magari non
 stata Deborah a tradirci.
Sam strinse le labbra in segno di disappunto, ma non aggiunse altro.
Trascorsero il resto del pomeriggio a fare ricerche. La priorit era trovare la grotta nel bosco di
cui aveva parlato Safi. Ma di grotte, ai Castelli, non ce n'erano. Boschi, invece, a bizzeffe. E
comunque, Pam non riusc a resistere: tra una pagina e l'altra sul Parco Regionale dei Castelli Romani,
continu a setacciare la rete alla ricerca di informazioni su Safi e il suo piccolo compagno di sventura.
Trov un unico trafiletto sullo sgombero del campo in cui Safi doveva aver vissuto. Nessuna
informazione sui suoi abitanti o sulla fine che avevano fatto. Si parlava solo di un'associazione di
volontariato che protestava perch le autorit non avevano previsto alcuna soluzione abitativa, neppure
temporanea, per gli sfollati.
Alle sue spalle, Sam faceva una confusione tremenda cercando di stare alle costole del bambino
senza nome. Mara se n'era andata, dicendo che avrebbe fatto una ricerca alla vecchia maniera sulla
fantomatica grotta; Eugenio si era messo ad analizzare meglio i dati che aveva raccolto nella notte,
dunque Sam era l'unico che potesse dedicarsi a tenere la situazione sotto controllo. Solo che la
missione era pi difficile del previsto. Safi era un tipo piuttosto tranquillo. Gli avevano dato un foglio e
una penna, e lui si era messo a disegnare. Pam gett uno sguardo, e vide una gru enorme che
incombeva su una casa piccola piccola, accanto alla quale c'era una figurina minuscola, un omino che
piangeva. Sent una stretta al cuore.
L'altro bambino, invece, faceva il diavolo a quattro. Correva per tutto il laboratorio, toccava
qualsiasi cosa e stava facendo impazzire Sam.
Ma come si spegne? lo sent gridare a un certo punto.
Eugenio, per parte sua, sembrava del tutto impermeabile alla confusione che regnava nel
laboratorio. Pam invidi la sua capacit di concentrazione. Lei non riusciva a isolarsi dalle parole
incomprensibili del bambino, e dalle urla di Sam.
Poco prima di cena, Mara chiam di nuovo Vittoria Filangeri, per confermare l'incontro e dirle
che sarebbe andato Eugenio.
Stefania era comunque un'ottima alternativa osserv Pam.
Chi, la donna con cui hai parlato due volte in croce? disse Sam.
E allora? Di lavoro fa l'assistente sociale, chi meglio di lei poteva occuparsi di due bambini
come Safi e il suo amico?
Qualcuno la cui casa non  gi stata visitata da Mashhit, magari.
Eugenio percep che avrebbero finito per litigare, perch li interruppe. Credo sia ora di
prepararmi disse guardando l'orologio. Dobbiamo anche trovare il modo di spiegare al diavoletto
biondo, l, che ci deve seguire.
Sam guard il bimbo senza nome. Stava girando come una trottola sulla sedia da ufficio di
Eugenio, ridendo come un matto. Sospir.
E prima ancora lo dobbiamo recuperare...
Dopo averlo rincorso per tutto il laboratorio, riuscirono a metterlo in riga. Safi era
incredibilmente ubbidiente, mentre l'altro era davvero una peste.
Adesso andate in un posto bello, con una signora dolce e gentile disse Sam.
Guarda che non ti capisce disse Pam, mentre lo osservava appoggiata alla parete, le braccia
incrociate.
L'altro s, per rispose lui, e continu rivolto ai bambini: Vi accompagner questo signore
qui e indic Eugenio. L'uomo arross fino alla radice dei capelli e agit una mano in un timido ciao.
Ma io voglio andare da mamma e pap... mormor Safi, sull'orlo del pianto. Sam and nel
panico, ed Eugenio rimase rigido come uno stoccafisso.
Digli che  una cosa temporanea intervenne Pam. Digli che la signora da cui staranno ha gi
iniziato a cercare i loro genitori, e li trover prestissimo. E che nel frattempo non permetterai a nessuno
di far loro del male.
Quando Sam ebbe finito di riferire l'ultima frase, Safi lo abbracci forte, appoggiandogli la
testa sul petto e stringendogli le mani al collo.
Andr alla grande disse Sam facendogli l'occhiolino, e tir su il pollice.
Safi rispose con un sorriso a cui mancavano due denti.
Allora vado, eh? disse Eugenio.
 tutto okay, Doc lo rassicur Pam, simulando una convinzione che non aveva. 
facilissimo, basta solo che li tieni ben stretti per mano. Eugenio gi sudava mentre si avviava verso la
porta.
Hai anche tu la sensazione di avere appena visto Pico De Paperis fare da baby sitter a Qui,
Quo e Qua? disse Sam scoppiando in una risata, non appena lui e Pam furono soli.
Pam rimase seria e gli punt un dito contro.
Glielo devi dire, che hai acquisito i poteri di Mashbir. Meritano di sapere la verit. Anche per
il bene della missione. Per decidere cos' meglio per te, e per tutti.
Sam alz gli occhi al cielo per l'ennesima volta.
Appena le acque si calmeranno glielo dir.
Il tramonto scolor lentamente nella sera. Sam ordin una pizza. Lasci una mancia al pony e
consum il suo pasto seduto a terra, completamente ignorato da Pam.
Vieni qui? la chiam. Mi stai facendo mangiare solo come un cane... aggiunse,
arrossendo. Pam chiuse il giornale che stava leggendo, quindi attravers la stanza a lunghe falcate e lo
raggiunse, sedendosi a terra con le gambe incrociate. Aveva gambe magre e slanciate, Sam lo notava
solo ora, e un modo strano di muoverle quando camminava, elegante e quasi saltellato, che gli piaceva
molto. Come al solito, le teneva infilate in pesanti anfibi.
 che non mi piace mangiare da solo...  triste, no?
Pam annu, appoggiando la guancia a una mano.
La conversazione si aren subito. Si sentiva solo il rumore delle mascelle di Sam che
divoravano la pizza. Era intimidito dalla presenza di Pam, l, davanti a lui, e del fatto che erano soli. La
sentiva cos vicina, e cos tremendamente bella. Lo stomaco gli si era chiuso, ma lui continuava a buttar
gi bocconi enormi, perch non sapeva che dirle, perch gli sembrava il momento giusto per fare una
cosa scema, come abbracciarla, o magari baciarla, e sapeva di non potersi fidare del proprio istinto.
Con le ragazze aveva un talento nello scegliere i tempi sbagliati.
Certo che se dovevamo stare in silenzio a guardarci, potevo continuare a fare quel che stavo
facendo sbott lei. Sam arross.
E che stavi facendo?
Nonostante la sua pelle rimanesse del solito colore cadaverico, Sam seppe che anche Pam,
dentro di s, stava arrossendo. Aveva una faccia colpevole che gli fece tenerezza.
Stavo cercando ancora notizie su Safi...  che mi gira in testa quest'idea assurda, ma...
Quale?
Siamo sicuri che Mashhit stia facendo del male a questi bambini?
Sam sgran gli occhi.
Ha ammazzato la mamma di Luca, li trasforma in bestie! Se non  far male questo...
S, lo so, ma... pensavo alla cosa della fata che vive nel bosco e vuole bene ai bambini. Ci
hanno attaccati solo quando abbiamo iniziato a rappresentare una minaccia. Prima di incontrare
Mashhit, vivevano in condizioni di disagio, erano soli al mondo, o avevano famiglie disastrate.
Sam appoggi la fetta di pizza sul cartone.
Non puoi dire sul serio. Possederli, mandarli qui a scontrarsi con me  fargli del male. Mashhit
annulla la loro volont, li fa diventare burattini!
Non sto dicendo che sia giusto che vadano con... lei. Voglio dire che dal suo punto di vista, lei
li sta salvando, capisci? In un modo distorto, folle, sbagliato, ma sta cercando di far loro del bene.
Sam scosse la testa.
Lei pu pensare quel che vuole, ma io Safi avrei potuto ucciderlo.  un demone, come
Mashbir, come Samael dentro di me, nulla di diverso.
Pam si afferr le caviglie e allung all'indietro la schiena.
La fai sempre facile, tu.
Perch a volte  facile.
Poi, d'improvviso, si ud uno squillo. Sam e Pam sobbalzarono. L'atmosfera si era fatta intima,
di confidenza, e quel suono acuto li fece trasalire.
 il mio cellulare disse Pam. Sar Eugenio che si  perso per strada e non ha il coraggio di
chiedere informazioni ai passanti aggiunse ridendo. Si alz e lo prese dalla scrivania. NUMERO
PRIVATO, recitava la scritta sul display.
S?
Ciao disse una voce.
Ma non era la voce di Eugenio. N quella di Mara.
CAPITOLO 14
APPUNTAMENTO AL BUIO
Pam indur la voce.
Come hai avuto il mio numero? chiese.
Lia, dall'altro capo del telefono, ridacchi.
Noi Funambole abbiamo i nostri mezzi.
Pam rimase spiazzata. Funambole?
Credevi che agissi da sola? rispose Lia.  il nome delle guerriere che fanno parte della mia
organizzazione.
E cosa volete da me?
Parlarti disse Lia, secca.
Sei pazza. Non abbiamo niente da dirci.
Ne sei sicura? Immagino allora che tu sappia gi dove Mashhit porta i bambini.
Pam rimase pietrificata, il telefono stretto convulsamente tra le dita. Sam cercava di chiederle a
gesti chi ci fosse all'altro capo del telefono, ma lei lo zitt con un gesto.
E tu vorresti condividere quest'informazione con me? disse, con tono di sfida. Inventane
un'altra.
Non avevi detto che siamo dalla stessa parte? ribatt Lia.
Casomai, abbiamo entrambe lo stesso obiettivo.  diverso replic Pam. Ricord la notte in
cui aveva visto Lia l'ultima volta. Rivide il corpo di Sam privo di forze, sopraffatto dagli attacchi letali
della ninja, determinata a catturarlo. Se c'era qualcuno da cui doveva tenersi alla larga, era lei.
Ti sto offrendo una tregua che porter benefici a entrambe.
Non mi fido di te.
Lia fece una pausa, poi sospir.
E va bene. Ti ho offerto una possibilit, e l'hai rifiutata. Buona ricerca disse, e Pam cap che
stava per riattaccare.
Aspetta! esclam.
Sent di nuovo il respiro di Lia vicino al telefono, quieto e sicuro.
S? disse la ninja, in tono compiaciuto.
Dimmi le condizioni.
Abbiamo Mashhit.
Pam rimase senza parole.
Non posso crederci. Mi stai mentendo.
In questo preciso istante, la squadra che  andata a catturarlo sta facendo ritorno. Direi che ora
siamo in condizioni di parit, no? Un Angelo noi, un Angelo voi. Conviene allearsi, piuttosto che farsi
la guerra.
Sam continuava a gesticolare cercando di farsi dire di cosa stessero parlando.
Stai bluffando disse Pam.
Libera di crederlo. Ma mi era parso di capire che tu avessi una certa urgenza di catturare gli
Angeli della Morte... prima che il tuo amico diventi uno di loro, e che tu debba dire addio alla tua
vita.
Pam fu punta sul vivo. Dammi una prova concreta che non stai mentendo.
Qui? Per telefono? ridacchi Lia. Ti basti sapere questo: abbiamo scoperto che le sparizioni
degli ultimi mesi hanno riguardato bambini disperati, senza famiglia. Li abbiamo seguiti, e siamo
arrivati al covo di Mashhit. Ma solo se verrai, ti dir di pi. Non posso darti informazioni preziose
senza nulla in cambio.
Quanto meno, era sulla loro stessa traccia, si disse Pam. Potevano davvero averlo gi catturato.
E, se cos fosse stato, loro erano davvero nei guai. Senza Mashhit non potevano restituire tutti gli
Angeli della Morte alla loro dimensione, e risanare in tal modo la frattura spazio-temporale che si era
creata. Le loro vite non sarebbero pi tornate alla normalit. I morti sarebbero rimasti morti, la madre
di Sam uccisa a trentadue anni, e la sua condannata a una vita che non era vita. Non aveva idea di quali
mezzi disponessero le alleate di Lia, le "Funambole", come le aveva chiamate, per vincolare gli Angeli,
n cosa intendessero farne una volta catturati.
Cosa vuoi? chiese infine con un filo di voce.
Incontrarti e discutere faccia a faccia i termini della tregua.
Sam  fuori dal patto, per. Lui non si tocca.
Il volto di Sam si illumin iniziando a intuire qualcosa.
Siamo d'accordo. Per dobbiamo vederci in fretta. Abbiamo dei mezzi per vincolare gli angeli,
ma per breve tempo. La cosa migliore  sempre distruggerli il pi rapidamente possibile.
Sapete farlo? chiese Pam, perplessa.
Lia ridacchi: Non ci sottovalutare.
 una cosa impossibile.
E chi te l'ha detto?
Pam si sent perduta. Forse Lia le stava raccontando un mucchio di frottole, ma sapeva di
Mashhit. Se erano in grado di distruggere gli Angeli della Morte, e l'avessero fatto, non aveva idea di
cosa sarebbe accaduto. Che doveva fare?
La distruzione avverr entro domattina all'alba. Per questo dobbiamo vederci prima. Tra due
ore alla fermata della metro di Subaugusta continu Lia.
Pam tacque. Era di fronte a un bivio definitivo, di quelli che cambiano le cose per sempre. E
non aveva tempo per decidere.
Allora? la incalz la ninja.
E va bene, ci sar e riattacc, senza aggiungere altro.
Era Lia, non  vero? Che ti ha detto? chiese Sam, esasperato dall'attesa.
Lei lo guard sperduta.
Siamo nei guai.
Non  possibile disse Sam dopo che Pam gli ebbe riferito la telefonata.
 quello che mi sono detta anch'io gli rispose lei mordicchiandosi un'unghia.
Il Doc non ci ha mai detto che gli angeli si possono distruggere.
Va bene, ma se fosse vero? Se avessero catturato Mashhit e volessero distruggerla? Sarebbe la
fine.
Sam trem all'idea di non riuscire a riprendersi la sua vita. Era l'unica cosa che l'aveva spinto
ad andare avanti, dopo l'incidente. Non poteva nemmeno pensare all'eventualit che fosse tutto inutile,
che sua madre fosse morta per sempre e il suo destino quello di venire divorato da Samael.
 una bugia disse infine.
Una bugia a quale scopo? Lia non mi ha chiesto di portarti, vuole vedere solo me.
Sam scosse la testa. Magari vuole prenderti in ostaggio, per arrivare a me.
Sapr difendermi, nel caso. Non dimenticare che ho l'ankh, e potrei sparire in un lampo, se
capissi che la situazione si mette male. Devo andare concluse Pam.
 pericoloso protest Sam cercando di fermarla, ma lei era gi diretta alla porta. Camminava
cos veloce che lui riusc a bloccarla solo davanti all'uscio.
Pam, dannazione! Ascoltami.
Lei si gir di scatto.
Non possiamo permetterci di rischiare che abbiano preso Mashhit gli disse. Tu barricati qui.
 il posto pi sicuro che abbiamo concluse, infilandosi la giacca.
Non  questo! disse Sam di getto.  di te che mi preoccupo!
Rimasero immobili, mentre l'eco di quelle parole si spegneva nell'ampio spazio del capannone.
Fammi venire con te aggiunse lui a voce pi bassa. Se volesse tenderti una trappola, potrei
intervenire. Hai bisogno di me.
Pam lo guard con quei suoi occhioni enormi.
 troppo rischioso. Credimi, ora che ho recuperato le forze, potr smaterializzarmi in un
attimo e tornare qui. Non mi succeder niente.
Lui annu impercettibilmente.
Star attenta continu Pam ma voglio tu capisca che non abbiamo scelta. Forse la ninja mi
ha raccontato solo bugie, tuttavia non possiamo permetterci il lusso di scoprirlo quando sar troppo
tardi. Io devo andare.
Sam cerc un'argomentazione convincente, ma aveva esaurito le obiezioni possibili.
Tieni la spada a portata di mano le raccomand.
Pam sorrise, intenerita.
Andr tutto bene.
Gli rivolse un ultimo sguardo rassicurante, quindi si chiuse la porta alle spalle. Sam rimase solo,
immobile davanti alla porta, in quell'hangar che adesso gli sembrava sterminato. E si prepar all'attesa
pi lunga della sua vita.
La fermata di Subaugusta non distava molto dal laboratorio del Doc in linea d'aria. Di mezzo
c'era solo il Grande Raccordo Anulare, ma a piedi si trattava comunque di una passeggiata di qualche
chilometro. Per Pam non era un problema. Non sentiva la fatica, e poteva camminare per giorni senza
fermarsi.
Appena fuori, alz gli occhi verso il cielo, una cupola compatta di un colore blu ramato. Vide
una signora passeggiare con un cane. Sembrava infreddolita, stretta com'era in un piumino che le
arrivava fin sotto il naso. Era sempre cos, in quell'inizio di primavera: di giorno cominciava a fare
quasi caldo, ma la sera le temperature scendevano. O almeno, cos aveva detto Sam. Lei non sentiva
pi n freddo n caldo, e doveva basarsi sulle percezioni altrui. Per alcuni aspetti, le piaceva questa
nuova condizione. Era come guardare il mondo dalla platea di un teatro, quasi fosse uno spettacolo.
Scosse la testa, doveva concentrarsi sull'incontro. S, c'era il rischio che fosse una trappola, ma
di che tipo? Sam era al sicuro, da Eugenio, e in allerta. In ogni caso, doveva tenersi pronta. Tra le dita,
giocherellava con l'ankh.
Si ritrov nel caos di luci della Tuscolana prima del previsto. L'ansia aveva accelerato i suoi
passi, tanto che era arrivata con venti minuti d'anticipo. Non le restava che aspettare. Si appost sotto il
cartello con la M della metro. Davanti a lei, il semaforo cambiava colore, le macchine sfrecciavano
verso il centro, e il ristorante, dall'altro lato della strada, era pieno di gente. Pam si era resa conto solo
in quel momento che era venerd sera. La gente andava in giro, si preparava al weekend. Nella sua vita
precedente, il venerd era sempre stato un appuntamento piuttosto deprimente. Gli altri facevano
progetti, uscivano, vivevano notti che ai suoi occhi si coloravano di riflessi mitici; del resto, era cos
che Martina e le altre se le raccontavano, il luned dopo. Ma lei non veniva mai invitata da nessuno, e
passava la serata a casa, nelle orecchie la musica, tra le mani un libro, o un fumetto. Sua madre bussava
alla porta, le chiedeva perch non uscisse, e lei non poteva far altro che accoccolarsi pi stretta sul
letto, e dire che non le andava, che non c'era niente d'interessante, che le piaceva stare l. E le piaceva
davvero. A volte, per, avrebbe voluto vivere la vita di tutti gli adolescenti, trovare qualcuno che le
assomigliasse, con cui condividere il mondo che le riempiva la testa. Ma non c'era.
Sospir. Tir fuori il cellulare e, dal portafogli, il biglietto da visita immacolato di Lia. Digit
rapidamente il numero, quindi scrisse il messaggio.
SONO ARRIVATA. FATTI VIVA.
Lo invi e si dispose ancora all'attesa. Il tempo scorreva viscoso, lento in modo straziante,
mentre attorno a lei tutto restava uguale. L'alternarsi ritmico di verde, giallo e rosso; le macchine che le
sfrecciavano davanti noncuranti, le persone che entravano nella metro e ne uscivano, sempre pi rade.
Poi, il telefono vibr.
SCENDI.
Pam si guard attorno. Non c'era nessuno. Il messaggio poteva significare una cosa sola.
Doveva raggiungere i binari della metro. Scese, cercando di farsi coraggio.
Sotto non c'era anima viva. I suoi anfibi gemevano sul linoleum scuro, spaccato qua e l dal
tempo. I tornelli erano fermi, e nel gabbiotto si vedeva un tizio che stava evidentemente staccando il
turno. Un vigilante faceva l'ultimo giro di controllo.
Le pareti di travertino sporco erano tappezzate a intervalli irregolari da poster pubblicitari. Un
vento freddo attraversava la stazione, entrando dalle due rampe di accesso, disposte su lati opposti.
Addossate a una parete, c'erano le macchinette automatiche per i biglietti, una con un foglio bianco
attaccato sopra. In uno stampatello nervoso, c'era scritto GUASTO. Di Lia non c'era traccia. L'unico
posto che restava da controllare era la banchina.
Mentre si avviava verso le scale, Pam sent un rumore metallico. Si gir e vide che gli addetti
stavano chiudendo i cancelli della fermata. Si chiese se non le convenisse andarsene immediatamente,
ma non fece in tempo a evocare i poteri dell'ankh. Un calcio violento la mand a sbattere a terra. Urt
con forza la testa contro il pavimento; non sent dolore, ma la botta si ripercosse su tutto il cranio e, per
un attimo, ogni cosa esplose in una luce accecante. Un tocco leggero sul collo, dita che frugavano
vicino alla giugulare. Prima ancora di riaprire gli occhi, Pam cerc di afferrarle, ma la mano sfugg alla
sua presa. Con difficolt, riusc a mettere a fuoco la figura che aveva di fronte. Una ninja,
completamente vestita di nero, col volto coperto.
Avevi detto che dovevamo parlare! url Pam, tirandosi su. Per tutta risposta, la figura
sguain una scintillante katana che teneva in un fodero assicurato alla schiena. Pam ag d'istinto. Le
dita andarono al collo, ma si chiusero sul vuoto. L'ankh non c'era pi.
La ninja davanti a lei protese una mano: ne pendeva una catenina, all'estremit della quale
brillava il suo amuleto.
"Maledetta. Senza ankh non posso teletrasportarmi fuori da qui" pens Pam con sgomento.
Era una trappola! grid. Non hai davvero nessuna dignit.
Si gett contro la ninja, ma quella ritrasse la catenina e le mise la lama della katana davanti al
naso.
Avresti fatto meglio a rimanere a terra le sussurr con voce roca. Fece per colpirla con l'elsa,
ma Pam si gett indietro. Lia era agilissima, come sempre, e ancora pi letale con la spada. La teneva
girata dal lato del dorso, dove non era tagliente, segno che non voleva ucciderla. Pam indietreggi, fino
a quando non si ritrov con le spalle al muro. Lia vibr un colpo. Pam fece appena in tempo a gettarsi a
terra, che qualcosa esplose sopra la sua testa. Mille frammenti di vetro le tintinnarono intorno, mentre il
lungo tubo di un idrante si srotolava sul pavimento. Pam lo afferr senza neppure domandarsi cosa
fosse. Scatt in piedi, brandendolo come una spada.
Lia esplose in una risata di scherno.
Se non scappassi, ti scatterei una foto. "Pam, l'Apriporta, e la sua potente spada!" Avremmo
potuto divertirci insieme. Peccato. Ora devo fare sul serio. Gir la lama dal lato tagliente e si prepar
a colpire.
Allora divertiamoci disse Pam. E in un lampo azion l'idrante, che sput un getto
potentissimo contro Lia, scagliandola a metri di distanza.
La ninja si ritrov stesa di schiena, zuppa d'acqua. Quell'affronto ebbe l'effetto di appiccare un
incendio dentro di lei. Si rialz con agilit, e Pam non ebbe il tempo di muovere un muscolo. Lia vibr
un colpo che le fece cadere l'idrante dalle mani, e port la lama davanti al volto dell'avversaria. Pam si
ritrov la katana cos vicina agli occhi da poter distinguere le sfumature delle impurit dell'acciaio.
Le torn in mente la scena di un film che sua madre amava molto; si vedeva una katana tagliare
a met una sciarpa di seta che le veniva semplicemente fatta cadere sopra. Il panico le strinse la gola, e
mentre si preparava a morire vide gli occhi della ninja. Erano nerissimi. Rimase interdetta. Quelli di
Lia erano azzurri, se lo ricordava bene. Poi, tutto scomparve. Un gancio sotto il mento e Pam si ritrov
a terra.
La ninja rimase immobile davanti al corpo esanime di Pam. Aveva il fiatone, ma si ricompose
rapidamente. Rimise la katana nel fodero, dietro la schiena, e da una piccola bisaccia legata intorno alla
cintola estrasse una lunga corda bianca. Prese le mani di Pam e le congiunse per legarle. Ma lei non
aveva perso i sensi. Le diede una testata, e prima che la ninja potesse di nuovo saltarle al collo, fu lei ad
aggredirla. Le si gett sopra con tutto il proprio peso e caddero a terra, rotolando nella galleria dei treni.
Continuarono a lottare l'una avvinghiata all'altra, e la katana si sfil dal fodero, rimanendo sui binari.
Pam afferr il passamontagna della ninja e glielo sfil. Le apparve un viso sconosciuto: capelli corvini
legati in una coda alta e occhi neri come la pece, in un viso olivastro dai lineamenti sottili. La ninja
approfitt del suo stupore per riguadagnare la posizione di vantaggio, ma Pam le sferr un calcio al
plesso solare con gli anfibi, quindi le mont sopra. Le diede un pugno con tutta la forza che aveva, e
poi un altro, e un altro ancora. La ninja chiuse gli occhi e si abbandon. Era svenuta.
Pam scivol a terra e recuper lucidit. Era una trappola, una maledetta trappola. Sam aveva
ragione, di recente aveva sempre ragione. Capovolse il corpo della ninja e recuper l'ankh, estraendolo
dalla bisaccia. Ma si accorse che la mano destra non rispondeva agli ordini del cervello. Le nocche
erano deformate, e cos le prime falangi. In un punto, vide perfino biancheggiare l'osso. Represse
un'ondata di nausea. Doveva andare da Sam, subito, immediatamente. Strinse l'ankh tra le dita e si
concentr con tutta se stessa.
Si ritrov nel grande capannone.
Sam! grid prima ancora di guardarsi attorno. Sam!
Ma il laboratorio era vuoto. La sua voce rimbombava, in quello spazio immenso. La scrivania
del Doc era a terra, il computer a pezzi. Sul muro, segni di artigli.
Sam! grid di nuovo.
Non c'era. Se l'erano portato via.
CAPITOLO 15
SAM VS LIA
La prima cosa che Sam percep fu un gocciolio. Era un rumore lento ma penetrante, che gli
trapassava la testa da parte a parte. Schiuse gli occhi, si guard attorno. Si trovava in un ambiente buio
e angusto. L'unica sorgente di luce erano due fiaccole infilate in un paio di anelli nel muro. Lui stesso
si ritrovava con la schiena alla parete, addossata a grossi lastroni viscidi di umidit. Sentiva la maglietta
appiccicarsi sulla pelle. Alz lo sguardo, e sopra di s scorse una volta circolare, alta un paio di metri.
Era finito in un tunnel. Davanti a lui, in un canale, cadevano le gocce d'acqua che aveva sentito quando
si era risvegliato. L'odore era fortissimo: l'aria sapeva di chiuso, di muffa, ma soprattutto di fogna.
Quell'acqua puzzava tanto da dargli il voltastomaco.
Abbass gli occhi, e nel debole chiarore delle fiaccole vide degli strani segni sul pavimento.
Con quella luce tremolante era difficile distinguerli in modo nitido, ma sembravano comporre un
grande disegno. Intravide linee rette e linee curve. Sembrava una porzione di pentacolo, con due punte
della stella che si sviluppavano attorno ai suoi piedi, e le linee curve esterne che lo accerchiavano.
Percep dei passi in avvicinamento, poi una figura nera comparve di fronte a lui.
Sei un osso duro, eh? disse una voce di donna.
Sam sollev il capo. Gli scoppiava la testa, come se qualcuno l'avesse presa a martellate mentre
era addormentato. Mise a fuoco la figura, e la riconobbe all'istante: il corpo magro e atletico, fasciato
in una tuta che lasciava poco spazio all'immaginazione, i capelli biondissimi stretti in una coda, gli
occhi azzurri e gelidi come il Mare del Nord. Lia.
Tu... maledetta... imprec.
Vedo che ti sei ripreso disse Lia, calma. Ti ho dato una dose che avrebbe steso un cavallo,
ero sicura che avresti dormito tutto il tempo. Poco male, assisterai anche tu allo spettacolo della tua
fine.
In un lampo, Sam ricord ogni cosa. Se l'era ritrovata addosso all'improvviso, mentre era
seduto alla scrivania del Doc a guardare in streaming l'ultima puntata del Trono di Spade. Era emersa
dal nulla, senza un rumore, e lui non aveva avuto il tempo di reagire: la ninja gli aveva conficcato un
ago nel collo, e poi si erano rotolati a terra, mentre lui sentiva Samael dibattersi nel petto, nel tentativo
disperato di uscire. Eppure una forza misteriosa lo bloccava, impedendogli di dare sfogo ai suoi poteri.
Dopo una violenta colluttazione, Lia lo aveva colpito alla testa, facendogli perdere i sensi. Era il suo
ultimo ricordo, prima di risvegliarsi in quell'antro buio.
Prov a muovere un braccio, ma sent un dolore lancinante al polso. Era inchiodato alla parete,
malgrado non ci fosse nulla a trattenerlo. Stratton l'altro braccio, poi le gambe e il busto, ma non
ottenne alcun risultato. Era come immobilizzato da catene invisibili.
 inutile che ti agiti disse Lia, chinandosi a terra. Non puoi liberarti.
Sam not che la ninja teneva in mano un gessetto, con il quale stava completando il disegno sul
pavimento.
Digrign i denti, la furia di Samael che ribolliva come il cratere di un vulcano, ma era ancora
trattenuta, esattamente come le sue braccia e le sue gambe.
Che diavolo mi hai fatto? url, rosso in volto.
Lia non rispose. Con i movimenti solenni e precisi di una sacerdotessa, prese una delle due
fiaccole, e finalmente Sam vide. La luce illumin un fitto, sottilissimo reticolo dorato, che splendeva
impalpabile intorno al suo corpo, dalla sommit della testa alla punta dei piedi, avviluppandosi intorno
ai polsi e alle caviglie. Era quella rete a tenerlo inchiodato al muro. Sembrava impossibile: era talmente
sottile che non riusciva a percepirla, nemmeno dove gli stringeva la carne, eppure era pi solida
dell'acciaio.
Cosa mi hai fatto? grid, cercando inutilmente di liberarsi.
Lia rimise a posto la torcia.
Mi ha sempre stupito come gli Angeli della Morte scelgano quasi sempre degli inetti in cui
incarnarsi. Malanotte era un poveretto, e tu non sei da meno. Immagino che se ti citassi i nomi di
Afrodite e Ares, non sapresti nemmeno di cosa sto parlando, giusto?
La dea della bellezza e il dio della guerra. Cos', un'interrogazione? disse Sam. Lia non
smise l'irritante sorriso di superiorit che aveva stampato in faccia.
Be', allora conoscerai anche la loro storia.
Sam sbuff di rabbia.
Pare proprio di no continu lei, e si chin di nuovo sul disegno. Ares e Afrodite erano
amanti, ebbero persino tre figli. Efesto, il marito tradito, era zoppo, sgradevole d'aspetto e sempre
coperto di sudore e fuliggine: non esattamente il tipo ideale per una come Afrodite. Eppure, anche se
rozzo, non era stupido, e aveva intuito la tresca. Un giorno disse che sarebbe partito per un viaggio; non
appena mise piede fuori casa, Afrodite apr la porta ad Ares. I due iniziarono ad amarsi, senza sapere
che Efesto aveva teso loro una trappola. Sul letto nuziale, aveva adagiato un'impalpabile rete che lui
stesso aveva tessuto, sottilissima, ma incredibilmente resistente. All'alba, Ares e Afrodite si ritrovarono
nudi e prigionieri della rete. Efesto invit tutti gli dei a godere dello spettacolo. Dicono che in molti
andarono l a farsi due risate.
 solo una stupida storia comment Sam.
Certo, come la falce di Gea, o l'ankh di Pandora, o persino gli Angeli della Morte. Ma anche le
storie sanno fare male e pizzic un filo della sottilissima rete. Un dolore straziante attravers Sam da
capo a piedi, strappandogli un grido. Tu e la ragazzina non siete gli unici a sfruttare antichi manufatti.
Anche noi Funambole siamo piuttosto brave a trovarli e usarli per i nostri scopi. Questa, in particolare,
 un'arma molto antica, che si tramanda di generazione in generazione, e che ci ha portato in dono una
nostra agente greca.
Lia riprese a completare il disegno, sempre sorridente. Sam ora poteva vederlo con pi
chiarezza. Era un pentacolo tracciato intorno al suo corpo.
Stai facendo un grosso errore... ringhi.
Lia si allontan di un passo, contemplando la sua opera. Sbagli. L'errore l'ha fatto la tua
amica, quando ha creduto di poter controllare un Angelo della Morte.
Io sono completamente in me! disse Sam. Non vedi che sono un ragazzo normale?
Gi, proprio come quando ti ho catturato, nel laboratorio del tuo amico, e ti sono esplose le ali
di Samael sulla schiena.
Sono stato io a evocarle, perch ero sotto attacco. Posso farle comparire e scomparire a mio
piacimento.
Lia lo guard dritto negli occhi.
 proprio questo a convincermi che sei pericoloso. Tu non hai alcuna idea di cosa abbia preso
possesso di te, n tu n la ragazzina che ti porti appresso. Pensate di avere a che fare con un cucciolo
addomesticato, invece nel tuo cuore cova una belva assetata di sangue, che ha gi iniziato a divorarti.
Sei tu che non hai la pi pallida idea di chi sia io, di chi sia Pam, e di cosa stiamo facendo.
Ah s? Non avevi neppure idea di cosa fosse la rete di Efesto, immagino ti abbiano pure
dovuto spiegare da dove viene la falce che usi come arma, e qualsiasi cosa abbia a che fare con gli
Angeli della Morte. Ma io convivo con tutto questo da quando ero bambina, io ho trascorso l'intera
esistenza in mezzo a spiriti e demoni, e mi sono addestrata per anni in vista di questo momento.
Se non sbaglio, per, non ti sei mai davvero scontrata con un Angelo della Morte. Si d il caso
che io, invece, ne abbia gi messo uno ko, e conosco piuttosto bene quello che vive dentro di me. Lia,
c' bisogno del potere di un angelo per batterne un altro.
Questa  la menzogna che la ragazzina ti racconta per tenerti buono. Se non si fosse
innamorata di te, sarebbe gi passata dalla mia parte.
Sam avvamp. Avrebbe voluto spiegarle che Pam era tutto tranne che innamorata di lui, ma
evit l'argomento.
 la verit, l'ho sperimentata con Mashbir.
Lia parve perdere la pazienza, come di fronte a uno scolaro testardo.
Senti, io davvero non ti capisco. Non vuoi ridiventare normale? Non vuoi toglierti questo peso
dal petto una volta per tutte e tornare ad essere l'adolescente che eri? Io pagherei per avere una vita
banale come la tua.
Sam fu accecato dall'ira.
Che ne sai tu della mia vita? grid. Che ne sai di quello che mi  successo, di quello che
facevo prima di finire dentro questa storia? Io ho ammazzato mia madre toccandola, hai capito? E se
non ritrovo quei maledetti angeli, se non li rimando da dove sono venuti, non riavr mai indietro la mia
vita!  per questo che mi tengo questo schifoso demone dentro, per questo rischio la pelle tutti i giorni!
E se tu ti prendi Samael, ora, non solo succede un casino, ma io perdo ogni possibilit di riportare in
vita mia madre!
Lia si era fatta estremamente seria.
Tua madre  morta, ormai. Non c' pi niente da fare disse.
Questa volta fu Sam a sorridere.
Vedo che anche a te mancano un bel po' di pezzi... Il tempo si pu riavvolgere su se stesso, e
tutto pu tornare com'era prima. Dobbiamo solo catturare gli Angeli della Morte e rispedirli da dove
sono venuti.
Non  possibile. Si possono solo vincolare a un oggetto, come lo scrigno da cui sono usciti. E
poi bisogna distruggere quell'oggetto. Non abbiamo altra scelta che eliminarli con il rituale del
Dissolvimento. Per cui adesso sta' buono, durer poco e sar indolore: con la prima parte del rito ti
estrarr il demone e lo confiner nella scatola, con la seconda distrugger la scatola e con essa il
demone.
Risposta sbagliata! disse Sam. Per essere una che ha studiato questo per tutta la vita, mi
sembri piuttosto impreparata...  che voi Funambole vi concentrate solo sull'aspetto mistico della
faccenda, e trascurate completamente quello scientifico.
Lia scatt in piedi, come colpita da una frustata.
Chi ti garantisce che quel che ti hanno detto il topo di biblioteca e la sua compagna sia la
verit? Chi ti dice che non ti vogliano semplicemente sfruttare per i loro scopi?
Perch non esiste solo il sospetto, a questo mondo replic Sam. Perch non sarei qui se le
persone che mi accompagnano in quest'avventura non mi avessero aiutato.
Lia lo squadr con occhi di ghiaccio.
Sei un povero illuso.
Poi prese uno zaino da terra e ne estrasse una scatola metallica. La strinse tra le mani, quindi
pronunci delle parole in una lingua che Sam non aveva mai udito. Le mani di Lia divennero luminose,
e una serie di fregi incisi sulla scatola si accesero di riflessi azzurri.
Tu... hai dei poteri... sussurr Sam.
A quanto pare, non sono cos sprovveduta disse lei avvicinandosi. Poi appoggi la scatola a
terra, a pochi passi da Sam.
Lia, ti prego... sento che finir male...
Lo faccio per il tuo bene. E per il bene del mondo.
Questo lo credi tu. Ma senza Samael, senza la sua forza, perderemo questa battaglia!
Taci tagli corto lei.
Apr la scatola. Era un contenitore di metallo dall'aspetto comune, a parte le venature luminose
sulla superficie. Lia chiuse gli occhi e riprese a recitare formule arcane.
Ti prego, puoi ancora fermarti... fidati di me... di Pam...
Ma lei non sembrava neppure sentirlo. Continuava con la sua ipnotica cantilena. Sam vide un
filo di luce staccarsi dalla scatola e colpire il pentacolo. Lo stava facendo, lo stava facendo davvero. Se
ci fosse riuscita, sarebbe tutto finito. Addio possibilit di rivedere in vita sua madre, addio a ogni
speranza di recuperare la sua esistenza di un tempo. Cap che nulla di quanto poteva dire sarebbe stato
in grado di fermarla. Lia era assolutamente sicura di quello che stava facendo. Toccava a lui sottrarsi a
quella situazione.
Si concentr, cercando di dare nutrimento alla furia che sentiva in petto. Ma qualcosa
continuava a bloccare Samael. Sam prese a divincolarsi violentemente sotto la rete. Era magica,
intessuta da un dio, ma, dannazione, era sottile e fragile! E lui era Samael, doveva, doveva essere in
grado di spezzarla.
Il dolore pervase ogni fibra del suo corpo, penetrante, acuto, intollerabile. Sam non demorse.
Continu a fare forza con tutto se stesso, a cercare di liberare mani e braccia dal muro. Intanto, il sottile
filo luminoso tocc il bordo del pentacolo, e quindi prese a percorrerlo linea per linea, illuminandolo di
un'intensa luce dorata. Sam continuava a dibattersi, tentando in tutti i modi di evocare Samael. Aveva
passato quei mesi a temerlo e, adesso che gli serviva, il maledetto si nascondeva e non gli ubbidiva.
La cantilena di Lia si era fatta sempre pi profonda. Persino la sua voce era come trasfigurata.
Sembrava immersa in un'altra dimensione.
Sam fu colto da una spossatezza devastante. Il dolore gli faceva perdere lucidit, lo sforzo di
richiamare Samael lo stava esaurendo. E intanto il pentacolo era quasi completamente illuminato.
"Dannazione, Samael! Dove sei?" continuava a ripetere a se stesso. Stava per soccombere, lo
sapeva. Come poteva stanare il demone, ora che ne aveva pi bisogno? Gli rimaneva solo una
possibilit. Si concentr, e cerc di evocare i ricordi pi cupi della sua vita. Il disprezzo per suo padre,
la disperazione per la morte di sua madre, la frustrazione che provava a scuola, dove tutti lo
ignoravano. E fu allora che la sent. Una voce profonda e cavernosa, che sembrava sgorgare dal centro
delle sue viscere e riempire lo spazio intorno.
Davvero vuoi i miei poteri? Davvero desideri che mi manifesti?
Sam era prossimo al punto di rottura. Perduto in quel limbo di sofferenza, a malapena cosciente,
apr piano le labbra.
S sussurr.
Lia percep una vibrazione nell'aria, un timore irrazionale in fondo al cuore. Sapeva che sarebbe
accaduto, ma non immaginava che sarebbe stato cos spaventoso.
"Sta' calma, l'hai gi fatto altre volte" si disse. La paura per era soverchiante, un terrore cieco
e incontrollabile. Le torn in mente l'immagine di se stessa bambina, chiusa nella sua stanza, davanti a
lei l'ombra dello spirito di un uomo, il collo girato in un angolo impossibile, che la guardava con le
pupille bianche. Anche allora, la prima volta in cui aveva avuto a che fare con una creatura
soprannaturale, la paura l'aveva paralizzata.
Scosse la testa, apr gli occhi.
Non giocare con me! url.
Davanti a lei, la rete brillava di riflessi rossastri. Ogni singolo filo era teso e vibrava
incandescente. Dalla Rete di Efesto si sollevavano sottili volute di fumo. Oltre, c'era Sam, e tuttavia
non era gi pi lui. Lia riusciva a vederne il corpo, ma era avvolto da un'apparizione semitrasparente.
Si distinguevano enormi ali di piume nere e un corpo perfetto e atletico. Sul petto indossava una
corazza, foggiata con la testa di un leone dalle fauci spalancate. Le zanne sembravano sul punto di
schioccare il morso fatale. Lungo le braccia, si avvolgeva un enorme serpente. Il volto era circondato
da lunghi e foltissimi capelli corvini, lucenti come se fossero di ossidiana. Era un viso angelico e
demoniaco, bellissimo e osceno.
Lia sent il terrore moltiplicarsi, assieme all'attrazione per quella figura meravigliosa e
tremenda. Prese a tremare convulsamente, mentre le gambe la imploravano di scappare.
Fece appello al suo addestramento, a ci che le avevano insegnato per affrontare quel momento.
Congiunse le mani, grid la formula.
Per tutta risposta, nel tunnel echeggi una risata satanica.
Pensi che basti? disse una voce disumana, potente e terribile, che la scosse fin nelle ossa.
L'essere incorporeo che aveva inglobato fece un passo avanti. Lia sapeva che la rete era una gabbia
indistruttibile, e nulla e nessuno potevano attraversarla. E invece, al contatto con il corpo etereo di
Samael, la rete si dissolse in una nuvola di fumo. E dal fumo, emerse una figura.
CAPITOLO 16
SAMAEL UNCHAINED
L'hanno preso, Doc, l'hanno preso! singhiozzava Pam, inginocchiata sul pavimento del
laboratorio. Eugenio era accorso in un lampo e si era accovacciato accanto a lei, porgendole uno dei
vecchi fazzoletti di stoffa che portava sempre appallottolati dentro una manica. Pam lo rifiut con una
smorfia.
A tutto c' una soluzione, coraggio cerc di consolarla lui. Raccontami cos' successo.
Pam tir su col naso, e raccont.
L'espressione che fece Eugenio quando ebbe finito di riportare gli ultimi avvenimenti le diede
la dimensione del disastro che aveva combinato. Per mesi non avevano fatto altro che cercare di tenere
Sam lontano da Lia, e ora, in una sera, lei glielo aveva servito su un piatto d'argento.
Eugenio nel frattempo esprimeva il proprio disappunto in sommessi borbottii, non solo per
quello che era successo a Sam, ma anche per le condizioni in cui era stato ridotto il laboratorio.
Pam si asciug le lacrime e si alz, animata da nuova determinazione. Stare chiusa l dentro a
lamentarsi non avrebbe certo aiutato il suo amico.
Forse a Subaugusta c' ancora la ninja che ho messo fuori combattimento! esclam. Era
svenuta quando me ne sono andata. Dobbiamo tornare alla metro e costringerla a dirci dove hanno
portato Sam. Cercheranno di richiamare Samael, e per farlo hanno bisogno di un posto isolato e sicuro.
Sono pazze, ma non abbastanza da mettere in pericolo degli innocenti.
Pam guardava Eugenio, impaziente di uscire. Lui tuttavia non sembrava averla nemmeno
sentita, concentrato com'era sulla stima dei danni riportati dalle apparecchiature. Finalmente aveva
trovato un computer che sembrava intatto e lo stava rimettendo sulla scrivania.
Aiutami disse, rosso per lo sforzo.
Non c' tempo per queste cose, Doc! lo rimbrott Pam, con un tono pi aggressivo di quanto
avrebbe voluto. Stava perdendo lucidit, lo sentiva, ma anche Eugenio le sembrava agire in modo del
tutto illogico.
Invece  proprio grazie a questo che potremo ritrovare Sam ribatt lui indicando con il mento
il computer che reggeva tra le braccia. Allora, mi aiuti o no a posare questo macigno?
Davanti a Lia si stagliava una creatura che non apparteneva a questo mondo. La figura eterea
che pochi istanti prima avvolgeva il corpo di Sam era scomparsa, e Sam con lei. Al suo posto era sorto
un essere che sembrava l'incarnazione stessa del male. Possenti muscoli gli erano esplosi sul petto e
sulle braccia. Ali immense si spalancavano sulla sua schiena, come quelle di un corvo gigantesco,
vibranti di energia. Le dita erano armate di artigli neri e affilati, lunghi almeno dieci centimetri. Una
lucida chioma scura gli ricadeva sulle spalle, e zanne mostruose sporgevano dalle labbra. Gli occhi
sembravano le fornaci stesse dell'inferno, ma il loro sguardo era gelido e impassibile. Era una creatura
priva di volont, dominata da un unico, primitivo impulso: ucciderla.
Lia ebbe paura, e la paura la fece tornare bambina, ai tempi in cui non sapeva ancora delle
Funambole. Quando non capiva perch, dove i suoi coetanei vedevano cieli azzurri e alberi, lei
scorgesse cose spaventose, presenze demoniache che nessun altro poteva percepire. Come allora, si
sentiva minuscola di fronte alle forze che le si manifestavano. Cerc di farsi coraggio. Non era pi una
bambina, il tempo dell'impotenza era finito. Aveva ricevuto un addestramento, e aveva combattuto
infinite battaglie contro i demoni che aveva dentro e quelli che aveva incontrato fuori. Lei era una
Funambola.
Guard Samael dritto negli occhi ed estrasse i sai dalla custodia che portava sulla schiena.
Hai deciso di prendertela con la persona sbagliata ringhi. Per tutta risposta, Samael spalanc
la bocca, e le zanne splendettero di riflessi rossastri, alla luce danzante delle torce.
Lia ag per prima. Scatt verso Samael con un balzo da pantera, ma lui par con gli artigli e
respinse il suo attacco. Lei non si lasci intimorire e si concentr al massimo sulla rapidit e l'efficacia
dei colpi. Il suo occhio, addestrato da anni di studio, le mostrava il corpo dell'avversario come una
mappa di punti vitali, verso i quali indirizzava le lame dei sai. Samael, per, le parava senza scomporsi.
Gli bastava mulinare le mani e gli artigli intercettavano le armi con precisione assoluta. Lia intensific
il ritmo, ma cap che presto avrebbe esaurito le energie e che quel balletto non sarebbe potuto durare a
lungo. Si sbilanci appena all'indietro, e l'essere rispose all'istante, caricando l'artigliata mortale. La
ninja gli sgattaiol rapidissima tra le gambe e si ritrov alle sue spalle. Lanci un grido, impugn il sai
a due mani e glielo conficc dritto nella schiena.
Esult intimamente. Lo sapeva, lo sapeva che ce l'avrebbe fatta! Del resto, era stata Vanessa in
persona a mandarla laggi, e se lo aveva fatto, era perch la riteneva la migliore, la pi adatta a quella
missione. Ma poi, inaspettatamente, la ferita inizi a fumare. Lia sent con orrore l'elsa che si staccava
dalla lama. Le rimase solo quella, mentre il resto del sai usciva lento dalla ferita, espulso dalla carne
sfrigolante. Il grumo d'acciaio, deformato come un pezzo di plastica immerso nell'acido, cadde a terra
con un tintinnio. Lia rimase immobile, inorridita.
La creatura si volt piano verso di lei. La ninja tent un ultimo colpo disperato con il sai
superstite, ma Samael afferr la lama prima che potesse raggiungere l'obiettivo. L'attir a s, e con
essa anche Lia, incapace di lasciare la presa per il terrore. I loro occhi si fissarono a lungo. Con uno
schiocco metallico, il sai si spezz in due. L'essere apr la mano, e i frammenti caddero a terra. Lia
rimase con le due else inutilmente strette tra le dita. Sapeva che l'unico modo di salvarsi era scappare,
eppure non ci riusciva. Aveva liberato Samael, e se non l'avesse imprigionato, il prezzo non l'avrebbe
pagato solo lei, ma tutti gli abitanti della citt. Era annientata dalla sconfitta subita. Nulla di ci che
aveva tentato era servito anche solo a scalfirlo. Quell'essere era infinitamente pi potente di come se
l'era immaginato, pi forte non solo di lei, ma di qualsiasi altra Funambola. Nonostante pochi minuti
prima avesse rinfacciato a Sam la sua ignoranza, fu costretta ad ammettere che aveva ragione: non
aveva idea del potere che stava per scatenare. Di fronte a quel mostro, lei era semplicemente una
nullit.
La creatura si chin e l'afferr per il collo. La sollev come se non pesasse niente, poi la scagli
contro il muro. Lia urt sulla pietra con un raccapricciante rumore di ossa spezzate, quindi scivol
nell'acqua. Ogni cosa era scomparsa in un tripudio di schegge luminose. La testa le pulsava, e respirare
le faceva male come se inalasse lava. Doveva essersi rotta qualche costola.
Poi Lia sent un tonfo nell'acqua, e vide la creatura avanzare verso di lei attraverso il canale, le
gambe immerse fino al ginocchio.
"Sto per morire" pens, e lo stupore fu pi forte persino della paura. Moriva come una stupida,
moriva per superbia, e per aver sottovalutato il suo nemico.
La creatura l'afferr per le braccia, la tir fuori dall'acqua e la sollev sopra la testa. La stava
toccando, pelle contro pelle, eppure non l'aveva uccisa. Segno che Samael, nel pieno delle sue forze,
era in grado di controllare anche quel potere, e che non le avrebbe concesso la grazia di una morte
indolore. Sarebbe stato lungo e atroce.
Il demone apr le braccia, finch le articolazioni delle spalle di Lia non iniziarono a gemere. Fu
il dolore pi bruciante che avesse mai provato. Cap con sgomento che la bestia aveva tutta l'intenzione
di strapparle gli arti. Preg perch lo strazio si trasformasse in incoscienza. Quando intravide l'orlo di
un buio consolatore, ud un grido.
Lasciala stare!
Una voce femminile, un urlo che si rifranse lungo le pareti del tunnel, sovrastando persino i
lamenti di Lia. La creatura si ferm, raggelata.
Mettila gi, Sam! Sono io, Pam! url ancora.
La creatura lasci cadere la ninja nell'acqua e si volt. Pam, ritta di fronte al pentacolo tracciato
da Lia, lo guardava immobile e disarmata.
Sam, ti supplico disse piano, e fece un passo avanti. So che sei l dentro e che puoi sentirmi.
Sono venuta a salvarti. Adesso ce ne andiamo a casa, e torner tutto come prima.
La creatura emise uno sbuffo dalle narici. Pam trem. C'era ancora Sam, dentro
quell'abominio? O Samael l'aveva divorato completamente?
L'essere usc dall'acqua a passi lenti e inizi ad avanzare verso di lei.
 fuori controllo! url Lia. Scappa!
Pam non si mosse. Strinse le dita sull'ankh che aveva rimesso al collo, ma non evoc la spada.
Non era necessario. Quella non era una battaglia che potesse vincere con la forza.
Sam, stammi a sentire continu, la voce ridotta a un gemito. Puoi farcela, puoi vincere su
Samael, lo so. Pensa a tua madre. Devi farlo per lei.
Gli occhi della creatura per un istante sembrarono accendersi di consapevolezza, ma poi Pam
avvert una presa d'acciaio intorno alla gola.
Sam, Sam! implor con voce strozzata.
Lia prov a lanciare contro Samael l'elsa di un sai, ma questa gli rimbalz sulla schiena.
Pam si sent sollevare, mentre le si occludeva la trachea. Sam continu a chiamarlo, sempre
pi piano, finch non si ritrov a scandire il suo nome solo con le labbra.
La creatura la sbatt contro il muro e la tenne inchiodata. Pam fu attraversata da una fitta
lacerante. Era il tocco di Samael, l'essenza malefica di un Angelo della Morte, l'unica che potesse
infliggerle dolore. Strinse i denti e cerc di ignorarlo, poi sollev le braccia con uno sforzo supremo e
gli appoggi le mani sulla pelle. La sent fremere sotto le dita, mentre il rosso degli occhi sembrava
meno vivido. Aument la pressione, e la presa sul suo collo si allent. La creatura vide un sottile rivolo
di sangue che scendeva sotto le sue dita, lungo il collo bianco di Pam. Lo vide seguire il profilo della
clavicola e scomparire nella scollatura.
Pam si sent mollare di colpo. Scivol lungo il muro e cadde sulle ginocchia. L'oscura entit si
accovacci a terra, davanti a lei, mugolando disperata. Le ali svanirono, gli artigli si ritrassero, e al suo
posto comparve Sam.
Sei tornato... sei tornato... mormor Pam scoppiando a piangere, travolta da una gioia
incontenibile. Lo abbracci, cullandolo teneramente, mentre anche lui singhiozzava. Sam not la ferita
che Pam aveva sul collo, un taglio parallelo alla mandibola.
Non volevo, te lo giuro, non volevo... mugugn. Lei gli prese la mano.
Non eri in te sorrise, e port le sue dita a sfiorarle la ferita. Sam vide la pelle sanarsi sotto il
suo tocco. Ma non bast a farlo sentire meglio.
S, ero fuori di me, ma ti giuro che non capiter mai pi, io...
Sam lo interruppe lei. Non  stata colpa tua.
L'ho chiamato io. L'ho chiamato perch non volevo che Lia mi liberasse da lui, perch non
volevo perdere l'unica possibilit di rimettere le cose a posto, e guarda invece che casino ho
combinato... Si port le mani agli occhi.
Il casino l'ho combinato io, quando mi sono fidata di lei e scocc uno sguardo avvelenato a
Lia.
La ninja si era faticosamente rialzata, si teneva una mano al costato e tremava.
Noi adesso ce ne andiamo, e tu ci lascerai in pace, chiaro? disse Pam. Hai visto cosa
succede a chi si mette sulla nostra strada. La sua voce vibrava d'ira.
Sam era ancora accovacciato a terra. Una macchia di sangue gli si allargava dietro la schiena.
Ti ha ferito? si preoccup Pam.
Non lo so, ho ricordi confusi... Mi sento come se mi avesse calpestato una mandria di
bisonti...
Vieni disse lei aiutandolo a sollevarsi.
Come mi hai trovato? chiese Sam, cercando un difficile equilibrio sulle gambe.
 una lunga storia. Mara ti spiegher tutto.
Sam cadde di nuovo a terra.
Stai bene? chiese Pam, mentre lui si portava le mani alle tempie. Sam, mi stai facendo
spaventare!
Sento qualcosa...
Dobbiamo andare dal Doc al pi presto. Dev'essere successo qualcosa.
Sam la blocc, scuotendo la testa.
No, Pam... non sono io... ... fuori... mugol. I suoi occhi erano lucidi e terrorizzati. Si
sta... muovendo.
Chi?
Mashhit. Lo sento.
Pam si chin alla sua altezza.
Dimmi esattamente cosa senti.
Mashhit  uscito allo scoperto. Sta per accadere qualcosa di orribile. C' della gente...
bambini, tanti bambini, ma non solo... qualcuno l'ha provocato, e lui sta per reagire...
Pam cerc di decifrare quelle parole. Forse stava avendo una visione del covo di Mashhit? O
forse il demone stava per attirare altri bambini, e un posto in cui ce n'erano tanti era...
La casa famiglia! esclam.
La perspicacia non ti manca comment Lia senza perdere il suo tono sprezzante, malgrado la
sconfitta. Peccato che noi ci siamo arrivate molto prima di te. La stavamo tenendo d'occhio. Sono
giorni che una nostra agente staziona davanti alla porta.  un posto... carico di energie arcane.
Sam trov la forza di alzare lo sguardo su di lei.
Be', la tua agente deve aver combinato qualche sciocchezza, come te... e adesso Mashhit 
fuori controllo.
Pam sent il panico montare. Mashhit era uscito allo scoperto, ma n lei n Sam erano in grado
di affrontare una battaglia. Il dolore al collo stava scemando, per era ancora spossata per i due
teletrasporti ravvicinati.
Dobbiamo andare gemette Sam.
E come possiamo batterlo, in questo stato? obiett Pam.
Con le forze che ci rimangono disse lui, alzandosi. Percepisco la presenza di Mashhit, e
questo significa solo una cosa: si  liberato. Non possiamo aspettare.
Pam strinse i denti, contesa tra due istinti opposti.
Va bene. Salviamo i bambini e Stefania, e fuggiamo con loro. Tu non sei in grado di
combattere e strinse le dita sull'ankh.
Sam la ferm. Aspetta: viene anche lei.
Sei impazzito?
In tre ne facciamo uno sano disse lui. Noi due soli non ce la possiamo fare, su questo hai
ragione, neppure a salvare i bambini. Abbiamo bisogno di aiuto.
Come puoi fidarti ancora di lei?  una traditrice!
So di non meritare la vostra fiducia intervenne Lia. Ma in questo momento non potete
permettervi il lusso di scegliere. E poi... ora ho un debito con te, Pam. Mi hai salvato la vita. Per
quanto possa sembrarti difficile da credere, io non dimentico i miei debiti.
Pam la scrut a lungo, cercando nei suoi occhi una conferma a quelle parole. E, in un modo che
neppure lei sapeva spiegarsi, la trov. Nonostante avesse teso loro una trappola, Lia sembrava
possedere un senso di lealt.
Vi porter io in volo disse Sam. Tu sei troppo stanca per il teletrasporto, Pam. Lia, facci
uscire da questo posto. Dove ci troviamo?
Nella Cloaca Maxima rispose lei.
Ecco perch quest'odore di fogna osserv Sam arricciando il naso.
 uno dei luoghi pi sicuri della citt per operazioni del genere.
Lia li guid attraverso un intrico di cunicoli, finch non si ritrovarono nella notte di Roma, sotto
il Ponte Rotto.
Ci vedranno... mormor.
No, se saremo abbastanza veloci.
Sam chiuse gli occhi, e le ali gli esplosero di nuovo sulla schiena.
Lia si avvicin titubante.
 tutto sotto controllo la rassicur Sam. Lei scelse di fidarsi e, con un gemito, si lasci
sollevare tra le braccia, mentre Pam gli si aggrapp sulla schiena. Malgrado le pessime condizioni in
cui si trovava, l'Angelo della Morte sembrava ancora infondere una forza fuori dal comune alle
membra di Sam. E questo poteva significare la salvezza, si disse Pam. O la rovina.
Sam spieg le ali, poi, con un salto, furono nel cielo.
CAPITOLO 17
GI LA MASCHERA
Volarono sopra la citt addormentata. Questa volta, per, non fu la meraviglia a rapirli, ma un
senso di ansia e stanchezza. Sam faticava a mantenere quota. Pam sentiva i suoi muscoli tesi allo
spasimo.
Sapeva che stavano facendo una pazzia. Erano tutti e tre ridotti a uno straccio, e chiss cosa li
aspettava alla casa famiglia. Eppure non potevano abbandonare quei ragazzi. Ricord i volti dei
bambini che aveva incontrato nel corso della sua ultima visita. Pens a Stefania, alla sua disponibilit,
al suo sorriso triste. Se per i suoi ospiti c'era speranza di sopravvivere, lei era spacciata. Mashhit aveva
gi ucciso Krista, e non avrebbe esitato a fare lo stesso con Stefania. L'angoscia le occluse la gola al
pensiero che potesse gi essere morta.
Il Raccordo sfil sotto di loro, seguito dalle luci dell'aeroporto di Ciampino. Pian piano si
deline il cono di Monte Cavo e il cerchio montuoso della caldera che ospitava i Castelli. Sam si
diresse verso la macchia di luce pi vicina, Frascati.
Pam lo guid in direzione della periferia della cittadina. Non dovette dargli ulteriori indicazioni,
perch presto furono colpiti da una visione che tolse loro ogni dubbio. Era una bolla scura, attraversata
da lampi violacei, piantata come un meteorite ai margini del centro abitato, esattamente l dove si
trovava la casa famiglia. Pam si lasci sfuggire un gemito, e Sam acceler. In breve atterrarono davanti
all'edificio che cercavano.
Era completamente avvolto nella bolla; si scorgeva attraverso la sua superficie, come se lo si
guardasse da dietro un vetro oscurato. Le finestre erano illuminate, ma quel che ne filtrava non era la
luce calda e rassicurante dei lampadari: brillavano di un rosso vivido, che a Sam e Pam ricord gli
occhi dei bambini dominati da Mashhit. Davanti alla porta, abbandonata a terra, giaceva una figura in
nero.
No! grid Lia, e fece per attraversare la superficie. Sam la ferm, ma non abbastanza in fretta
da evitare che una ciocca di capelli toccasse la bolla, incenerendosi con un sibilo.
 opera di Mashhit, lo sento mormor.
Pam strinse l'ankh tra le dita e si concentr. Datemi la mano disse, e non appena Sam e Lia le
ubbidirono, si ritrovarono dentro la bolla. Pam non aveva mai effettuato un teletrasporto su distanze
cos brevi, ma l'esperimento era riuscito.
Lia si gett accanto alla compagna e prese a scuoterla per le spalle, cercando di farla tornare in
s. Pam si chin a valutare le ferite sul corpo della donna. Era martoriato, e una lacerazione le
attraversava la fronte.
 solo svenuta disse, poi guard l'edificio di fronte a loro. Sembrava la casa stregata di un
luna park, con la differenza che questa non era un'attrazione da quattro soldi: i demoni erano veri, e il
pericolo fin troppo concreto.
Tu occupati dei bambini, mentre noi teniamo a bada Mashhit disse Sam a Lia.
La ninja sfil un coltello da uno stivale, l'ultima arma che le era rimasta, mentre Pam evoc la
spada dall'ankh, e si mise dietro a Sam. Nonostante lui si mostrasse sicuro, Pam era terrorizzata: erano
deboli, impreparati, e non avevano idea di cosa li attendesse oltre la soglia.
Sam si sfil un guanto, quindi entrarono.
La porta era stata divelta e penzolava da un lato, appesa a un cardine. Sembrava che
un'esplosione l'avesse proiettata verso l'esterno. Oltre l'ingresso, la luce rossa inondava ogni cosa, e
una melodia cominci a sprigionarsi nell'aria. Una melodia che Sam conosceva bene.
La senti? chiese. Pam non pot fare a meno di annuire. Somigliava a quella che aveva
ascoltato la notte in cui erano stati attaccati da Safi e dal bambino senza nome.
Aspettate disse. Strapp un lembo di stoffa dai volant della giacca. Era uno dei suoi capi
preferiti, e le parve un sacrilegio rovinarlo in quel modo, ma si trattava di vita o di morte. Ne ricav
quattro strisce, che appallottol e porse a Sam e Lia.
Mettetele nelle orecchie disse.
Baster? chiese lui.
Hai altre idee? replic Pam mentre a sua volta si infilava la stoffa nelle orecchie. La musica si
attut come per magia. Avanzarono guardinghi, ma non fecero in tempo a mettere un piede oltre la
soglia, che una figura minuta salt al collo di Pam. Era un bambino. I due caddero a terra, ma Sam ag
con prontezza. Lo tocc sulla testa, e lui rovin al suolo.
Lia assist alla scena sbigottita.
Va tutto bene, l'ha salvato! la rassicur Pam.
La ninja non riusciva a muoversi per lo shock, ma dopo che si fu chinata sul piccolo ed ebbe
constatato che era ancora vivo, parve convincersi. Lo prese delicatamente tra le braccia e lo condusse
all'esterno, mentre Sam e Pam continuarono la perlustrazione della casa.
Dall'aula studio spuntarono altri due ragazzini. Stavolta si trattava di prestanti adolescenti, e
Pam e Sam finirono subito travolti. Uno dei due doveva aver imparato la lezione dalla scena
precedente, perch cerc in tutti i modi di evitare la mano senza guanto di Sam. Pam mulin la spada
per tenere a distanza gli aggressori, nell'attesa che Sam intervenisse. I ragazzi parvero per un istante
indecisi, disorientati da quel tipo di arma, e Sam approfitt della loro esitazione per toccarli sul collo.
Pam li trascin a fatica uno dopo l'altro verso il muro, affinch Lia li portasse al sicuro.
Proseguirono muovendosi con cautela, Sam in testa che tendeva la mano nuda e Pam con la
spada davanti a s. Batterono tutte le stanze del pianterreno, ma di Mashhit non c'era traccia. Un grido
li fece trasalire. Veniva dal piano di sopra.
I tre salirono le scale di corsa e si ritrovarono nella grande camerata che Pam aveva visitato
prima del secondo incontro con Stefania. Era completamente sventrata. I letti erano sfondati, accatastati
contro il muro. Le lenzuola giacevano sul pavimento, strappate. Al centro della stanza c'erano una
decina di ragazzini di diverse et, tra cui Pam riconobbe alcuni ospiti della struttura.
Erano immobili davanti alla finestra, una fila di occhi rossi piantati su di loro. Dietro quel muro
umano, si stagliava un'altra figura dalla silhouette inconfondibile.
Stefania! grid Pam. La donna non si mosse, la testa china sul petto. Due ragazzi si
scagliarono furenti contro di loro. Sam mise fuori combattimento il primo, mentre quello che stava per
aggredire Pam non arriv nemmeno a toccarla. Lia lo afferr per la vita e lo scaravent a terra.
 lei! url, ma Pam non capiva.
Vide Stefania avanzare con solennit, il capo sempre chino, mentre i ragazzi si scostavano come
al passaggio di una regina.
Stefania... la chiam Pam. Non riusciva a vederla in volto, e non capiva perch fosse cos
silenziosa.
E Stefania parl.
Avete osato venire qui, dentro la mia casa, a portare guerra e distruzione disse con voce
calma. La pagherete cara. Fece due passi, emergendo dalla penombra del fondo della stanza. La luce
rossa che illuminava l'ambiente ne svel il volto. I suoi occhi erano cerchi di fuoco, la pupilla allungata
come quella dei gatti. Pam si sent svuotata di ogni speranza. Ogni pezzo and a posto. Il grido di Lia,
il gesto di Sam, il fatto che Mashhit si fosse manifestato proprio l, quella sera. E poi ancora il tentativo
di Stefania di convincerla che Krista aveva portato con s Luca, il suo lavoro, quel che era successo l
dentro. Tutto tornava. L'Angelo della Morte era gi nell'animo di quella donna quando lei l'aveva
conosciuta. E, come una stupida, non se n'era accorta.
Tu... sussurr, mortificata. Stefania la guard come si fissa un insetto prima di schiacciarlo.
Poi spost gli occhi su Sam.
C' qualcosa in te che riconosco disse.
Sam contrasse la mandibola.
Ti sbagli. Io e te non abbiamo niente in comune.
Stefania sorrise appena.
E invece lo sento... sento che sei come... Mio Signore! mormor, in estasi.
Io non sono il signore di nessuno, tantomeno il tuo! ringhi Sam. Il sorriso di Stefania si
allarg, ricordando il ghigno di una iena.
Oh disse con falsa contrizione. Capisco. Non hai ancora accolto il tuo padrone. Non sei
giunto a comprendere il grande privilegio che ti  toccato in sorte. Allora mi rivolgo a te, misero
umano continu Stefania. Ascoltami, perch verr il momento in cui ti arrenderai al nostro Signore, e
quel giorno ci inchineremo a te. Ma ora tu e i tuoi sciocchi ideali rappresentate solo un ostacolo sulla
via del nostro trionfo. E io non posso lasciare impunito questo sgarbo. Guard i ragazzi a terra.
Questi sono miei, i miei figli! Se non fosse per me, dove sarebbero? Chi si occuperebbe di loro?
aggiunse con voce stridula, come nel delirio di un folle. Voi li avete condannati!
Alz una mano, e dal nulla apparve un lungo flauto nero e lucente. Lo port alla bocca e inizi
a suonare. Pam si premette i palmi sulle orecchie, ma la musica penetr ugualmente. Era una melodia
contorta, sghemba, ricca di dissonanze che, per qualche alchimia incomprensibile, andavano a
comporre una sequenza magnetica, impossibile da ignorare. I ragazzi rimasti parvero trarne nuova
linfa. I loro denti si fecero pi affilati, i muscoli si gonfiarono. Non sembravano pi umani, ma succubi
partoriti da un sogno orribile.
Inaspettatamente, per, non si mossero verso Pam e Sam, ma strisciarono accanto a Stefania.
Lei porse loro le braccia, e i ragazzi ci affondarono i denti.
No... no! mormor Sam. Aveva gi assistito a una scena simile, quando aveva affrontato
Malanotte e i suoi cani zombie, Fiona e Cappuccino. Allora avevano morso le mani dell'Angelo della
Morte, e avevano acquisito parte dei suoi poteri.
Pam comprese la gravit della situazione e prov a fuggire, ma si accorse di non essere in grado
di muoversi. L'incantesimo non aveva assoggettato la sua volont, ma il suo corpo. Le gambe erano
ferme come colonne di marmo. Sam sembrava meno sensibile alla nenia, ma doveva essere stremato,
perch nemmeno lui riusciva a muoversi. La musica cess. Stefania chiuse gli occhi, e quando li riapr,
sulla schiena le erano esplose due maestose ali nere. Non sembravano composte di piume, quanto da
sfoglie sottilissime di un materiale duro e acuminato, che luccicava sotto la luce rossa.
Mio Signore disse guardando Sam, chino al suolo. Ci rivedremo quando ti sarai liberato di
questo umano indegno di ospitare la tua grandezza. Quindi, spicc il volo.
Pam si ritrov improvvisamente libera. Scatt verso la finestra, ma Stefania era gi un punto
lontano.
Nel frattempo i ragazzi avevano circondato Sam. Pam si gett con un urlo sul pi vicino. Era
una ragazzina di almeno sedici anni, e forse per questo ebbe meno scrupoli. La colp sulla testa con
l'elsa della spada, una, due, tre volte, fino a quando quella non and gi. Tir un sospiro di sollievo, ma
quando alz lo sguardo la prese lo sconforto pi totale. Sam aveva evocato la falce, e la roteava
cercando di tenere a distanza quattro ragazzi. Lia, per parte sua, era stata messa all'angolo da una
bambina e stava tentando di difendersi con il pugnale.
Toccali! url Pam, lanciandosi contro il primo. Non fu facile come la volta precedente. Il
ragazzo le salt al collo e la blocc, schiacciandola a terra.
Sam colse la scena con la coda dell'occhio. Rugg, mentre le ali gli esplodevano sulla schiena.
Si strapp via anche l'altro guanto, quindi afferr il ragazzo che stava aggredendo Pam e lo scagli
dalla parte opposta della stanza.
Le sue ali per cominciarono a farsi evanescenti, mentre cadeva in avanti, a quattro zampe.
Non ce la faccio... mormor. Il sangue colava lento dalla ferita sulla schiena, gocciolando a
terra.
Andiamocene, non abbiamo scelta disse lei. Davanti a loro si pararono altri due ragazzini,
mentre a terra ne giacevano tre. Non ebbero nemmeno il tempo di fare il primo passo che sentirono un
verso gutturale liberarsi dalla gola di uno di quelli a terra. Come in un incubo, li videro rialzarsi, uno
dopo l'altro. I loro occhi erano ancora fiammeggianti.
CAPITOLO 18
SALVI PER UN... SOFFIO
Pam e Sam si sentirono perduti. Erano in tre contro cinque, e avevano esaurito non solo le
energie, ma anche le idee. Lia riusc a mandare a terra il bambino che l'aveva aggredita e li raggiunse,
mentre Pam si port davanti al gruppo, roteando la spada. I ragazzini indietreggiarono appena.
Perch diavolo toccarli non funziona pi? chiese esasperata.
Hanno bevuto il sangue di Mashhit, ricordi? rispose Sam, quindi spinse il ragazzo pi vicino
e riusc a liberare la strada per la scala.
Scesero al piano di sotto, e stavano quasi per arrivare all'uscita, quando una ragazzina si
frappose sul loro cammino. Con un balzo felino, atterr davanti a loro, soffiando e mulinando gli
artigli. Si lanci all'attacco, ma Pam e Sam riuscirono a scartare di lato e le unghie della bambina si
conficcarono nel legno, rimanendovi incastrate per un istante. Pam ne approfitt. Sulla loro destra c'era
la cucina. Ci si infil dentro con Sam e Lia, e chiuse la porta a chiave.
Non baster ansim Sam. Aveva il fiatone, e si toccava il fianco dolorante.
Fa' vedere disse Pam.
La ferita era profonda, aveva lacerato il muscolo e continuava a perdere sangue.
I colpi contro la porta si facevano sempre pi forti, e il grattare di unghie raccapricciante.
Forse ho la soluzione intervenne Lia.
Frug nella borsa che aveva a tracolla e ne estrasse un'ampolla, che mostr loro tenendola tra
pollice e indice.
Questo  il sonnifero che ti ho iniettato nel collo, al laboratorio disse a Sam. Dovrebbe
bastare per mettere a nanna quei bambini. Ma devo preparare le armi, ho bisogno di un paio di minuti.
La porta vibr e inizi a incrinarsi.
Non so se ce li abbiamo... le rispose Sam.
Lia inizi a sistemare le armi freneticamente. Aveva disposto sul pavimento una cerbottana
metallica e dei dardi, che stava imbevendo del liquido contenuto nell'ampolla. Ne aveva solo quattro.
Non basteranno... disse Pam.
La maniglia salt, e la porta esplose in una pioggia di schegge. I bambini sciamarono dentro
come una mandria rabbiosa e li accerchiarono. I loro ruggiti erano versi di belve affamate, gli artigli
guizzavano a un nulla dalle prede. Sam colp la ragazzina col manico della falce, ma il contraccolpo fu
tale che l'arma gli sfugg di mano. La falce si ritrasform nel cilindro metallico e tintinn ai piedi del
fornello.
" finita" pens Pam. Poi, d'improvviso, i ruggiti si spensero, e nel giro di pochi istanti scese il
silenzio.
I bambini erano caduti a terra, rigidi come statue. In un angolo, accovacciata sul tavolo della
cucina, c'era Lia. Ansimava, l'imboccatura della cerbottana ancora appoggiata alle labbra. Ce l'aveva
fatta.
Grande, Lia! esclamarono Pam e Sam all'unisono.
Restava solo la ragazzina stordita con il manico della falce. Sam prese una tovaglia da un
cassetto e la leg con quella.
Grazie disse rivolto a Lia.
Dovere tagli corto la ninja. Quindi armeggi con qualcosa che aveva nascosto tra i capelli
ed estrasse un auricolare. Se lo infil in un orecchio e, prima di metterlo in azione, guard Pam e Sam.
 meglio che ve ne andiate, ora. Sto per chiamare rinforzi.
Sam, con un mugolio di dolore, prese Pam per mano. Fecero per uscire, ma lei si blocc
girandosi verso Lia.
Rifletti bene su ci che  successo stasera le disse. Pensa a quello che hai visto. Non ti
stavamo mentendo.
Poi, senza aspettare risposta, si allontan insieme a Sam.
Camminarono in silenzio per un lungo tratto. Sam zoppicava, e a un certo punto sband. Pam lo
sostenne per un braccio ed evit la caduta.
Appoggiati a me gli disse. Sam era stravolto, e il fianco urlava di dolore. Ugualmente,
godette del contatto con il corpo di lei. Era bello sentire la sua mano dietro la schiena.
Come aveva detto Lia? "Se non si fosse innamorata di te..." Certo, come no. Quella tizia aveva
guardato troppi film.
Poi, sent il respiro di lei farsi corto e si accorse che il suo viso era rigato di lacrime. L'aveva
vista piangere solo in un'occasione, quando Fiona e Cappuccino l'avevano mezzo sbranato e lei aveva
temuto che fosse morto. Era stata la prima volta che lui aveva affrontato una creatura dominata da
Mashbir, e ancora non sapevano che era immortale, almeno fino a quando non fosse stato un altro
Angelo della Morte a colpirlo.
Non ti preoccupare,  tutto okay le disse.
 tutto okay per miracolo! sbott Pam. Avrebbe potuto finire malissimo, per me, per te...
per la citt intera!
Si port le mani agli occhi e cominci a singhiozzare, in un modo che gett Sam nel panico. Le
lacrime delle ragazze lo mettevano in imbarazzo. Gli sembravano bombe pronte a esplodere, di cui
ignorava il meccanismo di disinnesco.
S, ma alla fine ce la siamo cavata, no? butt l tremebondo, perch non sapeva se fosse la
cosa giusta da dire.
Non grazie a me replic lei. Stanotte ho rischiato di farti morire, e per cosa? Perch ho
sempre pensato di essere quella sveglia della squadra. Mi sono lasciata ingannare come una stupida.
Capita a tutti di sbagliare, non la farei cos tragica...
Avevi cercato di mettermi in guardia, mi avevi detto di non andare, e io...
Sam le mise le mani sulle spalle e la costrinse a guardarlo in faccia.
Chi poteva immaginare che quella mi avrebbe trovato? Anch'io ero convinto di essere al
sicuro, al laboratorio del Doc. Non potevamo prevederlo, Pam, questa  la verit. Lia  stata
convincente, sapeva cosa dirci per farci capitolare. Ti sei comportata nel modo che credevi giusto, la
pista era corretta. In fin dei conti lei conosceva davvero il luogo dove si trovava Mashhit, e almeno
adesso sappiamo persino chi ! Abbiamo rischiato molto, ma abbiamo riportato una vittoria.
S... hai ragione, anche questa volta mormor Pam.
Il kajal intorno agli occhi le era colato e le disegnava lunghe striature nere che seguivano il
profilo delle guance. Senza pensarci, Sam la strinse a s. Non era granch bravo con le parole, e sper
che in quell'abbraccio lei sentisse tutto il desiderio di consolarla che gli bruciava nel petto, e che non
riusciva a comunicarle in altro modo.
Scusa, Sam, scusa davvero sussurr lei.
Rimasero abbracciati, mentre la notte iniziava a stemperare in un accenno d'alba. Qualche
uccellino, distante, prese a cinguettare.
Fu Pam a staccarsi per prima, e Sam si ritrasse, a disagio. Tra loro si era ristabilita la consueta
distanza.
Comunque... disse lui per sciogliere l'imbarazzo cos' che mi doveva spiegare, Mara?
Come hai fatto a trovarmi mentre ero prigioniero di Lia?
Pam arross.
Mara... ti aveva messo una cimice addosso.
Una cosa?! esclam Sam, indignato.
Lo sapeva solo il Doc. Tecnicamente, la cimice te l'ha messa lui. Nel portafogli, per la
precisione.  che Mara, dopo il giorno in cui eri sparito, non si fidava pi di te. Aveva paura di perderti
di nuovo. E cos, quando il Doc ti ha analizzato, gli ha chiesto di dotarti di un rivelatore di presenza.
Sam si affrett a estrarre il portafogli dalla tasca e lo apr. Tra i documenti, assicurato alla stoffa
di una tasca interna, c'era una minuscola placca metallica. Lo prese e lo strapp con forza, gettandolo a
terra. La cimice rotol sull'asfalto, fino a sparire nella fessura di un tombino.
Ecco. Cos la prossima volta che le verr in mente di violare la mia privacy, trover una bella
pantegana ad accoglierla disse Sam, inviperito.
Il solito esagerato. Non  stato un gesto corretto, sono d'accordo. Non appena me l'ha detto,
mi sono opposta. Ma ci ha permesso di ritrovarti.  un male che ha portato a un bene, no? Quando sono
entrata nel laboratorio e tu non c'eri... non hai idea di come mi sia sentita. E non sapevo assolutamente
dove trovarti. Senza la cimice, ora non saresti qui.
Sam rabbrivid. Pian piano, i ricordi del momento in cui i suoi poteri si erano manifestati
stavano tornando. Era stato come essere prigionieri del proprio stesso corpo. Si vedeva fare delle cose
contro la sua volont.
Comunque devo ringraziarti disse. Se non fosse stato per te, chiss che sarebbe successo.
Pam si limit a scrollare le spalle.
Sono il tuo sigillo vivente rispose con un sorriso.
A questo proposito... non diciamo niente a Mara di quel che  successo nelle fogne, va bene?
Pam lo guard contrariata.
Io non credo che riusciremmo a battere gli Angeli della Morte senza i miei poteri al massimo
chiar Sam. Anche Mashhit, stasera... hai visto la facilit con cui mi ha colpito. E tutto perch ero pi
debole. Il sigillo limiterebbe i miei poteri, e non so se sarei ancora in grado di sconfiggerla.
Pam tacque. Sam zoppicava sempre pi vistosamente, e anche lei era molto stanca.
Quel che  successo stasera segna una cesura. Non eri mai andato cos fuori di testa, neppure
con Mashbir.
Per un istante, Sam ricord il momento in cui aveva aggredito Pam. Si sent sprofondare.
Lo so, ma tu mi hai riportato alla ragione. Se mi starai vicino, posso farcela disse, e la guard
intensamente.
Pam valut le sue parole. Aveva ragione, servivano davvero tutti i suoi poteri per vincere quella
guerra. Ma si stavano muovendo sul filo del rasoio. Non parlare a Mara di quanto era accaduto sarebbe
stata una mancanza gravissima. Ormai erano pi le cose che ignorava di quelle che sapeva, e non era
convinta che fosse la tattica giusta.
Adesso pensiamo a tornare a casa tagli corto.
Non ce la faccio... ansim Sam. Le gambe non mi reggono...
Si appoggiava a Pam con tutto il peso, ma era un'impresa disperata. Lei si sentiva svuotata di
ogni energia, e anche il contatto con Sam non la faceva stare meglio. Erano arrivati al limite.
Si sedettero sul marciapiede per concedersi una pausa.
Pam tir fuori il cellulare e compose il numero di Mara.
Euge mi ha raccontato ogni cosa! State bene? Hai recuperato Sam? Dove siete? la invest la
voce preoccupata di Mara.
Pam fatic a inserirsi in quel fiume di domande.
 tutto a posto, siamo insieme, ma non abbiamo trascorso esattamente la migliore delle notti.
Siamo a Frascati, non distante dalla casa famiglia. Abbiamo bisogno di un passaggio.
State fermi l, non vi muovete, arrivo e Mara chiuse la conversazione. Pam se la immaginava
mentre si infilava alla cieca uno dei suoi maglioni sformati e acchiappava al volo le chiavi della sua
Uno antidiluviana.
Si mise a scrutare il cielo, in attesa.
Hai deciso cosa le dirai? chiese Sam, dopo qualche minuto.
Perch ti ostini tanto a rifiutare quel maledetto sigillo? Hai bisogno del potere di Samael, non
lo nego. Ma quella forza va dosata, controllata.
Perch voglio uscire da questo incubo disse Sam d'un fiato. Temo che il tempo passi, e che
perdiamo la nostra unica occasione per tornare alla vita di sempre. Questa storia mi ha portato solo
paura e disperazione. Indugi un istante, come un suicida sull'orlo del burrone. Poi, semplicemente, lo
disse. Tu sei l'unica cosa buona che mi sia successa da quando  iniziato tutto.
Pam rimase in silenzio.
Vedrai che ce la faremo ribatt. Non dir nulla a Mara. Sam sorrise, e stava per aggiungere
qualcosa, ma lei lo interruppe. Per ora.
Sopra di loro un cielo immenso, eppure privo di stelle.
CAPITOLO 19
CHI VIVE NELL'OMBRA
La prima macchina giunse inchiodando davanti alla casa famiglia a neppure un quarto d'ora
dalla chiamata di Lia al quartier generale. Ne uscirono quattro Funambole. Tre di loro si dedicarono
alla ninja ferita, mentre la quarta si fece spiegare da Lia come erano andate le cose.
I cinque ragazzi che avevano bevuto il sangue di Mashhit erano stati presi in consegna da una
squadra speciale. Lia aveva precisato la situazione, e cos le sue colleghe erano venute preparate,
armate di abbondanti dosi di anestetico. Nella casa, gli altri ospiti si erano invece ripresi, e vagavano
per la struttura storditi e confusi. Una delle Funambole si occup di loro. Lia la osserv mentre li
radunava nel salotto con gesti sicuri ed esperti. Sapeva perfettamente cosa sarebbe successo ora, perch
l'aveva visto accadere molte volte: la sua collega avrebbe imbastito una qualche spiegazione
razionalmente accettabile, e poi avrebbe usato i suoi poteri per cancellare dalla loro memoria gli eventi
delle ultime ore. Non sarebbe rimasta traccia nei loro ricordi di quanto era accaduto. La donna avrebbe
trovato una spiegazione plausibile anche per i mobili rotti e la confusione che regnava nelle stanze.
Sarebbero tornati alle loro vite, e lei e le altre sarebbero scivolate nel buio in cui vivevano e agivano.
Era la prima cosa che le avevano spiegato, quando l'avevano arruolata.
"Da oggi la tua esistenza cambier per sempre. Per gli altri sarai semplicemente scomparsa; nel
mondo dei Normali non rester traccia del tuo passaggio. Chi ti conosceva ti dimenticher, i segni della
tua presenza verranno cancellati. Noi viviamo nell'ombra,  l che agiamo, e per gli altri non esistiamo"
le aveva detto Vanessa in persona.
"E perch? Che ne viene a me, alla fine?" aveva chiesto lei con la sua voce impertinente di
bambina.
Vanessa le aveva sorriso.
"Questo  il prezzo che si paga per poter salvare la vita delle persone che sono l fuori,
minacciate ogni giorno da presenze che non possono vedere. Loro non sono come noi, e non potrebbero
neppure sopportare la verit. Per questo non devono sapere. Ma noi che sappiamo, noi che vediamo,
dobbiamo lottare per tenerle al sicuro, per proteggerle da ci di cui ignorano l'esistenza."
Lei aveva sbuffato.
"S, ma io?"
"Tu avrai uno scopo, una missione nobile, una casa. Non ti mancher nulla, perch noi
provvederemo a ogni cosa. Ma, soprattutto, non sarai mai pi sola."
Era stato quello a convincerla, pi di qualsiasi altro discorso o promessa. Perch, fino al giorno
in cui non aveva incontrato quella donna, era sempre stata sola. Nessuno le aveva mai creduto, e ci
che era in grado di vedere e sentire, e che gli altri ignoravano, aveva scavato un solco invalicabile tra
lei e il mondo. Per tutti era sempre stata "la strana", quella che vedeva i morti e le cose che non
esistevano. Era diventato un dato tanto evidente che ormai non ricordava pi l'ultima volta che
l'avevano chiamata col suo vero nome.
Il nome. Era stato l'altro sacrificio che Vanessa le aveva chiesto.
"Ognuna di noi, quando  entrata nelle Funambole, l'ha abbandonato. Fa parte della vita
passata, che non ci appartiene pi, che ci lasciamo alle spalle. Dovrai fare lo stesso anche tu. Puoi
pensarci un po', se vuoi", ma lei non ne aveva avuto bisogno. Sapeva perfettamente come si sarebbe
chiamata da l in avanti.
"Lia."
Vanessa, che sapeva a chi apparteneva quel nome, le aveva sorriso. La sua compagna di stanza,
nel primo orfanotrofio in cui era stata, l'unica che le avesse mai creduto, e che aveva pagato con la vita
la sua comprensione e il suo affetto per lei.
"Ottima scelta" aveva commentato, e da allora quello era stato il suo nome. Non aveva mai pi
pensato alla sua esistenza precedente. Aveva imparato a considerarla qualcosa di estraneo, quasi non la
riguardasse, un album di ricordi della vita di un altro. Fino a quella sera.
Una sua collega le si avvicin.
Come ti senti? le chiese. C'era freddezza nelle sue parole. Lia la capiva perfettamente. In fin
dei conti, aveva fallito.
Si guard il costato.
Credo di avere qualcosa di rotto ansim.
Ti faccio portare al quartier generale e schiocc le dita in direzione di un'altra Funambola. La
ragazza accorse.
Dopo che ti avranno rimessa in sesto, Vanessa vuole parlare con te.
La ninja fece per andarsene, ma Lia la blocc.
Aspetta! La donna si gir. ... arrabbiata? chiese.
L'altra le rispose con uno sguardo gelido. Fece un cenno alla collega. Portala in infermeria, qui
ha finito.
Lia si lasci sostenere dalla ragazza. La conosceva; Dora, cos si chiamava, era dentro da pochi
anni, e ancora non aveva partecipato attivamente ad alcuna missione operativa. Se la portavano dietro
per farla abituare all'azione, ma quasi sempre le affibbiavano compiti di bassa manovalanza. Come
riportare al quartier generale una collega che aveva fallito.
In macchina, Lia si abbandon sul sedile posteriore. La cassa toracica continuava a bruciarle a
ogni respiro, ma la sensazione di essere finalmente al sicuro era impagabile. Non si era mai sentita
impotente come quella sera. Sperava non le sarebbe capitato mai pi. Ma non era solo quello che la
turbava, ora, mentre la citt sfilava sotto i suoi occhi. Gli ultimi avvenimenti avevano cambiato molte
cose che credeva di sapere. Sugli Angeli della Morte, sulle sue effettive capacit, persino su quelle
delle Funambole nel loro complesso. E poi c'erano Pam e Sam. Era il contatto con loro che l'aveva
sconvolta pi di tutto.
Davanti ai suoi occhi, attraverso il vetro oscurato del finestrino, la citt lentamente si svegliava.
Il cielo si stava schiarendo, e le prime macchine partivano da casa, dirette al lavoro. Lia osserv con
curiosit quella vita che ormai da pi di dieci anni poteva soltanto spiare. Eppure erano proprio quelle
le persone che salvavano con il loro impegno, alla cui sicurezza avevano sacrificato tutto ci che
possedevano. Quant'era che non parlava con una di loro?
"Forse stiamo perdendo di vista il nostro obiettivo..." si disse, ma poi scosse la testa. Pensieri
oziosi. C'era ben altro di cui doveva preoccuparsi. Come l'ira di Vanessa.
L'auto si infil in un tunnel. Accost vicino a una deviazione secondaria, bloccata da transenne
e dal nastro giallo della polizia di Roma. Attesero qualche istante.
 stata una nottata pesante, eh? le chiese Dora guardandola attraverso lo specchietto
retrovisore. Non le aveva detto una parola fino a quel momento. Lia si limit ad annuire stancamente.
Chiss quand' che anch'io potr diventare operativa aggiunse con un sospiro. A Lia era stato
concesso ben prima di lei, ma non glielo disse.
Un sottile ronzio le avvis che lo schermo era stato avviato, e dunque potevano infilarsi l sotto
senza timore che altri riuscissero a vederle. Le transenne si spostarono e il nastro giallo si svolse di lato,
lasciandole passare.
Percorsero un lungo tragitto, in un tunnel dalle pareti lisce di cemento. A intervalli regolari, le
luci le illuminavano. Quel pulsare lento diede a Lia il mal di stomaco. Probabilmente stava peggio di
quanto credesse.
Arrivarono finalmente al quartier generale. La macchina si ferm in un ampio spiazzo
sotterraneo. Le pareti erano sbozzate nella roccia, ma il pavimento era di solido cemento.
Dora l'aiut a uscire e a incamminarsi verso l'infermeria.
Le Funambole non disdegnavano i metodi della medicina moderna, e nel loro covo vivevano
anche due dottori e due infermiere. La maggior parte delle volte, per, venivano curate da Margherita,
una donna di mezza et, tra le prime ad essere reclutate nell'organizzazione. Era una potentissima
curatrice. Le sue mani possedevano doti straordinarie, erano in grado di guarire le ferite pi gravi. Lia
aveva gi avuto modo di usufruire dei suoi servigi parecchie volte. Stavolta era certa che l'operazione
sarebbe stata pi complessa. Non si era mai sentita cos male in vita sua.
Dora la guid attraverso i labirintici cunicoli del quartier generale. Era stato ricavato in una
delle molte catacombe che si celavano nel sottosuolo della citt eterna. Quelle, nello specifico, non
erano note a nessun archeologo. Le Funambole impegnavano parte delle loro risorse per tenere
nascosto a tutti quel luogo. Le aderenti all'organizzazione trascorrevano buona parte della loro
esistenza l sotto. All'inizio per Lia, amante della natura, dell'aria aperta, e leggermente claustrofobica,
abituarsi a quel posto era stato difficile. Ma ormai ci aveva fatto l'abitudine, e adesso era quando
andava fuori che si sentiva scoperta, esposta. Tra quei cunicoli era a casa. Sebbene avessero sfruttato il
tracciato originario delle catacombe, le Funambole vi avevano aggiunto anche del proprio. Avevano
scavato altre gallerie, creato locali pi ampi, alcuni adibiti ad alloggi, altri usati per l'addestramento.
Lia si era sempre chiesta che ne avrebbe detto la sovrintendenza archeologica, di come stavano
trattando quella parte di Roma.
L'infermeria si trovava proprio in uno degli sterri nuovi. La raggiunsero attraverso un dedalo di
cunicoli scavati nel tufo, all'interno dei quali dovettero muoversi con cautela, sia perch Lia era ferita,
sia perch lo spazio era davvero ristretto, e in due ci passavano a stento. A intervalli regolari, si
aprivano le tombe: vani di varia grandezza, per lo pi rettangolari, disposti su diverse file. Non erano
poi molto differenti dai loculi moderni, quelli del Verano o di Prima Porta, dove i defunti finivano
impilati in tanti fornetti, uno sopra l'altro.
Lia a volte si era chiesta chi fosse la gente che riposava l. Non c'erano pi lapidi, n nomi;
solo, a volte, simboli: un pesce, il buon pastore, una croce. Le facevano venire in mente i suoi genitori,
morti in mare quando era ancora molto piccola, mentre su una barca cercavano di raggiungere l'Italia
dall'Albania. Lei, almeno, erano riusciti a farla arrivare.
Margherita l'accolse sulla porta dell'infermeria, una sala sbozzata nel tufo e tappezzata di
mattonelle verdi. Mi occupo io di lei disse prendendola in consegna da Dora. Era un donnone dai
modi spicci, bionda, corpulenta. Difficile immaginare che quelle mani callose e piene di anelli fossero
cos sensibili ed efficaci nel curare le persone. La stese su una barella e inizi a toccarla con i suoi modi
bruschi. Lia si morse le labbra. Te lo meriti disse la curatrice. Guarda come ti sei ridotta.
Avrei preferito vincere e tornare sana e salva... mormor lei.
Gi, dimenticavo... ti sei pure rotta due costole per niente.
Lia contrasse la mandibola, mentre Margherita la liberava dalla sua tuta nera.
Non  stata colpa mia prov a dire, anche se non ne era tanto sicura.
Questo lo decider Vanessa.
 arrabbiata?
Neppure Margherita le rispose. Appoggi le mani sulla sua pelle nuda, e la sensazione di
sollievo fu immediata. Un calore rinfrancante si propag dai polpastrelli della donna al torace di Lia,
diffondendosi a tutto il corpo, come un flusso che la riportava alla vita. Fece un lungo sospiro, e decise
di non pensare a null'altro che a quel ritrovato benessere. Doveva togliersi dalla mente Pam e Sam, e
quella notte di dolore. Persino Vanessa. Erano il passato e il futuro, e lei, ora, voleva concentrarsi solo
sul presente.
Lia avanz lentamente nella grande stanza. Respirare le faceva ancora male, ma non era nulla
rispetto a quando era tornata al quartier generale; le mani di Margherita erano davvero miracolose.
La sala cui stava accedendo era lo studio di Vanessa. Si trattava di un ampio locale sotterraneo,
cos grande che l'ambiente era diviso in tre navate da due ordini di colonne. Era sovradimensionato
solo per gli standard delle catacombe; le colonne erano quattro in tutto, e la volta a botte era bassa, non
pi di quattro metri al vertice. Sui lati si aprivano le nicchie ormai vuote dei corpi che ospitavano in
origine, mentre sul soffitto c'erano alcuni rozzi affreschi. Si trattava di un decoro geometrico a
mattonelle quadrate, che culminava, al centro, in un grosso dipinto del Cristo, con le lettere Alfa e
Omega di lato. Lia aveva sempre trovato significativo che Vanessa avesse scelto proprio quel posto per
il suo studio; in fin dei conti, lei rappresentava davvero l'inizio e la fine delle Funambole. Senza di lei,
alcune di loro probabilmente neppure sarebbero state vive, lei compresa.
Sul fondo della stanza, c'era l'altare. Era dipinto di blu e rosso, e la sua struttura a
parallelepipedo era sovrastata da una nicchia decorata, nella quale si trovava una statua che a Lia aveva
sempre ricordato una dea greca. Qualcuno le aveva aggiunto un'aureola e un velo, pensando cos di
trasformarla in una Vergine. A Lia, per, continuava a sembrare un'Afrodite.
La scrivania si trovava proprio l davanti. Vanessa vi era seduta con compostezza, in attesa. Era
una donna sulla quarantina, dal fisico atletico e asciutto. Era vestita come tutte loro, con la semplice
tuta nera aderente delle ninja. Aveva foltissimi capelli rossi e crespi, che portava lunghi e che le
incorniciavano il viso. Con la luce che c'era l sotto, sembravano un'aureola di fiamme. Il volto era
appena pingue e segnato da qualche ruga che tradiva la sua et. Gli occhi erano castano intenso, quasi
neri, accesi di una determinazione che Lia aveva sempre trovato magnetica. Aveva un trucco leggero,
che denunciava una certa vanit e che si faceva pi intenso sulle labbra, dipinte di un rosso vivido.
Alz lo sguardo su di lei, quindi si appoggi allo schienale della poltrona in pelle su cui era seduta.
Vieni avanti le disse, indicandole una delle due poltrone al lato opposto della scrivania. Lia si
avvicin e si sedette. Vanessa intrecci le dita e la osserv per alcuni istanti. Il suo era uno sguardo
inquisitorio, che era sempre difficile sostenere. E infatti, anche quella volta, Lia abbass gli occhi.
Non hai niente da dirmi? le chiese Vanessa.
Immagino tu abbia gi saputo... prov lei.
Non dalla tua voce.
Lia le fece rapporto. Descrisse quanto era accaduto dal momento in cui aveva chiamato Pam a
quando le sue colleghe erano riuscite a recuperarla. Vanessa stette ad ascoltare in silenzio. Lia non pot
fare a meno di pensare che quella storia doveva conoscerla bene, e che tutta quella pantomima servisse
solo a renderla pi consapevole del suo fallimento. Quando ebbe finito, tacque, lo sguardo basso,
aspettandosi la lavata di capo.
Secondo te cosa  andato storto? la sorprese Vanessa. Lia sollev gli occhi, stupita.
Abbiamo sottovalutato gli Angeli della Morte disse di slancio. Eravamo convinte che un
confinamento sarebbe bastato a tenerne a bada uno, ma non  stato cos. I loro poteri sono
enormemente pi grandi dei nostri. E non abbiamo tenuto presente neppure il fatto che Mashhit non 
sola, che ha molti schiavi, che si sono dimostrati pi temibili di quanto pensassimo.
Di questo parler con Layla, non appena si sar ripresa. Io voglio sapere dove tu hai
sbagliato.
Lia arross all'istante, si strinse nelle spalle.
Mi sono sopravvalutata.
Sei tu che hai scelto l'equipaggiamento, no?
Credevo sarebbe bastato.
Se stasera Samael fosse andato fuori controllo, sarebbe potuta accadere una catastrofe. Samael
non  ancora padrone dei suoi poteri, per questo ti avevo mandata da sola mentre le altre erano
concentrate su Mashhit. Perch sapevo che potevi farcela.
 forte, Vanessa. Pi di quanto tu possa immaginare.
Le labbra della donna divennero una sottile linea rossa.
Io so esattamente con chi abbiamo a che fare. Sei tu che hai fallito, tu che hai fatto male i tuoi
conti.
Lia si fece ancora pi piccola sulla sedia.
Non intendevo dire... io...
Vanessa agit una mano in un gesto di noncuranza.
In ogni caso, hai pagato caro il tuo fallimento. Spero che tu ne tragga una buona lezione. Per
parte mia, ho capito che non sei ancora pronta per missioni di questo rilievo. D'ora innanzi ti
affiancher qualcuno. Puoi andare e abbass il capo sul libro che aveva davanti.
Lia rimase immobile, e infine costrinse Vanessa a guardarla di nuovo.
Non sono stata abbastanza chiara?
Ci sono... altre cose che ho pensato, stasera.
La donna sospir, si appoggi allo schienale.
Sentiamo.
Si tratta di quei due, di Pam e Sam. Io credo che abbiamo sbagliato atteggiamento con loro.
Vanessa inarc un sopracciglio. Lui  indubbiamente portatore di un potere sconfinato, ma  qualcosa
che pu essere controllato, io l'ho visto. Vanessa inizi a scuotere la testa, ma Lia prosegu,
imperterrita. La ragazza ha un immenso ascendente su di lui: a una sua parola, lui  tornato normale.
Per il resto del tempo, ha collaborato con me, e se io e Layla siamo uscite vive da questa storia  anche
merito suo.
Ti sfugge un punto disse Vanessa.
Io credo che dovremmo chiedere loro di allearsi con noi. Non dico per sempre, solo fino a
quando non avremo catturato gli altri quattro angeli. Poi ci prenderemo anche Samael, com' giusto
che sia.
La donna continuava a scuotere la testa.
Non posso credere che tu commetta un errore cos grossolano.
Io...
Gli angeli sono nemici, Lia, sempre, anche quando ci sembrano ragionevoli, o possibili da
controllare.  nella loro natura apparirci suadenti, perch sono malvagi.
Ma  lui che mi ha accompagnata da Layla! E lui  stato ferito da Mashhit, l'ho sentito con le
mie orecchie professarsi diverso da lei, rifiutarsi di assoggettarsi.
Questo non significa nulla.
Fu Lia a scuotere il capo.
Secondo me stiamo perdendo un'occasione.
Vanessa si sporse in avanti, le si fece pi da presso e addolc il tono di voce.
Lia, adesso sei sconvolta per quanto  successo. Conosco il tuo rigore, la tua dedizione al
lavoro.  difficile accettare un fallimento. Ma  stato Samael a ridurti cos.
Io non credo che potremo vincere da sole contro gli Angeli della Morte. Siamo esper, medium,
sensitive, ci muoviamo tra i mondi, e possiamo anche misurarci con entit potenti, come abbiamo
egregiamente fatto finora. Ma quella ragazzina  un'Apriporta,  nata per catturare gli Angeli della
Morte.
Per questo ti sto dicendo che devi farla passare dalla nostra parte, a tutti i costi.
S, ma l'ho vista lavorare con lui... sono una squadra, sono indispensabili l'uno all'altra. Lei 
la sua parte umana, e lui  la forza bruta che a lei manca. Assieme possono davvero catturare gli angeli,
e non dimentichiamoci che l'hanno gi fatto con Mashbir. Abbiamo bisogno di entrambi.
Lia si appoggi allo schienale della poltrona, sfinita. Aveva detto tutto quel che pensava, tutte le
riflessioni che aveva fatto da quando si era infilata in macchina, e durante il trattamento da Margherita.
Era questo che aveva capito quella notte, forse qualcosa di eretico, per il credo delle Funambole, ma
qualcosa in cui credeva.
Fino a ieri eri d'accordo con me sul fatto che Samael rappresenti un pericolo.
Non li avevo visti agire assieme. Ho dovuto ricredermi. Lo avresti fatto anche tu.
Vanessa tamburell con le dita sulla scrivania. Per un attimo Lia si illuse che avrebbe davvero
considerato con attenzione ci che le aveva detto. Poi la donna alz di nuovo su di lei i suoi occhi
imperiosi.
Gli angeli sono il male, Lia, non la cura. Non puoi affidarti al Male per sconfiggere il Male.
Gli angeli sono troppo forti? Ci addestreremo meglio, li attaccheremo pi numerose, svilupperemo
nuove armi. Quella ragazzina ha qualcosa che ci manca? La faremo passare dalla nostra parte, la
rapiremo, se necessario. Ma mai, mai potremo allearci con il nemico.
Lia si accasci sulla poltrona.
Tu combatti da meno tempo rispetto a me continu Vanessa. Fidati di chi ha pi esperienza.
Il mondo  un luogo complesso, e cos l'Altrove dal quale provengono i nostri nemici. Ma la netta
distinzione che c' tra Bene e Male  la nostra bussola.
Lia si guard le mani.
Ne sei convinta, vero? Sai come me cosa  giusto e cosa  sbagliato. Non  cos?
Lei fu costretta ad alzare lo sguardo. Annu brevemente. Vanessa sorrise rincuorata.
Sei solo sconvolta. Riposati per qualche giorno, ne hai bisogno. Hai facolt di uscire, se lo
desideri. A volte, a furia di lavorare nell'ombra, ci dimentichiamo della luce. Vedrai che, dopo, tutto ti
sar di nuovo chiaro.
Lia annu una seconda volta. Vanessa le fece cenno di andare.
Dir alle altre che sei libera per tre giorni. Goditi la tua vacanza e, se hai bisogno di me, sai
dove trovarmi. Aggir la scrivania, le and vicino e la prese per le spalle. Io credo ancora in te, come
quando ti trovai e ti salvai la vita.
A quel punto Lia si dimostr convinta. Vanessa la lasci andare e la guard uscire, poi torn
alla sua scrivania. Le sarebbe passata. Le sarebbe passata, certo. O avrebbero dovuto fare a meno di lei.
CAPITOLO 20
TRE ANNI PER SEMPRE
Il viaggio in macchina fu estremamente silenzioso. Pam e Sam se ne stavano con la testa
appoggiata al finestrino, e Mara guidava senza parlare. Quando li aveva raggiunti, a Frascati, aveva
provato a chiedere com'era andata, ma dopo aver visto i loro volti e la ferita di Sam, aveva preferito
non insistere.
Andiamo subito dal dottore aveva detto, e aveva chiamato la sua amica, preannunciandole
che si trattava di un'emergenza.
Vittoria Filangeri li accolse sulla porta dello studio veterinario. Aveva lo sguardo stanco di chi 
stato buttato gi dal letto. Pam lanci un'occhiata all'orologio della farmacia di fronte. In effetti erano
le sei e mezzo. La dottoressa li fece entrare con la consueta professionalit e li condusse nel piccolo
ambulatorio sul retro.
Sam vi aveva trascorso parecchi giorni, subito dopo lo scontro con Mashbir. Pam aveva avuto
paura, quella volta, e non appena la dottoressa Filangeri gli chiese di togliersi la maglietta e sdraiarsi
sul lettino, ricord come le era apparso Sam: debole, provato.
Senza dire nulla, prese la porta e and a sedersi nell'anticamera. Era uno stanzone bianco con
una fila di sedie di plastica appoggiate al muro. Alle pareti, le foto di qualche animale e cartelloni
informativi sulle vaccinazioni. Era in tutto e per tutto la sala d'attesa di un qualsiasi studio veterinario.
Mara chiuse la porta e le si sedette accanto.
Stai bene?
Lei annu.  solo che non mi piacciono gli ospedali. Ci ho passato troppo tempo, in passato.
A chi lo dici... rispose Mara. Io ci sono stata per mia sorella. Per le infinite sedute dallo
psichiatra, prima, e per la chemio poi.
A quelle parole, Pam sent una fitta di amarezza.
Mara le prese una mano per attirarla a s e l'abbracci. Pam si abbandon, poggiando la testa
sulla sua spalla.
Va tutto bene.  passato mormor Mara. Sam sta meglio, Vittoria me l'ha assicurato. Dovr
mettergli i punti e somministrargli degli antibiotici, ma sar fuori prima di quanto immagini.
Pam ne fu felice, ma le rimase un forte senso di inquietudine. Il fatto era che non si rassegnava.
C'era qualcosa in lei e Sam, nei loro nomi, nelle loro storie e nei loro antenati, che aveva deciso il loro
destino. E non riusciva a darsi pace.
Cos' successo stasera? chiese Mara. Pam si sent come se Mara avesse interrotto il suo volo
prendendola al lazo. Ricord quel che si erano detti lei e Sam poco prima.
Attese qualche minuto, poi inizi a raccontare. Omise che Sam aveva quasi ammazzato Lia, e
persino lei, ma per il resto fu sincera. Mara per dovette accorgersi che il suo resoconto era incompleto.
Cos' successo nelle fogne? chiese infine.
Quello che ti ho detto. Lia aveva imprigionato Sam e io ho dovuto liberarlo, poco prima che
lui percepisse che Mashhit stava per entrare in azione.
Questo significa che i suoi poteri stanno aumentando ancora. Prima non era in grado di
sintonizzarsi con i suoi simili.
Mi sembra una novit positiva, no?
Come mai Lia vi ha seguiti? E perch alla fine vi ha aiutati? la incalz Mara.
Pam non seppe che dire. Distolse lo sguardo, imbarazzata, e cerc una spiegazione convincente.
Mara la costrinse a guardarla negli occhi.
Pam, ascolta, non  un momento facile per me le confid. Sento che c' qualcosa che non va
con Euge, non capisco esattamente cosa, ma  distante. Tutta questa storia del laboratorio nuovo, della
lavata di capo del rettore... si sta allontanando da me, e mi sta nascondendo qualcosa. Non farlo anche
tu.
Sar solo stanco.  un momento duro per ognuno di noi consider Pam. La verit, per, era
che quel momento durava da mesi.
Proprio per questo dovremmo stringerci l'uno all'altra e collaborare il pi possibile. Non  una
guerra che possiamo vincere da soli, e tu sei stata la prima a capirlo, nel nostro gruppo. E allora perch
neanche tu sei sincera? Perch nessuno si fida pi di me?
Pam si sent stringere il cuore. Doveva molto a Mara; li aveva aiutati quando non avevano
nessuno, faceva tutto quello che poteva per loro, e adesso si stava occupando anche delle cure di Sam.
Riflett qualche istante, quindi prese la sua decisione.
Avevo promesso a Sam di non dire niente, ma forse non  la scelta giusta. Sappi per che io
sono d'accordo con lui, che mi fido di lui. Hai appena detto che dobbiamo contare l'uno sull'altro.
Ecco, ti chiedo di fidarti di noi. E le confess tutto.
Le raccont di quanto era accaduto nelle fogne, ma anche dei poteri di Mashbir che Sam
sembrava aver acquisito. Mara ascolt con la fronte corrugata. Pam sent che stava arrivando la
ramanzina, ma la tronc sul nascere. Io so di poterlo tenere a bada. L'ho visto. Dopo quel che 
successo con Lia,  tornato perfettamente in s, ha combattuto con noi,  stato importantissimo per la
nostra salvezza. Sam lo pu controllare, perch io e lui siamo davvero una squadra. Per troppo tempo
ho pensato che lui fosse il braccio e io la mente, ma ho capito che  pi complesso di cos. Noi
funzioniamo insieme, perch siamo complementari, Mara, siamo due facce della stessa medaglia, e ci
siamo trovati proprio per questo. Dobbiamo agire in coppia. Tutti i casini degli ultimi tempi sono
successi ogni volta che ci siamo separati. Solo uniti possiamo farcela.
Si interruppe, perch Sam era comparso nella stanza. Era senza maglietta, il petto avvolto dalle
bende, fermo sulla porta che conduceva all'ambulatorio. Pam si alz di scatto e raggiunse l'angolo pi
distante della sala, fingendo indifferenza.
Il punto  che non abbiamo molto tempo, Mara disse. E io questa gente non posso batterla
se non sono al cento per cento delle mie forze. Ripet quasi parola per parola quello che aveva gi
detto a Pam. Quando ebbe finito, lei trov il coraggio di farsi avanti.
Io sono con lui, Mara.
La donna li guard entrambi. Il suo volto sembrava quello di una sfinge. Rimasero in attesa,
tutto dipendeva da quello che avrebbe deciso lei. Infine, la sentirono sospirare.
D'accordo concesse. Forse, anche con la faccenda della cimice, mi sono fatta prendere la
mano dal mio ruolo di adulto. Siete voi i veri protagonisti, non io. Io al massimo posso consigliarvi, ma
devo fidarmi delle vostre percezioni, perch siete voi ad avere i poteri e a rischiare ogni giorno la vita.
Io sono e sar sempre nelle retrovie.
Pam intu che stava pensando a quanto era successo con sua sorella.
Adesso ce ne andiamo prosegu Mara. Raggiungiamo Eugenio, facciamo il punto della
situazione e continuiamo nel nostro lavoro. Le vostre vite, quelle vere, vi aspettano.
Sam sorrise, e d'istinto le gett le braccia al collo, ma fu costretto a ritrarsi mugolando di
dolore. Pam ridacchi.
Sei veramente l'ultimo dei cretini.
Lui la fulmin con gli occhi, ma c'era del divertimento, nel suo sguardo.
Mara si appart un istante con Vittoria, la ringrazi per quanto stava facendo e chiese notizie di
Safi e dell'altro bambino.
Sono tranquilli. Certo, se magari ogni tanto qualcuno di voi venisse a dar loro un'occhiata...
Safi  molto affezionato a Sam, mi parla spesso di lui.
Mara annu.  una soluzione temporanea, presto troveremo loro una famiglia.
Si salutarono e, finalmente, se ne tornarono a casa.
Per il resto della mattinata, Sam e gli altri dormirono. Era stata una nottata a dir poco intensa.
Certo, la missione incombeva, ma avevano un disperato bisogno di riposarsi.
Evitarono l'appartamento di San Lorenzo e il laboratorio, e si ritirarono tutti a casa di Mara.
Ormai era l'unico posto sicuro. Eugenio pot prelevare solo il laptop e lavor su quello, chiudendo il
resto sotto chiave.
Prima di andare a dormire, Mara prese da parte Pam e le mostr qualcosa.
Lei riconobbe una vecchia Moleskine, farcita di foglietti.
Mara l'apr a una pagina fitta di appunti, scritti in una calligrafia minuta e ordinata, e con
inchiostro di diversi colori. In calce, c'era il disegno di un pentacolo. Pam lo riconobbe all'istante: era
il sigillo che le Apriporta dovevano tracciare per catturare i demoni. Rivolse a Mara uno sguardo
confuso.
Questo  uno dei diari di mia sorella spieg lei, la voce che tremava appena.
Pam lo guard come se fosse una reliquia. Non conosceva Sara se non per quel poco che Mara
le aveva detto, eppure la sentiva vicina. Aveva la capacit di comunicare con gli spiriti, viveva al
limite, proprio come lei, ma, a differenza sua, non aveva trovato nessuno che le credesse abbastanza da
poterla salvare. Guard quelle pagine con avidit, quasi avesse davanti un tomo prezioso e
antichissimo, riemerso da qualche biblioteca perduta.
Studialo, voglio che tu sia pronta in ogni momento. Ricorda: devi inciderlo sulla pelle, con
questo. E Mara porse a Pam uno strano strumento: era una bacchetta di legno finemente intagliato,
con la forma di una L un po' storta. Al termine del lato corto, attraverso un laccio di cuoio, era fissato
un ago.  uno strumento inuit per tatuare. Lo percuoterai con un sasso, e vedrai che funzioner.
Mara, io...
Deciderai tu il momento disse lei. Tu sei l'Apriporta, sei in grado di indirizzare i poteri di
Sam. Quando saprai che  giunta l'ora, glielo imporrai, recitando la formula rituale scritta sul diario. 
un'antica formula fenicia, che mia sorella modific leggermente. Era un genio, non sai quanto mi
sarebbe stata utile nei miei studi sospir. Poi chiuse il diario e lo allung a Pam.
Non posso tenerlo disse lei scuotendo la testa.
Devi. Lei era come te, Pam, ed  morta perch nessuno le ha dato fiducia. In fin dei conti,
anch'io non sono mai riuscita ad aiutarla davvero. Non commetter di nuovo lo stesso errore.
Pam prese il diario con gratitudine e lo strinse al petto.
Quando tutto sar finito, lo riavrai.
Mara sorrise.
Anche Pam decise di concedersi un attimo di riposo. Sam aveva recuperato parte delle sue
forze, e per questo era riuscito a trasferirle un po' della sua energia, ma lei si sentiva ancora fuori fase.
E poi, aveva bisogno di raccogliere le idee. Doveva staccare la spina per essere pronta allo scontro
finale. Perch ormai il tempo era agli sgoccioli.
Chiuse le tapparelle in camera, si sdrai sul letto e infil gli auricolari. Attese che la musica
cancellasse qualsiasi altra cosa, e lasci i pensieri liberi di vagare. Ma si accorse presto di non riuscire a
staccarli dalla casa famiglia e da quanto era successo la sera prima. Quei fatti incombevano su di lei
come una spada di Damocle. Soprattutto, pian piano si sent dominata dalla sensazione che ci fosse
qualcosa di importante che le sfuggiva, un particolare che aveva colto e che avrebbe potuto rivelarsi di
vitale importanza. Fu durante un pezzo dei Beholder che un'immagine le riemp la mente. Si trattava
dello studio di Stefania. Le era parso da subito strano, con quell'abbondanza di foto di un bambino di
tanti anni fa... Lo rivide come se lo avesse di fronte: i capelli ricci, il sorriso vivace. E di colpo si
illumin: ma certo, tornava tutto. Il lavoro di Stefania, l'ossessione di Mashhit per i bambini, e quel
piccolo studio trasformato nell'altare a un bimbo mai cresciuto.
Si tir su di scatto. Doveva controllare, perch, al momento, quella era solo un'idea e niente
pi.
Il computer di Mara era l davanti. Ci si sedette di fronte e raccolse le idee. Se avesse avuto la
foto del bambino sarebbe stato molto pi facile, ma non aveva pensato di prenderla. Cos era pi
complicato, ma non impossibile. Dovette risalire al cognome di Stefania. Lo scrisse, schiacci invio, e
quel che cercava spunt sullo schermo come primo risultato: GRAVE INCIDENTE STRADALE
SULLA VIA DEL MARE, MUORE BAMBINO DI TRE ANNI. La notizia era datata 1993. Non solo
lei non era ancora nata, ma persino sua madre era una ragazzina.
Apr il link con la mano che le tremava, lesse, ma immaginava gi cosa aspettarsi. Un giorno
d'estate, una famiglia romana decide di andare al mare. Mangia fuori e rientra dopo cena. Il buio, la
stanchezza o forse solo il destino fanno il resto: la macchina esce di carreggiata, urta quella che viene
dal lato opposto. Tutti feriti, tranne il bambino, di tre anni, che muore.
Pam rimase a fissare il video. Poi distolse lo sguardo, e se lo ritrov davanti ovunque, nel buio
della stanza. Matteo, tre anni per sempre.
Spense il computer e si alz. Pens all'aria triste di Stefania il giorno in cui l'aveva conosciuta,
e poi alle sue parole, quando li aveva accusati di voler fare del male ai suoi bambini. Tutto assumeva
un senso diverso ora.
Mentre la musica le urlava nelle orecchie disse piano: Giuro che ti salvo. Lo giuro.
CAPITOLO 21
INCONTRI NOTTURNI
Allora? Che ci dovevi dire? chiese Sam, impaziente, quando anche gli altri si furono radunati
attorno al tavolo della cucina.
Pam esit, cercando le parole giuste per condividere le sue ultime riflessioni.
Tutti pendevano dalle sue labbra.
Credo non sia un caso che Mashhit abbia scelto proprio Stefania disse alla fine. Questa
storia dei bambini... ecco... forse  una specie di compensazione per lei.
Eugenio la guard ammirato e si schiar la voce come un relatore prima di parlare al microfono.
Sei pi in gamba di quanto pensassi comment, gonfiando il petto. Sembrava ritenere che il
merito fosse anche del suo insegnante, ma evit di vantarsene, per non esporsi alle inevitabili stoccate
di Mara. Perch, vedi, questo combacia con le conclusioni a cui sto giungendo io. Ho studiato a lungo
Sam, e ho indagato su Malanotte e sulla sua storia. E ora che conosco anche il vissuto di questa donna,
tutto mi sembra tornare, anche se probabilmente ci vorranno pi dati, e...
Cos'hai scoperto? lo incoraggi Mara.
I soggetti posseduti presentano qualche debolezza nei campi energetici personali. In Sam la
cosa  evidente, e credo fosse anche il caso di Malanotte.
Che roba sarebbe? chiese Sam, allarmato.
L'aura spieg Mara. Quello che gli antichi chiamavano aura, ma che  semplicemente il
frutto dell'interazione tra la funzione d'onda personale e le deboli risonanze degli universi paralleli.
Eh? fece lui, sempre pi confuso.
Te l'ho detto. Puoi chiamarla aura ribad Mara, ignorando lo sguardo di disapprovazione di
Eugenio.
Okay, ma questa debolezza?  una cosa preoccupante? insist Sam, punto sul vivo.
No,  solo una propensione maggiore, rispetto alle persone comuni, a percepire flussi
energetici provenienti da altre dimensioni. Il campo energetico personale non rimane identico per tutta
la vita; da quel che sto vedendo, pu essere modificato da una serie di parametri fisici e psicologici. Un
po' come quello che  successo a te, Sam, quando credevi di avere ucciso il bambino.
Doc, quando parli cos davvero non ti seguo...
Vuol dire che quello che ti succede, sia fisicamente che a livello psichico, influenza il modo in
cui percepisci il paranormale spieg Pam.
Proprio cos conferm Eugenio. Ora, riflettete: Malanotte era un senzatetto che aveva perso
la famiglia, un reietto che si sentiva rifiutato da tutti. Era la sua storia ad averlo indebolito, permettendo
a Mashbir di avere pi facile accesso al suo corpo e alla sua mente. La stessa cosa si  ripetuta con
Mashhit e Stefania, che ha perduto un figlio e, presumibilmente, anche un marito.
Tutti tacquero qualche istante, e Sam parve il pi colpito.
Ma io che problema ho, scusa? disse. Non avevo nulla, prima che Samael decidesse di
piantare le tende nel mio corpo. Ma dentro di s sapeva di mentire.
Tuo padre mormor Pam. E poi non dirmi che ti sentivi a posto in questo mondo, che non
avevi la sensazione di essere sbagliato e impotente, perch non ci credo.
Sam arross. D'accordo ammise. Ma sai quanta gente incasinata esiste sulla faccia della
Terra? Perch ha scelto proprio noi?
Eugenio scosse la testa. Questo  solo uno dei fattori che predispongono alla possessione.
Probabilmente ce ne sono molti altri che al momento mi sfuggono, ma che spero prima o poi di
comprendere.
Tu quindi credi che siamo riusciti a scacciare Mashbir dal corpo di Malanotte... perch
abbiamo riparato la debolezza nel suo campo energetico? chiese Pam.
Esatto. Hai un futuro in questo campo, Pam disse Eugenio. Vedere sua figlia l'ha in qualche
modo rafforzato, e questo gli ha permesso di opporsi a Mashbir e liberarsi.
E quindi continu Pam, galvanizzata, potremmo fare lo stesso con Stefania!
Peccato che il bambino sia morto osserv Sam.
Di fronte a quell'obiezione inoppugnabile, nessuno fiat.
E se noi... richiamassimo il suo spirito? propose Pam, lasciando tutti sbalorditi.
Sam la guard come se stesse delirando.
Eugenio per non si scompose. Si sistem gli occhiali sul naso, raccogliendo i pensieri.
Esistono numerosi universi oltre al nostro. Potenzialmente, sono infiniti. E non  detto che il luogo da
cui provengono gli Angeli della Morte sia lo stesso in cui si trovano i fantasmi... se ne esiste uno.
Quindi  un'ardua impresa connettersi proprio con quella dimensione.
Pam stava gi perdendo le speranze.
C' un'ampia letteratura al riguardo intervenne Mara. Quasi sempre, per, si tratta di
persone che visitano l'aldil in uno stato di trance. Mentre noi dovremmo riportare qui il bambino.
Pam riflett un attimo.
Dovremmo attirare Stefania fuori dal suo territorio e farla parlare con lui, o mostrarglielo. In
questo modo credo che saremmo in grado di distrarla quanto basta perch io possa intrappolare
Mashhit.
Okay, bell'idea, brava disse Sam. Ma tu hai mai evocato un morto?
Potrei imparare a farlo gli rispose Pam.
Nonostante da tempo avessero a che fare con demoni, varchi dimensionali e fenomeni tutt'altro
che ordinari, ognuno, a quel punto della conversazione, fu colto dalla sensazione di aver oltrepassato il
confine ultimo tra reale e surreale.
S, e poi farai tremare la tavoletta ouija in qualche seduta spiritica? la provoc Sam.
Stai zitto, che  meglio.  proprio cos che Samael  entrato dentro di te! E poi anche tu hai
imparato a usare poteri che non sapevi di avere.
Pam non ha torto li interruppe Mara. Impostori a parte, esistono molti medium capaci di
evocare gli spiriti. Potrei darti qualche testo al riguardo. Anche gli appunti di mia sorella ne parlano.
All'ospedale fraternizz con una ragazza che vedeva i morti.
Pam si alz. Mi metto subito all'opera.
Mara l'accompagn verso la libreria, e lei si prepar ad affrontare una lunga seduta di studio.
Trascorse il resto della giornata e della notte a leggere, con l'aiuto di Mara. Inizi presto ad
avere la nausea di tutti quei libri e articoli, spesso scritti in modo astruso. Continu anche la mattina
dopo, e ne venne a capo solo all'ora di pranzo.
Sam, Mara ed Eugenio erano a tavola.
Quanto vorrei che la mia capacit di non stancarmi si estendesse anche alle attivit mentali
disse, riemergendo dalle pile di volumi. Invece  stato uno strazio. E anche gli appunti di Sara sono
difficili da decifrare. Ma ce l'ho fatta, certo, grazie all'aiuto di Mara.
E...? la incalz Sam.
Pare sia possibile richiamare i morti nel nostro mondo. Io sono un'Apriporta, quindi sono
dotata delle capacit psichiche necessarie. Nel diario di Sara ho trovato qualche indicazione riguardo
alla sua amica. Ma c' un ma e guard gli altri. Occorre un oggetto catalizzatore.
Ossia? chiese Sam.
Un oggetto appartenuto alla persona che si vuole evocare, intriso di energia
transdimensionale spieg Mara.
Il bambino  morto pi di vent'anni fa, per... obiett Eugenio.
Di sicuro alla casa famiglia potremo trovare qualcosa disse Pam. Lei viveva l.
Scese un silenzio pi significativo di mille parole.
Io l non ci torno sbott Sam.
Il posto  deserto, c' solo la polizia spieg Mara. Davanti allo sguardo interrogativo degli
altri, indic la TV. L'hanno detto al telegiornale,  stata la notizia d'apertura: tutti gli ospiti della
struttura sono scomparsi, tre educatori sono morti e di Stefania non c' traccia. Mashhit si  ripreso i
ragazzi.
Pam imprec.
La situazione sta precipitando...
Va bene disse Sam, ma  come andare nella tana del lupo.  troppo rischioso.
Prima o poi dovremo confrontarci con Mashhit, e questo mi sembra il modo migliore per
cercare di indebolirlo. Altrimenti come pensi di fare?
Tutti tacquero, Sam compreso.
Andremo l, cercheremo quello che ci serve e schizzeremo via stabil Pam. S,  la casa di
Stefania, ma ora che Mashhit si  rivelato, sar nel suo covo, al sicuro.
Le notizie che abbiamo sono che Mashhit prende bambini dell'area di Roma e dei Castelli
Romani in particolare disse Mara. Il posto in cui li porta dev'essere l nei dintorni. Inoltre, Safi ci ha
parlato di un bosco e di una grotta.
Roma  piena di cavit sotterranee osserv Sam, pensando alla loro disavventura nelle fogne.
Gi, ma non ci sono molti boschi ribatt Mara. Bosco e cavit sotterranea, pi l'area
geografica che vi ho detto mi fanno venire in mente una cosa sola: Tusculum. Tutti la guardarono. Si
tratta dell'antica citt che sorgeva in cima al Tuscolo continu Mara.  un luogo abitato fin dai tempi
pi remoti: ci sono passati gli Etruschi, i Romani, e la citt  sopravvissuta fino al 1191, quando  stata
distrutta. Non  distante da Monte Cavo, un posto da sempre intriso di spiritualit, e ha un lato boscoso.
E poi, di sicuro c' almeno una grotta. La tensione intorno a lei si era fatta palpabile. Potrebbe essere
un'antica cisterna che  stata riportata alla luce nell'Ottocento. Serviva a convogliare le acque.
Non  proprio una grotta osserv Pam.
L'ambiente in s, no. Ma, appunto perch serviva a convogliare le acque in due grosse vasche,
 collegata alle falde sotterranee tramite un cunicolo che non  stato completamente esplorato. Inoltre,
secondo recenti teorie,  una costruzione arcaica, si pensa a una tomba etrusca. Mi sembra un luogo
perfetto.
Pam e Sam si guardarono. Quella storia stava davvero volgendo al termine. Presto avrebbero
dovuto vedersela con Mashhit, e nella sua tana, per di pi. Fu Pam a rompere gli indugi. Andremo alla
casa famiglia stanotte. Insieme. Sam esit un istante, poi annu. Era l'inizio della fine.
Prima di tentare la sortita alla casa di Stefania, c'era un'ultima cosa che Pam e Sam dovevano
fare. Andarono dalla dottoressa Filangeri. Non appena Safi vide Sam, gli si gett al collo. Pam, ormai
abituata a non essere vista, si sedette in disparte a guardarli giocare. Non l'avrebbe mai sospettato, ma
Sam era davvero bravo con i bambini. Non faceva nulla di particolare per ingraziarseli: semplicemente,
sembrava uno di loro, e i bambini lo percepivano all'istante. Non avevano di fronte un adulto che si
abbassava al loro livello, uno che dedicava loro un po' del suo preziosissimo tempo. Sam tornava ad
avere cinque anni per un'ora o due, e si lasciava fare di tutto. Quegli scalmanati gli saltavano addosso,
ingaggiavano incontri di wrestling, e lui si prestava a quelle dolci angherie senza stancarsi mai. Li
rincorreva, li prendeva in braccio e li faceva volare.
Per qualche tempo fu bello guardarli, ma poi per Pam cominci a diventare doloroso. Lei era
fatalmente fuori dal quadro. Nonostante avesse salvato entrambi i piccoli, loro non avevano alcun
ricordo di lei. Quello che aveva fatto negli ultimi mesi viveva solo nella memoria di Sam, Mara ed
Eugenio. Non aveva lasciato traccia nel mondo, per tutti gli altri era come se non fosse mai successo.
Se ne andarono poco prima di cena, ma non tornarono a casa. Si fermarono a un kebabbaro
lungo la strada. Prima dello scontro con Mashhit, volevano concedersi i piccoli piaceri di una
quotidianit perduta. Sam prese un panino immenso, e non si fece mancare tre felafel. Divor tutto
come se non mangiasse da una vita.
Buono? chiese Pam.
 un cibo come un altro, va bene quando non hai tempo e hai voglia di roba saporita. Poi la
guard. A te piace?
Le piaceva, eccome. Un tempo aveva anche il suo locale di fiducia, dove prendeva spesso i
panini all'uscita dalla scuola. Non aveva senso tornare a casa per mangiare; era sola, perch sua madre
non era ancora rientrata dal lavoro, e le toccava anche cucinare. L invece c'era Ekber, che era sempre
contento di scambiare due chiacchiere, e faceva un kebab da urlo.
Adoravo i felafel disse.
Sam infil le dita nel sacchetto unto che conteneva i suoi e gliene allung uno.
Pam scosse la testa. Non mangio, lo sai.
Non hai fame,  diverso.
Non credo nemmeno che il mio apparato digerente funzioni pi, come del resto tutto nel mio
corpo. Chiss dove va a finire, se lo mando gi.
Cos', hai paura di scoppiare?  un felafel, uno solo. Pam ricord la crosta croccante, il
sapore intenso di cumino e coriandolo. Allung le dita, lo prese in mano. Somigliava a quelli di Ekber,
solo un po' meno croccante. Lo port pianissimo alla bocca e, con timore, diede un piccolo morso.
Non aveva fame, non aveva voglia di mangiare e non inghiottiva niente da mesi. All'inizio, le
parve di masticare la carta, come se avesse perso il senso del gusto. Poi, distante, flebile come un
ricordo, ne sent il sapore. Lo tenne in bocca a lungo, cercando di godere il pi possibile dell'ombra
pallida della sua bont. Infine restitu quel che ne restava a Sam.
Purtroppo per me non sa praticamente di niente. Lui parve davvero deluso. Per  stato
bello lo stesso sorrise, e Sam si sent scaldare il cuore.
Andarono alla casa famiglia come i comuni mortali, usando i mezzi. Pam si infil gli auricolari
nelle orecchie e Sam si immerse nella lettura. Lei sbirci la copertina del libro e sent un colpo al cuore.
Ti piace Stroud? gli chiese.
 il suo primo romanzo che leggo.
 il mio autore fantasy preferito disse Pam, timidamente. E La valle degli eroi  uno dei
suoi migliori.
Ma allora anche tu leggi, qualche volta la provoc Sam.
Molto pi di quanto immagini, sapientone. Almeno quattro libri al mese! ribatt lei,
mollandogli una gomitata.
Arrivarono che era quasi notte. Tutta l'area intorno alla casa era stata transennata, e davanti alla
porta divelta c'era un nastro giallo della polizia.
Forse dovrei entrare da sola disse Pam.
E perch mai? le chiese Sam.
Sono invisibile: se ci fosse una videosorveglianza non mi registrerebbe, o comunque nessuno
sarebbe in grado di vedermi sul nastro. Tu invece sei pure una specie di latitante...
 pericoloso dividerci obiett Sam.
Se succede qualcosa ti chiamo al volo disse Pam, e scavalc le transenne senza nemmeno
aspettare la risposta.
Sam si ficc le mani in tasca. Non era religioso, ma si mise a pregare che tutto andasse bene e
che l dentro non ci fosse niente di minaccioso.
Pam not che nell'unico giorno che Mashhit aveva lasciato agli occupanti della casa, quelli
avevano cercato di riparare i danni del combattimento. Poi per vide le macchie di sangue a terra, e le
sagome dei tre volontari uccisi. Per quanto rapidi fossero, non riuscivano mai a evitare che qualcuno
morisse.
Strinse i pugni, quindi sal al piano di sopra. Oltre la camerata, c'era una piccola stanza in cui
non era mai entrata. La porta era accostata. L'apr adagio, e si ritrov in una cameretta con un letto a
una piazza e mezzo. C'erano un com e un armadio in un angolo. Alle pareti, e su qualsiasi superficie
libera, solo foto, un'incredibile quantit di foto. Matteo, Matteo ovunque. In alcune c'era anche un
uomo, di sicuro il misterioso marito di Stefania. Pam si sent schiantata dalla sofferenza che trasudava
da quelle pareti, e che sentiva cos terribilmente simile alla propria.
Tutto okay? Pam si gir di scatto. Sam era sulla soglia.
Avevo detto che venivo da sola! protest lei a bassa voce, ma sottolineando il proprio
disappunto.
Ci stavi mettendo troppo. Mi sono preoccupato.
Sono appena entrata!
Be', trovato qualcosa? chiese lui guardandosi intorno. Pam sospir, contrariata.
Aiutami, allora.
Aprirono gli armadi, frugarono nei cassetti. Pam si sent peggio di una ladra. Una volta uno era
entrato a casa sua e si era portato via le fedine di fidanzamento dei suoi e un paio di catenine d'oro che
aveva trovato in un cassetto. Non era stato tanto il furto in s a sconvolgere lei e sua madre, quanto
l'idea che un estraneo avesse messo le mani tra le loro cose. E adesso lei stava facendo lo stesso.
Bingo sent che diceva Sam, e si gir verso di lui.
Aveva posato sul letto una scatola di cartone, di quelle delle vecchie lenzuola. Traboccava di
vestiti e, quando Pam si avvicin, si accorse che erano tutti indumenti piccolissimi. Doveva essere
l'intero corredo di Matteo: c'erano tutine, body di spugna, bavaglini ricamati a mano, e poi copertine,
pantaloncini e magliette. Pam si port una mano alla bocca, e le lacrime le salirono agli occhi.
Te la senti di toccarli? chiese Sam.
Rimasero immobili tutti e due, sentendosi i profanatori di una tomba. Alla fine, lei allung una
mano e affond le dita in mezzo a quei tessuti. Avevano la consistenza polverosa della stoffa antica.
Quasi temette che potessero disfarsi sotto il suo tocco. Poi, sent qualcosa di pi consistente. Lo prese,
e pesc una scarpina all'uncinetto. Era senza etichetta, e nei nodi del tessuto si intuiva l'imperfezione
delle cose fatte a mano. Seppe con il cuore che era opera di Stefania. Era un oggetto intriso di tanto
struggente affetto, cos carico di dolorosi ricordi, che non ebbe dubbi.
Prendiamo questo propose. Sam fu d'accordo.
Cominciamo subito disse, disponendo meglio i vestitini nella scatola e rimettendo il
coperchio.
Fu allora che un movimento attrasse la loro attenzione. Si voltarono, e in un lampo Pam evoc
la sua spada e Sam la falce. Perch, nella cornice della porta, davanti a loro, c'era Lia.
CAPITOLO 22
VISIONI DIVERGENTI
Lia non indossava la solita tenuta da ninja. Era in borghese: jeans skinny blu stinto, strappati
intorno alle ginocchia, una maglietta bianca, un giacchetto di pelle rosa e una kefiah intorno al collo. I
capelli erano sciolti, dettaglio che, assieme all'abbigliamento, la faceva sembrare completamente
diversa dal solito, pi giovane persino, e innocua. Ma Pam e Sam non dimenticavano chi era e quello
che aveva fatto.
Lia alz le mani. Vengo in pace disse.
Non ti crederei nemmeno se mi venissi incontro in ginocchio replic Pam.
Pensala come ti pare, non sono armata.
Sam abbass appena la falce.
Che vuoi? chiese Pam. Lia indic la scatola sul letto con un cenno del capo, senza guardarla.
Matteo Genovesi, tre anni. Il nome  l'unica cosa che sua madre ha fatto in tempo a dargli,
prima di morire per una complicazione del parto. Stefania e Massimo lo hanno adottato che aveva
pochi mesi. Erano anni che provavano ad avere un figlio, fino a quando avevano scoperto che lei era
sterile. Matteo  morto sul colpo, dicono i giornali. Stefania si  sempre ritenuta colpevole, e dopo
l'incidente  caduta in una depressione profonda. Massimo si  sentito impotente di fronte alla
sofferenza della moglie, e, forse, in fondo al cuore, era convinto anche lui che fosse colpa sua. Del
resto, al volante c'era lei. Stefania si  ripresa solo quando ha deciso di dedicarsi al sociale.
Brava, hai studiato disse Pam. Adesso te ne puoi andare.
Ma Lia non si mosse. Io sono una Funambola prosegu. Le Funambole sono ragazze come
te, Pam. Esper, si chiamano. Ognuna di noi ha poteri paranormali. Io, per esempio, comunico con i
defunti, e con il tempo ho imparato persino a evocarli. Ciascuna di noi, a un certo punto della sua vita,
 stata contattata dall'organizzazione e si  arruolata. Ci occupiamo di proteggere la gente dai pericoli
soprannaturali.
E lo fate fregandovene delle conseguenze disse Pam tra i denti. Lia la ignor.
Non sono venuta a minacciare te... e neppure lui. Vi ho visti assieme, e... non so spiegarmelo,
ma funzionate. Puoi prendermi per pazza, ma mi sono ricreduta. Sam non rappresenta una minaccia,
non ora. E forse pu aiutarci nella nostra lotta. Tu invece...
Io sono dove devo stare la interruppe Pam con durezza.
Il tuo posto  con noi prosegu Lia facendo un passo avanti. Hai capacit che a noi mancano,
sei in grado di controllare un Angelo della Morte e... ci servi, Pam, servi a questo mondo.
Pam abbass la spada. Sei qui per questo? Per arruolarmi?
Lia annu. Noi svolgiamo un compito importante, Pam. Tu non hai idea di quante persone
abbiamo salvato, del debito che questa citt ha nei nostri confronti. Non faresti nulla di diverso da
quello che fai ora, ma ti uniresti a gente che ti vede, e che ti somiglia. Noi tutte ti vediamo, Pam, ti
percepiamo. Con noi saresti di nuovo una persona normale. E, te lo prometto, non ci occuperemo di
Sam fino a quando non sar strettamente necessario. Anche tu sai che, alla fine di questa storia, lui
dovr liberarsi di Samael, o la sua anima morir. Non ti sto chiedendo di abbandonarlo, n di tradire te
stessa, ma solo di farti aiutare.
Per un breve istante, Pam sent le proprie convinzioni vacillare. Lia le stava offrendo un aiuto
che era difficile rifiutare. E poi le Funambole disponevano di mezzi che a loro mancavano. Ma come
sarebbero cambiate le cose con Sam, se lei fosse diventata una Funambola?
Ti sbagli disse. Mi stai proprio chiedendo di tradire me stessa.
Sam tir un sospiro di sollievo, mentre Lia rimase interdetta.
Forse non mi hai capita.
Ti ho capita perfettamente. Soprattutto, ti ho vista. Ho visto come lavori, come ti sei occupata
di Sam. A te e alle altre non interessa niente delle persone.
Lia scosse la testa. Questa  una menzogna: tu non hai idea dei sacrifici che dobbiamo
affrontare per salvare gli altri.
Hai trattato Sam come un mostro. E, del resto, anche Stefania per te  solo Mashhit. L'ho
capito dal modo in cui ci hai raccontato la sua storia, dal fatto che non hai dato neppure uno sguardo
alle foto alle pareti, al volto che aveva Matteo da vivo. Per te, per voi, noi siamo nemici da annientare.
Sbagli. Io sono come te disse Lia.
Persino sotto forma di Mashhit, Stefania  ancora se stessa prosegu Pam. Non lo vedi? Sta
cercando di salvare i bambini che ha preso. Luca, Safi, i ragazzi della casa famiglia... sono come
Matteo. Lui era solo al mondo, e se Stefania e Massimo non l'avessero adottato sarebbe finito in un
istituto. Quelli che sta attirando a s sono bambini perduti, che non hanno pi nulla. Lei li salva da una
realt cattiva, dagli adulti che fanno loro del male...
E li possiede. E li priva dell'anima. E li costringe a combattere fino alla morte.
Perch in lei c' Mashhit. E perch, nella sua visione delle cose, noi rappresentiamo una
minaccia per i suoi piccoli. Lia era davvero senza parole. Tu guardi Sam, guardi Stefania, e vedi il
demone. Io vedo l'Angelo della Morte, ma anche l'uomo. Ricordi Malanotte? Persino lui, nel suo
delirio di vendetta, voleva soltanto riconciliarsi con sua figlia. E cos Stefania  straziata dalla
mancanza di Matteo, e vuole di nuovo essere mamma, di decine e decine di bambini che non hanno
altri che lei. Ma finisce per far loro del male, perch il suo  un amore malato.
Pam abbass la testa, poi la rialz e guard Lia negli occhi.
Gli angeli ci prendono approfittando delle nostre debolezze, e poi ci divorano da dentro, finch
di noi non resta che dolore. La nostalgia per la vita di un tempo era la ferita di Malanotte, il vuoto per la
morte di Matteo quella di Stefania. Ed  ci che dobbiamo riconoscere, la sofferenza che si nasconde
sotto le cose orribili che gli angeli li inducono a fare. Siamo riusciti a catturare Mashbir perch ci siamo
ricordati di chi era Malanotte. Sam lo conosceva, e ha persino parlato con lui, per cercare di riportarlo
alla ragione. A me era sembrata una follia, ma sbagliavo. Non dobbiamo mai dimenticarci che gli
angeli si incarnano in uomini, con le loro fragilit, le loro ossessioni, ma anche le loro grandezze e i
loro slanci. Tu invece distruggi la vittima con il carnefice.
Lia rimase immobile, i pugni stretti lungo i fianchi. Poi sbott.
Tu non hai idea di chi io sia, n di quello che ho dovuto affrontare per tenere al sicuro la gente
come te, che adesso viene pure a criticarmi! Chi eri tu, prima della notte di Halloween? Una stupida
ragazzina che faceva la stramba e poi si lamentava se gli altri non la capivano. Io invece vedo creature
mostruose da quand'ero in fasce, sono sempre stata sola nella vita, e ho rinunciato a tutto, tutto, per
diventare una Funambola. Non ti permetto di farmi la predica!
Pam non si lasci intimorire. Rimase impassibile, e a Sam parve bellissima, forte e sicura, cos
desiderabile eppure cos lontana da lui, dalle sue debolezze, dalla sua piccolezza.
Pensa bene a quello che ti ho detto, e vedrai che c' del vero. S, non conosco la tua storia, ma
ho visto come agite voi Funambole. Ed  per questo che io non sar mai una di voi. Io lavoro in un
altro modo, e qui e strinse la mano di Sam ho tutto quello di cui ho bisogno. Questo  il mio posto.
Nella stanza scese un silenzio teso.
Stai facendo un errore disse Lia.
Questione di punti di vista. Secondo me, l'errore lo stai facendo tu.
La ninja non ribatt. Era evidente che la conversazione non era andata come avrebbe voluto.
Ti faccio io un'offerta disse allora Pam. Sostieni di saper evocare gli spiriti. Io non ne sono
capace, eppure credo che sia la chiave per liberare Stefania da Mashhit. Siamo qui per questo: per
prendere un oggetto catalizzatore che mi aiuter a evocare Matteo. Sono certa che se lei vedesse il suo
bambino, tornerebbe in s.
Lia sembrava tentennare.
Sei qui di tua iniziativa, non  cos? le chiese Pam. Non ti hanno mandata loro, perch per
loro io sono un ostacolo e Sam un nemico. Ma tu hai cominciato a porti qualche domanda. Non sei pi
convinta delle tue strategie, no?
Mi sono perfino illusa che, se fossi venuta a parlarti vestita cos, mi saresti stata a sentire
prov a dire Lia, ma Pam non la ascolt.
E ora il destino ti ha portata a noi, e nel momento in cui abbiamo pi bisogno di te. Il tuo aiuto
ci  davvero indispensabile.
Lia scosse la testa. Significherebbe rinnegare ci che sono, e tradire le persone che mi hanno
salvato la vita.
Io non so quale sia il debito che ti lega alle tue compagne, e non voglio certo costringerti a fare
cose che reputi sbagliate, o contrarie al tuo senso morale. Ma qui non  in gioco solo la tua fedelt a chi
ti ha aiutata. C' in gioco il mondo intero.
Pam era decisa a non cedere. Sam percep che Lia era combattuta. Non era stata solo
un'impressione dettata dal suo abbigliamento insolito; era davvero diversa, c'era qualcosa in lei che la
rendeva dubbiosa, confusa.
Non posso disse infine. Sappi che, se cambiassi idea, la nostra porta  sempre aperta.
Figurati la nostra sorrise Pam. Quindi, con un movimento rapido, mise via la spada, e Sam
fece altrettanto con la falce. Pensaci. Abbiamo davvero bisogno di te.
Lia si gir e ripercorse la strada che l'aveva condotta a loro. Per la prima volta da quando
Vanessa l'aveva salvata dal pantano in cui era finita, non avrebbe dormito nel quartier generale delle
Funambole. Quella prospettiva le metteva addosso una strana agitazione. D'un tratto, ogni cosa
sembrava incerta e precaria. Per tutti quegli anni aveva avuto uno scopo e si era mossa con sicurezza,
guidata da una fede incrollabile. Adesso la realt assumeva contorni sfumati, e le certezze si
sgretolavano. Si sentiva di nuovo sola.
CAPITOLO 23
LE VISCERE DI ROMA
Credi che accetter? chiese Sam, quando Lia se ne fu andata. Pam riflett qualche istante.
Non lo so confess alla fine. Per credo che, in fondo, sia migliore di quel che pensavamo.
Il fatto che sia venuta qui, che abbia cercato il dialogo con noi...
Sam si infil le mani in tasca e si incammin dietro di lei, verso casa di Mara, quando un suono
li sorprese. Riempiva lo spazio tutt'intorno, era ovunque e in nessun luogo, a un tempo incantevole e
spaventoso.
Pam cadde a terra e grid, ma la musica era cos forte da coprire la sua voce. Sam, accanto a lei,
aveva spiegato le ali, che tremavano come sferzate dal vento. Pam lott contro il terrore e, cercando di
ignorare il potere della melodia, si trascin fuori, oltre la porta.
Lia era accasciata a terra, davanti all'ingresso, e si premeva le mani sulle orecchie.
Poi, a fatica, riusc ad aprire con una mano la borsa che aveva a tracolla e ne estrasse degli
auricolari. Se li infil e ne porse altre due coppie a Sam e Pam.
Tenete! grid. Questi dovrebbero attutire la musica.
I due non se lo fecero ripetere. Non appena ebbero infilato gli auricolari, il suono sfum.
Li avevo portati nel caso aveste accettato la mia offerta... disse Lia.
Si sono rivelati utili lo stesso rispose Pam.
Prima che potesse ringraziarla, una moltitudine di occhi rossi illumin il buio. Sotto la luce del
lampione, si deline un'orda di ragazzini. C'erano bambini di pochi anni, con i visini paffuti e le
bocche imbronciate, ragazzini pi grandi, con l'aria pi sicura, fino agli adolescenti sulle soglie dell'et
adulta. Saranno stati un centinaio.
Pam, Sam e Lia fecero appena in tempo a richiudersi in casa, evitando l'attacco.
Pam si port l'ankh alla bocca e strinse la mano a Sam, poi prese anche quella di Lia.
Sam continuava a strizzare gli occhi e a scuotere la testa. Doveva percepire pi forte di tutti il
potere di Mashhit. Pam si concentr al massimo, poi l'ingresso della casa famiglia si fece evanescente,
e scomparve. La sensazione di essere risucchiata nello spazio fu tremenda, tanto che per un
lunghissimo istante di panico le parve di essersi persa nel vuoto tra i mondi. Infine, scorse una luce, e ci
si aggrapp con disperazione. Si ritrov nel salotto della casa di Mara. Ebbe appena il tempo di pensare
che ce l'aveva fatta, e cadde sul pavimento, stremata.
Mara ed Eugenio, di fronte a lei, erano pallidi come stracci.
L fuori ... l'apocalisse disse Mara.
Lia si affacci alla finestra e vide uno spettacolo raggelante. Le vie brulicavano di bambini,
centinaia, migliaia di piccoli indemoniati che travolgevano ogni cosa nella loro inarrestabile avanzata. I
poveri passanti sorpresi per strada fuggivano, cercavano riparo nei cortili delle case, qualche
coraggioso tentava di parlare con loro, ma veniva aggredito. L'aria vibrava della musica di Mashhit,
una sinfonia ammaliante che si innalzava in suoni chiari e cristallini, per poi sprofondare in toni cupi e
viscerali. Sembrava la raffigurazione musicale di un sentimento d'amore folle e malato, che esalta per
annientare, avvince per possedere.
Chi  lei? chiese Mara, indicando Lia. Fu Pam a spiegare ogni cosa.
Non abbiamo avuto scelta. Dobbiamo unire le forze disse, e in quell'istante la finestra
esplose. Un ragazzo poco pi giovane di Pam balz dentro la stanza.
Non fecero in tempo a estrarre le armi, che dalla stessa finestra si rivers uno stuolo di bambini.
Via, via! url Sam a Mara ed Eugenio, che erano rimasti imbambolati al centro del salotto.
Sam era circondato da ragazzini, e riusciva a tenerli a bada roteando la falce. Gli altri erano
dietro di lui, ma la situazione era fuori controllo: avevano tagliato loro ogni via di fuga, e non sarebbero
riusciti a tenerli lontano a lungo.
Non potevano pi contare su Pam per andarsene, dopo quel faticoso teletrasporto. Sam doveva
ingegnarsi in altro modo.
Preg che funzionasse, come l'ultima volta. Si concentr con tutto se stesso e lanci il richiamo.
Presto si udirono gli squittii, assieme a un coro di stridii rauchi. Una torma di topi invase la
stanza, e uno stormo di corvi gracchianti entr attraverso la finestra infranta. I roditori aggredirono i
ragazzi, arrampicandosi sui loro corpi, mentre i corvi crearono una specie di cupola protettiva attorno a
Sam e ai suoi compagni, volando in tondo. L'idea di Sam ebbe successo: i topi, molto pi numerosi dei
bambini, riuscirono a distrarli da loro, mentre gli uccelli li tenevano lontano, dando al gruppo
l'opportunit di chiudersi in camera da letto. I corvi si appollaiarono sui mobili, in attesa.
Mara tremava, e anche Eugenio era profondamente scosso; era la prima volta che vedevano
Sam usare il suo nuovo potere.
Non c' pi tempo disse lui. Mashhit deve aver percepito che abbiamo profanato il piccolo
tempio che ha costruito in memoria di Matteo, ed  folle d'ira. Potrebbe distruggere la citt e far del
male ai bambini. Dobbiamo trovarla subito.
Avete un piano? chiese Lia.
Sappiamo dov' il covo di Mashhit: nelle rovine del Tuscolo rispose Sam.
E come faremo con i bambini? mormor Mara. Dovremo muoverci per una citt posseduta,
a meno che Pam non riesca a teletrasportarci.
Pam fu costretta a dire di no. Prosciuga le mie energie, e non me ne rimarrebbero per
affrontare Mashhit.
Dovresti allenarti di pi comment Lia. I tuoi poteri sono come i muscoli di un atleta: pi li
usi, meglio funzionano. Ma tu ti stai comportando come un nuotatore che passa le giornate stravaccato
sul divano a mangiare hamburger e patatine.
Come ti permetti? insorse Pam, piccata.
Non  il momento per queste discussioni le interruppe Mara. La porta non regger a lungo.
C' la mia macchina parcheggiata qui fuori, dobbiamo raggiungerla. Ma le chiavi sono in ingresso.
Non ce la faremo mai a prenderle.
Tu non preoccuparti disse Lia. Dopo anni di addestramento, mettere in moto una macchina 
il minimo che sappia fare una Funambola. Dimmi solo dove si trova.
I colpi alla porta si facevano sempre pi violenti, e i cardini cominciarono a scricchiolare.
L'unica via d'uscita era la finestra. Sam aiut gli altri a scavalcarla, e non appena l'ultimo del gruppo
atterr sulla ghiaia, la porta venne abbattuta. I bambini si lanciarono verso la finestra, ma un nugolo di
corvi sbarr loro la strada, dando tempo a Pam e ai suoi compagni di raggiungere la Uno di Mara.
Lia estrasse il sai e divelse la portiera con un colpo netto. Entr e apr agli altri, finch tutti non
furono dentro. Lo scatto delle portiere, per, aveva attirato l'attenzione di un gruppo di bambini, che si
lanciarono famelici contro l'auto.
Presto! gridava Pam dal sedile posteriore.
Un bambino che non doveva avere pi di cinque anni si arrampic sul cofano e prese a sbattere
ripetutamente la testa contro il parabrezza, nel tentativo di distruggerlo.
Lia alz lo sguardo su quel viso innocente, e le bast per perdere la calma. Aveva la fronte
sudata, le tremavano le mani, e cominci a imprecare contro i fili che non volevano saperne di mettere
in moto l'auto.
Poi, finalmente, sprizz una scintilla, e la macchina part, scrollandosi di dosso i bambini.
Mentre sgommava verso una strada laterale, Pam guard dal finestrino. Era notte, e il buio era
illuminato solo dalla luce dei lampioni. I segni della devastazione, per, erano evidenti. C'erano tracce
di incendi, un cassonetto rovesciato e le finestre di un palazzo infrante. A terra, giaceva un uomo.
Voltato l'angolo, ebbero l'impressione di essere finiti sul set di un film catastrofico. C'era stato
un incidente: due macchine erano accartocciate l'una contro l'altra, mentre una terza era capovolta,
qualche metro pi in l. A terra c'erano macchie di sangue, e l'odore di bruciato prendeva alla gola.
 la fine... mormor Mara, gli occhi sbarrati.
Avanzavano tra le macerie come fossero gli ultimi esseri viventi rimasti sulla Terra.
Guardatevi bene attorno: questo  quello che vogliono gli Angeli della Morte disse Lia.
Sam era terrorizzato. Non tanto per quel che stava vedendo, ma per quel che sentiva nel petto.
Perch quello spettacolo non gli faceva paura. Lo esaltava. Gliene evocava altri, ugualmente atroci, che
appartenevano al passato. Erano ricordi vissuti da qualcun altro, che gli si insinuavano nella mente. Si
sentiva come se il vero se stesso fosse una minuscola goccia versata nel mare. Si stava perdendo.
Tremava di paura e di eccitazione. Le ali premevano sulla schiena per esplodere. Calmo gli
sussurr Pam prendendogli una mano, e lui si aggrapp all'unica ancora che gli impediva di
abbandonarsi a Samael.
Imboccarono un viale alberato. Lia si muoveva con incredibile agilit tra gli ostacoli che
incontravano. A dare le indicazioni era Mara, seduta accanto a lei.
La fontana arcaica di Tusculum  stata la mia prima collaborazione con la sovrintendenza
archeologica disse.  un posto che conosco molto bene.
L'auto correva veloce, evitando i gruppi di ragazzini che camminavano senza una meta
apparente.
Presero l'autostrada e uscirono a Monte Porzio, per inerpicarsi lungo la via tortuosa che
conduceva al Tuscolo. Ogni luce scomparve tra le fronde delle piante fino a quando, a un tornante, non
scorsero la luna. Era rossa, alta nel cielo, e illumin di riflessi sinistri una scena da incubo. La via era
completamente ostruita da orde di bambini indemoniati. Erano vigili, gli occhi che vagavano predatori,
e si scagliavano contro l'auto. Lia rallent per non investirli, ma i bambini si lanciavano con violenza e
infilavano le dita nel pertugio della portiera, cercando di entrare. Lia e gli altri non avevano alcuna
possibilit di scendere e restare incolumi, e proseguirono con la macchina anche dove avrebbero
dovuto camminare a piedi, tra sentieri impervi.
Continuarono a salire, in silenzio, ognuno chiuso nel proprio terrore, fino alla cima, finch
dietro una rete non scorsero delle rovine. Una strada composta da lastroni di basalto conduceva a una
costruzione pi grande. Ovunque, appollaiati come avvoltoi, bambini e ragazzi di tutte le et.
Eccoci a Tusculum annunci Mara, sgomenta. Ora non possiamo pi proseguire in
macchina.
Pam guard Sam. Era di nuovo il suo momento. Lui chiuse gli occhi e si concentr al massimo.
Quel che emerse dal buio lasci tutti senza fiato. Da ogni sasso, anfratto, cespuglio, strisciarono
centinaia di serpenti. Il terreno divenne un brulicare viscido di corpi e lingue che sibilavano, mostrando
i denti. I serpenti si radunarono intorno alla macchina, creando una sorta di cerchio protettivo.
Mara si port le mani davanti agli occhi. Io... non posso scendere... mugol. Ho... paura
dei serpenti.
Preferisci essere sbranata da quei bambini? le chiese Lia spazientita. Andiamo, non hai
scelta!
Eugenio le poggi una mano sulla spalla.
Coraggio, Mara le sussurr. Sono completamente dominati da Sam. Non ci faranno alcun
male.
Mara era paralizzata dal terrore. Gli altri scesero dall'auto, mentre i bambini indietreggiavano,
minacciati dai serpenti che scattavano verso di loro, non appena uno si avvicinava. Pam cerc di tirare
Mara fuori dall'auto, ma non c'era verso. Tutti compresero la gravit della situazione: si sarebbe
lasciata uccidere dai bambini. Fu allora che Eugenio, con una determinazione che li stup, la sollev di
forza e se la mise sulle spalle.
Mara si abbandon, fuori di s dalla paura.
Si inoltrarono fra le rovine, mentre i ragazzini cercavano invano di superare la barriera sibilante.
In fondo, si vedeva un teatro, le gradinate punteggiate di occhi luminescenti.
Di qua disse Sam.
La testa gli scoppiava. Da quando erano arrivati, sentiva fortissima la presenza di Mashhit. Era
come se quel posto non fosse che una propaggine del suo corpo. Aveva il presentimento di essere sul
punto di perdere il controllo.
Scesero per un'altra via, pi scoscesa, che si inoltrava nel bosco. La percorsero tutta, finch non
trovarono gli alberi a sbarrare loro il passo. A destra, una costruzione di grossi mattoni coperti di
muschio.
Eugenio pos Mara a terra e la scroll per le spalle.
Lei era sconvolta, ma pian piano si riprese.
Questa  l'antica cisterna mormor.
All'incrocio di due massicce mura si apriva una cripta dalla volta ogivale. Lo spazio interno era
ridotto, e occupato quasi interamente da quelle che sembravano due vasche di pietra. La forma e la
dimensione facevano pensare a due tombe. Sulla parete in fondo, un cunicolo.
Lia scosse la testa. Qui non c' nessuno.
C', invece disse Sam. Lo sento,  l dentro.
Vado per prima disse allora Lia, e stava gi per rompere la grata metallica che proteggeva
l'accesso alla fontana, ma Pam la scost.
No. Dobbiamo andare noi per primi. Voi seguiteci. Lia esit un istante, poi si fece da parte e
li lasci passare. Dammi la scarpa di Matteo, prima disse a Pam. Per sicurezza,  meglio che la
tenga io, nel caso dovessi evocare il piccolo.
Pam annu ed estrasse la scarpina dalla borsa. Nel farlo, tast la superficie dell'antica scatola
egizia che aveva con s, e che di l a poco avrebbe rinchiuso Mashhit
Lei e Sam erano appena entrati, quando la terra fu squassata da potenti tremiti.
 Mashhit! grid Sam. Ha percepito la nostra vicinanza...
Una scossa pi forte fece crollare una cascata di pietre e ostru l'ingresso del cunicolo. Lia,
Mara ed Eugenio restarono dall'altra parte.
Sam e Pam erano soli, ed erano in trappola.
Vuole scontrarsi solo con noi disse Sam. Ha fatto in modo che quelli che reputa intrusi
rimanessero fuori.
E ora come faremo? Lia ha la scarpina, e solo lei pu evocare Matteo! si disper Pam.
Cercarono di spostare le pietre, ma smuoverle era impossibile.
Lia! grid Sam, sperando che lei lo sentisse. Non vi muovete da qui! I serpenti vi
proteggeranno.
Dall'altra parte, giunse la voce ovattata della ninja. Non andate senza di me! Avete bisogno
del mio aiuto! Proveremo a passare! grid. Ma un'altra scossa fece tremare il terreno. Pam e Sam si
guardarono negli occhi. Dovevano affrontare Mashhit.
C'era un penetrante odore di morte, l dentro. Pam percepiva qualcosa, una sensazione di
dolore estremo. And verso il cunicolo, e Sam dovette aiutarla a issarsi. Era basso e stretto, e
trasmetteva terrore puro. Sam, dietro di lei, si port una mano alla testa.
Controllati gli disse lei.
Ci sto provando, ma quella maledetta mi sta chiamando... C' qualcosa in me che vuole
disperatamente raggiungerla. Sto faticando, Pam, sto faticando come non mai.
Io sono con te disse lei decisa. Quindi, avanz.
Per i primi metri, camminarono in un cunicolo in pietra, probabilmente un canale di scolo. Poi
le pareti si restrinsero, la volta si abbass, e furono costretti a chinarsi ancora di pi.
Lungo i muri si muovevano migliaia di insetti. Pam poteva sentire le loro antenne che la
sfioravano, le zampette che le salivano sulle spalle.
Ben presto dovettero strisciare sui gomiti.
Poi, finalmente, lo spazio si apr. Pam port le gambe avanti e si cal di sotto. Il salto era di un
paio di metri, ma riusc a compierlo agevolmente. Quel che vide, per, la lasci senza fiato.
Erano in un'enorme grotta. Le pareti erano percorse da insetti e coperte da una fitta vegetazione
di rampicanti, i tronchi neri e grassi, le foglie larghe e arrotolate come lingue oscene. Dentro, illuminati
da una luce rossastra, bambini. Centinaia, forse migliaia. A differenza di quelli fuori, ridevano felici e
si divertivano a giocare assieme. Erano ovunque, eppure li ignoravano. Era come se Pam e Sam
avessero superato le prime prove e, ora che dovevano affrontare l'ultima, i bambini cedessero l'onore
di annientarli a Mashhit, la loro signora e padrona. In fondo alla grotta, c'era un trono nero. Sembrava
composto dalle stesse piante arrampicate sui muri, che si intrecciavano fittamente a creare una seduta e
un'alta spalliera. Pam seppe chi era la figura mollemente seduta sul trono prima ancora che parlasse.
Benvenuti nel mio regno disse Mashhit.
CAPITOLO 24
L'UOMO E IL MOSTRO
Pam indietreggi d'istinto mentre Sam, accanto a lei, spalanc le ali, gli artigli e le zanne che si
allungavano.
Mashhit rimase a guardare, la guancia appoggiata a una mano. Sorrideva, sicura di s, come se
conoscesse gi l'epilogo di quella storia. Sebbene fosse seduta, Pam e Sam intuirono che doveva essere
alta almeno due metri, a giudicare dalle gambe lunghissime accavallate con eleganza. Era longilinea,
seppure formosa. Il volto era splendido: gli occhi grandi e gialli, con la pupilla verticale, avevano
qualcosa di magnetico. Il naso era sottile e dritto, le labbra carnose e ben disegnate, l'ovale perfetto. I
capelli erano lunghe zampe di ragno che si allungavano lente, tese verso i nuovi ospiti, e nere corna
bovine le spuntavano sul capo. Ripiegate lungo la schiena, le immense ali scintillanti di un materiale
lucido e tagliente, e una lunga coda leonina, che si muoveva attorcigliandosi nell'aria. Indossava
soltanto un corpetto nero, che le stringeva i seni generosi.
Sam rimase senza parole. Era di gran lunga la donna pi bella che avesse mai visto,
l'incarnazione di una sensualit piena e dirompente. E c'era in lei qualcosa di ultraterreno, una
perfezione che non poteva essere di questo mondo. Sentiva di non poterla attaccare, perch non voleva
scalfire quel corpo cos straordinario, ma al tempo stesso era consapevole che quella donna non aveva
altro desiderio che dare la morte.
E cos, eccovi qui. Siete pi scaltri di quel che pensassi disse con voce di velluto.
Stefania... mormor Pam.
Non sono pi Stefania ribatt lei, scendendo dal trono.
Non  vero, e lo sai. Stefania  dentro di te disse Pam. In te c' la donna che dedicava la sua
vita ai bambini sfortunati, che aveva fatto della sua casa un santuario per Matteo e portava fiori sulla
sua tomba.
Mashhit cominci ad avanzare ancheggiando. Sorrise sarcastica.
Sicch  questo che credi? Che ci sia una parte buona e una cattiva? Non pensare che Stefania
fosse tanto diversa da me. Io lo so, perch la possiedo nel corpo e nello spirito, ed  stata lei ad aprirmi
le porte della sua mente, a bramare che la possedessi per darle quei poteri che desiderava ardentemente.
Perch, vedi, lei rivoleva suo figlio, ma sapeva che era un desiderio impossibile da realizzare, e allora
si occupava degli altri bambini, nella speranza di ricevere da loro quel che le dava Matteo. E per
aiutarli, sarebbe stata pronta a qualsiasi cosa. Non hai idea delle volte che ha maledetto leggi che le
sembravano fatte apposta per stritolare gli ultimi, quante volte si  chiusa in casa e ha pianto sui propri
errori e la propria impotenza. Poi, la notte di Halloween, finalmente ha trovato me. E ha capito. Non
doveva pi sottostare alla legge. A nessuno interessa salvare chi sta peggio. La gente vuole solo
proteggere il proprio giardino, e se fuori qualcuno soccombe, peggio per lui. Sono pronti a gettare in
pasto agli squali chi non ce la fa. Ha deciso di seguirmi, di accogliermi in s e sfruttare il potere che
potevo farle scorrere nelle vene. Basta trattenersi, basta chinare la testa quando il giudice prende una
decisione sbagliata, quando l'ennesimo bambino viene picchiato, subisce ingiustizie, si perde. E ho
creato con lei il paradiso in terra dei bimbi perduti. Eccolo qui, davanti ai vostri occhi.
Pam scosse la testa. Voleva che continuasse a parlare, perch Lia era oltre la barriera di pietre, e
con lei l'oggetto catalizzatore. Doveva darle il tempo di raggiungerli, o di evocare il bambino in un
modo che neppure era in grado di immaginare.
Hai solo sfruttato il suo dolore, come fanno tutti gli Angeli della Morte ribatt Pam.
Invece ho esaudito i suoi desideri pi profondi.
Il suo unico desiderio era fare del bene, in nome di Matteo.
Taci! url Mashhit. Dalla sua testa si stacc una delle zampe di ragno, che saett verso Pam,
stringendole la vita e inchiodandola al muro.
Pam! url Sam, evocando la falce.
Mashhit vol verso di lui con rapidit, fino a portarsi a un soffio dalla sua faccia.
Tu dovresti guidarci, non ostacolarci! ringhi.
Poi chiuse gli occhi, prese un lungo respiro, e quando li riapr era calma e sorridente.
Sei sicuro di non volerti unire a me? gli chiese con voce calda.
Gli prese il volto tra le mani, e Sam si sent risucchiato dai suoi occhi.
Io e te ci siamo divertiti, in passato, Samael... potremmo rifarlo... E poi sai bene che ci manca
ancora qualcosa... qualcosa che io da sola non posso prendere.
Sam non riusciva a muoversi. La sua voce era una malia che gli bloccava le membra. Mashhit
avvicin le labbra alle sue e lo baci intensamente.
Sam sent una torma di immagini riempirgli la mente. Erano ricordi che non gli appartenevano:
ricordi di stragi, caos, morte e sangue, che gli invasero il cuore di una gioia selvaggia. Non solo voleva
seguire quella creatura, sentiva che non c'era altro che potesse fare, perch era la sua natura.
Sam! grid Pam, la voce strozzata.
Sam torn presente a se stesso e si stacc dal bacio di Mashhit. Si divincol e la colp con un
braccio, disegnandole tagli rossi sul petto. Lei si allontan di qualche passo e si guard i graffi. Poi ci
pass sopra un dito e se lo infil in bocca, socchiudendo le palpebre.
La sofferenza mi  sempre piaciuta, lo sai gli disse, mentre un rivolo di sangue le colava dalle
labbra. E un tempo piaceva anche a te. Cos' cambiato?
Una seconda zampa di ragno si stacc dalla chioma e blocc Sam, coprendogli la bocca e
infilandosi nella parete.
Sam non riusciva a parlare, ma la guardava con occhi di fuoco. Pam li vide cambiare, la pupilla
che si allungava.
Sam, no! url di nuovo.
Mashhit spost lo sguardo su di lei e la indic con una delle sue dita lunghe e affusolate.
 per lei? Per via di quella patetica umana?
Sam sgran gli occhi, le vene sul collo presero a pulsargli. Mashhit ridacchi.
La zampa che teneva stretta Pam si mosse, e lei si sent sollevare verso l'alto.
Mashhit le lanci contro una manciata delle piume acuminate delle sue ali, infliggendole tagli
profondi sulla carne. Sam grid, ma Mashhit lo ferm stringendogli il mento con una mano.
Sta' buono,  ancora presto gli disse calma. Immagino tu sappia che noi angeli siamo gli
unici in grado di infliggere dolore a un'Apriporta sospesa tra i mondi. Posso persino ucciderla, se
voglio e lo guard intensamente. Sam sent il terrore gelargli le membra. Non lo sapevi? continu a
canzonarlo lei. Te lo dimostro subito.
Allung una mano davanti a s e prese a chiudere pianissimo le dita a una a una. La zampa di
ragno attorno al collo di Pam si strinse, in risposta a quel movimento.
Sam! Mantieni il controllo, ti prego! Ascolta la mia voce, ti scongiuro! Sa...
Le parole le morirono in gola. Torn il dolore che ormai non provava da tempo. Sent le ossa
del collo scricchiolare, la carne gemere. Cercava di parlare, ma non poteva. Nella mente, pi forte di
ogni cosa, un pensiero: se a lei succedeva qualcosa, Sam sarebbe stato fagocitato da Samael.
Sam continuava a dibattersi. Rugg ancora, un grido sempre pi ferino e privo di umanit.
Ricorda chi sei! tuon Mashhit. Abbiamo una missione da compiere, Samael. Abbiamo
bisogno di te e pieg un altro dito. Mancava solo il pollice. Pam cercava ancora di divincolarsi, ma i
suoi movimenti diventavano sempre pi lenti. Il dolore era lancinante. Stava per morire, lo sentiva.
Mashhit fece per chiudere l'ultimo dito. Sam vide gli occhi di Pam spalancarsi e roteare verso
l'alto, fino a mostrare il bianco della sclera. Lungo il collo, tre gocce di sangue.
Non pot pi trattenersi. Rugg, e il suo corpo esplose in una fiammata nera. Mashhit fu
costretta a indietreggiare, mollando la presa.
Pam era immobile, come svenuta.
Problema risolto disse Mashhit ridacchiando. Ti sei ricordato chi sei e da dove vieni,
Samael?
Sam non riusciva a muovere un muscolo. Il mondo iniziava e finiva in quel corpo sospeso. Non
c'era pi alcuna speranza. Di tornare indietro, di salvare sua madre, di amare Pam.
Sent la furia divampare nel petto e si gett su Mashhit con tutte le sue forze. Lei parve stupita.
Dannazione, Samael! Liberati di quel patetico scarto di carne, torna quello che eri! url.
Ma Sam era deciso a sconfiggerla una volta per tutte e la colp con gli artigli.
L'hai voluto tu disse Mashhit, indietreggiando.
In un lampo, estrasse il flauto e lo port alla bocca, ma non per suonarlo; soffi in una delle
estremit, e piume nere dalle punte acuminate saettarono verso Sam, conficcandosi nella sua carne. Lui
si gett contro di lei, in un corpo a corpo disperato, volteggiando tra torme di bambini che li
guardavano con occhi vacui, privi di volont. Sam accolse il dolore come un balsamo per la sua furia.
Si staccarono un istante solo. Sam guard il corpo del nemico: era straziato di ferite che
stillavano un sangue nero e denso. Anche il suo corpo era provato dalla lotta, ma si sentiva ancora in
forze.
Perch perdi tempo a batterti con me? Potremmo dominare il mondo, insieme! tuon lei.
Perch devi morire disse Sam, e l'attacc di nuovo. Falce e flauto si incrociarono,
producendo scintille che illuminarono i volti smarriti dei bambini nella grotta. L'intera volta prese a
tremare.
Lia cadde all'indietro, e la terra si scosse. Era accaduto tutto terribilmente in fretta. Pam e Sam
erano dall'altra parte, e loro erano rimasti fuori, bloccati. I bambini, a poco a poco, si erano ritirati. I
serpenti di Sam avevano mantenuto la barriera, e solo ora cominciavano a disperdersi, tornando nelle
loro tane. Dovevano agire in fretta, prima che i ragazzini li accerchiassero di nuovo.
Ogni tentativo di buttare gi il muro di pietre si era rivelato vano. Eugenio aveva cercato di
spingere con mani e piedi, Lia aveva provato a scavare con i sai, ma non aveva ottenuto risultati. E ora?
Cosa stava succedendo oltre quella parete?
Voi continuate a cercare di aprire un passaggio, ma io devo fare l'evocazione qui disse. Mara
ed Eugenio annuirono, ancora frastornati. Lia prese la scarpina di Matteo. Tenerla in mano le scaten
un'inattesa ondata di tenerezza, e uno strano timore. Non aveva evocato spesso gli spiriti, e ogni volta
aveva ricordato le esperienze che aveva avuto da bambina. Ma, al di l del muro, Sam e Pam stavano
lottando contro un Angelo della Morte. Lia strinse la scarpina e si concentr.
La volta trem ancora, ma Mashhit comprese subito che la scossa non era dovuta al
combattimento contro Samael.
Il demone era sotto di lei, inchiodato a terra dalle sue piume nere. Aveva le ali lacerate in pi
punti, un occhio tumefatto e il corpo ricoperto di sangue. Lei aveva un braccio spezzato, e gli squarci
sul petto erano molto profondi. Nonostante tutto, gli occhi di Sam vibravano ancora di una furia
sconfinata. La guardava con odio, mentre si dibatteva cercando di liberarsi. C'era qualcosa di quel
ragazzino che continuava a rimanere vivo in lui, e impediva a Samael di possederlo completamente.
Cos'era, di cos indistruttibile, di cos tenace? Era davvero l'amore per quella sciocca ragazzina?
Una nube di fumo aveva invaso la grotta, e i bambini gridavano. Mashhit fu costretta a separarsi
da Samael.
La mamma  con voi! li rassicur.
Una figura emerse dal nulla. Era un bimbo, che avanzava verso di lei.
Non avere paura, piccino disse, e tese le braccia verso di lui. Il piccolo le si avvicin
lentamente. Mashhit not d'un tratto che i suoi occhi non brillavano nel buio. Si ferm, mentre lui
continuava a camminare. Il fumo si dissip, e lei lo riconobbe. Era identico all'ultima volta che l'aveva
visto, sul sedile posteriore della macchina. Senza seggiolino.
"Se avesse avuto il seggiolino, forse si sarebbe salvato" aveva detto un carabiniere.
Mashhit trem da capo a piedi.
Matteo era davanti a lei, gli occhi grandi, spalancati. Non contenevano un'accusa o un
rimprovero. Erano occhi di bambino che la guardavano speranzosi, in attesa di un abbraccio.
Mamma... disse, col tono lamentoso che aveva quando non si sentiva bene, o era solo stanco
e voleva essere preso in braccio.
Qualcosa in Mashhit si spezz. Sent ogni furia svanire, e un dolore profondo e antico invaderle
il petto.
Sam riusc ad allontanarsi da lei. Percepiva la debolezza del nemico, e doveva approfittarne.
Raccolse la falce, avanz piano, quanto le ferite gli permettevano. Nel suo cuore c'era solo odio, odio e
desiderio di morte.
Stefania!
Sam sent il cuore fermarsi nell'udire la voce di Pam. Era roca e debole, quasi irriconoscibile.
La vide davanti alla parete di roccia contro cui Mashhit l'aveva inchiodata. Stava in piedi per miracolo,
i vestiti strappati nel tentativo di liberarsi. Aveva sangue intorno al collo e tagli profondi, ma era viva,
viva! Ogni furia svan, tutto intorno a lui scomparve e si ridusse alla sua figura, minuscola.
Stefania, liberati! url Pam.
L'immagine di Mashhit tremol, e una presenza parve staccarsi dal suo petto. Era Stefania, la
vecchia Stefania. Avanz piano, mentre, dietro di lei, rimaneva evanescente la figura dell'Angelo della
Morte. Raggiunse Matteo, cadde in ginocchio davanti a lui.
Io non volevo... perdonami mormor con voce rotta. Lui sorrise, semplicemente.
Ti voglio tanto bene disse, e allarg le braccia.
Sam! url Pam.
Lui si riscosse. Fece gli ultimi tre passi che lo separavano da Mashhit. Lev la falce e la trafisse.
Lei inarc la schiena, lo guard con gli occhi grandi di terrore.
Perch... mormor.
Pam si affrett a estrarre la scatola dalla borsa e l'apr, per deporla sul pavimento.
Poi tracci nell'aria il pentacolo con cui da secoli le Apriporta imprigionavano i demoni e
pronunci la formula rituale.
La figura di Mashhit si deform e venne risucchiata all'interno della scatola. L'ultimo a sparire
fu il volto, gli occhi ancora inchiodati a quelli di Sam. La scatola si chiuse con uno scatto ed emise una
luce abbagliante. Poi, fu una quiete assoluta.
Sam si trascin verso Pam. Le ali gli erano scomparse, il suo corpo era tornato quello del
ragazzo di diciassette anni che era. L'abbracci e le prese la testa fra le mani. Percorreva il suo corpo
con gli occhi, registrando ogni ferita, ogni taglio, ogni singolo graffio. Non poteva stare senza di lei,
non pi.
I bambini giacevano a terra, come addormentati.
E il piccolo Matteo era svanito.
Lia... ce l'ha fatta mormor Pam con un sorriso.
State bene?
Pam e Sam si voltarono. Lia era comparsa nella grotta, accompagnata da Eugenio e Mara. Pam
annu debolmente.
Siete riusciti a entrare disse Sam.
Con un po' di fatica, e molto lavoro di squadra... abbiamo smosso le pietre e ce l'abbiamo
fatta rispose Lia. Probabilmente a tenerle insieme era la forza di Mashhit, perch all'improvviso tutto
 diventato pi facile. Poi i loro sguardi si concentrarono sulla scatola, a terra.
Prendila disse Lia a Pam.  giusto cos. Tuo il piano, tua la fatica e le ferite.
Per sei stata tu a evocare Matteo obiett Pam, e guard Stefania, abbandonata a terra.
Sembrava dormire profondamente.
Mi occuper io di loro li rassicur Lia. Voi andate.
Lia, io... prov a dire Pam, mentre si rialzava faticosamente.
Va' e basta. Il resto sta a me ripet.
Pam la guard per qualche secondo.
Grazie. Grazie davvero.
Grazie a te. Lia accenn un sorriso triste, quindi si accovacci vicino a Stefania. Fu Mara a
interrompere la conversazione. Prese sotto braccio Pam e raccolse la scatola, mentre Eugenio faceva lo
stesso con Sam.
Andiamo disse, e si avviarono verso l'uscita della grotta. Lia rimase sola, in mezzo a quei
corpi abbandonati a terra. Guard il volto di Stefania, le scost i capelli dalla fronte. L'aveva vista
staccarsi dal corpo di Mashhit, l'aveva vista chiedere perdono al suo bambino. Una donna che aveva
creduto scomparsa. Era bastato vedere suo figlio, ed era tornata quella di un tempo. Guard i bambini
assopiti, china a terra, e comprese la follia di quella donna. Una follia che, nonostante tutto, era umana.
Cap, mentre controllava i corpi a uno a uno, per essere sicura che stessero bene e per valutarne
eventuali ferite, che non sarebbe pi tornata al quartier generale. Combattere i demoni era l'unica cosa
che sapeva fare, e avrebbe continuato a farlo. Ma non sarebbe pi stata una Funambola. Era tempo di
scegliere da sola la strada, e la sua divergeva da quella di Vanessa. Per la prima volta dopo molti giorni,
in mezzo a tutto quel dolore e quella disperazione, si sent pi serena.
Finalmente, furono all'aperto. L'aria aveva un profumo meraviglioso; non sapeva pi di sangue,
ma di fiori ed erba. L'alba iniziava a colorare il cielo di rosa, e il bosco era un'oasi di pace. Eugenio
appoggi Sam a un albero, e Pam accorse a sostenerlo.
Cerco di portare la macchina pi vicino, voi restate qui disse Mara e scomparve verso la
strada. Loro tre rimasero ad ammirare i colori tenui del nuovo giorno.
Ci pensi? Ne abbiamo presi due... disse Pam. Sam annu debolmente, poi chiuse gli occhi.
Gi, ottimo lavoro disse una voce. Pam ed Eugenio si girarono. A pochi passi da loro c'era un
uomo in trench. Aveva capelli castani avvolti in morbide onde che gli accarezzavano appena il collo, e
un sorriso guascone. Tra le mani stringeva una pistola, puntata verso di loro.
CAPITOLO 25
TRADIMENTO
Max... mormor Eugenio.
Professore lo interruppe l'uomo col trench. Non c' tempo per le chiacchiere. La scatola.
Tu... lo conosci? chiese Pam, incredula. Eugenio non rispose.
Non erano questi i patti disse.
Max fece un sorriso di scherno.
I patti erano che le avremmo fornito tutta l'attrezzatura e il supporto che le serviva, e lo
abbiamo fatto. Ora, la scatola.
Pam la strinse pi forte tra le mani. Gett uno sguardo dietro di s. Sam aveva ancora gli occhi
chiusi, la schiena appoggiata a un tronco, e non dava segni di essere cosciente. Soltanto lei poteva fare
qualcosa, ed era a pezzi. Port le dita all'ankh, ma non appena lo fece, uno sparo echeggi nel bosco.
Eugenio lanci un grido e si pieg su se stesso.
Stavolta ho mirato alla spalla. La prossima sar pi preciso disse Max. Professore, abbiamo
Mara.
Eugenio si teneva una spalla mentre lo guardava allibito.
Co-come...? balbett.
Ha capito benissimo. Non la lasceremo libera fino a quando non avremo ci che vogliamo. Se
fa una mossa falsa, Mara muore. Se provate a inseguirci, Mara muore. Chiaro il concetto?
Comportatevi bene e ve la faremo ritrovare.
Eugenio gemette, chinando il capo.
Doc, cosa... inizi Pam, ma era troppo stremata e sconvolta per poter dire qualsiasi cosa.
Non capiva il senso di quanto stava accadendo. Perch Eugenio conosceva quell'uomo, e perch li
stava minacciando? Cosa voleva farci con la scatola?
Dagliela sussurr Eugenio.
Doc, sei impazzito?
Dagliela grid lui. Io non posso perdere Mara. Ti prego, Pam...
Pam guard alternativamente Eugenio e l'uomo con la pistola. Avevano rischiato la vita per
catturare i due angeli, e ora li perdevano cos. D'altra parte, c'era in gioco l'incolumit di Mara.
Si tir su con difficolt. Le gambe non la reggevano, le ferite che le aveva inferto Mashhit erano
pi gravi di quanto pensasse. Ed era stato tutto inutile.
Zoppic fino a lui che, come previsto, non la vide. Poggi a terra la scatola e indietreggi.
L'uomo la prese rapidamente e si allontan, la pistola sempre puntata verso Eugenio.
Quando tutto sar sistemato, vi faremo sapere dov' la dottoressa. E se ne and, finch non lo
videro sparire oltre gli alberi.
Pam si trascin verso Sam, sempre pi pallido.
Dobbiamo portarlo subito da un medico disse. Eugenio non le rispose. Continuava a
singhiozzare, avvilito.
Ho combinato un disastro... ho distrutto tutto...
Pam lo prese per le spalle e lo scosse con forza.
Se non facciamo qualcosa, Sam morir! gli disse. Devi chiamare la dottoressa. Deve venirci
a prendere.
Ho distrutto tutto... tutto... continuava Eugenio, a terra.
Doc, dannazione! Io non posso chiamarla, non mi sentirebbe. Anche tu hai bisogno di un
medico!
Cerc di trattenere le lacrime, l in mezzo era l'unica lucida. Ma era disperata. Singhiozz,
mentre sfilava di tasca il cellulare, miracolosamente ancora quasi intatto. Lo schermo era crepato, ma
riusc ad attivare il tastierino numerico.
Doc, ti supplico...
Lui la guard confuso, ma infine prese il telefono e compose il numero. Pam sentiva il
tuuu-tuuu della chiamata attraverso il cellulare premuto sull'orecchio di Eugenio, e nessuna risposta.
Pronto?
Vittoria? V-Vittoria, a-abbiamo bisogno di te... balbett Eugenio. Pam si lasci cadere
sull'erba, gli occhi puntati verso il cielo. Li sarebbero venuti a prendere, li avrebbero salvati. Tutto il
resto, ora, non contava.
Pam si riebbe nella sala d'attesa, seduta con la guancia appoggiata alle gelide mattonelle della
parete. La porta che conduceva all'ambulatorio era chiusa. Si alz dalla sedia, ma si accorse di essere
ancora debilitata. Continuava a farle male dappertutto. "Certo, senza Sam ci metto pi tempo a
riprendermi..."
Sam. Scatt in piedi, barcoll. Avanz un palmo alla volta fino all'ambulatorio. Poi, un rumore
di passi, e la porta si apr. Ne emerse Mara. Era pallida, e di pessimo umore.
Pam la abbracci stretta, felice di rivederla sana e salva.
Come sta Sam? le chiese di slancio.
Sta reagendo bene alle cure. Vittoria dice che non ci vorranno pi di un paio di giorni. Adesso
sta dormendo. Non si  ancora svegliato da quando l'abbiamo portato qui, ma  normale dopo quello
che ha passato.
I ricordi folgorarono Pam. Rivide gli ultimi avvenimenti: l'uomo con la pistola, Eugenio colpito
a una spalla.
Il Doc sta bene?
Mara non rispose e si accomod su una sedia.
Cerca di riposarti. Dopo dobbiamo parlare, e non sar n facile n piacevole.
Pam la guard, abbandonata sullo schienale. Sembrava vinta da una stanchezza mortale. Era
sempre stata un tipo tenace, ma adesso appariva svuotata. E Pam non si sentiva diversamente. Sam
giaceva dietro quella porta, ancora una volta ridotto a un corpo tenuto in vita da tubi e tubicini, e la
scatola era perduta. Erano tornati alla casella di partenza. Ed Eugenio? Che ruolo aveva Eugenio in
quella storia?
Segu il consiglio di Mara, si sedette e chiuse gli occhi. Non aveva voglia di pensare a niente.
Era sopraffatta dagli eventi, se si fosse messa a riflettere temeva che sarebbe impazzita. Tir fuori il
cellulare, infil gli auricolari. Lasci che fosse il software della riproduzione casuale a scegliere per lei.
Evanescence, My Immortal. Le note del pianoforte partirono, e d'improvviso Pam ricord quanto aveva
perduto nella sua vita. Le era rimasto ben poco, ed era tutto chiuso nel piccolo spazio di
quell'ambulatorio. Si lasci trasportare dalla musica, sperando che potesse sciogliere il groviglio di
emozioni che le stringeva la pancia.
Eugenio entr nella sala d'attesa verso sera. Era pallido e provato, e portava il braccio legato al
collo da una fasciatura. Vittoria usc poco dopo di lui e and verso Mara.
Il ragazzo sta dormendo. Migliora in modo straordinario,  davvero una roccia.
Mara le sorrise stancamente. Non finir mai di ringraziarti.
Lo sai che ti aiuto sempre con piacere.
Poi si guard attorno. Eugenio si era seduto in un canto, dal lato opposto della stanza rispetto a
Mara. Si rivolse di nuovo all'amica.
Vi lascio soli, tanto adesso non c' bisogno di me disse, e torn da Sam. Pam l'aveva visto
poco prima di riaddormentarsi. Era entrata giusto un attimo, per assicurarsi che non le stessero
raccontando bugie. Era riuscita a rimanere pochissimo; quel corpo magro e pallido steso sul lettino le
sembrava diverso dal Sam che conosceva.
Vittoria si richiuse la porta alle spalle, non prima che Pam riuscisse a scorgere la testa ricciuta
di Sam, piegata in una posizione diversa rispetto a quando era entrata in ambulatorio, il viso pi roseo.
Poi, scese un silenzio di piombo.
Mara rimase immobile, le braccia conserte, lo sguardo piantato sulla figura china di Eugenio.
Non cerc di rendergli le cose pi semplici, non prov a fargli domande che potessero aiutarlo a tirare
fuori la verit. Si limitava a guardarlo con aria accusatoria, e a non dire niente.
Mi dispiace esord lui. Davvero, io non pensavo che sarebbe finita cos...
Da quanto? chiese Mara.
L'ho incontrato la prima volta quando il rettore mi ha convocato. Lui, non so come, sapeva
tutto. Mi ha avvicinato fuori dall'universit, e mi ha proposto il patto.
Pam era avvolta da una strana sensazione di irrealt. Non credeva alle proprie orecchie.
Cosa ti hanno promesso? lo incalz Mara.
Mi hanno dato dei soldi.  con quelli che ho comprato il laboratorio nuovo e l'attrezzatura.
E in cambio dovevi venderci tutti quanti.
No, no! si difese Eugenio. Non c'era nessun prezzo da pagare! Quel tizio, quel Max, mi ha
detto semplicemente che il suo capo era un magnate, che era interessato alle mie ricerche, che voleva
solo aiutarmi.
E allora perch non ci hai detto niente?
Eugenio arross.
Era l'unica condizione. Doveva restare un segreto.
Mara scosse la testa con amarezza.
Non ti credo disse tagliente.
Ma ti pare possibile che io potessi volere una situazione del genere? Lo sai che tu sei l'unica
cosa che ho. Dove andrei io, senza di te?
L'unica cosa che hai sono le tue dannate ricerche. Passi i giorni e le notti a studiare, ti interessa
solo quello. Non sarebbe un problema, anch'io amo il mio lavoro. Ma a te non basta sapere: tu vuoi la
gloria, i soldi, il riconoscimento dell'accademia. Sei un egoista, uno pronto a passare sul cadavere della
compagna, pur di avere ci che vuole!
Eugenio scatt in piedi.
No, non  vero! url. Desideravo solo continuare il mio lavoro! Non potevo immaginare che
volessero fregarci, tutti, perch hanno fregato anche me! Credevo davvero che per una volta nella mia
vita qualcuno avesse riconosciuto il mio talento. Tu non ne volevi pi sapere, quando il rettore mi ha
trattato da ciarlatano non mi hai nemmeno supportato, mi hai fatto capire che era colpa mia, che anzi
dovevo essere contento che la mia vita non stesse andando da nessuna parte!
Sicch adesso  colpa mia? Sta' a vedere che  perch non ti ho adulato abbastanza che
abbiamo perso tutto.
No, io...
Ci hai traditi, Eugenio, ci hai traditi tutti. Per quattro soldi ci hai venduti, proprio come i miei
genitori hanno venduto mia sorella, come hanno venduto me, quando hanno capito quali erano i miei
studi. Credevo fossi come me, e invece sei come loro, come tutti loro. Un traditore che mi ha sfruttata
finch ha potuto.
Non puoi dire una cosa del genere... io ti amo, Mara...
Non osare nemmeno pronunciarla, una frase simile! insorse lei. Non togliere significato alle
parole solo per coprire la tua vigliaccheria. E poi, hai pensato a Pam e Sam? Alla fine che faranno?
Sam  ancora mezzo morto di l, e guarda Pam, guardala!
Eugenio volse appena lo sguardo verso di lei. Pam vide che si vergognava profondamente e, per
un attimo, ebbe piet di lui.
Mi dispiace. Mi dispiace dal profondo del cuore. Non credevo di aver fatto un patto col
diavolo disse.
Ma l'hai fatto, e per questo tutta la fatica degli ultimi mesi  perduta.
Mara si sedette, e Pam si accorse che stava tentando di trattenere le lacrime.
Cosa puoi dirci di questa gente che ti ha contattato? chiese allora a Eugenio. Lui scosse la
testa.
Non so niente. Mi ha detto che lavora per una societ che si chiama Medium S.p.A., ma
quando ho cercato notizie, non ho trovato nulla.
E non ti sei insospettito? Tutto normale per te, vero? inve Mara.
Conosco solo quel tizio, Max, non ho mai incontrato n parlato con nessun altro. Forse, Mara,
quelli che... che ti... prov incerto.
Mi hanno dato una botta in testa. Quando mi sono riavuta, ero legata e avevo un cappuccio,
proprio come mi hai trovata tu. Non ho visto nessuno dei rapitori.
Pam fiss il pavimento. La cosa pi brutta era che non aveva la forza di indagare oltre, non
aveva le energie per riprendersi la scatola, o anche solo per arrabbiarsi con Eugenio. S, aveva fatto una
cosa tremenda, ma lo capiva. L'avevano lasciato solo, quella era la verit, e lui non era forte come
Mara.
E adesso? chiese.
Adesso lui se ne va disse Mara indicando Eugenio con il mento. Lui rimase immobile,
affranto, al centro della stanza. Persino Pam si raddrizz sulla sedia, sconcertata.
Che intendi?
Che non  pi dei nostri. Non ci possiamo pi fidare di lui.
Un silenzio di tomba riemp la piccola sala d'attesa.
Mara, io non credo... inizi Pam, ma Eugenio la interruppe.
Ti prego, Mara, non togliermi tutto quello che ho.
Quello che hai  la tua ambizione, e te la porterai dietro.
Eugenio scosse la testa con veemenza.
Io ho voi... solo voi! disse, ormai in preda alla disperazione.
No, ci hai persi quando hai accettato la proposta di quel tizio.
Eugenio continuava a non credere alle parole dure di Mara, il braccio sano allungato lungo il
corpo e le spalle flosce.
Esci gli intim lei.
Ti prego...
Esci da quella porta e non farti mai pi vedere. Noi siamo morti per te, e presto forse lo
saremo per davvero.  merito tuo, sei soddisfatto? E adesso vattene, e non tornare.
Mara, abbiamo bisogno di lui, lo sai. Ha sbagliato, ma sbagliamo tutti, lui non voleva...
intervenne Pam.
Esci da quella porta. Subito.
No disse Eugenio trovando un filo di coraggio. Io non lo faccio.
Mara scatt in piedi.
Esci o ti faccio uscire io a suon di calci! Lo dico per il tuo bene: se rimani qui non rispondo di
me,  chiaro?
Eugenio si tir su con un singhiozzo. Piangeva di nuovo, sconsolato, come un bambino, un
bambino che ha combinato una marachella troppo grossa. Cammin a piccoli passi verso la porta, si
gir a guardarla un'ultima volta.
Io ti amo, e ti amer per sempre.
Io non pi.
Fu come se un altro proiettile lo avesse colpito. Eugenio si ingobb, poi raggiunse la porta che
conduceva fuori. Il rumore che fecero i cardini, quando girarono, sembr a Pam il pi definitivo dei
suoni.
Stai commettendo un errore. E anche una crudelt disse.
Mara si port le mani al volto, e inizi a singhiozzare. Pam si alz, le and vicino, ma non
appena la sfior, lei si ritrasse.
Lasciami sola, per favore disse, e Pam indietreggi.
And da Sam, nel piccolo ambulatorio. Rimase immobile per qualche secondo, poi trov la
forza di avvicinarsi di nuovo al letto. Le macchine emettevano dei bip regolari, il suono che Pam pi
odiava al mondo. Ma Sam sembrava stare meglio, e quando gli and vicino e gli prese una mano, lui
apr gli occhi e le sorrise.
C'era maretta, di l? chiese con voce roca. Pam riusc solo ad annuire.
Eugenio se n' andato disse con un filo di voce. Lui la guard sbalordito.  successo un
casino, poi te lo spiegher, ma adesso, ti prego, giurami che tu non te ne andrai.
Perch dovrei? chiese lui confuso.
Giuramelo e basta. Sam, ci siamo solo io e te, ci siamo sempre stati solo io e te. Stanno per
arrivare tempi duri, e non potremo contare che sulle nostre forze. Per questo te lo chiedo.
Lui le strinse con pi forza la mano.
Non potrei andarmene neppure se lo volessi disse. E non lo far mai.
Rimasero in silenzio.
Dalla porta, filtrava il pianto sempre pi straziante di Mara.
EPILOGO
Max attese. Sapeva che ci voleva sempre un po' per essere ricevuti dal Boss, ma questa volta ne
sarebbe valsa la pena. Teneva la scatola stretta tra le dita, e si sentiva orgoglioso. Era andato tutto alla
perfezione. Il Boss gli avrebbe di sicuro fatto i complimenti. Perfino lui, che non si sbottonava mai. Era
cos, un tipo rude e di poche parole.
Una ragazza alta e flessuosa come una modella si fece avanti ancheggiando. Aveva una setosa
chioma di capelli biondo platino, era truccatissima, e si reggeva in equilibrio su tacchi alti almeno
quattordici centimetri.
 pronto a riceverla annunci con un sorriso di plastica.
Max scatt in piedi, si aggiust il vestito e si avvi dietro il sedere dondolante della segretaria.
Fu lei ad aprire la porta dello studio. Max entr nel grande stanzone. Da un lato, attraverso
un'immensa vetrata, Roma occhieggiava in tutto il suo splendore. Dall'altro, una libreria d'ebano
esponeva collezioni di preziose suppellettili acquistate in paesi esotici. In fondo, lui. Il Boss.
Max avanz spedito, ma si ferm davanti alla scrivania. Attese che il Boss gli facesse cenno di
sedersi. Era al telefono.
Certo, certo... ma io non cambio idea. Quello di cui ho bisogno lo sai, e se tu non puoi
darmelo, me lo prender altrove.
Max sent il tizio all'altro capo della linea agitarsi. Il Boss non fece una piega.
Hai ventiquattr'ore tagli corto. E attacc. Quindi, guard Max.
Era un uomo sulla settantina, calvo e dalla corporatura minuta. Aveva una barba e un pizzetto
curatissimi, bianchi come chiazze di neve, e glaciali occhi azzurri. Poteva sembrare un vecchietto
qualsiasi, non fosse stato per lo sguardo: era acuminato come quello di chi  abituato ad avere tutto e
non si ferma davanti a niente pur di ottenerlo. Del resto, si diceva fosse nato poverissimo, e che avesse
costruito da s la propria fortuna, che l'aveva portato a essere uno degli uomini pi ricchi del mondo.
Gli sorrise, un sorriso altezzoso e rapace.
Immagino tu abbia buone notizie.
Max si limit a poggiare la scatola sul tavolo. Il Boss la guard con freddezza.
 lei annunci Max.
Certo che  lei disse il Boss, e la prese in mano. Lo fece senza alcun timore, quasi si trattasse
di un banale portagioie. Max l'aveva portata fin l trattandola come se contenesse una bomba atomica.
Il Boss se la gir tra le dita.
Sembra proprio un oggetto qualsiasi, e invece... bravo, sei stato bravo.
Max gongol. Poteva sembrare una frase di circostanza, ma un "bravo" dal Boss equivaleva a
una promozione.
Il vecchio pigi un bottone sotto la scrivania.
Sicch siamo a quota tre disse appoggiandosi allo schienale della poltrona.
Due. Qui dentro ci sono solo due angeli: Mashbir e Mashhit, fresco di cattura.
Il Boss sorrise condiscendente. Una porta si apr nella libreria, e ne usc un uomo alto e
allampanato. Max lo guard sospettoso. Non l'aveva mai visto. Doveva essere pi o meno suo
coetaneo, aveva gli occhi verdi e i capelli neri tagliati cortissimi, stile militare. Avanz e si ferm
accanto alla scrivania. Il Boss prese la scatola e gliela porse.
Ribadisco: siamo a quota tre.
Il nuovo arrivato allung la mano e prese la scatola. Nel farlo, la manica della camicia si
sollev, scoprendo un tatuaggio sul polso: un pentacolo inscritto in un doppio cerchio. In ciascuna delle
punte c'era un piccolo simbolo nero, e al centro, uno pi grande rosso.
Max sent un brivido profondo scendere lungo la schiena. Perch l'uomo che aveva di fronte era
un Angelo della Morte.
...
.
...
FINE.